Il contesto di riferimento è quello del mercato del private equity in Italia, caratterizzato da una crescita significativa e dall’ingresso di investitori sia nazionali che internazionali. I fondi di private equity non svolgono solo un ruolo finanziario, ma sono anche partner strategici per le imprese, offrendo supporto gestionale e facilitando la loro crescita.
Crescita del Mercato del Private Equity:
Aumento significativo delle attività realizzate con fondi di Private Equity, sia nazionali che internazionali.
L’Italia è sempre più attraente come destinazione di investimento, con un numero crescente di operazioni che coinvolgono anche investitori esteri.
Focus su settori chiave come tecnologia, salute ed energia, considerati ad alto potenziale di crescita e innovazione.
Ruolo dei Fondi di Private Equity:
Non sono più meri fornitori di capitali, ma partner strategici per le aziende.
Accesso a Risorse Finanziarie: I fondi di investimento forniscono i capitali necessari per sostenere le operazioni aziendali.
Competenze Gestionali: Offrono know-how manageriale utile per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.
Supporto Strategico: Contribuiscono alla riorganizzazione aziendale e allo sviluppo di nuovi mercati, migliorando la capacità di reazione delle imprese ai cambiamenti del mercato.
Negli ultimi anni, l’interesse degli investitori si è esteso anche a imprese di dimensioni più ridotte, aprendo opportunità per molte aziende italiane.
L’importanza della qualità del bilancio e della sua funzione informativa per attrarre investitori
Per attrarre l’attenzione dei fondi di private equity, è essenziale presentare bilanci di qualità, redatti in modo trasparente e accurato, che riflettano in modo fedele la situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’impresa.
Requisiti per Attrarre Fondi di Private Equity:
Qualità del Bilancio:
Bilancio dettagliato e conforme alle normative contabili e fiscali.
Informazioni accurate, affidabili e trasparenti per facilitare il processo decisionale degli investitori.
KPI e Analisi di Performance:
Uso di Key Performance Indicators coerenti con gli obiettivi degli investitori.
Indicazioni sugli equilibri patrimoniali, finanziari e reddituali.
Comunicazione delle Operazioni Straordinarie:
Le operazioni straordinarie devono essere descritte chiaramente per permettere agli investitori di valutare la strategia di crescita dell’azienda.
Finalità del Documento
Il documento ha l’obiettivo di fornire un compendio tecnico-pratico per la predisposizione dell’informativa economico-finanziaria rivolta agli investitori in capitale di rischio, con particolare attenzione ai fondi di private equity.
In particolare, viene offerta una guida sulle principali informazioni e indicatori utilizzati da questi investitori per valutare l’affidabilità delle aziende target, contribuendo a rafforzare la capacità delle imprese di attrarre investitori e ottenere i finanziamenti necessari per la loro crescita.
Le finalità del documento sono riassunte in una tabella che delinea gli elementi chiave necessari per attrarre fondi di Private Equity:
Elemento
Dettaglio
Qualità del Bilancio
Garantire che i dati finanziari siano affidabili, dettagliati e trasparenti.
Normalizzazione dei Dati
Normalizzare i dati storici per evitare sovrastime/sottostime che possano compromettere la credibilità.
Analisi dei Flussi di Cassa
Disporre di un rendiconto finanziario chiaro, evidenziando la capacità dell’azienda di generare flussi di cassa operativi.
KPI Coerenti
Utilizzare indicatori di performance pertinenti per valutare la solidità e la redditività aziendale.
Trasparenza nelle Operazioni
Descrivere chiaramente le operazioni straordinarie e giustificarne l’impatto strategico.
Conclusioni
In sintesi, per attrarre fondi di Private Equity, è essenziale presentare un bilancio che sia conforme agli standard normativi, accurato e trasparente, offrendo una visione completa dei risultati economico-finanziari dell’impresa e delle prospettive future. La qualità del bilancio, garantita da trasparenza e completezza delle informazioni, rappresenta un elemento cruciale per instaurare rapporti di fiducia con gli investitori e favorire il loro supporto finanziario e strategico.
Il documento della Fondazione Nazionale dei Commercialisti offre spunti sui principali indicatori e sulle informazioni che i fondi analizzano nella valutazione delle aziende in cui investire, partendo dalla verifica dell’affidabilità e attendibilità dei dati economico-finanziari riportati in bilancio.
Discussion paper n. 1/24 Exposure Draft pubblicato dalla Fondazione OIV.
L’ OIV ha pubblicato la Bozza (Exposure Draft) del Discussion Paper n. 1/24 su: LA VALUTAZIONE DELLE AZIENDE IN CRISI.
Quanto riportato in questo Discussion Paper non ha validità di principio di valutazione. Fa parte della c.d. non-authoritative literature.
Poiché tuttavia né i Principi Italiani di valutazione (PIV) né gli International Valuation Standards (IVS) coprono il tema della valutazione delle aziende in crisi, si è ritenuto opportuno fornire una guida di orientamento all’Esperto, così come l’American Institute of Certified Public Accountants (AICPA), organismo rappresentativo della professione contabile statunitense, aveva pubblicato già nel 2002 il Consulting services practice aid 02-1 Business valuation in bankruptcy: a nonhauthoritative guide.
Il presente documento non definisce nuovi principi di valutazione, bensì evidenzia alcune linee guida ispirate alle best practice adottate dagli Esperti in materia.
«L’esperto chiamato ad eseguire una valutazione di un’azienda in crisi ha un compito arduo, perché deve confrontarsi con i flussi risultanti da un piano industriale anche molto complesso e con un indebitamento soggetto a dinamiche particolari.
Ai fini dell’apprezzamento dei rischi connessi ai flussi di risultati e alla struttura finanziaria è importante che egli tenga conto delle diverse dimensioni del problema, illustrate nel documento. È necessario anzitutto prendere nota del contesto economico e del contesto giuridico nel quale si trova l’impresa in crisi; individuare le sfide da fronteggiare e valutare poi la consistenza del relativo progetto industriale, prestando attenzione non solo al disegno presentato ma anche al grado di stabilizzazione raggiunto dall’impresa, alle premesse sulle quali il piano è costruito ed ai mezzi disponibili per la sua realizzazione; infine esaminare il piano finanziario, da un lato nell’ottica del concorso al progetto industriale e dall’altro per rilevare la consistenza e la dinamica dell’indebitamento.»
La Crisi Aziendale: Evoluzioni Possibili e il Ruolo delle Valutazioni di Qualità
La crisi aziendale rappresenta un fenomeno che può evolvere in molteplici direzioni, determinato tanto dalle dinamiche di mercato quanto dalle relazioni tra i diversi portatori di interesse. Una gestione efficace della crisi richiede una diagnosi accurata delle cause sottostanti, accompagnata da una valutazione imparziale e rigorosamente documentata, capace di mediare tra gli interessi di tutti i soggetti coinvolti. Di seguito, verranno analizzate le principali evoluzioni possibili di una crisi aziendale, insieme al ruolo cruciale delle valutazioni nella determinazione delle soluzioni più idonee.
1. Le Quattro Direzioni della Crisi Aziendale
La crisi di un’azienda può evolvere in quattro principali direzioni:
Riorganizzazione: l’azienda cerca di ridefinire le proprie strutture operative e gestionali per migliorare l’efficienza e ritornare alla redditività.
Liquidazione: vengono venduti gli asset aziendali al fine di distribuire il ricavato tra i creditori, ponendo fine alle attività dell’azienda.
Acquisizione: l’azienda è acquisita da un altro soggetto economico che vede valore nella continuità delle sue operazioni o nel potenziale di sinergie.
Ristrutturazione finanziaria: vengono negoziati nuovi termini con i creditori per ridurre il peso del debito e favorire la sopravvivenza dell’impresa.
Le scelte sulla direzione da intraprendere dovrebbero basarsi sui valori relativi delle diverse soluzioni, ma in presenza di asimmetria informativa e conflitti di interesse tra i portatori di interesse, la soluzione adottata potrebbe non coincidere con quella in grado di massimizzare il valore dell’azienda nel suo complesso.
2. Valutazioni di Qualità per Ridurre Asimmetrie e Conflitti
Le valutazioni di buona qualità possono significativamente ridurre l’asimmetria informativa e favorire il dialogo tra diverse categorie di soggetti. Una valutazione ben strutturata deve essere convincente, supportata da evidenze e fattualità, e deve essere svolta nell’interesse generale, evitando di privilegiare una specifica parte.
Nel caso di aziende in crisi, ad esempio:
Creditori privilegiati o ipotecari tendono a sottovalutare il valore dell’azienda in continuità e a sovrastimare il valore di liquidazione degli asset in garanzia.
Gli azionisti hanno, invece, l’interesse opposto, mirando a valorizzare l’azienda come entità funzionante.
Valutazioni autorevoli e imparziali rappresentano i veri valori di mercato e offrono un’analisi oggettiva delle prospettive in continuità e dei prezzi di liquidazione.
3. Eccessi nel Processo di Gestione della Crisi
Il processo di gestione della crisi può risultare inefficiente a causa di eccessi che si manifestano in diverse direzioni, come:
Ritardo nell’affrontare la crisi: spesso la crisi viene affrontata troppo tardi, limitando le soluzioni possibili e compromettendo le prospettive di recupero.
Prosecuzione di attività non sostenibili: continuare operazioni che dovrebbero essere cessate può comportare una distruzione ulteriore di valore.
Liquidazione prematura: la liquidazione di aziende che potrebbero ancora recuperare valore comporta la perdita di opportunità per tutti gli stakeholder.
L’efficienza della gestione della crisi è massimizzata quando si evitano questi eccessi, adottando decisioni basate su analisi oggettive e ben documentate.
4. Diagnosi delle Cause della Crisi
Valutare un’azienda in crisi richiede la diagnosi accurata delle cause che hanno portato alla situazione attuale, poiché tali cause influenzano il valore dell’azienda e dei suoi asset. Le cause più comuni includono:
Declino del settore.
Migrazione di valore nella catena del valore (a monte o a valle).
Eventi negativi imprevisti (ad esempio, eventi macroeconomici al di fuori del controllo del management).
Errori gestionali e fasi recessive particolarmente gravi.
Sottocapitalizzazione e obsolescenza del modello di business.
La gravita della crisi e la natura delle sue cause influiscono direttamente sulla valutazione dell’azienda e sulle possibili opzioni strategiche.
5. Gravità della Crisi e Implicazioni Valutative
Maggiore è la gravità della crisi, più limitate sono le soluzioni alternative disponibili, maggiori sono i conflitti tra portatori di interesse e più elevati risultano i costi indiretti del dissesto, quali:
Perdita di talenti chiave.
Perdita di clienti e fornitori.
Impossibilità di partecipare a gare pubbliche.
La crisi, spesso, non emerge improvvisamente ma è preceduta da un declino progressivo, caratterizzato dalla perdita graduale di componenti di valore. La crisi si manifesta in tutta la sua criticità quando il valore dell’attivo in funzionamento scende al di sotto del valore del debito.
6. La Gestione della Crisi come Valore Sociale
La gestione della crisi aziendale ha un impatto che va oltre gli interessi dei creditori, coinvolgendo l’intero sistema economico e sociale. I creditori potrebbero avere interesse a liquidare un’azienda anche quando il valore di continuità è superiore, con danni agli stakeholder e all’economia. Viceversa, gli stakeholder potrebbero voler mantenere in vita un’azienda che distrugge valore, esponendo i creditori a rischi elevati.
Per questo motivo, le normative nazionali disciplinano la gestione della crisi in modi differenti:
Ordinamenti favorevoli ai creditori: mirano a ridurre i costi del credito e prevenire distorsioni concorrenziali causate dal mantenimento di imprese non redditizie.
Ordinamenti favorevoli al debitore: proteggono l’azienda e gli interessi degli stakeholder, ma rischiano di preservare aziende che dovrebbero essere liquidate.
Il bilanciamento tra questi due approcci è cruciale per evitare sia un eccesso di liquidazioni che il mantenimento improprio di aziende non sostenibili.
Riflessioni sull’impatto della tecnologia sulla valutazione d’azienda e più in generale sulla libera professione. Vincerà l’A-Team o il più strutturato esercito napoleonico?
In un recente articolo postato su Linkedin, Ascanio Salvidio, ha reso pubbliche alcune sue riflessioni sull’impatto della AI sulla valutazione d’azienda invitando i colleghi a contribuire al dibattito.
Raccolgo quindi passaggio di testimone in questa ideale staffetta sia per la stima che nutro per il professionista sia per la lucidità dell’analisi che ci ha sottoposto.
Analisi che condivido e che mi consente di tornare su un tema a me caro a prescindere dalla tecnologia che accelera (quantomeno in un orizzonte di breve) ma non modifica, a mio parere, le sfide che la valutazione d’azienda si trova e troverà. Per quanto riguarda il medio periodo gli scenari si fanno più complessi ma ne tratterò parzialmente nelle conclusioni di questa breve analisi.
Riporto un breve estratto del testo in cui Salvidio ci prospetta due scenari opposti, entrambi plausibili e probabilmente entrambi corretti.
Dirò di più, probabilmente si verificheranno entrambi o forse si stanno già verificando.
Come avverrà per tutti i servizi professionali di qualsiasi genere, l’utilizzazione degli strumenti offerti dall’AI porterà a mutamenti assai significativi dell’attività di valutazione aziendale. Tali sviluppi avverranno in tempi relativamente brevi (pochi anni, forse non più di 5 da oggi)
Si possono immaginare due scenari opposti:
il primo, pessimistico, vede la uscita dal mercato di una parte consistente dei professionisti che si occupano, oggi, di valutazioni aziendali, quale conseguenza non tanto dell’automazione dei procedimenti di stima, quanto della forte riduzione dei prezzi al cliente finale. L’attività dei professionisti che rimarranno sulla scena consisterà nella supervisione e nel perfezionamento continuo dei procedimenti di valutazione, nonché nell’intervento nei casi di carattere patologico, nei quali l’expertise personale resterà sempre un elemento imprescindibile (ad esempio, nel caso di liti giudiziarie, frodi, etc.);
il secondo, ottimistico, è connesso alle molte opportunità professionali derivanti dai benefici per il mercato dei capitali derivante dalle applicazioni basate sull’AI nel campo delle valutazioni. Si può ragionevolmente ritenere che al moltiplicarsi delle valutazioni, corrisponderà una maggiore domanda di capacità professionale di comprenderne criticamente i risultati e di trarre dagli stessi indicazioni per il miglioramento della performance aziendale e per le strategie imprenditoriali.
Bini ed il rischio di banalizzare la valutazione d’azienda
Peraltro già nel primo articolo della rivista “La valutazione delle Aziende” (articolo più e più volte citato in questo blog) scritto dal Professor Bini si parla del rischio di banalizzare la valutazione d’azienda. Questo rischio emerge chiaramente nella parte conclusiva dell’editoriale, dove si sottolinea come l’evoluzione delle tecniche valutative abbia portato a un progressivo allontanamento dall’analisi fondamentale e all’adozione di modelli e formule che possono dare un falso senso di precisione alla valutazione.
Estratti Rilevanti
Progressivo Allontanamento dall’Analisi Fondamentale: “Si va diffondendo la consapevolezza che dopo un periodo nel quale le valutazioni si sono allontanate dall’analisi fondamentale, ora il pendolo si muova nella direzione opposta e richieda nuovamente agli esperti di valutazione di adottare un approccio di natura fondamentale, ma in contesti nuovi e più complessi, dove è più difficile disporre di solidi riferimenti cui ancorarsi”.
Critica alla Presunta Precisione delle Formule: “Le formule, i modelli e più in generale le tecniche non solo non sono sufficienti a garantire la qualità delle valutazioni, ma finiscono anche con il trasmettere una falsa idea di precisione della valutazione”.
Importanza del Processo Valutativo: “La professionalità dell’esperto di valutazione assume maggiore importanza rispetto al passato perché è il processo valutativo e non la formula o il modello o la tecnica a garantire della qualità della valutazione”.
Il Professor Bini nell’articolo evidenzia come l’uso indiscriminato e poco critico di tecniche standardizzate (es. moltiplicatori ma non solo) possa portare a una banalizzazione della valutazione, trasmettendo una falsa idea di precisione e distogliendo l’attenzione dalla complessità intrinseca del processo valutativo. Questo può ridurre la qualità complessiva delle valutazioni e aumentare il rischio di errori significativi. Egli propone un ritorno a un approccio basato su un’analisi fondamentale rigorosa, capace di tenere conto delle specificità e delle dinamiche competitive dell’azienda oggetto di valutazione.
Tecnologia abilitante o semplice acceleratore?
Non voglio certo banalizzare a mia volta l’impatto che l’intelligenza artificiale avrà nella nostra professione. Mi piace però inserirla in quella che è una tendenza che il mercato sconta da tempo.
Lo stesso OIV nacque, quasi 10 anni fa, per migliorare la qualità delle valutazioni in Italia.
Ricordo l’intervento divertito di un imprenditore durante un mio webinar di qualche anno fa: “Che cosa è la valutazione? In fondo è litigare con la controparte per trovare quel numero da moltiplicare per l’ebitda”.
Il mercato tende per sua natura a livellarsi verso il basso e a “banalizzare” le valutazioni soprattutto in periodi caratterizzati da forte disponibilità di liquidità.
A questi periodi però solitamente ne seguono altri di maturità ritrovata perché i numeri non mentono ed i bilanci non sempre danno ragione a valutazioni troppo veloci.
Il delicato rapporto tra strategia e tecnologia
In un suo recente intervento l’amico Stefano Schiavo, studioso ed appassionato di AI, affronta il delicato rapporto tra strategia e tecnologia invitandoci ad essere curiosi, a sperimentare ma a non inseguire l’effetto wow tenendo come bussola la creazione di valore.
La tecnologia, parole di Kentaro Toyama, “è un amplificatore”, ma alla base stanno modelli di business e processi gestionali e operativi che funzionano. […] non si parte dalle offerte dei vendor tecnologici (Microsoft e Salesforce stanno facendo una pressione non da poco), ma dalla valutazione degli obiettivi strategici dell’azienda e dei diversi manager.
E noi da che parte stiamo?
Gli impatti sul breve/medio (accelerazione)
Sono assolutamente convinto che la tecnologia (sia AI o sia altro) cambierà profondamente la nostra professione ma non i suoi capisaldi a cui ci aggrapperemo per resistere ai marosi.
Ci sarà di ausilio sia nell’attività di due diligence, sia nell’analisi strategica, sia nella predisposizione del piano aziendale e della relativa valutazione.
Già oggi abbiamo a disposizione banche dati più performanti, di più facile utilizzo e meno costose rispetto a solo pochi anni fa. Ma siamo ancora agli inizi.
Parallelamente le imprese si trovano ad affrontare discontinuità strategiche sempre più frequenti e a doversi preparare a molteplici scenari non facilmente prevedibili.
Tutto questo richiederà la disponibilità e l’utilizzo di dati interni ed esterni all’azienda con sempre maggiore frequenza e sempre maggiore qualità.
Dove l’esperto valutatore farà la differenza? Come oggi, ma con maggiore intensità, sulla formulazione delle ipotesi e sulla visione di insieme, sulla qualità dell’analisi fondamentale.
Significa che cambierà poco? Assolutamente no.
L’accelerazione sarà fortissima (grande velocità in tempi ridotti) e già possiamo intravedere in un orizzonte di medio periodo l’effetto abilitante di questa tecnologia e l’impatto sul nostro modello di business.
Le vere incognite sul futuro della professione sono prevalentemente due e stranamente sono poco analizzate (preferendo forse inconsciamente rimuovere il problema):
La prima (soprattutto in Italia in cui in assenza di libero mercato trionfa l’oligopolio, non a caso le innovazioni oggi nel nostro settore vengono da fornitori non italiani) è data dai costi della tecnologia (software, banche dati, ecc.), dalla disponibilità/qualità dei dati e dai tempi (i fornitori tradizionali non hanno troppa fretta di cambiare modello, per ora). Una rivoluzione democratica, con il trionfo delle boutique, o l’ulteriore rafforzamento delle big four? Quale il modello vincente: l’A-Team o il più strutturato esercito napoleonico? Noi ovviamente puntiamo tutto sulla simpatia e tifiamo per l’A-Team (i più giovani mi perdoneranno i riferimenti ormai troppo datati per essere pienamente compresi ma c’è sempre youtube).
La seconda rappresenta una sfida ben più intrigante e riguarda il perimetro delle attività, il chi fa che cosa tra azienda ed esperto (e cosa faremo insieme ed in maniera diversa da oggi). In questo caso sono convinto che l’azienda (destinata a crescere dimensionalmente, magari non molto come ricavi ma in maniera rilevante in termini di potenzialità e strumenti strategici), come è giusto che sia, internalizzerà molto del processo ma che a noi resterà ampio margine per creare valore.
Ridefinire la dimensione minima per competere, in uno strano effetto Gulliver in cui il mercato a seconda del modello che adotteremo ci chiederà di diventare più grandi o più snelli, sarà uno dei temi determinanti per noi e per le nostre imprese.
Certamente non tutto mi è chiaro ma molto di quello che mi aspetto essere il nostro modello in futuro potete leggerlo su “Restartup“. Per questo noi da tempo stiamo utilizzando la cassetta degli attrezzi della valutazione d’azienda per supportare l’imprenditore nelle sue strategie di crescita e di creazione di valore, spostandoci un pò più a monte o un pò più a valle del processo.
Gli impatti sul medio (tecnologia abilitante e trasformativa)
Sulle note delle due variabili evidenziate sopra inizieremo a danzare noi ed i nostri concorrenti, certamente non staranno fermi a guardare!
Concorrenti che prevalentemente temo verranno da fuori i confini della nostra categoria (ma questa è un’altra storia ed è lì, tra cambiamenti dell’impresa e nuovi entranti nel mercato della consulenza, che vedremo l’impatto della AI come tecnologia abilitante in un mix tra advisory, servizi tecnologia e formazione che intravedo ma a cui dedicherò un prossimo articolo).
Affronteremo una tempesta forte ed improvvisa ma sono convinto che il nostro modello snello perché basato su risorse scarse (nella nostra storia, che magari un giorno racconterò se qualcuno fosse interessato, abbiamo sempre fatto di necessità virtù e qualcuno sostiene che proprio dalle risorse scarse nasce l’innovazione), un pò in controtendenza rispetto a quello di società più strutturate, basato: sull’ascolto, sul lavorare insieme (più che sul vendere ore/uomo), sul mettere ordine nelle intuizioni dell’imprenditore (senza imporre soluzioni preconfezionate), ci permetterà di continuare a fare la differenza.
Per continuare a divertirci e fare il nostro lavoro con la passione che ci contraddistingue dovremo cambiare molto e restare curiosi.
PS le immagini sono state create con l’intelligenza artificiale, cercando, mi perdonerete, di sdrammatizzare un pò.
L’importanza per l’esperto di poter disporre di una base informativa adeguata ed analisi delle principali criticità nella valutazione di PMI
In un mondo in cui le aziende affrontano sfide complesse e mutevoli, la precisione e l’affidabilità delle informazioni sono la chiave per formulare valutazioni accurate e pertinenti. L’accesso a una base informativa adeguata si rivela non solo fondamentale ma imprescindibile per l’esperto di valutazione.
La base informativa deve risultare ragionevolmente obiettiva e completa. Un giudizio informato presuppone che l’esperto svolga un’analisi della base informativa a disposizione con il necessario spirito critico (professional skepticism). L’esperto deve dunque precisare la base informativa di cui ha fatto uso e le eventuali limitazioni rilevate.
I contenuti, l’ampiezza ed il grado di approfondimento delle fasi del processo valutativo sono comunque condizionati dalle informazioni disponibili (ad esempio, nella valutazione d’azienda, la piccola dimensione può condizionare l’entità delle informazioni disponibili, ridurre la comparabilità, ecc.).
In linea di principio quando è ridotta l’informativa interna in parallelo dovrebbe essere più sviluppata l’informativa esterna.
Un giudizio informato presuppone altresì che l’esperto non accetti incarichi per i quali sia prevista una remunerazione incompatibile con i costi necessari a garantire la necessaria completezza di base informativa.
Completezza della Base informativa
L’esperto deve considerare tutta l’informazione rilevante ai fini dell’espletamento del proprio incarico, assegnando maggiore peso all’informazione di fonte esterna ed indipendente.
La base informativa e le ipotesi alla base della valutazione devono essere ragionevolmente obiettive.
Difficilmente ipotizzabile una prevalenza di informazione di fonte esterna rispetto a quella interna quando oggetto di una valutazione legale sia una PMI.
Prevedibili difficoltà operative per le imprese medio piccole non dotate di sistemi di analisi e gestione del rischio.
– Comprendere l’Azienda e il suo Contesto
La valutazione di un’impresa non è un’esercitazione teorica isolata dalla realtà. Ogni azienda opera in un contesto unico, influenzato da variabili economiche, settoriali, e di mercato. Avere accesso a dati dettagliati non solo sulle performance finanziarie dell’azienda ma anche sul suo ambiente operativo permette all’esperto di comprendere a fondo sia le dinamiche interne che quelle esterne che influenzano l’azienda.
– Rilevanza delle Informazioni Storiche e Prospettiche
Un’analisi storica approfondita fornisce un quadro delle tendenze e delle prestazioni passate dell’impresa, fondamentale per capire la sua traiettoria. Allo stesso tempo, le proiezioni future, i piani aziendali e le stime di mercato offrono uno sguardo sul potenziale futuro della società. Una base informativa che equilibra dati storici con prospettive future consente valutazioni più equilibrate e realistiche.
– La Necessità di Dati Finanziari Affidabili
I bilanci aziendali sono la spina dorsale di qualsiasi valutazione. Tuttavia, l’esperto deve guardare oltre i numeri. Una comprensione dei principi contabili adottati, delle politiche di ammortamento, degli investimenti in R&D, e di come questi fattori influenzino i bilanci è cruciale. L’analisi dei dati finanziari deve essere approfondita, critica e informata per garantire che la valutazione sia basata su fondamenti solidi.
– Identificazione e Gestione dei Rischi
Ogni azienda ha un proprio profilo di rischio, influenzato da fattori interni ed esterni. La valutazione dei rischi richiede non solo una comprensione dei dati aziendali ma anche una conoscenza del settore, delle tendenze di mercato e delle condizioni economiche generali. Un’adeguata base informativa permette all’esperto di valutare i rischi in modo più accurato e di incorporarli nella valutazione aziendale.
– Implicazioni Regolamentari e Normative
In un ambiente normativo in costante evoluzione, la conformità regolamentare assume un ruolo significativo. L’esperto deve essere a conoscenza delle ultime normative che influenzano la valutazione aziendale, inclusi standard contabili internazionali, regolamentazioni fiscali e requisiti di divulgazione. Una comprensione approfondita di questi aspetti garantisce che le valutazioni siano non solo accurate ma anche conformi alle normative vigenti.
Conclusione
Una base informativa solida e approfondita è essenziale per l’esperto di valutazione aziendale. Essa consente di effettuare valutazioni accurate, pertinenti e conformi alle normative, che riflettono non solo il valore attuale dell’azienda ma anche il suo potenziale futuro. In un mondo economico sempre più complesso e interconnesso, la qualità e la profondità delle informazioni di cui dispone l’esperto possono fare la differenza tra una valutazione superficiale e una che fornisce vere intuizioni sul valore e sulle prospettive di un’impresa.
Per approfondire
Riporto una presentazione di qualche anno fa che in parte richiama le criticità della base informativa delle PMI e gli alti standard dei PIV.
Una delle possibili soluzioni potrebbe essere il ricorso al principio di proporzionalità tipico della revisione aziendale come suggerito dal Prof. Francesco Bavagnoli nella sua lettera di commento alle prime bozze dei PIV e con cui ho avuto più volte il piacere di confrontarmi. Suggerimenti recepiti anche in diversi miei scritti pubblicati a suo tempo e riproposti seppur sinteticamente nelle slide finali di questa presentazione..
Rivalutazione partecipazioni 2023 e perizia di stima per la rideterminazione costo o valore di acquisto delle partecipazioni.
La legge di bilancio 2023 ripropone la possibilità di rideterminare il costo o valore di acquisto delle partecipazioni e dei terreni (edificabili e con destinazione agricola) posseduti alla data del 1° gennaio 2023, mediante il versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 16 per cento (cd. “rideterminazione”).
Tale possibilità, sistematicamente riproposta nel tempo, prevede per la prima volta una novità assoluta in quanto è ammessa anche la possibilità di rideterminare il costo o valore di acquisto di partecipazioni negoziate in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione.
Soggetti interessati
Le persone fisiche, le società semplici, gli enti non commerciali e i soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia possono fare riferimento al valore fiscalmente riconosciuto del costo di acquisto di detti beni, come rideterminato secondo le modalità contenute nelle predette disposizioni, ai fini del calcolo dei redditi diversi (plusvalenze) di cui all’articolo 67, comma 1, lettere a), b), c) e c-bis), del Tuir. Per poter utilizzare il valore “rideterminato”, in luogo del costo storico, il contribuente è tenuto al versamento di un’imposta sostitutiva parametrata al valore risultante da un’apposita perizia giurata di stima redatta da professionisti abilitati.
Sintesi del provvedimento
I commi da 107 a 109 della legge di bilancio 2023 hanno previsto la possibilità di rideterminare il valore delle partecipazioni e dei terreni edificabili e con destinazione agricola, detenuti alla data del 1° gennaio 2023, previo pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 16 per cento.
Le imposte sostitutive possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dal 15 novembre 2023.
Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versarsi contestualmente.
La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la predetta data del 15 novembre 2023.
Perizia di stima per la rideterminazione costo o valore di acquisto delle partecipazioni 2023
Per poter utilizzare il valore “rideterminato”, in luogo del costo storico, il contribuente è tenuto al versamento di un’imposta sostitutiva parametrata al valore risultante da un’apposita perizia giurata di stima redatta da professionisti abilitati. Con riferimento a tale disciplina, riproposta più volte nel corso degli anni, sono stati forniti chiarimenti in diversi documenti di prassi e, da ultimo, nella circolare 22 gennaio 2021, n. 1/E.
Novità: rivalutazione partecipazioni in società quotate
Per la prima volta una novità assoluta in quanto è ammessa anche la possibilità di rideterminare il costo o valore di acquisto di partecipazioni negoziate in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione.
Ai fini della determinazione della plusvalenza in luogo del costo o valore di acquisto si assume il valore normale determinato ai sensi dell’articolo 9, comma 4, lettera a), del Tuir in base alla media aritmetica dei prezzi rilevati nei suddetti mercati con riferimento al mese di dicembre 2022.
Tale indicazione fa venir meno la necessità di predisporre una perizia giurata di stima (requisito obbligatorio, invece, nel caso di partecipazioni non quotate e terreni).
A tal fine, il contribuente predispone e conserva un apposito prospetto nel quale sono indicati per ciascun titolo, quota o diritto il cui costo o valore di acquisto è stato “rideterminato”, i prezzi rilevati nel relativo mercato o sistema multilaterale di negoziazione nel mese di dicembre 2022, nonché la relativa media aritmetica.
Tale prospetto dovrà essere esibito o trasmesso, su richiesta, all’Agenzia delle entrate, da parte del contribuente in caso di applicazione del regime “dichiarativo” di cui all’articolo 5 del citato d.lgs. n. 461 del 1997.
Nel caso di opzione per l’applicazione del regime del “risparmio amministrato” di cui al successivo articolo 6, invece, il contribuente comunica all’intermediario che si è avvalso della rideterminazione, fornendo il predetto prospetto unitamente alla documentazione attestante il versamento dell’intero importo (o della prima rata) dell’imposta sostitutiva nella misura del 16 per cento.
Novità: OICR e contratti di assicurazione sulla vita
Altra novità introdotta dalla legge di bilancio 2023 riguarda la possibilità di considerare realizzati i redditi di natura finanziaria relativi a quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), possedute alla data del 31 dicembre 2022 e a contratti di assicurazione sulla vita di cui ai Rami I e V5 , mediante la corresponsione di un’imposta sostitutiva nella misura del 14 per cento (cd. “affrancamento”).
Per approfondire:
CIRCOLARE N. 16/E del 26 giugno 2023 : Rideterminazione del valore delle partecipazioni e dei terreni – Affrancamento dei redditi di capitale e diversi derivanti da Organismi di investimento collettivo del risparmio e dei redditi di capitale dei contratti di assicurazione – Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di bilancio 2023)
Damodaran affronta il tema dell’intelligenza artificiale ricorrendo ad una provocazione ” Se ce l’hanno tutti, non ce l’ha nessuno”.
Il Prof. Damodaran, esperto in finanza e valutazione d’azienda, in un recente articolo affronta le opportunità ed i rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale ed alla sua introduzione sul mercato. L’analisi è destinata all’investitore e chiedo quindi al lettore nel tenerne conto nel valutare le conclusioni a cui giunge. Detto questo credo sia comunque di interesse anche ai nostri fini e, anche se in maniera in parte provocatoria, credo affronti problemi non banali.
L’approccio valutativo ci permette di approcciarci ai grandi cambiamenti, alle discontinuità strategiche e di mercato, con scetticismo e la giusta dose di curiosità. Per provare a capirci di più senza proporre soluzioni preconfezionate.
L’ impatto dell’intelligenza artificiale (IA) sul mondo dei servizi
Questo paragrafo è stato scritto (usando un tempo presente che forse è più un futuro molto prossimo) grazie all’intelligenza artificiale e come potete vedere rappresenta (in maniera non esaustiva e banalizzando un po’) le speranze e le opportunità potenziali.
L’intelligenza artificiale (IA) ha avuto un impatto significativo nel mondo dei servizi, trasformando la forma in cui vengono forniti e migliorando l’esperienza complessiva per i consumatori.
Ecco alcuni punti chiave sull’impatto dell’IA nei servizi:
Personalizzazione: L’IA consente la personalizzazione dei servizi sia per i consumatori che per le aziende. Grazie all’apprendimento automatico, l’IA può analizzare grandi quantità di dati sul comportamento dei clienti per individuare preferenze individuali e offrire servizi su misura.
Automazione e ottimizzazione dei processi: L’IA può automatizzare e ottimizzare una varietà di processi, riducendo i tempi di attesa e migliorando l’efficienza operativa. Ad esempio, i chatbot possono fornire risposte immediate alle domande dei clienti, riducendo la necessità di intervento umano.
Esperienza utente migliorata: L’IA può migliorare l’esperienza utente attraverso l’elaborazione del linguaggio naturale, la visione artificiale e molte altre tecnologie. Ciò si traduce in servizi più intuitivi e interfacce più facili da usare, consentendo ai consumatori di ottenere assistenza in modo rapido ed efficiente.
Miglioramento delle decisioni aziendali: L’IA può analizzare dati complessi e fornire informazioni strutturate e dettagliate alle aziende. Ciò consente di prendere decisioni informate basate su evidenze, migliorando la produttività e la redditività aziendale.
Previsione della domanda: L’IA può analizzare i dati storici e i modelli di consumo per prevedere la domanda futura. Ciò aiuta le aziende a gestire in modo più efficiente le risorse, evitando sprechi o sovrapproduzioni.
Personal assistants: Gli assistenti virtuali basati su IA, come chatbot o assistenti vocali, possono fornire supporto e informazioni in tempo reale ai clienti, riducendo la necessità di contatto telefonico o email. Ciò offre un servizio immediato e migliorato per i clienti.
Ricerca e sviluppo: L’IA ha accelerato la fase di ricerca e sviluppo nei servizi, consentendo alle aziende di scoprire nuove opportunità e trovare soluzioni innovative per soddisfare le esigenze dei clienti.
In sintesi, l’intelligenza artificiale ha migliorato l’efficienza, la personalizzazione, l’esperienza utente e ha fornito nuove opportunità di sviluppo per i servizi. L’IA continua a evolversi e ha il potenziale per apportare ulteriori cambiamenti nel settore dei servizi a beneficio dei consumatori e delle aziende.
Il paradosso dell’investitore secondo Damodaran
Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’intelligenza artificiale cambierà il modo in cui le aziende e gli individui si comporteranno negli anni futuri, che l’intelligenza artificiale è un cambiamento rivoluzionario e sarà un fattore trainante del mercato per questo decennio. Ma l’intelligenza artificiale è oggi ipervenduta come soluzione a quasi tutti i problemi conosciuti dall’uomo e utilizzata per giustificare grandi premi di prezzo per le aziende nella sua orbita, senza alcun tentativo di quantificare e motivare questi premi.
Il mercato è disseminato delle carcasse di quelle che erano attività di successo che sono state sconvolte dal cambiamento tecnologico. Gli investitori in queste società disgregate non solo perdono denaro, poiché vengono disgregate, ma, peggio ancora, investono ancora di più in esse, attratti dalla loro “economicità”.
E’ indiscutibile che ciascuno dei cambiamenti rivoluzionari degli ultimi quattro decenni ha creato vincitori ma sono emersi anche alcuni avvertimenti:
Questi cambiamenti hanno dato origine a pochi grandi vincitori, con poche aziende che dominano il mercato.
I primi leader di queste attività sono spesso caduti nel dimenticatoio.
Infine, ognuna di queste attività, sebbene abbia avuto successo nel complesso, ha visto false partenze e fallimenti lungo il percorso.
Per gli investitori, la lezione deve essere che investire in un cambiamento rivoluzionario, in anticipo rispetto agli altri nel mercato, non si traduce in rendimenti elevati, se si sostengono i giocatori sbagliati nella corsa o, cosa più importante, si perdono i grandi vincitori.
Intelligenza artificiale tra rischi ed opportunità
Il più grande vantaggio dell’intelligenza artificiale, almeno come presentato dai suoi promotori, è che consentirà alle aziende di ridurre i costi (principalmente sostituendo il lavoro manuale con applicazioni basate sull’intelligenza artificiale) e renderle più efficienti e, per estensione, più redditizie.
Anche se Damodaran ammette la prima affermazione (anche se ritiene che le sostituzioni dell’IA non saranno né efficienti né economiche come promesso), è ancora più diffidente nei confronti della seconda affermazione per un semplice motivo.
Se ce l’hanno tutti, non ce l’ha nessuno
Se ogni azienda ha l’intelligenza artificiale e l’intelligenza artificiale riduce i costi e aumenta l’efficienza come promesso per tutte, è molto più probabile che si ritroveranno con prezzi più bassi per i propri prodotti/servizi e non profitti più elevati.
“Se ce l’hanno tutti, non ce l’ha nessuno” è il detto alla base della tesi del Prof. Damodaran secondo cui l’IA, se avrà successo, renderà le aziende meno redditizie, nel complesso.
L’altro svantaggio dell’intelligenza artificiale è che se mantiene anche solo una parte della sua promessa di automatizzare gli aspetti del business, sarà dannoso e forse persino devastante per le aziende esistenti che attualmente traggono il loro valore dalla fornitura di questi servizi a costi redditizi. In queste aziende, l’intelligenza artificiale non sarà solo un gioco a somma zero, ma a somma negativa se non rinnovano il modello di business.
Torniamo a concentrarci sui DATI
Poiché l’intelligenza artificiale richiede enormi quantità di dati, ci saranno aziende che trarranno valore dalla raccolta e dall’elaborazione di dati specifici per le applicazioni di intelligenza artificiale. I big data, usati più come parola d’ordine che come proposta commerciale, nell’ultimo decennio potrebbero finalmente trovare il loro posto nella catena del valore, se abbinati all’intelligenza artificiale, ma quel percorso non sarà lineare o prevedibile.
L’impatto sulla catena del valore
Questo paragrafo è stato scritto grazie all’intelligenza artificiale e come potete vedere rappresenta (in maniera non esaustiva e banalizzando un p0′) l’impatto dell’AI sulla catena del valore e sul possibile spostamento di attività tra cliente e consulente.
L’intelligenza artificiale (IA) ha avuto un impatto significativo sulla catena del valore, trasformando il modo in cui alcune attività vengono svolte e spostandole dalle consulenze alle imprese clienti. Ecco alcuni punti chiave sull’impatto dell’IA in questa area:
Automazione dei processi: L’IA può automatizzare attività ripetitive e di routine all’interno della catena del valore. Ad esempio, l’IA può svolgere compiti come l’elaborazione dati, l’estrazione di informazioni e l’automazione di processi decisionali, rendendo le operazioni aziendali più efficienti e riducendo i costi operativi.
Analisi dei dati: Grazie alla capacità di analisi dei dati, l’IA può estrarre informazioni significative da grandi insiemi di dati aziendali. Ciò consente alle imprese di ottenere insight migliori e più rapidi sulle tendenze del mercato, i comportamenti dei clienti e le prestazioni aziendali complessive.
Supporto decisionale: L’IA può supportare la presa di decisioni aziendali attraverso l’analisi dei dati e la creazione di modelli predittivi. Ad esempio, l’IA può fornire raccomandazioni su strategie di pricing, gestione delle scorte e sviluppo di prodotti basate su dati storici e previsionali.
Personalizzazione dei servizi: L’IA consente alle imprese di personalizzare i servizi offerti ai clienti in base alle loro esigenze e preferenze specifiche. Questo può essere fatto attraverso l’analisi dei dati sul comportamento dei clienti e l’apprendimento automatico, che permette alle imprese di creare offerte su misura e migliorare l’esperienza dei clienti.
Spostamento delle attività cliente-consulente: L’IA può consentire alle imprese di svolgere alcune attività che in passato richiedevano l’intervento di consulenti esterni. Ad esempio, l’AI può fornire consulenza in ambiti come la gestione finanziaria, i servizi legali o la pianificazione delle risorse umane, tramite chatbot o assistenti virtuali.
Innovazione e sviluppo di nuovi modelli di business: L’IA offre alle imprese l’opportunità di sviluppare nuovi modelli di business e entrare in nuovi mercati. L’IA permette di identificare e cogliere opportunità di mercato, ottimizzare processi e creare nuovi servizi o prodotti che rispondano alle esigenze dei clienti in modo innovativo.
In definitiva, l’intelligenza artificiale ha un impatto significativo sulla catena del valore, automatizzando processi, analizzando dati, supportando la presa di decisioni, personalizzando i servizi e consentendo alle imprese di svolgere attività precedentemente demandate ai consulenti esterni. Questo offre vantaggi in termini di efficienza, innovazione e creazione di valore per le aziende clienti.
Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti.
Parafrasando Paolo Conte, con l’intelligenza artificiale si entra in un mondo adulto, in cui in cui bisognerà imparare a sbagliare da professionisti (accettando l’errore nonostante il rischio di farsi male). Imparando dagli errori, valorizzare ciò che si è appreso, ecc.
L’intelligenza artificiale rappresenta un potente motore di cambiamento. Gli effetti positivi e negativi non possono essere oggi pienamente valutati. Approfondire il tema con la giusta dose di curiosità e scetticismo aiuta l’esperto valutatore ad analizzare gli impatti della tecnologia sul futuro del business affrontando scenari differenti non sempre e non per tutti positivi o negativi.
Ci stiamo concentrando troppo a mio parere su una intelligenza artificiale democratica ed alla portata di tutti. Probabilmente la qualità dell’output dipenderà dalla qualità dell’input e quindi dal controllo della qualità dei dati con cui alimentare l’intelligenza artificiale. Il motore sarà il medesimo (sfruttando quindi la forza innovativa dell’ecosistema) ma i dati saranno proprietari o quantomeno selezionati dalla singola organizzazione (es. si riviste specializzate, si blog selezionati, no a qualunque articolo trovato in rete sull’argomento) quantomeno per le professioni più tecniche (penso ad esempio alle professioni economico giuridiche).
L’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sulla catena del valore, automatizzando processi, analizzando dati, supportando la presa di decisioni, personalizzando i servizi e probabilmente consentendo alle imprese di svolgere attività precedentemente demandate ai consulenti esterni.
Questo dovrebbe offrire vantaggi in termini di efficienza, innovazione e creazione di valore per le aziende clienti ma resta il dubbio instillatoci dal Prof. Damodaran: “Se ce l’hanno tutti, non ce l’ha nessuno“. Ancora una volta se la tecnologia è abilitante dobbiamo ricordarci che la vera sfida si giocherà sul modello di business e sull’impatto organizzativo.
Non vedo ancora ad oggi risposte definitive, non ci resta che continuare ad esplorare con la giusta dose di curiosità e scetticismo ricordandoci sempre che i tempi sono fondamentali per il business.
Arrivare troppo presto o troppo tardi può portare al fallimento anche un’ottima idea.
Il Master “Perizie di stima e valutazione di azienda ” torna in una nuova versione aggiornata e sempre più operativa, inaugurando la nuova collaborazione tra il nostro Studio ed ilSole24Ore. Tre incontri per analizzare una tra le più interessanti specializzazioni della professione di Dottore Commercialista, quella che più caratterizza il nostro Studio.
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I Principi Italiani di Valutazione e hanno contribuito da una parte a rafforzare i confini di una specializzazione sempre più caratterizzante la nostra professione, dall’altra ad aumentare i rischi e le responsabilità per l’esperto.
La cassetta degli attrezzi sarà composta oltre che dalle best practice tipiche della valutazione d’azienda (PIV, linee guida valutazione aziende in crisi, ecc) anche dagli strumenti tipici della consulenza quali l’analisi fondamentale per valutare il modello di business ed il piano industriale, i principi sulla continuità aziendale e le linee per la costruzione del piano indicate per la composizione concordata della crisi.
Durante il corso si farà riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa, portando l’approccio valutativo anche nella consulenza ordinaria così come richiesto dalla norma in tema di adeguati assetti organizzativi e contabili.
Verrà messa a disposizione dei partecipanti un’ampia bibliografia per facilitare l’approfondimento individuale ed una raccolta ragionata di materiale immediatamente scaricabile.
Programma
Il programma del Master su valutazione di azienda ed operazioni straordinarie organizzato insieme al Sole24Ore.
I INCONTRO
Il nuovo scenario economico e normativo in cui opera il professionista:
le operazioni di M&A e la creazione di valore per il cliente
L’ impatto dei PIV sulla valutazione di azienda, sulla figura del perito ed i maggiori rischi professionali. Cenni sulla
responsabilità dell’esperto
La valutazione sull’attendibilità della base informativa e l’attività di due diligence
La redazione e verifica delle ipotesi alla base di un piano aziendale di risanamento anche alla luce della nuova composizione negoziata della crisi
II INCONTRO
Individuazione e definizione del perimetro delle aziende/rami da valutare
La scelta del metodo di valutazione
Analisi dei principali metodi di valutazione di azienda e principali criticità valutative
La valutazione delle partecipazioni sociali
Analisi e commento di una perizia di stima (Caso pratico)
III INCONTRO
La valutazione di azienda nelle principali operazioni straordinarie
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I Master del Sole24Ore Formazione
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Con un numero di sessioni formative variabile fra le 3 e le 10, a seconda della tematica affrontata, consentono ai Partecipanti di implementare le necessarie competenze in quell’ambito, attraverso un confronto diretto con i massimi Esperti del Sole 24 ORE della materia.
I Partecipanti potranno beneficiare, nei 6 mesi successivi al termine del corso, dell’aggiornamento normativo, di prassi e giurisprudenziale garantito dalla Redazione Fisco e Lavoro Servizi Professionali.
Il Documento intende fornire indicazioni applicative delle regole e linee guida contenute nel Principio di revisione internazionale (ISA Italia) 580 Attestazioni scritte (nel seguito anche “ISA Italia n. 580”) in merito al contenuto delle attestazioni scritte da parte della Direzione, acquisite dal revisore quali elementi probativi nell’ambito dell’attività di revisione contabile finalizzata all’espressione del giudizio sul bilancio d’esercizio e/o sul bilancio consolidato reso ai sensi delle specifiche leggi o su base volontaria, nonché quali presupposti per la formulazione del suddetto giudizio sul bilancio.
Una attestazione scritta in merito alle proprie responsabilità
In particolare, l’ISA Italia n. 580 indica che il revisore richieda alla Direzione di fornire una attestazione scritta in merito alle proprie responsabilità con particolare riferimento ai seguenti aspetti:
che la Direzione ha adempiuto alle sue responsabilità relative alla redazione del bilancio in conformità al quadro normativo sull’informazione finanziaria applicabile, incluso, ove pertinente, la sua corretta rappresentazione;
che la Direzione ha fornito al revisore tutte le informazioni pertinenti e l’accesso come concordato nei termini dell’incarico di revisione e che tutte le informazioni sono state registrate e riflesse in bilancio.
Attestazioni non condizionate
Il principio ISA Italia n. 580 chiarisce che tali attestazioni non sono rese condizionandole al meglio delle proprie conoscenze e convinzioni. Inoltre, se il revisore stabilisce che, in aggiunta alle attestazioni scritte esplicitamente previste dai principi di revisione di riferimento6, sia necessario acquisire una o più attestazioni scritte per supportare altri elementi probativi relativi al bilancio o a una o più asserzioni specifiche in esso contenute, egli deve richiedere tali altre attestazioni scritte.
L’ISA Italia n. 580 indica altresì che ci si attende che la Direzione abbia una conoscenza sufficiente del processo seguito dall’impresa per la redazione del bilancio e delle relative asserzioni, in ragione delle sue responsabilità per la redazione del bilancio e per la gestione dell’attività dell’impresa. In alcuni casi, tuttavia, la direzione può decidere di svolgere indagini presso altri soggetti che partecipano alla redazione del bilancio e delle relative asserzioni, incluse le persone che hanno conoscenze specialistiche degli aspetti in relazione ai quali sono richieste le attestazioni scritte.
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