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Recesso del socio senza intervento del notaio

Recesso del socio senza intervento del notaio

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la Nota del 13 febbraio 2012, Prot. 0030197, ha affrontato la problematica del rimborso della partecipazione al socio recedente o escluso (ex artt. 2473 e 2473-bis c.c. ) mediante l’utilizzo di riserve disponibili, fornendo istruzioni sugli adempimenti amministrativi necessari a darne pubblicità al Registro delle imprese. Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

 

Premessa

Il recesso del socio è tema particolarmente complesso e delicato nella vita di una società. La dichiarazione di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio, risolutivamente condizionato ex lege alla revoca della delibera legittimante il recesso o alla messa in liquidazione volontaria della società, pertanto produce effetti dalla data del suo ricevimento. A partire da tale data, come confermato dalla massima I.H.5 dei notai del triveneto, i diritti sociali connessi alla partecipazione per la quale è stato esercitato il recesso sono sospesi, conservando il socio recedente esclusivamente la titolarità formale della partecipazione finalizzata alla liquidazione della stessa.

La dichiarazione di recesso è irrevocabile una volta pervenuta alla società. Il valore della partecipazione da liquidare deve essere determinato con riferimento a detta data.

 

La valutazione della quota (cenni)

Il dettato normativo, coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • criterio proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • valore di mercato (da non sottovalutare la difficoltà a reperire informazioni pubbliche su valore di mercato partecipazioni o aziende Pmi).

Segnaliamo in particolare precedenti articoli dove abbiamo approfondito il diritto di recesso e la valutazione della partecipazione anche alla luce dei nuovi principi italiani di valutazione e con l’ausilio delle massime del Notariato.

 

La nota del MISE

L’iscrizione delle variazioni intervenute nella compagine sociale della società a responsabilità limitata a seguito della liquidazione della quota al socio receduto o escluso, mediante l’utilizzo delle riserve disponibili e il conseguente «accrescrimento» delle partecipazioni non rappresenta secondo gli esperti del MISE:

“un vero e proprio acquisto da parte dei soci superstiti, atteso che la partecipazione è propriamente “rimborsata” dalla società mediante l’utilizzo di riserve e non già acquistata dagli altri soci verso il pagamento di un corrispettivo, sicchè non ricorrono, a stretto rigore, gli estremi per l’applicazione dell’art. 2470 del codice civile. Si configurerebbe, pertanto, un’ipotesi atipica di modifica dell’assetto societario per il quale la legge non ha espressamente previsto la modalità di comunicazione al registro delle imprese. Secondo questo oriendamento, ai fini dell’iscrizione delle variazioni intervenute nella compagine sociale, occorre procedere alla presentazione di apposita domanda, sottoscritta da un amministratore, corredata dalla copia semplice (scansione ottica) della delibera della società che dispone della liquidazione della quota al socio receduto o escluso, mediante l’utilizzo delle riserve disponibili e il conseguente accrescimento delle partecipazioni dei soci rimasti”

 

Iscrizione al Registro Imprese senza l’intervento del Notaio.

L’iscrizione al Registro Imprese può quindi essere effettuata da un amministratore, utilizzando i modelli S2 (quadro note) e Intercalare S, e allegando la copia semplice (scansione ottica) della delibera della società (redatta senza intervento del notaio).

Per approfondire

Scarica la Nota del 13 febbraio 2012, Prot. 0030197 con cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha affrontato la problematica dei trasferimenti di quote di Srl derivanti da recesso o esclusione di socio (ex artt. 2473 e 2473-bis) fornendo istruzioni sugli adempimenti amministrativi necessari a darne pubblicità al Registro delle imprese.

 

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Recesso del socio, valutazione della partecipazione e going concern

 Convegno del 12 febbraio 2015

Fondazione Dottori Commercialisti di Milano

La riforma del diritto societario ha innovato profondamente i principi attinenti al diritto di recesso dei soci nelle società di capitali. Pur nella valutazione dei contrapposti interessi, il legislatore ha ampliato le cause di recesso e modificato i criteri di determinazione del valore delle azioni/quote da liquidare al socio recedente, oggettivamente penalizzati nella precedente disciplina.  

Alla tutela della società, quale centro d’interessi compositi e articolati, viene, quindi, a contrapporsi il principio di consentire al socio sempre e comunque una possibilità d’uscita, con una “aspettativa” di rimborso a valori correnti o comunque superiori rispetto all’investimento iniziale.

 

Il socio recedente conserva la sua posizione ed i relativi diritti fino a quando non venga comunicato al Registro delle imprese l’assetto sociale definitivo conseguente al recesso e al compimento delle operazioni di liquidazione della partecipazione del socio receduto.  

La dichiarazione di recesso del socio dalla Srl può essere annotata nel Registro delle imprese tenuto dalla Camera di commercio, pubblicandola nella posizione anagrafica della società come semplice ‘annotazione’.

Nella S.r.l. il socio che recede ex art. 2473 c.c. ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso:

«… I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente».

Posto qualche appunto sulla valutazione delle partecipazioni in caso di recesso e sull’opportunità di valutare eventuali sconti o premi viste le molte email ricevute da colleghi o studenti in tesi sull’argomento. Il dettato normativo coerentemente con la miglior dottrina, pur lasciando all’esperto ampia libertà sui metodi valutativi, lo obbliga a determinare il valore della partecipazione in base a due criteri fondamentali:

  • valutazione proporzionale (escludendo quindi sconti di minoranza/illiquidità o premi di maggioranza);
  • valutazione di mercato.

Il Notariato

Il Notariato (Massima Comitato Notarile Triveneto I.H.13) sostiene che l’atto costitutivo, data l’assenza di un metodo legale e univoco di valutazione delle partecipazioni, può prevedere criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della partecipazione. Sono da ritenersi per esempio lecite le clausole volte a determinare il valore dell’avviamento secondo calcoli matematici rapportati alla redditività degli esercizi precedenti. Devono invece ritenersi illegittime le clausole che determinano il valore di rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

Suprema Corte

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 16168 del 15 luglio 2014, ha ritenuto legittima una clausola statutaria in cui si prevede, per la determinazione della liquidazione della partecipazione di un socio di società di capitali, il criterio valutativo che tiene conto del valore d’uso dei cespiti nella prospettiva della continuità aziendale, ovvero del “going concern”.

La Cassazione nella sentenza citata si esprime favorevolmente alla possibilità di introdurre il criterio del going concern, per effetto di una apposita clausola statutaria, come criterio valutativo della partecipazione ex articolo 2437-ter, comma 2 e 4, del Codice civile.

Secondo la Suprema Corte, la clausola suddetta è coerente con la ratio della norma, essendo questa finalizzata a impedire la penalizzazione del socio che eserciti legittimamente il diritto di recesso mediante una valutazione della partecipazione da liquidare inferiore rispetto al suo presumibile valore di mercato.

Per la Cassazione quindi, l’applicazione del criterio della valutazione sulla base della continuità aziendale comporta l’individuazione del valore dei beni aziendali in funzione della prosecuzione dell’attività svolta dalla società e non in una prospettiva liquidatoria che consideri valutati in ottica di dismissione.

Ruolo dell’ esperto

In caso di recesso spetta all’organo amministrativo, coadiuvato da un esperto di fiducia, predisporre una situazione patrimoniale straordinaria dalla quale emerga il valore della partecipazione determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale riferito al momento della comunicazione del recesso.

Per approfondire:

CONVEGNO 12 FEBBRAIO 2015: Il Recesso del socio nella SpA e nella Srl. Aspetti societari, aziendali e tributari. Il nuovo quadro normativo dell’exit verrà affrontato cercando di metterne in evidenza gli aspetti societari, quelli aziendali connessi ai criteri di valutazione di liquidazione della partecipazione, nonché le conseguenti implicazioni fiscali. Tra i relatori: Dott. Andrea Arrigo Panato  VISUALIZZA IL PROGRAMMA DETTAGLIATO

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