Cessione di quote sociali e promessa del fatto del terzo

Cessione di quote sociali e promessa del fatto del terzo

Cessione di quote sociali e promessa del fatto del terzo: ciò che distingue l’istituto della fideiussione dalla promessa del fatto del terzo è che colui che promette il fatto del terzo (a differenza del fideiussore) non contrae una obbligazione accessoria ad una obbligazione principale (anteriore o concomitante).

Art.1381 c.c. – Promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo

Ai sensi dell’art. 1381 c.c. “Colui che ha promesso l’obbligazione o il fatto di un terzo è tenuto a indennizzare l’altro contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso”.

Sentenza n. 4322/2018 pubbl. il 28/02/2018

La sentenza n. 4322/2018 pubbl. il 28/02/2018 RG n. 45653/2014 ha ad oggetto un’operazione di cessione di quote sociali nella quale l’acquirente si impegna affinché un terzo provveda al pagamento del corrispettivo della cessione medesima.

Parte attrice chiede, in forza di un scrittura privata sottoscritta con il convenuto, il pagamento della somma che quest’ultimo si era obbligato a versare. Il Tribunale accoglie la domanda di parte attrice, chiarendo come la scrittura privata sottoscritta dalle parti rappresenti l’assunzione da parte del convenuto dell’obbligazione di adoperarsi affinché “un terzo” provveda al pagamento del corrispettivo maturato.

Secondo il Tribunale, tale impegno:

“piuttosto che una promessa del fatto del terzo, ai sensi dell’art. 1381 c.c., ha costituito l’assunzione (…) di un’obbligazione fideiussoria a garanzia del debito (…), dovendosi condividere l’orientamento della Suprema Corte secondo il quale nel caso di promessa del terzo all’adempimento di una sua pregressa obbligazione, deve negarsi l’inquadrabilità dell’atto nella previsione dell’art. 1381 c.c. (e quindi negarsi la sua idoneità a produrre il debito indennitario contemplato dalla norma medesima), restando ravvisabile una fideiussione, se la promessa medesima assuma i connotati della garanzia dell’adempimento altrui (cfr. Cass. Civ. n. 16225/03)”.

Come specificato dalla Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16225 del 29 ottobre 2003

nella promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo, disciplinata dall’art. 1381 c.c., l’obbligo assunto dal promittente verso il promissario consiste nell’adoperarsi affinché il terzo si obblighi a fare, ovvero faccia, ciò che il promettente medesimo ha promesso alla propria controparte, sicché il rifiuto del terzo non libera il primo, il quale è tenuto a indennizzare il promissorio, mentre la fideiussione assolve alla funzione di garantire un obbligo altrui già (pre)esistente, secondo lo schema previsto dall’art. 1936 c.c., affiancando al primo un secondo debitore di pari o diverso grado”.

Ai sensi dell’art.1936 c.c.

“è fideiussore colui che, obbligandosi personalmente verso il creditore garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui. La fideiussione è efficace anche se il debitore non ne ha conoscenza”.

Si ricorda che, ciò che distingue l’istituto della fideiussione dalla promessa del fatto del terzo è che colui che promette il fatto del terzo (a differenza del fideiussore) non contrae una obbligazione accessoria ad una obbligazione principale (anteriore o concomitante).

Azione di responsabilità dell’amministratore

Azione di responsabilità dell’amministratore

Onere probatorio e di allegazione del socio attore

La Sentenza n. 18441/2017 pubbl. il 29/09/2017 RG n. 4048/2015 ha ad oggetto la responsabilità dell’amministratore di s.r.l. e l’onere probatorio e di allegazione del socio attore

Sentenza n. 18441/2017

L’attore chiede che venga accertata la responsabilità del convenuto (amministratore unico della s.r.l.) per i danni che esso avrebbe arrecato alla società a seguito di gravi inadempimenti dei doveri gravanti sull’amministratore in forza dell’incarico gestorio svolto. Il Tribunale afferma che:

“sulla base dell’ormai consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità in materia di onere della prova nelle controversie aventi per oggetto l’adempimento contrattuale, non può però dubitarsi che sull’attore che esercita l’azione di responsabilità sociale gravi, comunque, l’onere di allegare condotte inadempienti dell’amministratore e di allegare e provare in modo specifico i danni che ciascuna di tali condotte ha arrecato alla società e l’esistenza del nesso di causalità fra condotte e danni”.

In assenza delle suddette allegazioni, il Tribunale respinge la domanda spiegata dall’attore.

Onere probatorio e di allegazione del socio

È, quindi, la parte che agisce per l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore a dover allegare le condotte e gli inadempimenti di quest’ultimo. Oltre all’onere di allegazione, l’attore deve, inoltre, provare in modo specifico i danni arrecati alla società ed il nesso di causalità tra condotte e danni: gi amministratori rispondono unicamente dei danni che risultano essere conseguenza immediata e diretta della loro condotta inadempiente (da non confondere con il risultato negativo della gestione della società).

Legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino

Legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino

Legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino, torna l’annosa questione. Con l’ordinanza n.17498 pubblicata il 04/07/2018 la Corte di Cassazione enuncia il seguente principio di diritto: “È lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società”.

Si pone, ancora una volta, la questione della legittimità delle opzioni put e divieto di patto leonino, della legittimità dell’accordo interno tra soci, “uno dei quali si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato”.

La ratio del divieto del patto leonino

La ratio del divieto del c.d. patto leonino “risiede nel preservare la purezza della causa societatis”. La Corte afferma che:

“perché il limite all’autonomia statutaria dell’art. 2265 cod. civ. sussista è necessario che l’esclusione dalle perdite o dagli utili costituisca una situazione assoluta e costante. Assoluta, perché il dettato normativo parla di esclusione “da ogni” partecipazione agli utili o alle perdite, per cui una partecipazione condizionata (ed alternativa rispetto all’esclusione in relazione al verificarsi, o non della condizione) esulerebbe dalla fattispecie preclusiva. Costante perché riflette la posizione, lo status, del socio nella compagine sociale, quale delineata nel contratto di società. Dunque, l’esclusione dalle perdite o dagli utili, in quanto qualificante lo status del socio nei suoi obblighi e nei suoi diritti verso la società e la sua posizione nella compagine sociale, secondo la previsione dell’art. 2265 cod. civ., viene integrata quando il singolo socio venga per patto statutario escluso in toto dall’una o dall’altra situazione o da entrambe” (così Cass. 29 ottobre 1994, n. 8927).

È, quindi, necessario che l’esclusione dagli utili o dalle perdite sia «assoluta e costante», cioè “deve finire per alterare la causa societaria nei rapporti con l’ente-società”. A tal fine, occorre valutare se:

“la causa societatis del rapporto partecipativo del socio in questione permanga invariata nei confronti dell’ente collettivo, o se, invece, venga irrimediabilmente deviata dalla clausola che lo esonera, atteso il suo contenuto, dalla sopportazione di qualsiasi perdita risultante dal bilancio sociale (nel corso della vita della società e sino alla liquidazione del patrimonio) o lo esclude dalla divisione degli utili maturati e deliberati in distribuzione ex art. 2433 cod. civ., o da entrambi, perché solo in tal caso potrà dirsi che l’art. 2265 cod. civ. sia stato violato”.

Seguendo tale impostazione, non potrà assumere alcun significato

“il trasferimento del rischio puramente interno fra un socio e un altro socio o un terzo, allorché non alteri la struttura e la funzione del contratto sociale, né modifichi la posizione del socio in società, e dunque non abbia nessun effetto verso la società stessa: la quale continuerà ad imputare perdite ed utili alle proprie partecipazioni sociali, nel rispetto del divieto ex art. 2265 cod. civ. e senza che neppure sia ravvisabile una frode alla legge ex art. 1344 cod. civ., la quale richiede il perseguimento del fine vietato da parte di un negozio che persegua proprio la funzione di eludere il precetto imperativo”.

La causa dell’operazione di acquisto delle azioni con opzione put

Come affermato dalla stessa Corte

“ragione pratica del meccanismo in discorso (…) è proprio quella di finanziamento dell’impresa, anche indirettamente, mediante il finanziamento ad altro socio, nell’ambito di operazioni di alleanza strategica tra vecchi e nuovi soci”.

In tali accordi

“la causa concreta è mista, in quanto associativa e di finanziamento, con la connessa funzione di garanzia assolta dalla titolarità azionaria e dalla facoltà di uscita dalla società senza la necessità di pervenire, a tal fine, alla liquidazione dell’ente”.

Inoltre, secondo i giudici (v. anche Cass. 29 ottobre 1994, n. 8927):

“gli interessi sottostanti sono analoghi a quelli rinvenibili nel pegno della partecipazione sociale: ove al creditore, pur non socio, è concesso il diritto di voto, al fine del migliore controllo e “garanzia” (in senso atecnico, non trattandosi di un patrimonio che ex art. 2740 cod. civ. si aggiunge a quello del debitore principale, ma di una causa definibile come assicurativa lato sensu) del suo credito”.

“Come il creditore pignoratizio, sebbene non socio, ha comunque interesse a votare per la valorizzazione della partecipazione sociale, la quale costituisce garanzia reale (stavolta in senso tecnico) del suo diritto di credito, così il finanziatore divenuto socio con clausola put ha un sicuro interesse a favorire le buone sorti della società e, con esse, del suo investimento: sia perché ha eseguito il conferimento, avendo investito pur sempre nell’intento di moltiplicare il valore del proprio denaro e non soltanto di recuperarlo dopo un dato periodo di tempo, sia soprattutto perché il suo debitore proprio grazie al successo dell’impresa economica potrà, con assai maggiore probabilità, restituire l’importo pattuito”.

La Corte, in conclusione afferma che:

“nell’opzione put a prezzo preconcordato si assiste all’assoluta indifferenza della società alle vicende giuridiche che si attuano in conseguenza dell’esercizio di essa, le quali restano neutrali ai fini della realizzazione della causa societaria, già per la presenza di elementi negoziali idonei a condizionare il potere di ritrasferimento a circostanze varie, capaci di orientare la scelta dell’oblato nel senso della vendita, ma anche della permanenza in società; onde non ne viene integrata l’esclusione da ogni partecipazione assoluta e costante dalle perdite”.

In tale negozio giuridico,

“il socio finanziatore assume tutti i diritti e gli obblighi del suo status, ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite”.

In sintesi

Se l’opzione put assolve ad una funzione di finanziamento del socio, ai fini di incentivazione dell’impresa economica collettiva, non alterando la causa societaria, non si ritiene che tale clausola possa integrare la violazione del divieto del patto leonino ex art. 2265 c.c.

Scissione proporzionale e valutazione anti-abuso

Scissione proporzionale e valutazione anti-abuso

Scissione proporzionale e valutazione anti-abuso ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, sul tema si è espressa recentemente l’Agenzia delle Entrate che ha ribadito, con la risposta all’interpello n. 21 del 3 ottobre 2018 che:

L’ operazione di scissione parziale proporzionale in esame non costituisce un’operazione abusiva ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, non consentendo la realizzazione di alcun vantaggio fiscale indebito.

Descrizione dell’operazione

La scissione comporterà l’assegnazione del patrimonio immobiliare della scindenda (con esclusione delle sole unità per le quali si afferma in istanza che è stato raggiunto un accordo per la futura cessione a terzi) alla società beneficiaria, la quale riveste il ruolo di immobiliare di famiglia.

Valide ragioni economiche

L’operazione è sorretta da plurime ragioni economiche, già descritte in istanza, e in generale dalla necessità di procedere a una razionalizzazione delle attività di proprietà della famiglia e gestione delle stesse mediante società all’uopo designate e specializzate, con maggiori possibilità di apprezzamento anche dal sistema bancario.

Continuità dei valori contabili e fiscali

Sotto il profilo contabile e fiscale, l’operazione di cui sopra avverrà in totale continuità dei valori contabili e fiscali degli elementi dell’attivo e del passivo delle società scissa e beneficiaria, in ossequio a quanto previsto dall’articolo 173 del TUIR.

Beni immobili non in godimento personale

Nessun bene sociale della scissa e della beneficiaria sarà destinato a essere inutilizzato, sarà riservato al godimento personale o familiare dei soci o, comunque, sarà destinato a finalità estranee all’esercizio d’impresa” e che “non risultano indicazioni, da parte dei soci, circa l’intenzione di voler cedere le rispettive partecipazioni nelle società Alfa e Beta nel breve termine”

Ricostruzione delle riserve in sospensione di imposta

Per quanto riguarda le riserve in sospensione di imposta presenti in capo alla scindenda, queste (come affermato a pag. 1 della documentazione integrativa) saranno ricostituite “in capo alla beneficiaria in misura proporzionale al rapporto tra il valore contabile del patrimonio netto assegnato alla beneficiaria e di quello che residuerà per differenza in capo alla scissa, in ossequio a quanto previsto dall’art. 173 del TUIR”.

Neutralità fiscale dell’operazione

L’operazione di scissione è fiscalmente neutrale, ai sensi dell’articolo 173 del TUIR, e il passaggio del patrimonio della società scissa ad una o più società beneficiarie – che non usufruiscano di un sistema di tassazione agevolato – non determina la fuoriuscita degli elementi trasferiti dal regime ordinario d’impresa.

In particolare, i plusvalori relativi ai componenti patrimoniali trasferiti dalla scissa alla società beneficiaria, mantenuti provvisoriamente latenti dall’operazione in argomento, concorreranno alla formazione del reddito secondo le ordinarie regole impositive vigenti al momento in cui i beni fuoriusciranno dalla cerchia dei beni relativi all’impresa, ossia, verranno ceduti a titolo oneroso, diverranno oggetto di risarcimento (anche in forma assicurativa) per la loro perdita o danneggiamento, verranno assegnati ai soci, ovvero destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.

Imposta di registro

L’operazione è assoggettata ad imposta di registro in misura fissa, ai sensi di quanto previsto dal TUR di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 26 aprile 1986.

Per approfondire

Scarica la risposta all’interpello n. 21 del 3 ottobre 2018 

Guida alle agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie

Guida alle agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie

È online, nella sezione del sito delle Entrate “l’Agenzia informa”, la guida “Le agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie”. In evidenza, tra le novità, la detraibilità degli acquisti di alimenti a fini medici speciali effettuati negli anni 2017 e 2018. Tutto quello che occorre sapere e quali documenti è necessario possedere.

Nella pubblicazione sono specificate le diverse tipologie di spesa che è possibile indicare nella propria dichiarazione dei redditi e tutti i documenti che è necessario esibire all’intermediario che predispone e invia la dichiarazione o conservare per eventuali futuri controlli dell’Agenzia.

Agevolazione, la regola generale

Nella maggior parte dei casi, per le spese sanitarie è riconosciuta una detrazione dall’Irpef di una percentuale della spesa sostenuta (19%) per la parte eccedente l’importo di 129,11 euro (la cosiddetta franchigia). In alcune situazioni, invece della detrazione dall’imposta lorda, si può usufruire di una deduzione dal reddito complessivo.

Conservazione dei documenti

I giustificativi delle spese devono essere conservati per tutto il tempo in cui l’Agenzia delle entrate può effettuare un accertamento (31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione).

Ripartizione della detrazione in più anni

È possibile ripartire la detrazione per le spese sanitarie in quattro quote annuali costanti e di pari importo quando il loro ammontare complessivo annuo (righi E1, E2 ed E3 del modello 730 o righi RP1, RP2 ed RP3 del modello Redditi Pf) è superiore a 15.493,71 euro, al lordo della franchigia di 129,11 euro.

La scelta tra rateizzazione e detrazione in un’unica soluzione va fatta al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui le spese sono state effettuate ed è irrevocabile.

Per approfondire

Scarica nella sezione del sito delle Entrate “l’Agenzia informa”  la guida “Le agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie”.

Seminario su Startup e PMI innovative

Seminario su Startup e PMI innovative

Nuove date per il nostro seminario su startup e PMI innovative. Restiamo fermamente convinti che si stiano sottovalutando i cambiamenti che l’ecosistema della startup sta portando anche al mondo delle imprese tradizionali. Soprattutto ne stiamo sottovalutando gli effetti nel modo di fare consulenza. Il seminario oltre a fornire competenze tecniche sarà una occasione di riflessione anche sull’evoluzione della nostra professione.

Competenze tecniche

Nell’attuale contesto economico il successo imprenditoriale è strettamente correlato all’innovazione. Il corso vuole fornire gli elementi principali di inquadramento teorico/pratico per consentire al professionista di acquisire quelle competenze tecniche che gli consentano di affiancare l’imprenditore nella fase di Start up e lo mettano in grado di:

  • valutare la fattibilità del progetto innovativo concepito dall’imprenditore (anche mediante la redazione del Business Plan);
  • illustrare le varie agevolazioni di natura fiscale previste dal Legislatore;
  • proporre la più opportuna forma giuridica per la società e, in chiave prospettica, fornire suggerimenti sulla governance anche alla luce dell’ingresso di futuri soci nella compagine;
  • assistere l’imprenditore nella presentazione della Start up a potenziali finanziatori predisponendo sia un Business Plan (definendo le risorse finanziarie necessarie) sia una valutazione di azienda che consenta di determinare le quote spettanti agli investitori. La valutazione di un’azienda non basata su dati storici è molto complessa e richiede competenze specifiche.

Nuove date

INOVEMBRE13MARTEDìPADOVASTARTUP E PMI INNOVATIVE
INOVEMBRE14MERCOLEDìBOLOGNASTARTUP E PMI INNOVATIVE
INOVEMBRE19LUNEDìMILANOSTARTUP E PMI INNOVATIVE

Casi pratici

Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.
Si vuole inoltre fornire un’ampia bibliografia per facilitare l’approfondimento individuale grazie ad una raccolta ragionata di materiale immediatamente scaricabile.

Per iscriversi:

Sito di Euroconference: Seminario su Startup e PMI innovative.

Bonus Ricerca e Sviluppo tra novità e rischio finanziario

Bonus Ricerca e Sviluppo tra novità e rischio finanziario

Per usufruire del contributo non devono mancare i requisiti della novità del prodotto e del rischio finanziario e, quindi, del possibile insuccesso tecnico.

Risoluzione 46/E

Con la risoluzione 46/E del 22 giugno 2018, l’Agenzia delle entrate interviene nuovamente sul tema del credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, affrontando l’aspetto della corretta individuazione dell’ambito oggettivo di applicazione dell’agevolazione.

Il Ministero aveva già emanato dettagliate istruzioni con circolare n. 59990 del 9 febbraio 2018

Credito d’imposta ricerca e sviluppo

Credito d’imposta del 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di €/anno per beneficiario e computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2012-2014.

Il credito d’imposta può essere utilizzato, anche in caso di perdite, a copertura di un ampio insieme di imposte e contributi.

Sono agevolabili tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale: costi per personale altamente qualificato e tecnico, contratti di ricerca con università, enti di ricerca, imprese, start up e PMI innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali

La misura è applicabile per le spese in Ricerca e Sviluppo che saranno sostenute nel periodo 2017-2020.

Il beneficio è cumulabile con:

  • Superammortamento e Iperammortamento
  • Nuova Sabatini
  • Patent Box
  • Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE)
  • Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative
  • Fondo Centrale di Garanzia

Requisito della novità e del rischio finanziario

Considerate le finalità del progetto e le modalità di realizzazione, il ministero interpellato ha escluso che gli investimenti in questione possano qualificarsi come attività di ricerca e sviluppo nell’accezione rilevante agli effetti della disciplina del credito d’imposta.

“Ai fini di tale qualificazione, nel caso di specie, mancherebbe sia il requisito della novità sia, tra l’altro, il requisito del rischio finanziario (nonché d’insuccesso tecnico), che dovrebbero caratterizzare tipicamente gli investimenti in ricerca e sviluppo.”

I criteri di classificazione del Manuale di Frascati

Secondo i criteri di classificazione del Manuale di Frascati, non costituiscono attività di ricerca e sviluppo, tra le altre:

  • le attività concernenti lo sviluppo di software applicativi e di sistemi informativi aziendali che utilizzino metodi conosciuti e strumenti software esistenti;
  • l’aggiunta di nuove funzionalità per l’utente a programmi applicativi esistenti;
  • la creazione di siti web o software utilizzando strumenti esistenti;
  • l’utilizzo di metodi standard di criptazione, verifica della sicurezza e test di integrità dei dati;
  • la “customizzazione” di prodotti per un particolare uso.

Per approfondire

Credito di imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo – Articolo 3, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, e successive modificazioni.

Bonus pubblicità

Bonus pubblicità

Dal 2018 è stato istituito un credito d’imposta per le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali in relazione agli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali (articolo 57-bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, e successive modificazioni).

Investimenti pubblicitari incrementali

Per beneficiare dell’agevolazione è necessario che l’ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari realizzati superi almeno dell’1% l’importo degli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente.

Il credito d’imposta spetta anche in relazione agli investimenti effettuati, esclusivamente sulla stampa (anche online), dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017, rispetto agli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo dell’anno 2016.

Credito di imposta

Il credito d’imposta è pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90%  nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start-up innovative.

Modello di comunicazione telematica

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 maggio 2018, n. 90, sono stati definiti i criteri e le modalità di attuazione della misura agevolativa e con il provvedimento del Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2018 è stato approvato il modello di comunicazione telematica per la fruizione del credito con le relative modalità di presentazione.

Quando presentare la comunicazione

La comunicazione per l’accesso al credito d’imposta e la dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati sono presentate al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, direttamente da parte dei soggetti abilitati o tramite i soggetti incaricati di cui ai commi 2-bis e 3 dell’articolo 3 del D.P.R. n. 322 del 1998.

Per gli investimenti effettuati o da effettuare nell’anno 2018, la comunicazione per l’accesso al credito d’imposta è presentata dal 22 settembre al 22 ottobre 2018. Entro gli stessi termini va presentata la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati” per gli investimenti effettuati nell’anno 2017.

La dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati nell’anno 2018 è presentata dal 1° al 31 gennaio dell’anno 2019.

Comunicazioni telematiche separate

Le comunicazioni telematiche per l’anno in corso, relative agli investimenti effettuati e da effettuare nell’anno 2018, nonché quelle relative agli investimenti effettuati dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017 esclusivamente sulla stampa quotidiana e periodica anche online, dovranno essere presentate, separatamente, dal 22 settembre al 22 ottobre 2018.

Per maggiori informazioni

Portale dell’Agenzia delle Entrate su Investimenti pubblicitari incrementali .

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet del Dipartimento l’Informazione e l’Editoria: http://informazioneeditoria.gov.it.

La scissione negativa: massime notarili e profili civilistici e contabili

La scissione negativa: massime notarili e profili civilistici e contabili

La legittimità della scissione negativa rappresenta da tempo una questione molto dibattuta da parte della dottrina e della prassi notarile, mentre non è stata oggetto di particolare attenzione da parte della giurisprudenza.

Un importante orientamento ammette la legittimità di un’operazione di scissione negativa anche favore di una beneficiaria costituita ex novo e in funzione dell’operazione, purché l’operazione sia corredata da una relazione di stima del patrimonio della scissa da assegnare alla neo costituita società beneficiaria, prevista dall’art. 2343 c.c. (per le spa) e dall’art. 2465 c.c. (per le srl), redatta da un esperto in possesso dei requisiti di professionalità sanciti nell’art. 2501-sexies c.c. Da tale attestazione deve, pertanto, risultare l’esistenza di un valore a copertura del netto patrimoniale negativo assegnato alla beneficiaria.

Consiglio Notarile di Roma

Nel caso in cui il patrimonio assegnato ha valore contabile negativo, ma valore reale positivo il Consiglio Notarile di Roma, in linea con l’orientamento prevalente, ritiene ammissibile la scissione negativa qualora ricorra almeno una delle seguenti condizioni:

  1. che sia intervenuta una rivalutazione del netto assegnato, ai valori correnti, sulla base di una periziaredatta ai sensi degli artt. 2343 o 2343 ter comma 2 b) cod. civ. (ovvero ai sensi dell’art. 2465 cod. civ. nel caso di S.r.l). In questo caso, la società beneficiaria potrebbe essere anche una Newco;
  2. che l’assegnazione sia fatta a favore di una beneficiaria preesistenteil cui patrimonio netto presenti un saldo positivo idoneo ad assorbire il netto negativo assegnatole, senza dar luogo ad una delle situazioni di cui agli artt. 2447 o 2482 cod. civ.;
  3. che la scissione abbia scopo meramente liquidativoe sia posta in essere a favore di una società preesistente in stato di liquidazione, prevedendosi che la società beneficiaria rimanga in stato di liquidazione.

Consiglio Notarile di Firenze

E’ ammissibile la scissione, anche non proporzionale, mediante assegnazione ad una o più beneficiarie di un insieme di elementi patrimoniali attivi il cui valore contabile sia inferiore a quello dell’insieme degli elementi passivi (cosiddetta “scissione negativa”), sempreché il valore economico/reale di quanto complessivamente assegnato sia positivo.
In tal caso si ritiene che la beneficiaria della “scissione negativa” debba essere preesistente e l’operazione debba alternativamente attuarsi:

  1. mediante riduzione delle riserve della beneficiaria (ovvero, in carenza di riserve capienti, del capitale) in misura tale da assorbire il netto contabile trasferito;
  2. mediante rilevazione della minusvalenza.

Documento di ricerca della Fondazione dei Commercialisti.

Il documento di ricerca “La scissione negativa: ammissibilità civilistica e profili contabili” approfondisce il tema della legittimità della scissione c.d. negativa.

il documento si sofferma sull’esame della scissione c.d. negativa, illustrando preliminarmente i tratti caratterizzanti dell’operazione, la natura e le finalità della stessa per poi offrire una ricognizione dei principali orientamenti sviluppatisi in merito all’ammissibilità civilistica.

Per approfondire

Il documento di ricerca “La scissione negativa: ammissibilità civilistica e profili contabili”

La relazione sulla gestione ed il corporate reporting

La relazione sulla gestione ed il corporate reporting

La Relazione sulla gestione costituisce, dal punto di vista normativo, un allegato di bilancio da redigere nel rispetto dei contenuti minimi prescritti dall’art. 2428, c.c. La predisposizione della Relazione è obbligatoria per la generalità delle società di capitali, con esclusione di:

  • società di minori dimensioni che redigono il bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis, comma 7, c.c.) 1 ,
  • micro-imprese (art. 2435-ter, comma 2, c.c.2 ).

Tali soggetti sono esonerati dalla predisposizione del documento in esame a condizione che forniscano apposite informazioni in Nota integrativa, ovvero, nel caso delle micro-imprese, in calce allo stato patrimoniale.

La relazione sulla gestione

La normativa vigente attribuisce alla Relazione sulla gestione, il compito di fornire un’informazione completa sulla situazione reale e potenziale della società, nonché sull’andamento della gestione, dalla sua lettura il destinatario del bilancio dovrebbe poter meglio comprendere i contenuti del bilancio stesso o trarre informazioni che non possano emergere dalla lettura dello stesso documento.

L’art. 2428, c.c., infatti, recita:

“[..] un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società, dell’andamento e del risultato della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti [..]”.

L’evoluzione della comunicazione finanziaria

L’evoluzione della comunicazione finanziaria è un tema di ampio dibattito a livello nazionale e internazionale. È indubbio che i bilanci costituiscano l’ossatura dell’informativa finanziaria nonché un elemento imprescindibile per la gestione societaria e, ancor più in seguito all’introduzione del principio della derivazione rafforzata anche per i soggetti OIC adopter, per la determinazione della base imponibile.

Modelli di corporate reporting

I legislatori nazionali ambiscono sempre più a prevedere modelli di corporate reporting ampi che, oltre a riportare dati finanziari, informino gli stakeholder su temi non-finanziari come, senza volontà di esaustività, l’utilizzo delle risorse, l’attenzione all’ambiente e al personale, il comportamento deontologico, il modello di business e gli orientamenti strategici.

Per approfondire

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e Confindustria hanno, quindi, deciso di esaminare la normativa esistente in materia di relazione sulla gestione, documento allegato al bilancio, che ad oggi appare il più adatto a soddisfare i citati bisogni informativi.

Il contributo  aspira, in linea con il passato, a supportare professionisti e imprese nell’ adempimento dei propri compiti giuscontabili, fornendo soluzioni pratiche ed esemplificative inerenti le principali tematiche esaminate.