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Archivio per categoria: Panatino

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Un anno così lungo che è sembrato fossero tre

1 Gennaio 2023/in Panatino, Riflessioni, vita da consulente/da Riflessioni

Un anno così lungo che è sembrato fossero tre

Questo 2022 per il nostro Studio chiude un anno lunghissimo, idealmente iniziato nel 2020 e finito solo ieri. Un anno che ci ha visto crescere, ormai capaci di confrontarci con controparti di primo livello dalle big 4 agli studi legali internazionali alle boutique dell’M&A.
Sono molto fiero del percorso intrapreso, del nostro team e delle partnership che abbiamo costruito e che hanno contribuito a ridisegnare la nostra proposta di consulenza.

La fine di un anno così lungo che è sembrato fossero tre Share on X

un anno così lungo che è sembrato fossero tre

Eravamo impegnati a fare

Qualcuno ci ha rimproverato di aver raccontato poco ed essere sembrati immobili. Ha ragione ma eravamo impegnati a fare. E con il senno di poi possiamo dirci che abbiamo fatto bene. Un piccolo paradosso della comunicazione.

Nuovi progetti

Comunque per riparare almeno in parte nei prossimi giorni vi racconterò:

  • i nostri nuovi progetti per le imprese innovative che stiamo realizzando in collaborazione un noto ateneo;
  • nuovi progetti nella formazione.

E poi ci sono quelli a cui teniamo di più legati alla consulenza ma abbiamo deciso di riservarli ai nostri clienti ed ai nostri partner che riceveranno a breve una email con contenuti più dettagliati.

La riservatezza per noi resta un valore.

Un anno ricco di ricorrenze personali

Il 2022 è stato un anno ricco di ricorrenze personali: 30 anni dalla scomparsa di mio padre, 30 dal mio ingresso in Bocconi e contemporaneamente nel mondo del lavoro, i miei 50 anni. Tutte vissute con il sorriso.

La capacità di saper smontare la retorica con un sorriso

Chiudo con un’ultima riflessione personale.
Ieri mio figlio sorridendo mi ha detto “anno nuovo ma non vita nuova papà perché a me piace la nostra vita “. Panatino come sempre è capace di smontare la retorica con un sorriso.
Auguri a tutti.

Chi ha stampato nonna punto doc?

10 Aprile 2021/in Panatino, Riflessioni/da Andrea Arrigo Panato

Chi ha stampato nonna punto doc?

 

In Bocconi mia nonna diventò famosa così.

Eravamo in aula azzurra, mi sembra si chiamasse così la sala computer sotto la chiesa di San Ferdinando ed io stavo stampando per gli ultimi controlli parte della mia tesi tra cui la dedica. Uno dei tutor addetto alla stampante prese un foglio e leggendolo, tra le risate generali, chiese “Chi ha stampato nonna punto doc?”

A mia nonna,

Da sempre compagna di fantastiche avventure

ed in questa fattore critico di successo.

Era il ’97 e sembra passato un secolo. Non possedevo un cellulare ed era appena arrivata internet nel nostro mondo ed io a fatica cercavo di capire come farmi la mia prima hotmail. Tra le prese in giro amichevoli degli amici che mi vedevano un po’ lento nel capire lo strumento.

L’università io e mia nonna, come lei amava dire, l’abbiamo fatta insieme, un po’ perché dopo la scomparsa di mio padre era tutti i giorni da noi per aiutare la mamma, un po’ perché la mia vita in Bocconi seguiva ritmi strani: durante la settimana la mattina presto a prendere il posto in biblioteca, poi al bar o a lezione, la sera aperitivi o feste in discoteca ed il we a studiare.

Si perché il we molti studenti tornavano a casa dalle rispettive famiglie (in gran parte fuori Mlano o fuori Lombardia) quindi poche feste e molto studio. Io in questo, avvicinandosi gli esami, adottavo soluzioni radicali: venerdì, sabato e domenica da mia nonna.

Qualche giorno insieme tra gnocchi, lasagne, tanto studio ed la spesa tra i negozianti già allertati giorni prima dell’arrivo del primo nipote.

Mia nonna apprezzava soprattutto l’economia aziendale ed il marketing, le spiegazioni sull’importanza del posizionamento dei prodotti sugli scaffali e la gita all’hard discount di cui era curiosa avendone tanto sentito parlare.

Non fece mai percepire la sua fatica nell’ascoltarmi ripetere matematica e statistica ma posso solo immaginarla.

La nostra vera passione però era la storia o meglio le storie.

Ho avuto la fortuna di avere una nonna giovane, qualcuno in questi giorni ha detto una seconda mamma ma non è vero. È stata sempre molto attenta a rispettare i due ruoli. È stata una super nonna e a lei devo molto di quello che sono.

Fin da piccolo ricordo le notti nel suo lettone ad ascoltare le sue storie. Aveva una magnifica fantasia. Alcune erano favole, altre erano rielaborazioni dei miti greci e dei grandi classici riadattati un po’ dalla memoria e un po’ per renderli appassionanti per un bambino.

Quante volte sono stato Enea in fuga da Troia in fiamme, quante volte ho passato il Rubicone con Cesare vivendone l’ebrezza e le paure del grande passo, quante volte cavalcando Bucefalo ho conquistato imperi.

Grazie a mia nonna ho sempre avuto ben chiaro che la letteratura era intrattenimento, alto se volete ma qualcosa che doveva appassionare e renderci felici. Ed oggi che sono, immeritatamente, in una importante compagnia teatrale pur senza essere attore, ritrovo i suoi racconti al riaprirsi del sipario.

La nostra passione è sempre stata la storia romana.

Quando in terza elementare le ho chiesto di comprarmi un libro sui romani che pazienza ha dimostrato! Abbiamo girato diverse librerie, sfogliato infiniti libri finchè non ho trovato quello giusto, quello che volevo.

Quello che sarebbe diventato il mio primo libro scelto consapevolmente. Ne ero fierissimo e lo era anche lei per la mia determinazione.

E poi il viaggio premio per la promozione in quinta elementare a Roma, una settimana con un programma fitto fitto tutto dedicato alla Roma dei Cesari. Papi e cristiani erano decisamente meno affascinanti ai miei occhi di bambino.

E poi le ore passate a giocare coi lego e a soldatini mentre cucinava. O il cucinare insieme gli gnocchi.

O le interminabili versioni di latino, grazie al suo aiuto ero l’unico al liceo a riuscire a tradure tutte quelle che ci venivano assegnate per le vacanze. Due ore ogni giorno per tutto agosto.

E la felicità e l’orgoglio di esser diventata bisnonna. Negli ultimi anni erano le partite a scala 40 il terreno di dialogo tra lei ed il Panatino. E come si arrabbiava se non accettavo i suoi soldi per il regalo che immancabilmente mi chiedeva di comprargli. Ricordandomi che dovevo ubbidire perché lei era la nonna ed io il nipote.

In questi giorni ho però soprattutto un ricordo che continua a tornarmi in mente.

Pochi anni fa cadde e dovette essere operata.

Un po’ l’operazione, un po’ l’effetto dell’anestesia rimase confusa per qualche giorno facendoci preoccupare. Ricordava poco ed andarla a trovare diventava una pena.

Decisi di portare un piccolo libro che avevo scritto per mio figlio e leggerle alcune pagine, per passare un po’ di tempo insieme. Ne fu felicissima.

Quando arrivò mia zia per darmi il cambio le gridò di lasciarci soli, che dovevo studiare e che se continuavano a disturbarci non avrei mai potuto superare l’esame.

Chiamai in Studio per disdire gli appuntamenti del pomeriggio.

Doveva essere una noiosa visita in ospedale ed invece entrambi ci ritrovammo lì, come se nulla fosse cambiato, a studiare ancora insieme per un’ ultima volta. Parlandole di mio figlio mentre mi ripeteva quanto fossi sempre stato bravo a scrivere dei bei temi.

Era la seconda volta che la vedevo in ospedale.

La prima per un tumore, le diedero sei mesi di vita ed era il giorno della mia maturità.

Mia nonna non credette ai medici (l’operazione andò bene) e si è spenta ieri più di 30 dopo a 97 anni.

Ed oggi sono qui a scrivere, dopo aver girato in auto da solo con “while my guitar gently weeps” in sottofondo, perché in fondo mi fa bene ed un po’ per rendere omaggio a chi a fatto di me un uomo migliore.

Anche se è nulla in confronto all’abbandonarsi alla purezza degli abbracci di mio figlio.

Momenti di fragilità e di forza preziosissimi

2 Novembre 2019/in Panatino, Riflessioni/da Andrea Arrigo Panato

Momenti di fragilità e di forza preziosissimi

Questa mattina il Panatino, appena svegliato, si è infilato nel lettone alla ricerca di un lungo abbraccio.

In quel momento ho pensato a mio padre, a come per lui l’abbraccio di noi figli fosse importante.

Un abbraccio che ha sempre cercato anche quando eravamo ormai grandi.

Un abbraccio che andava a compensare quei tanti abbracci desiderati da suo padre mancato troppo presto.

Un abbraccio che non avrebbe voluto ci mancasse mai.

Forse lo ha avvertito, il panatino, perchè non si è sottratto come invece di solito fa subito, saltellando felice in cerca della colazione o dei suoi giochi.

Per noi in famiglia nel giorno dei morti non c’è mai stata l’attesa dei dolci ( salvo un laico pane dei morti preso dal panettiere). È sempre stato un momento di forte legame coi valori familiari, di orgoglio, di appartenenza, di ricordi di chi non c’è più e di consapevolezza di una storia di cui facciamo parte. Forse è sempre stata una cosa da uomini, anche nelle confessioni più private che avevano luogo in questi giorni.

Momenti di fragilità e di forza preziosissimi nella mia educazione.

Storie per il #panatino

Giovani pirati, l’isola del tesoro ed una flottiglia di pedalò

1 Agosto 2018/in Panatino, Riflessioni/da Andrea Arrigo Panato

Giovani pirati, l’isola del tesoro ed una flottiglia di pedalò

Ovvero le vacanze oziose di un ozioso, il nostro augurio di una buona vacanza.

Mancano pochi giorni alle tanto sospirate vacanze. E’ terminato un altro anno (scolastico). Un anno fatto di progetti, incontri, storie ma soprattutto persone. La tradizione vorrebbe che vi parlassi di noi, di #progetto1849, di quello che tutti insieme abbiamo costruito e di quello che abbiamo in progetto di costruire.

Era tutto già pronto ma ieri ho ricevuto una telefonata fatta di emozioni e di urgenza di raccontare e condividere. E tutto mi è parso improvvisamente noioso.

Vi parlerò quindi dei progetti di un bimbo, dell’invasione di un isola, di una decina di pirati dai 3 ai 10 anni di età e di una piccola flottiglia di pedalò.

Pare che #panatino abbia convinto la mamma ad organizzare una spedizione in flottiglia ( almeno 4 o 5 pedalò, sembra requisiti in questi giorni dalle spiagge limitrofe) per raggiungere con i suoi amichetti l’isola dei pirati ( praticamente difronte ai nostri bagni).

Pirati e pedalò. I bimbi che fecero l'impresa #panatino ;-) Share on X

Sogni, progetti ed emozioni ben più intensi di quelli di noi adulti che finalmente in estate riescono più facilmente a contagiarci guadagnandosi la priorità su tutto. Regalandoci un sorriso e tutta l’invidia di non essere li a condividere l’impresa.

Credo che questo sia il modo migliore di augurarvi ed augurarci buone vacanze, quelle che da sempre preferisco, “le vacanze oziose di un ozioso” rubando il titolo ad un delizioso libretto di Jerome K. Jerome che come ogni estate farà parte delle mie letture (o riletture) estive.

le vacanze oziose di un ozioso, il nostro augurio di una buona vacanza. #panatino Share on X

Buone vacanze a tutti.

La Banca Commerciale Italiana, alcuni ricordi e le precisazioni di uno storico.

11 Giugno 2018/in Articoli, Panatino, Riflessioni, vita da consulente/da Andrea Arrigo Panato

La Banca Commerciale Italiana, alcuni ricordi e le precisazioni di uno storico.

Banca Commerciale italiana, ci passo davanti tutte le mattine per raggiungere lo Studio attraversando Brera.
La vecchia COMIT fa un po’ parte della storia di famiglia. Il mio bisnonno faceva parte della sua alta dirigenza ed al liceo alcuni suoi locali ospitavano le riunioni di noi giovani liberali.
Ricordo molto chiaramente i giorni della fusione con Intesa.
Ai tempi facevo pratica da un ex professore della Bocconi che ne era stato dipendente in gioventù. Il suo studio era cliente di entrambe le banche, due filiali poste una di fronte all’altra.
Ed in quei giorni in cui la finanza cattolica si mangiava la finanza laica noi non avevamo dubbi da che parte stare e facevamo silenziosamente il tifo per un mondo che non c’è più.
Perché c’è stato un tempo in cui le imprese erano istituzioni ed il senso di appartenenza ad un certo mondo di valori era fortissimo.

Un tempo le imprese erano istituzioni e forte era l' appartenenza a quei valori. Share on X

La Pirelli fu un’altra grande impresa che intrecciò il suo destino con quello della mia famiglia ma questa è un’altra storia…. (Storie per il #panatino)

Questo mio pensiero su Facebook dello scorso sabato è stato completato da alcune precisazioni del Prof. Roverato che raccolgo qui per riproporvele e perché sarebbe un peccato lasciare che si perdano nel web. Si parla spesso male dei social ma se ben usati possono diventare una importante occasione di apprendimento o almeno questo si sono dimostrati per me.

Ottimo, gentile Andrea, preparare il #panatino alla “grande” storia: perché quella della COMIT è la storia della modernizzazione del nostro paese, e della sua trasformazione in uno dei grandi player dell’industria manifatturiera mondiale. Che continua ad essere tale, nonostante le nostre contraddizioni e il pessimo (e dilettantistico) ceto politico che, ahimè!, ci ritroviamo.
Due sole annotazioni, anzi tre, a quanto lei scrive, e ai commenti che si sono uniti alle sue parole:

  1. Raffaele Mattioli, banchiere umanista e uomo di raffinata cultura, più che un liberale fu un autentico spirito libero, come dimostrano il suo antifascismo (partecipò alla redazione del manifesto del Partito d’Azione), i suoi rapporti (più intellettuali che politici) con Palmiro Togliatti, la preservazione nei forzieri della Banca dei “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci che la polizia mussoliniana voleva distruggere, l’amicizia con l’economista Piero Sraffa, a lungo collaboratore di John Maynard Keynes ed autore, nel 1960, del fondamentale saggio “Produzione di merci a mezzo di merci”, in cui egli demoliva i principali assunti teorici delle teorie marginalistiche. Di Mattei, e della scommessa che Mattioli fece su quel controverso personaggio: Mattioli intuì che l’iea-business del Commissario liquidatore dell’Agip (puntare sulle risorse energetiche per avviare la ricostruzione di un paese sconfitto, e minato nelle sue infrastrutture) poteva essere una idea vincente: a distanza di così tanti anni, e con il ruolo che l’Eni svolge nel mondo, direi che Mattioli vide giusto, e che Mattei si rivelò un imprenditore pubblico di estrema lungimiranza. Del quale non posso apprezzare il modo disinvolo con il quale comprava il consenso dei politici perché non si opponessero alla crescita esponenzale dell’Eni, ma di cui apprezzo invece la caparbietà con cui costruì le radici dell’unica vera grande impresa globale che ha oggi l’Italia, e che dà oggi molto filo da torcere ai suoi principali competitors. Mattei era un grande corruttore, sì, ma aveva la visione d’insieme dell’imprenditore, in questo caso pubblico, che sa guardare lontano: una “visione” vincente, e fu per questo, forse, che – pur non essendoci sentenze che ci diano certezze in tal senso – egli morì nell’esplosione del suo aereo.

  2. Francesco Cingano fu il degno continuatore di Mattioli e, come lei ricorda, colui che portò la Comit fuori dalle secche in cui l’aveva ridotta Stammati. Mi permetto di linkarle un bel profilo, che riguarda anche Mattioli, scritto nel 2013 da Ferruccio De Bortoli.

  3. Finanza cattolica vs finanza laica, con la vittoria della prima. E se invece di chiamarla cattolica la chiamassimo finanza democristiana? già, perché se la DC è morta e sepolta, la finanza di cui si essa si impossessò grazie alle grandi Casse di Risparmio (in primis la Cariplo), è viva e vegeta! Nei giorni scorsi si è svolta, presente Mattarella, l’Assemblea dell’ACRI-Associazione delle Casse di Risparmio e Fondazioni Bancarie. Presidente di tale Associazione ne è Giuseppe Guzzetti, un democratico cristiano di lungo corso, più che ottuagenario e al suo ennesimo mandato, nonché magna pars della Fondazione Cariplo. Le Fondazioni controllano sia Banca Intesa che Unicredit, E un ex-Presidente del Consiglio ebbe l’improntitudine di affermare l’altr’anno (a margine delle polemiche sul crollo delle Popolari Venete, i cui asset, depurati dalle enormi sofferenze, furono poi “regalate” per 1 euro a Banca Intesa) che il suo Governo aveva buttato la politica fuori dalle banche! Peccato che i vertici delle Fondazioni, che controllano Intesa e Unicredit, ovvero le due principali banche del paese, siano in gran parte espressione della politica locale….

 

Il Panatino e quella sua straordinaria lente di ingrandimento

28 Febbraio 2018/in Panatino/da Andrea Arrigo Panato

Il Panatino e quella sua straordinaria lente di ingrandimento

Pubblico solo oggi, per non perderlo, un piccolo pensiero di quasi 2 anni fa finito per caso nelle bozze e chissà perché mai pubblicato.

Mio figlio sta crescendo molto velocemente. Ormai ci avviciniamo ai 5 anni e vive con molta intensità questo suo ruolo di mediano (secondo anno) all’asilo. La sera a cena a casa nostra assistiamo come da copione alla solita rappresentazione comune a molte famiglie:

Papà: “Cosa hai fatto di bello oggi?”

Panatino: “Niente papà…”

Eppure dopo aver recitato la sua parte, basta attendere qualche secondo in silenzio, si illumina tutto descrivendo (con dovizia di particolari, riportando dialoghi dal vivo ed una gestualità divertente e divertita al tempo stesso) qualche piccolo grande episodio della sua giornata.

Ultimamente il suo aneddoto preferito è relativo alla brocca dell’acqua. Solo i più grandi possono versare l’acqua dalla brocca nel bicchiere, aiutando i bimbi più piccoli. Il Panatino è molto fiero di essere considerato dalla maestra un cameriere provetto (“Salvo qualche gocciolina papà, ma poche poche).

E come se fosse armato di una poderosa lente d’ingrandimento i suoi racconti, lunghissimi, animati, e ricchi di particolari si concentrano su piccoli grandi fatti che improvvisamente e per qualche mezz’ora buona richiedono tutta la mia attenzione.

 

 

 

Lentamente come negli anni 60

3 Agosto 2017/in Panatino, Riflessioni, vita da consulente/da Andrea Arrigo Panato

Lentamente come negli anni 60

Lentamente come negli anni 60, una vacanza dedicata alla riscoperta di noi, del sole, del mare e soprattutto all’ascolto dei pensieri di un bimbo.

Ultime telefonate, ultimo articolo al Sole24Ore, ultimo aggiornamento alla lista dei To Do di settembre e tra poco finalmente raggiungerò il mare. Ultimi giorni passati a lavorare, studiare, progettare e pianificare gli ultimi mesi di questo anno cosi sfidante.

Ed ora i saluti a tutti voi, finalmente potrò rallentare. Provando a vivere lentamente come negli anni 60, abbandonando per un po’ la tecnologia, i social network ed il cellulare.

Meno cola e più chinotto.

Meno super alcolici e più vino.

Meno iphone e più kindle (quello si, fatemelo salvare).

Più passeggiate, più sole, più gioco.

Scrivendo sempre ma su carta.

Facendo colazione al bar con giornale e cappuccino.

Ascoltando più musica e cantando insieme.

Ma siccome il panatino ed io siamo uomini d’azione ci prepariamo anche ad una estate in cui impareremo a nuotare sfidando le onde, faremo legna per l’inverno ed osserveremo il vecchio della montagna fare il burro ascoltandone i racconti.

Mentre nelle notti di luna piena, avvolti nel tabarro, andremo a caccia di vampiri.

Innamorati del sorriso divertito della mamma. Insieme.

 

 

 

Papà posso dirti una cosa?

22 Maggio 2017/in Panatino, Riflessioni/da Andrea Arrigo Panato

Papà posso dirti una cosa?

#Panatino quando ha qualcosa di importante da dire, quando ha fatto qualche nuova scoperta sul mondo richiama la mia attenzione con “papà posso dirti una cosa?“. Una sorta di squillo di trombe, di occhio di bue sul palcoscenico, di “ciak si gira!”.
Poi tace per qualche momento, riordina le idee e proclama la sua tesi con un fare simile a Cesare davanti al Senato di Roma. E come il Senato per Cesare, io sono solo spettatore e non un vero interlocutore.
Perché per lui raccontare è un po’ come per me scrivere, un modo per riordinare le idee e metterle a sistema.
Ed io mi presto volentieri a questo gioco delle parti affascinato dai suoi ragionamenti pronto a prestargli quel vocabolo che gli manca a perfezionare l’eloquio.
Simile a Cesare davanti al Senato di Roma Share on X

La comunicazione è soprattutto rispetto

Un modo di fare che noi, ormai sommersi da mille informazioni e dall’urgenza a nostra volta di fornirle, abbiamo in parte dimenticato.
Trovo molto bello (ovviamente sono di parte):
  • che si preoccupi di comunicarmi l’importanza del suo discorso differenziandolo dalle altre cose che racconta facendolo precedere dal formale “papà posso dirti una cosa?”;
  • il silenzio che precede la sua riflessione, per dare pathos ma contemporaneamente strumentale a riordinare le idee;
  • quel bisogno dell’ascoltatore per comprendere in pieno l’importanza della riflessione. Usando così l’ascoltatore anche per imparare qualcosa di più.

Perché per lui: lui è importante, io sono importante, la sua scoperta è importante.

La comunicazione è soprattutto rispetto Share on X

Lo straordinario mondo dei bimbi

E’ un mondo straordinario quello dei bimbi. Da cui non smetterò mai di imparare.

Un mondo quello dei bimbi che ruota intorno al rispetto di se e degli altri. Share on X

PS la tigre è uno degli animali preferiti dal Panatino.

 

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A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

12 Marzo 2017/in Impresa, Panatino, Riflessioni/da Andrea Arrigo Panato

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

Un week end passato a lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento. Ieri è tornato a casa tutto fiero con il mio regalo per la festa del papà. Doveva essere una sorpresa ma non ha resistito ed abbiamo anticipato i festeggiamenti.

Da sempre i regali per me sono giochi con cui giocare insieme e così le feste sono molto attese da entrambi.

Ultimamente abbiamo riscoperto una comune passione per i lego. Lui è ovviamente interessato alle bellissime scatole delle serie più pubblicizzate ( guerre stellari, ninjago, ecc.).

Io invece resto sempre un po’ perplesso da costruzioni così belle e complesse che ti disincentivano dal distruggere e ricostruire che poi è proprio il bello dei lego.

Così, complice il nuovo negozio vicino allo Studio, i regali che ricevo per me sono tutti pezzi di lego Classic ( insomma i classici mattoncini sciolti con cui tutti abbiamo giocato per anni).

All’inizio il panatino era un po’ perplesso ma per me era importante che lasciasse libera la fantasia e soprattutto imparasse a distruggere e ricostruire.

Oggi ci divertiamo molto complice anche un buon numero di soldati e di pirati con cui ingaggiamo battaglie per la conquista del tesoro.

Quello che mi ha più sorpreso in questo percorso per imparare insieme a sviluppare la fantasia sono state le mie reazioni.

Io che l’ho sempre incentivato a cambiare modo di giocare mi sono reso conto di quante resistenze ho provato quando ha scelto pezzi diversi dai mattoncini che scelgo io, quando si è messo a mischiare le armi tra soldati e pirati, quando ha davvero rotto ogni barriera per lasciare libera la fantasia.

Morale della favola, ho imparato che il cambiamento e l’innovazione sono un percorso e se pretendi di sapere già quando parti dove arriverai ti stai in qualche modo limitando. Non c’è vero cambiamento se non ti liberi da schemi e preconcetti. Si possono usare anche pezzi piccoli, si possono anche cambiare le armi e le teste agli omini. L’abbiamo imparato giocando in due.

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Quando i bambini abbattono i muri che noi per paura costruiamo

12 Novembre 2016/in Panatino/da Andrea Arrigo Panato

Quando i bambini abbattono i muri che noi per paura costruiamo

Sono giorni di grande lavoro, spesso sono fuori Milano e torno tardi a casa. Mio figlio di 5 anni sente il bisogno di riappropriarsi del poco tempo passato insieme ed è sempre emozionante assistere al suo bisogno di raccontare e condividere racconti ed emozioni. Hanno da poche ore eletto, tra mille polemiche, Trump nuovo presidente degli Stati Uniti. I bambini abbattono i muri che noi per paura costruiamo

Non lo capiamo ma è nostro amico papà!

Sai papà, da oggi all’asilo ho un nuovo amico! E anche Matteo, Massimo Lucio e Iago hanno come me un nuovo amico!

– Davvero? E come si chiama?

Non lo so papà! Non ci ha detto il nome.

– Ma Tommaso che amico è se non vi dice come si chiama?

Non è che non c’è lo dice, è che parla in cinese e non lo capiamo. Neanche Emilio ( migliore amico del #panatino, italo cinese) lo capisce! Ma è nostro amico papà!

Un sorriso ed una speranza

In questo dialogo c’è tutto il mio mondo liberale, il rispetto, la parità dei punti di partenza e forse qualcosa in più.

Ed anche un bieco reazionario come me può imparare qualcosa dai bimbi e mi scappa un sorriso ed una speranza…  

 

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