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Le 10 regole del buon imprenditore

Le 10 regole del buon imprenditore

Sono passati ormai 10 anni dalla scomparsa di Leopoldo Pirelli, gran signore dell’economia italiana. In molti hanno voluto ricordarlo (forse non abbastanza, forse non abbastanza bene) ed io non voglio mancare a questo appuntamento. Riporto su queste pagine un estratto del mio articolo per Econopoly de ilSole24Ore in cui riporto integralmente quelle 10 regole del buon imprenditore che riassumono, in anni difficili, la sua esperienza di capitano di industria e ne danno la caratura come uomo.

Un ricordo di Leopoldo Pirelli.

Il mio unico e forte ricordo di Leopoldo risale ai miei anni universitari. Gli imprenditori eroi della mia generazione erano altri ma mi colpì molto un discorso, quasi preoccupato, di questo signore elegante che avvertiva i suoi colleghi confindustriali dei pericoli in una economia di mercato dell’eccessiva depenalizzazione del falso in bilancio voluta dal Governo Berlusconi. Ricordava che le transazioni si basano sulla fiducia e sulla correttezza dei dati. La mia percezione (forse deformata dal ricordo e dalla giovane età) è che la sua posizione rimase isolata e controcorrente rispetto agli entusiasmi dell’epoca. Se ne rese lui stesso perfettamente conto credo. Un po’ fuori moda, un po’ fuori tempo come in una canzone di Ligabue.

La Pirelli invece entra prepotentemente nella storia della mia famiglia perché mio nonno fu dirigente alla Bicocca, nonno a cui Alberto Pirelli salvò la vita durante la guerra. Ma questa è un’altra storia che cito solamente per avvertire il lettore di un possibile conflitto di interessi, dichiarando apertamente le mie colpe in un possibile eccesso di indulgenza.

La cosa più importante però credo sia riproporvi 10 regole del buon imprenditore in cui sintetizzò la sua esperienza di capitano di industria (un termine un po’ superato ma che credo in questo caso decisamente appropriato).

Le 10 regole del buon imprenditore

Leopoldo Pirelli ha sintetizzato in dieci punti l’esperienza maturata come capo esecutivo del Gruppo Pirelli. I 10 punti sono riportati integralmente nel mio recente articolo su Econopoly per il Sole24Ore. Riporto qui di seguito solo un breve estratto di ciò che mi ha maggiormente colpito.

La libera impresa privata

“Sono sempre stato convinto che la libera impresa privata sia pilastro importante di un libero sistema e mezzo insostituibile di progresso sociale. Pur con sfaccettature diverse da paese a paese, in funzione delle situazioni socio-politiche locali, credo di poter affermare che è dappertutto in corso un processo di trasformazione gigantesco e radicale che travalica l’ambito della economia e investe l’intera società, scompaginandone gli assetti tradizionali e mettendola in movimento, alla ricerca di nuovi equilibri. Dappertutto va emergendo una stretta correlazione tra il processo di innovazione e l’iniziativa delle forze imprenditoriali. La nostra credibilità, la nostra autorevolezza, direi la nostra legittimazione nella coscienza pubblica sono in diretto rapporto con il ruolo che svolgiamo nel concorrere al superamento degli squilibri sociali ed economici dei Paesi in cui si opera: sempre più l’impresa si presenta come luogo di sintesi fra le tendenze orientate al massimo progresso tecnico-economico e le tendenze umane di migliori condizioni di lavoro e di vita.”

Capire il personaggio umano

“Pur essendo il capo, il chief executive officer deve cercare di capire il personaggio umano che sta nei suoi colleghi, coi suoi problemi personali di salute o economici o familiari e deve sempre ricordarsi che, se un collega non si dimostra all’altezza dei compiti affidatigli, e lui, il chief executive officer, che ha sbagliato per primo affidandoglieli.”

Chiudere dei buoni bilanci

“… la prima qualità che un imprenditore deve sempre avere: cercare, cercare con tutte le sue forze, di chiudere dei buoni bilanci. Se non ci riesce una volta, ripro-vare. Se non ci riesce più volte, andarsene. E se ci riesce, non credersi un padreterno, ma semplicemente uno che, dato il mestiere che ha scelto, ha fatto il suo dovere.”

L’addio all’ultima carica

Nel maggio del 1999, quando lasciò anche l’ultima carica, quella al vertice di Pirellina, disse: « Ogni età ha i suoi doveri, alla mia tocca quello di ritirarsi dal proscenio. E io oggi considero un privilegio il poter adempiere tranquillamente a questo dovere. »

E a me non pare poco.

Un documentario per approfondire

Ultimo capitano di una stagione unica dell’industria italiana, visionario e senza paura del nuovo, ma anche schivo e poco mondano, Leopoldo Pirelli è il protagonista del documentario di Matteo Moneta e Valeria Parisi: Leopoldo Pirelli. Impegno industriale e cultura civile

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Responsabilità degli amministratori per tardiva convocazione assemblea di bilancio

Responsabilità degli amministratori

per tardiva convocazione assemblea di bilancio

 Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il mancato rispetto dei termini previsti dalla legge e dallo Statuto per la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio può essere fonte di responsabilità per gli amministratori sempre che ne ricorrano i presupposti e sia causa di danni per la società stessa, i soci o i terzi.

Appare particolarmente delicato il caso di progressivo aggravamento della situazione patrimoniale e finanziaria della società in presenza di rilevanti perdite d’esercizio ove l’inerzia dell’organo amministrativo provochi conseguenze dannose riconducibili ad operazioni non coerenti con le finalità conservative imposte dalla norma.

Termini e obblighi di convocazione assemblea di bilancio

Conformemente a quanto previsto dall’ articolo 2478 bis, il progetto di bilancio  deve  essere  redatto  dagli amministratori e  presentato ai  soci  per l’approvazione entro il  termine  stabilito  dall’atto  costitutivo  e comunque non  superiore  a  120  giorni  dalla  chiusura dell’esercizio  sociale, salva  la  possibilita’  di  un  maggior  termine  nei limiti ed alle  condizioni previsti dal secondo comma dell’articolo 2364. 

Gli articoli 2364 e 2478-bis del c.c. prevedono infatti la possibilità di approvare il bilancio entro il termine di 180 giorni quando si è in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • redazione del bilancio consolidato;
  • quando si è in presenza di particolari esigenze della società 

Entro trenta giorni dalla decisione dei soci di approvazione del bilancio deve essere depositata  presso l’ufficio del registro delle imprese, a norma dell’articolo 2435, copia del bilancio approvato.

La decisione  dei  soci che approva il bilancio decide sulla distribuzione degli utili ai soci ricordando che in base al dettato normativo:

  • Possono essere  distribuiti  esclusivamente gli utili realmente conseguiti e risultanti da bilancio regolarmente approvato;
  • Se si  verifica  una  perdita  del  capitale sociale, non puo’ farsi luogo a ripartizione degli  utili  fino  a  che  il  capitale  non  sia  reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Gli utili erogati in violazione delle disposizioni del presente articolo non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona fede in base a bilancio regolarmente approvato, da cui risultano utili netti corrispondenti.

 

La verifica dello Statuto e massime notarili

Secondo il dettato all’ articolo 2364 l’assemblea ordinaria approva il bilancio e deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società;

Lo statuto non deve necessariamente contenere l’indicazione analitica e specifica delle fattispecie che consentono il prolungamento del termine stesso. In questo senso:

  • Massima n. 15 del Consiglio Notarile di Milano “Termini per l’approvazione del bilancio” – La clausola statutaria che consente la convocazione dell’assemblea per l’approvazione (per la s.r.l.: la presentazione) del bilancio nel maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale, previsto dall’art. 2364 e, per rinvio, dall’art. 2478-bis non deve necessariamente contenere l’indicazione analitica e specifica delle fattispecie che consentono il prolungamento del termine stesso.
  • Massima n. H.B.3 del Consiglio Notarile Tre Venezie “FORMULAZIONE DELLE CLAUSOLE RELATIVE AI MAGGIORI TERMINI PER L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO” – La previsione statutaria del maggior termine per la convocazione dell’assemblea avente all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio ex art. 2364, ultimo comma, c.c. può anche non prevedere specificatamente le particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società che la giustificano, potendo limitarsi a fare un riferimento generico a tali esigenze che dovranno però sussistere in concreto nel caso in cui ci si voglia avvalere di tale facoltà. Gli amministratori devono infatti dare conto delle ragioni della dilazione nella relazione prevista dall’art. 2428 c.c.

Le “particolari esigenze relative alla struttura e all’ oggetto della società”

La norma, al di fuori del caso della società tenuta alla redazione del bilancio consolidato, appare piuttosto vaga nell’indicare le motivazioni che giustificano l’utilizzo del termne più ampio di approvazione (citando solo “particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società”).

Spetterà quindi agli amministratori motivare adeguatamente e dettagliatamente tali motivi per evitare di incorrere nelle responsabilità derivanti dal mancato rispetto dei termini.  

Tra le principali cause che giustificano la proroga possiamo indicare:

  • holding in attesa dei bilanci delle società controllate;
  • cause di forza maggiore ( es. incendi, alluvioni, terremoti);
  • dimissioni, malattie o altri casi di assenza di amministratori, direttori generali, responsabili amministrativi o altre figure indispensabili per la predisposizione del bilancio d’esercizio;
  • rilevanti modifiche della struttura amministrativa, informatica, ecc;
  • operazioni straordinarie o di ristrutturazione aziendale;
  • prima applicazione di principi contabili nazionali o internazionali.
     

Menzione dei motivi nel verbale del cda, nel verbale di approvazione, nella relazione sulla gestione o in nota integrativa.

In caso di convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio oltre il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, gli amministratori sono tenuti valutare ed illustrare le ragioni che giustificano la proroga del suddetto termine dandone menzione nei seguenti documenti:

  • verbale del CDA che ha approvato la proroga e ne ha illustrato i motivi;
  • relazione sulla gestione;
  • nota integrativa, nel caso in cui si rediga il bilancio in forma abbreviata e non sia predisposta la relazione sulla gestione;
  • verbale di approvazione del bilancio in cui deve essere menzionata la proroga.

Il mancato rispetto dei termini previsti dalla legge e dallo Statuto per la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio non pare comportare ai sensi della migliore giurisprudenza l’invalidità della delibera di approvazione, ma può essere fonte di responsabilità per gli amministratori nei confronti della società o dei soci, sempre che ne ricorrano i presupposti e sia causa di danni per la società stessa, i soci o i terzi.

Le responsabilità di amministratori e sindaci

In base alla lettera dell’ articolo 2392 gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze

Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei  danni  derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di  attribuzioni  proprie  del  comitato  esecutivo  o  di  funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

Appare quindi particolarmente delicato il caso di progressivo aggravamento della situazione patrimoniale e finanziaria della società in presenza di rilevanti perdite d’esercizio ove l’inerzia dell’organo amministrativo rechi danno alla società e a terzi.

In particolare in caso di riduzione del capitale per perdite, gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea affinché questa adotti i provvedimenti opportuni.

In tal senso è opportuno citare la pronuncia del Tribunale di Milano del 15 luglio 2014 secondo la quale gli Amministratori sono responsabili degli eventuali danni causati per continuazione dell’attività sociale nonostante la perdita del capitale, responsabilità che si aggrava ove la perdita del capitale sia stata occultata a lungo prima della data di messa in liquidazione, mediante scorretta iscrizione di alcune poste di bilancio volta a mascherare il venir meno dei presupposti di continuità gestionale.

I doveri derivanti dall’incarico di amministratore, impongono una condotta coerente con la tutela del patrimonio sociale, anche in modo indipendente dalla volontà dei soci, ove quest’ultima si riveli contraria alla salvaguardia dell’interesse sociale.

Ai fini della quantificazione del danno derivante dalla continuazione dell’attività di impresa nonostante la perdita integrale del capitale, appare legittimo utilizzare il criterio sintetico della differenza dei netti patrimoniali nei casi in cui non sia possibile procedere ad una accurata e ragionevole ricostruzione dei dati con l’analiticità necessaria ad individuare le conseguenze dannose riconducibili alle operazioni non coerenti con le finalità liquidatorie imposte dalla norma. Detto criterio presuntivo, richiamando la sentenza della Corte di Cassazione n. 2538 del 2005 ben può sorreggere una valutazione equitativa del danno.

Appare inoltre solo il caso di ricordare, non essendo oggetto del presente articolo, che conformemente a quanto disposto dal Tribunale civile, sez. VIII, Milano, sentenza 24/08/2011, n. 10697 e da Cass., sez. I, 28 aprile 1997, n. 3652 all’amministratore di una società non può essere imputato a titolo di responsabilità ex art. 2392 c.c. di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di revoca dell’amministratore, non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Ne consegue che il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione, ma solo l’omissione di quelle cautele, verifiche e informazioni preventive normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e con quelle modalità.

Gli amministratori restano comunque solidalmente responsabili se non hanno adeguatamente vigilato sulla gestione aziendale e se, essendo a conoscenza di fatti  pregiudizievoli,  non  hanno  fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

La responsabilità  per  gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a  quello  tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il  suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,  dandone  immediata  notizia  per  iscritto  al  presidente del collegio sindacale.

Gli amministratori  e  i  sindaci  che omettono di convocare l’assemblea dei soci nei casi  previsti  dalla  legge  o  dallo  statuto,  nei  termini  ivi previsti, sono puniti inoltre ai sensi dell’ articolo 2631 con la  sanzione amministrativa pecuniaria da 1.032 a 6.197 euro.

Ove  la  legge  o  lo  statuto  non  prevedano  espressamente  un  termine, entro  il  quale  effettuare  la  convocazione,  questa  si considera  omessa allorche’ siano trascorsi trenta   giorni   dal  momento  in  cui  amministratori e   sindaci  sono  venuti  a  conoscenza  del  presupposto  che  obbliga alla convocazione dell’assemblea dei soci.

La sanzione  amministrativa  pecuniaria  è aumentata di un terzo in caso di convocazione a  seguito  di  perdite  o  per  effetto  di  espressa  legittima richiesta da parte dei soci.

Secondo la giurisprudenza, inoltre, la mancata convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio nei termini di legge può rappresentare una irregolarità così rilevante da giustificare l’immediata revoca di amministratori e sindaci, con conseguente nomina di un amministratore giudiziario.

Appare solo il caso di ricordare che da un mero punto di vista procedurale, se è stato nominato l’organo di controllo, grava anche sui sindaci (che incorrono nelle medesime responsabilità) l’ obbligo di convocare l’assemblea, supplendo all’inerzia degli amministratori.

Ove non procedano alla convocazione dell’assemblea nè gli amministratori nè i sindaci (ove nominati),  la convocazione può essere richiesta direttamente dai soci nei modi e nei termini previsti dalla legge e dallo statuto. I soci inoltre, ove le condizioni lo prevedano, possono richiedere l’intervento dell’ autorità giudiziaria  ai sensi dell’ art. 2367, c.c..

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Finanziamenti e versamenti soci

Finanziamenti o versamenti soci, una breve guida

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

I finanziamenti e/o versamenti da parte dei soci nelle società di capitali, soprattutto nell’ambito delle imprese di minori dimensioni, vera natura del tessuto imprenditoriale italiano, stanno assumendo una rilevanza e una diffusione sempre più consistente nell’ambito dell’ordinaria gestione aziendale anche a causa della scarsità di risorse finanziarie e della difficoltà ad accedere ai finanziamenti bancari.

La stretta creditizia e le difficoltà finanziarie derivanti dalla crisi, da ritardi su incassi o, peggio, da insoluti costringono sempre più spesso i soci a finanziare o ricapitalizzare la società. La scelta tra finanziamenti e versamenti appare quindi tutt’altro che banale sia per i riflessi giuridici in capo ai soci sia per gli effetti sui rapporti tra banca e impresa.

In prossimità della scadenza della redazione del progetto di bilancio da parte dell’organo amministrativo e delle opportune osservazioni sul presupposto continuità aziendale a cura degli organi di controllo, la ricapitalizzazione dell’impresa può rivelarsi una necessità non rimandabile.

Si ricorre all’apporto dei soci soprattutto quando la società ha necessità di reperire risorse finanziarie ma ha difficoltà a reperire tali risorse sul mercato e/o a sostenerne gli elevati costi.

Le modalità con cui i soci possono incrementare la liquidità aziendale sono essenzialmente di due tipi:

  • finanziamento inteso come vero e proprio prestito fruttifero o infruttifero di interessi;
  • versamento (a fondo perduto, in conto futuro aumento di capitale o per copertura perdite).

Riferimenti normativi

  • Codice civile, artt. 1284, 1815, 2424, 2427, 2439 e 2467 ;
  • IRDCEC, Documento n. 17, aprile 2013;
  • C.I.C.R., deliberazione 19 luglio 2005, n. 1058.

Finanziamenti

I prestiti dei soci si presumono come fruttiferi di interesse (almeno pari al tasso legale) e comportano una restituzione del denaro salvo che non sia formalmente ed espressamente deliberato che gli stessi hanno natura di finanziamenti infruttiferi.

Il ricorso al prestito soci è soggetto alle limitazioni previste dal C.I.C.R. nella deliberazione 19 luglio 2005, n. 1058.

In particolare, viene precisato che le società possono raccogliere risparmio presso soci, con modalità diverse dall’emissione di strumenti finanziari, purché:

  • tale facoltà sia prevista nello statuto;
  • i soci finanziatori detengano almeno il 2 per cento del capitale sociale risultante dall’ultimo bilancio approvato;
  • i soci finanziatori siano iscritti nel libro soci da almeno tre mesi.

Le società possono raccogliere risparmio, con modalità diverse dall’emissione di strumenti finanziari, presso società controllanti, controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c. e presso controllate da una stessa controllante.

Attenzione:  Non è necessario che i prestiti dei soci siano proporzionali alle quote sociali.

A differenza dei versamenti eseguiti a vario titolo dai soci nei confronti della società che non producono interessi e non sono più esigibili dal socio, il finanziamento (fruttifero o infruttifero) è un vero e proprio credito del socio verso la società, che dovrà essere restituito ad una data di scadenza precedentemente concordata, e che può essere produttivo di interessi. I finanziamenti dei soci rappresentano “in sostanza” un debito della società verso il socio stesso e vanno pertanto iscritti nel passivo dello stato patrimoniale di bilancio.

Ai finanziamenti fruttiferi soci si applica il combinato disposto degli artt. 1815 e 1284 c.c. da cui discende che:

  • gli interessi risultano dovuti al tasso legale (principio generale);
  • è possibile, in via negoziale tramite accordo scritto tra le parti, prevedere un tasso superiore a quello legale;
  • nel caso in cui gli interessi pattuiti risultino usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi di sorta.

Il finanziamento infruttifero è, invece, un credito del socio verso la società, la quale dovrà restituire l’importo del prestito alla scadenza, ma che non produrrà interessi nel tempo.

A prescindere dalla natura fruttifera o meno, o dalla proporzionalità rispetto alle quote di partecipazione dei soci, l’art. 2424 c.c. prevede che i debiti verso soci per finanziamenti siano iscritti nel passivo dello stato patrimoniale (voce D3, con separata indicazione per ciascuna voce degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo). Si ricordi che per tali somme vige comunque l’obbligo di restituzione.

Attenzione: La rinuncia dei soci al diritto alla restituzione, che si concretizza in un atto formale effettuato esplicitamente nella prospettiva del rafforzamento patrimoniale della società, trasforma il debito della società in una posta di patrimonio netto avente natura di riserva di capitale. Tale passaggio consente l’utilizzo di detti importi sia a copertura delle perdite sia per futuri aumenti di capitale, ma può venire attuato, appunto, soltanto a condizione che i soci rinuncino preventivamente al diritto alla restituzione.

Postergazione del rimborso dei finanziamenti

Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili analizza i Profili di criticità nell’applicazione dell’art. 2467 c.c.: società di capitali diverse dalla S.r.l. e finanziamenti “indiretti”.

Il fondamentale principio di postergazione è contenuto nel comma 1 art. 2467 c.c.: “Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore delle società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito”.

Il comma 2 della disposizione definisce invece la forma di apporto: “s’intendono finanziamenti dei soci a favore delle società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo d’attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”.

Attenzione: I finanziamenti dei soci di S.r.l. ai sensi dell’art. 2467 c.c. non sempre possono essere rimborsati ai soci. Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili fa ampia disamina del tema trattato.

Attenzione: Un aspetto fortemente dibattuto riguarda l’ambito di applicazione soggettivo del principio stabilito dall’art. 2467 c.c.: se dal tenore letterale della norma potrebbe evincersi una sua limitazione alle sole società a responsabilità limitata, parte della dottrina, supportata da recente giurisprudenza, propende per la possibilità di estendere il meccanismo della postergazione anche ad altri soggetti giuridici (per esempio le società per azioni), laddove sussistano alcuni requisiti relativi all’assetto organizzativo e alla composizione del capitale sociale (ad es. S.p.a. a ristretta base azionaria).

Il Documento n. 17 dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili identifica però alcuni parametri ai fini della valutazione dell’equilibrio patrimoniale-finanziario della società:

  • leverage ratio: debiti / totale attivo;
  • rapporto debt / equity;
  • grado di copertura degli oneri finanziari: EBITDA (o EBIT) / oneri finanziari;
  • grado di capitalizzazione: capitale proprio / debiti finanziari;
  • capitale circolante netto / capitale investito.

Fatti i necessari distinguo, l’analisi degli indicatori sopra riportati consente di ottenere un quadro di massima sulla solvibilità e sulla solidità finanziaria della società al momento della sottoscrizione del finanziamento al fine di valutare ai sensi dell’art. 2467 c.c. la postergazione degli stessi.

Attenzione: Appare condivisibile la posizione dottrinaria in base alla quale i rimborsi soci devono essere sospesi fino alla soddisfazione dell’intera massa creditoria. Tutto ciò peraltro non comporta una equiparazione dei finanziamenti al capitale di rischio. Il finanziamento infatti resta liberamente rimborsabile in società in equilibrio finanziario.

Nota integrativa e OIC 19

Secondo quanto prescritto dall’OIC 19 (Fondi per rischi ed oneri), il saldo dei finanziamenti da esporre in bilancio comprende effettivi debiti, interessi e oneri maturati alla data di bilancio, indipendentemente dal momento di addebito.

Lo stesso principio contabile nazionale richiede di fornire in nota integrativa specifiche informazioni, complementari a quelle enunciate dall’art. 2427 c.c. (ovvero indicazione dei finanziamenti effettuati dai soci alla società, ripartiti per scadenze e con la separata indicazione di quelli con clausola di postergazione rispetto agli altri creditori):

  • le principali caratteristiche dei prestiti obbligazionari;
  • la scadenza, le modalità di rimborso e il tasso di interesse per i debiti assistiti da garanzia reale;
  • l’ammontare di interessi passivi scorporati dal costo di un bene o servizio;
  • la natura e l’entità dei finanziamenti effettuati dai soci o dai soggetti che esercitano l’attività di direzione e coordinamento alla società, ripartiti per scadenze e con la separata indicazione di quelli con clausola di postergazione.

Un ulteriore tipo di informativa è necessaria qualora i finanziamenti rientrino tra le operazioni con parti correlate: l’indicazione in nota integrativa in questo caso è prevista quando l’operazione è rilevante e non condotta a normali condizioni di mercato.

Prestito concesso mediante scambio di corrispondenza tra socio e società

Il prestito concesso alla società da parte del socio, sia fruttifero sia infruttifero, se effettuato in forma scritta è soggetto all’imposta di registro e registrazione dell’atto. Per evitare la tassazione immediata è possibile però concordare il prestito mediante scambio di corrispondenza tra socio e società. In suddetta modalità, più frequentemente impiegata, si può quindi evitare l’applicazione dell’imposta di registro facendo attenzione a non apporre mai le firme di entrambe le parti sul medesimo documento. È consueto quindi far seguire, alla proposta della società, l’accettazione del socio.

Delibera della Assemblea dei soci

Delibera:

  • di richiedere, nel rispetto delle leggi vigenti e dello statuto sociale, ai soci un finanziamento infruttifero/fruttifero di euro … ( …/00) alle seguenti condizioni (scadenza, tasso, ecc. );
  • di conferire ampio mandato all’Amministratore affinché verifichi la disponibilità dei soci a porre in essere l’operazione di finanziamento alle modalità meglio sopra descritte (che si approvano) e richieda formalmente ai soci il versamento nelle casse sociali del deliberato finanziamento.

Lettera dell’Amministratore

L’Assemblea tenutasi il ….. della società …. ha deliberato di richiedere ai soci un finanziamento infruttifero/fruttifero per un importo pari ad euro … ( …/00) alle seguenti condizioni (scadenza, tasso, ecc.).

Vi chiediamo, pertanto, di aderire a tale richiesta.

Risposta positiva del socio finanziatore

In relazione alla Vostra richiesta in merito alla possibilità di erogarVi somme a titolo di finanziamento, confermo la mia disponibilità a concederVi tale finanziamento ai seguenti termini e condizioni:

  • versamento di euro … (…/00);
  • la somma versata si intende improduttiva di interesse alcuno;
  • sintesi delle condizioni: …..

Risposta negativa del socio

In relazione alla Vostra richiesta in merito alla possibilità di erogarVi somme a titolo di finanziamento, comunico di non voler procedere a tale finanziamento

Versamenti dei soci

I versamenti dei soci si hanno quando i soci decidono di sopperire al fabbisogno di capitale di rischio con nuovi conferimenti. Si differenziano dai finanziamenti in quanto le somme versate non sono più esigibili dal socio finché permane il vincolo sociale o finché l’assemblea non deliberi di rinunciare a tale aumento.

Per il principio contabile OIC 28 sul Patrimonio netto (attualmente in fase di aggiornamento e consultazione nell’ambito del progetto di aggiornamento dello stesso) le riserve per versamenti effettuati dai soci sono riserve che sorgono in occasione di apporti dei soci effettuati con una destinazione specifica, quali:

  • versamenti in conto aumento di capitale: rappresentano una riserva di capitale, con un preciso vincolo di destinazione, la quale accoglie gli importi di capitale sottoscritti dai soci, in ipotesi di aumento di capitale, quando la procedura di aumento del capitale sia ancora in corso alla data di chiusura del bilancio. Ovviamente, essendo i versamenti destinati ad uno scopo ben preciso, se la procedura di aumento non giunge a perfezionamento secondo i dettami di legge, i soci hanno diritto alla loro restituzione;
  • versamenti in conto futuro aumento di capitale: rappresentano una riserva di capitale avente uno specifico vincolo di destinazione, nella quale sono iscritti i versamenti non restituibili effettuati dai soci in via anticipata, in vista di un futuro aumento di capitale;
  • versamenti a fondo perduto o in conto capitale: si hanno quando i soci, pur non volendo procedere ad un formale aumento di capitale, decidono di sopperire al fabbisogno di capitale di rischio con nuovi conferimenti. Rappresentano una riserva di capitale che accoglie il valore di nuovi apporti operati dai soci, pur come già detto in assenza dell’intendimento di procedere a futuri aumenti di capitale;
  • versamenti a copertura perdite: effettuati dopo che si sia manifestata una perdita; in tal caso, la riserva che viene a costituirsi presenta una specifica destinazione.