Nuovi limiti di segnalazione bancaria per le PMI

Nuovi limiti di segnalazione bancaria per le PMI

Guida sulle nuove regole europee in materia di definizione di default

Le nuove regole europee in materia di classificazione dei debitori in “default” (ovvero, in stato di inadempienza di un’obbligazione verso la banca) stabiliscono criteri e modalità più stringenti rispetto a quelli finora adottati dagli intermediari finanziari italiani.

Le disposizioni attualmente vigenti prevedono l’automatica classificazione in default delle imprese che presentano arretrati di pagamento rilevanti per oltre 90 giorni consecutivi sulle esposizioni che esse hanno nei confronti della propria banca.

Con le nuove regole si specifica che per arretrato rilevante si intende un ammontare superiore a 500 euro (relativo a uno o più finanziamenti) che rappresenti più dell’1% del totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca.

Per le persone fisiche e le piccole e medie imprese con esposizioni nei confronti della stessa banca di ammontare complessivamente inferiore a 1 milione di euro, l’importo dei 500 euro è ridotto a 100 euro.

Diversamente dal passato, l’impresa non potrà più impiegare margini ancora disponibili su sue linee di credito per compensare gli inadempimenti in essere ed evitare la classificazione in default.

In linea generale, la classificazione dell’impresa in stato di default, anche in relazione ad un solo finanziamento, comporta il passaggio in default di tutte le sue esposizioni nei confronti della banca. Inoltre, potrebbe avere ripercussioni negative su altre imprese ad essa economicamente collegate, esposte nei confronti del medesimo intermediario finanziario.

Per le imprese è dunque fondamentale conoscere le nuove regole e rispettare con puntualità le scadenze di pagamento previste contrattualmente, per non risultare in arretrato nel rimborso dei propri debiti verso le banche anche per importi di modesta entità. Ciò al fine di evitare che la banca sia tenuta a classificare l’impresa in default e avviare le azioni a tutela dei propri crediti, secondo quanto richiesto dalle disposizioni di vigilanza europee.

Sistemi di allerta per la prevenzione della crisi

Queste nuove regole per il default unite ai nuovi obblighi in tema di sistemi di allerta per la prevenzione della crisi (tra cui la nomina del revisore, collegio sindacale ecc) renderanno la vita non facile a molte PMI. Non solo sposteranno l’attenzione tutta su business plan e gestione finanziaria dell’impresa. Sarà importante non farsi cogliere impreparati.

Guida sulle nuove regole europee in materia di definizione di default

Confindustria, ABI e le altre principali Associazioni di rappresentanza delle imprese firmatarie dell’Accordo per il credito 2019 hanno definito una guida sulle nuove regole europee in materia di definizione di default, che le banche potranno iniziare ad applicare a partire dal prossimo mese di giugno e comunque entro il termine del 1 gennaio 2021.

Fino a oggi era previsto che la banca dovesse classificare in default l’impresa che, per oltre 90 giorni consecutivi, è in arretrato di pagamento “rilevante” sulle scadenze di pagamento previste nel finanziamento bancario. Le nuove regole europee quantificano il concetto di “rilevanza”, fissando la soglia oltre la quale l’impresa debba essere obbligatoriamente classificata in default.

In particolare, la banca sarà tenuta a determinare l’inadempienza dell’impresa se la stessa è in arretrato di pagamento, per oltre 90 giorni, su importi di ammontare superiore a 500 euro (complessivamente riferiti a uno o più finanziamenti) e che rappresentino più dell’1% del totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca. Per le piccole e medie imprese, esposte nei confronti di una banca per finanziamenti inferiori a 1 milione di euro, l’importo dei 500 euro è ridotto a 100 euro.

Per approfondire

Scarica la guida sulle nuove regole europee in materia di definizione di default

La Valutazione d’Azienda e Nuovo Codice della Crisi

Valutazione d’Azienda e Nuovo Codice della Crisi

La Valutazione d’Azienda alla Luce del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza

Il prossimo 3 giugno 2019 dalle 9.30 alle 16.30 presso l’Aula Magna di Via Gobbi 5, Università Bocconi, Milano, la Fondazione OIV organizzerà il prossimo Convegno Nazionale sulla valutazione d’azienda che avrà per titolo: “La Valutazione d’Azienda alla Luce del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza”.

Sarà una occasione per incontrare amici e colleghi, scambiarsi qualche punto di vista su questa tormentata riforma sulla crisi d’impresa e sulle altrettanto tormentate specializzazioni. Tutto da capire il futuro dell’esperto valutatore in attesa che si definiscano i ruoli tra OIV e CNDCEC.

Novità dal mondo OIV

In attesa di nuove ed interessanti novità dal mondo OIV.

Ricordo che dovrebbe uscire finalmente una rivista trimestrale sulla valutazione di azienda e che si attendono entro l’anno i nuovi PIV.

Il programma del convegno è in fase di definizione e sarà disponibile nei prossimi giorni.

Organismo Italiano di Valutazione (OIV)

Costituito nel novembre 2011, l’Organismo Italiano di Valutazione (OIV) persegue 3 principali obiettivi:
a) Predisporre e mantenere aggiornati i Principi Italiani di Valutazione di aziende, di strumenti finanziari e di attività reali;
b) Partecipare al dibattito internazionale degli esperti di valutazione dando voce alle migliori professionalità del nostro Paese;
c) Divenire un riferimento per il legislatore nazionale.

Per il perseguimento di questi fini l’OIV:
a) Pubblica e mantiene aggiornati a cadenza pluriennale i PIV – Principi Italiani di Valutazione;
b) Pubblica sul proprio sito discussion papers e, più in generale, documenti orientativi per gli esperti e gli utilizzatori delle valutazioni;
c) E’ sponsor dell’IVSC-International Valuation Standard Council, lo standard setter internazionale nel campo della valutazione;
d) Organizza convegni nazionali ed internazionali.

La trappola dell’alibi

La trappola dell’alibi

Rileggendo le bozze del libro che sto scrivendo per Egea mi sono ricordato di questo vecchio video di Julio Velasco ancora tremendamente divertente ed attuale: “Gli schiacciatori NON parlano dell’alzata, la risolvono”.

Prendetevi un paio di minuti e pensate a quante volte noi, la nostra organizzazione, il nostro Paese ci siamo trovati imbrigliati nella pericolosa trappola dell’alibi.

E mentre cerco una breve biografia di Velasco da inserire in fondo a questo post scopro che:

“L’allenatore argentino di pallavolo Julio Velasco si ritira dopo 40 anni di carriera. La sua decisione è stata annunciata dal sito del Modena Volley, l’ultima squadra da lui allenata, in un comunicato firmato dalla presidente Catia Pedrini. Velasco, che ha 67 anni e ha iniziato la sua carriera in Argentina nel 1979, è diventato noto soprattutto dopo aver allenato tra il 1989 e il 1997 la nazionale italiana maschile di pallavolo, con cui vinse 2 campionati del mondo, 3 campionati europei, 5 World League e una medaglia d’argento alle Olimpiadi del 1996. Inoltre negli anni Ottanta, allenando il Modena Volley, vinse 5 campionati italiani. Tra il 1997 e il 1998 allenò anche la nazionale italiana femminile che lasciò per diventare direttore generale della squadra di calcio della Lazio, dove rimase per un solo anno.”

Le agevolazioni del Decreto Crescita

Le agevolazioni del Decreto Crescita

Le agevolazioni del Decreto Crescita: gli incentivi per le operazioni di aggregazione aziendale ed altre agevolazioni fiscali

Nel decreto legge (in attesa della versione definitiva) recante “Misure urgenti per la crescita economica” sono presenti diverse disposizioni in materia di sgravi e incentivi fiscali, rilancio degli investimenti privati e tutela del made in Italy nonché ulteriori misure per la crescita.

Agevolazioni fiscali

In particolare, per quanto riguarda l’ambito fiscale, si segnalano, tra le altre:

  • reintroduzione, a favore dei titolari di reddito d’impresa e degli esercenti arti e professioni, del super ammortamento per i beni strumentali nuovi
  • revisione della mini-Ires
  • maggiore deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo
  • semplificazione delle procedure di accesso al regime di patent box
  • nuova disciplina del credito d’imposta per ricerca e sviluppo
  • rafforzamento delle misure agevolative per gli impatriati e per il rientro dei cervelli
  • introduzione dell’obbligo, per i contribuenti in regime forfetario, di effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati
  • tassazione di favore per i trasferimenti di interi fabbricati a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare
  • rivisitazione del “sisma bonus”, con estensione alle zone 2 e 3 di rischio sismico dell’agevolazione oggi prevista solo per gli edifici in zona 1
  • per gli interventi di efficienza energetica e per quelli antisismici, possibilità di optare, in luogo delle detrazioni fiscali, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato da chi ha eseguito i lavori
  • incentivi per le operazioni di aggregazione aziendale
  • nuova disciplina per la vendita di beni tramite piattaforme digitali
  • nuovo regime fiscale per gli strumenti finanziari convertibili
  • possibilità per gli enti territoriali di introdurre la definizione agevolata, con esclusione dal pagamento delle sanzioni, per le proprie entrate, anche tributarie, non riscosse a seguito di ingiunzione notificata negli anni 2000-2017.

Per approfondire

Scarica la Bozza del provvedimento (in attesa della versione definitiva)

 

Bonus aggregazioni

Bonus aggregazioni

L’obiettivo del nuovo bonus aggregazioni introdotto dal decreto Crescita è quello di favorire la crescita dimensionale delle imprese attraverso operazioni di aggregazione, aumentandone così la competitività anche a livello internazionale. La versione definitiva del decreto non è ancora pubblica e quindi potrebbe subire importanti modifiche. Riteniamo comunque utile iniziare ad anticiparvi questa possibile agevolazione che potrebbe avere un qualche interesse per le imprese in procinto di effettuare operazioni di M&A.

Incentivo alla crescita dimensionale

Al fine di incentivare la realizzazione di operazioni di aggregazione aziendale per consentire alle imprese di incrementare le loro dimensioni e affrontare in modo più agevole l’attuale periodo di recessione, risultando più competitive anche in un contesto di mercato più ampio di quello nazionale, viene riproposto il cosiddetto bonus aggregazione già inserito nel decreto legge 10 febbraio 2009.

Operazioni interessate

Il bonus aggregazione dispone a ricorrere di particolari condizioni e limitatamente alle operazioni effettuate dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2022 il riconoscimento fiscale gratuito del disavanzo da con cambio che emerge da operazioni di fusione e di scissione nonché del maggior valore iscritto dalla società conferitaria in ipotesi di conferimento di azienda effettuato ai sensi dell’articolo 176 del Tuir.

Deroga al principio di neutralità fiscale

In particolare la norma reintroducendo la deroga al principio di neutralità fiscale tipico dell’operazione straordinaria dispone il riconoscimento fiscale gratuito del maggior valore attribuito all’avviamento nonché ai beni strumentali materiali e di materiali per effetto dell’imputazione su tali poste di bilancio del disavanzo da con cambio che emerge in sede di dette operazioni aggregazione aziendale.

Bonus aggregazioni

Ciò si traduce nel diritto la deduzione fiscale di maggiori ammortamenti e effetto sulla quantificazione delle eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate successivamente al decorso del termine di quattro periodo di imposta.

Per approfondire

Scarica la Bozza decreto crescita

Osservatorio su Innovazione e Imprenditorialità in Piemonte

Osservatorio su Innovazione e Imprenditorialità in Piemonte

Il Piemonte è una regione ricca di eccellenze industriali che purtroppo sta perdendo di competitività non riuscendo a ridisegnare con forza il post FIAT. E’ una regione a cui devo molto e che credo abbia tutte le potenzialità per tornare a correre. Segnalo questa ricerca sia per l’importanza dell’analisi economica a livello regionale (per chi fa valutazione è fondamentale) sia per gli interessanti spunti in tema di casi virtuosi e strategie competitive anche in settori tradizionali.

L’economia del Piemonte è reduce da un prolungato periodo di difficoltà per la quasi totalità dei settori che la compongono. I dati disponibili mostrano come gli effetti sul numero di posti di lavoro e di imprese siano stati accompagnati da una generalizzata perdita di produttività, nonostante i ripetuti interventi sui costi operati dalle imprese.

In questi anni difficili per l’economia del Piemonte, le strategie basate esclusivamente sul contenimento dei costi non sempre sono state in grado di preservare la competitività delle imprese della regione, soprattutto nei settori tradizionali. 

Risultati più soddisfacenti sono invece derivati da scelte strategiche di riposizionamento e di trasformazione degli ambiti di attività, spesso guidate dalla capacità degli stessi imprenditori di cogliere nuove opportunità, accompagnate da investimenti su tecnologie e capitale umano, con un forte sviluppo e rinnovamento delle competenze, partendo da quelle già presenti sul territorio.

Sintesi della ricerca

Nella consapevolezza dell’impossibilità di generalizzare i risultati di un’analisi basata su un campione limitato di casi, ma anche nella convinzione della necessità di fornire alla discussione spunti stimolanti e di attualità, si possono indicare alcuni aspetti di interesse che emergono da questo primo Rapporto:

  • gli imprenditori e le imprese piemontesi continuano a mantenere livelli di eccellenza per modalità di produzione e qualità dei prodotti; tuttavia i mutati equilibri di mercato e la crescente distanza dai clienti finali (geografica e di concezione del prodotto) ne hanno ridotto la capacità di catturare il valore creato, con impatti negativi sui valori aggiunti prodotti;
  • strategie basate esclusivamente su scelte di aumento dell’efficienza e riduzioni dei costi/prezzi non sempre sono in grado garantire la sostenibilità dei vantaggi competitivi, soprattutto nei settori tradizionali. Scelte strategiche più complesse di riposizionamento e/o di trasformazione degli ambiti di attività, accompagnate da investimenti su asset e competenze in grado di ridurre le possibilità di imitazione da parte dei concorrenti, hanno dato risultati più soddisfacenti sul lungo periodo;
  • la formulazione di tali strategie ha sovente tratto origine dalla capacità degli imprenditori di identificare e cogliere nuove opportunità cambiando modelli di business e modalità di creazione del valore per i clienti. Nel fare ciò essi hanno saputo sviluppare e utilizzare in ambiti nuovi le competenze presenti nel territorio (con importanti spillover da imprese in crisi) integrandole con quelle richieste dalla trasformazione delle tecnologie;
  • un aspetto comune a tali strategie è la scelta di potenziare il numero di competenze posseduto dalle imprese (con un generale upskilling dei dipendenti), in modo da spostare la competizione su nuovi prodotti e nuove capacità di rispondere a bisogni dei clienti emergenti e di crescente complessità;
  • le dinamiche di innovazione sottostanti a tali scelte strategiche e ai conseguenti cambiamenti organizzativi sono da considerare come un fenomeno continuativo e da adattare alle esigenze e competenze della singola impresa;
  • rimangono numerose incognite per il futuro, relative sia alla capacità di sostenere con continuità le dinamiche di innovazione (soprattutto quelle relative ai processi di digitalizzazione di produzione e prodotti), sia alla capacità di catturare maggiori quote di valore creato all’interno delle filiere di appartenenza.

Per approfondire

Scarica il programma dell’incontro e i materiali del Rapporto (Executive Summary e testo integrale)

Strategie per crescere con fusioni e acquisizioni

Strategie per crescere con fusioni e acquisizioni

Affrontare il tema della crescita dimensionale è strategico per le nostre PMI. Possiamo cogliere l’occasione per riflettere sulle strategie per crescere con fusioni ed acquisizioni come sempre provando ad ispirarci da chi, più grande, le attua da tempo. Ricordando che in questo gioco sempre più frequente di cessioni ed acquisizioni di azienda la piccola media impresa può essere sia protagonista sia preda.

La decima Relazione annuale sul private equity di Bain & Company (Global Private Equity Report) rivela in che modo i fondi con le performance migliori mettono a frutto il capitale in un contesto caratterizzato dal rialzo dei multipli di prezzo e dalla forte concorrenza.

Strategie che definiscono il mondo del private equity

Nonostante un anno positivo per il private equity, i gestori di fondi continuano a dover affrontare la stessa sfida: come mettere a frutto in modo produttivo i volumi record di capitale raccolto in un contesto di elevata concorrenza per gli asset e di multipli crescenti dei prezzi di acquisto.  I fondi più performanti riconoscono che l’unica risposta efficace è migliorare le proprie attività approfondendo ogni possibile elemento delle società target.

Bain & Company ha identificato tre modelli che le principali società stanno applicando, strategie per crescere con fusioni ed acquisizioni:

Buy-and-build: strategia potente, complessa da mettere in pratica.

Avendo investito essa stessa in operazioni buy-and-build, oppure prestato consulenza per centinaia di operazioni di questo tipo negli ultimi 20 anni, Bain ha imparato che solo l’accadere congiunto e completo delle condizioni di successo permette il positivo realizzarsi di questa strategia. Ogni operazione è differente, ma le strategie di buy-and-build più efficaci condividono alcune caratteristiche importanti:

  • un settore con un basso rischio di novità dirompenti e un’impresa che genera un cash flow disponibile costante per finanziare un ritmo costante di acquisizioni;
  • un numero sufficiente di target interessanti per supportare le ambizioni aggregate di tutti i consolidatori nello spazio;
  • una società “platform” con la giusta infrastruttura fondamentale (ad esempio sistemi informatici robusti, un bilancio solido, modello finanziario operativo ripetibile, ecc.);
  • acquisizioni vicine al proprio core, che aggregano un insieme di società strettamente intercorrelate per produrre benefici legati all’aumento delle dimensioni.

Integrazione per fusione: portare la sfida a un livello superiore.

I fondi di private equity si stanno orientando sempre più verso operazioni su grande scala di fusione e acquisizione per risolvere quello che è diventato uno dei problemi più difficili da gestire del settore: l’enorme quantità di denaro da spendere e la scarsità di società target. Questo approccio fa sorgere un’importante difficoltà:

creare valore integrando due o più organizzazioni complesse in una di maggiori dimensioni che abbia un senso strategico e operativo.

La ricerca di Bain mostra che, anche se c’è evidente valore nel realizzare acquisizioni sufficientemente grandi da avere un impatto significativo, il tasso di successo non è costante ed è strettamente collegato all’esperienza dell’acquirente.

I vincitori sono quelli che realizzano operazioni di questo tipo in modo abbastanza frequente e trasformano le operazioni di fusione e acquisizione su larga scala in un modello ripetibile.

Gli operatori che hanno meno successo fanno grandi scommesse con poca frequenza, spesso nel tentativo di spingersi strategicamente oltre il limite.

Strategie verso i settori adiacenti: un’altra via per la diversificazione.

La storia dimostra che espandersi in modo intelligente nei giusti settori adiacenti può portare eccellenti risultati. Tuttavia, dedicare tempo, capitale e talenti a strategie troppo lontane rispetto al proprio campo, può portare a un rapido tracollo delle performance.

I fondi con le performance migliori prendono in considerazione i settori adiacenti più prossimi al proprio core business, piuttosto che quelli che si trovano due o tre passi più in là. Sono infatti più vicini a quello che sanno fare le società di private equity che si occupano di buyout. Inoltre vi sono prospettive di margini più elevati per i general partner ed i migliori rendimenti netti per i limited partner.  Sempre di più gli investitori di buyout raccolgono capitale da destinare a strategie growth equity, strategie long-hold e fondi settoriali.

 

 

Gli strumenti per l’accertamento della crisi e la centralità del business plan.

Gli strumenti per l’accertamento della crisi e la centralità del business plan.

Il CNDCEC, con il documento “Programma di valutazione del rischio di crisi aziendale nelle società a partecipazione pubblica e indicatori di valutazione.” ha voluto fornire una serie di raccomandazioni per la selezione di strumenti che consentano il monitoraggio del rischio di crisi aziendale, oltre a mettere a disposizione degli operatori un supporto, dotato del carattere di obiettività, per facilitare l’adempimento degli obblighi di legge, anche in considerazione delle conseguenze previste in caso di inosservanza.

Il CNDCEC ha evidenziato come il piano di impresa (o business plan) costituisca il più efficace assetto organizzativo di governo finanziario dell’impresa e di tempestiva rilevazione del rischio di crisi aziendale.

Visione dinamica e prospettica nell’accertamento della crisi.

L’accertamento della crisi, pur non escludendo il ricorso a dati contabili e/o consuntivi, richiede che questi siano valorizzati nella prospettiva della loro capacità di segnalare futuri squilibri; e, in tale ottica, poco significativi allo scopo risultano gli indicatori finanziari, soprattutto se esaminati singolarmente (vale a dire senza un adeguato confronto spaziale-temporale e senza un’analisi congiunta con la ratio e i risultati di gestione che abbraccino le molteplici dimensioni economico-finanziarie-patrimoniali d’azienda) e asetticamente rispetto allo specifico contesto socio-economico in cui opera l’impresa.

L’individuazione della crisi impone una visione dinamica basata sulle prospettive e sulla programmazione aziendale e implica un approccio specifico rispetto alla valutazione in ordine allo stato di insolvenza.

Definizione di crisi

il CNDCEC ritiene di definire la nozione di crisi sulla base del concetto di “incapacità corrente dell’azienda di generare flussi di cassa, presenti e prospettici, sufficienti a garantire l’adempimento delle obbligazioni già assunte e di quelle pianificate”14.

Tale definizione assume la centralità della dimensione finanziaria, sia attuale che futura, attraverso il riferimento ai cash flow anche attesi, con estensione alle obbligazioni non ancora assunte purché prevedibili nel normale corso di attività o in base alla programmazione aziendale.

Gli strumenti per l’accertamento della crisi

Non difettano regole per intercettare i segnali della crisi. Si allude, in particolare, al Principio di revisione (ISA Italia) 570, Continuità aziendale, al Principio 11 delle Norme di comportamento del collegio sindacale, all’OIC 11 – Finalità e postulati del bilancio d’esercizio (§21-24).

Trattasi di regole che richiedono una ragionata e complessa disamina di informazioni di natura qualitativa in aggiunta ai più immediati dati quantitativi, ed esigono di accompagnare la semplice analisi storica dei risultati con un approfondito esame dei piani di azione futuri della direzione e dei relativi flussi finanziari ed economici previsionali.

La centralità del business plan

Il presupposto per intercettare con efficacia e tempestività la crisi è privilegiare le prospettive aziendali e pertanto la disponibilità di dati prognostici: disporre di un piano è il primo requisito della diligente conduzione dell’impresa poiché:

  • solo dal piano emerge in modo inequivocabile la continuità aziendale;
  • è solo il piano che permette di individuare con ragionevole certezza la sostenibilità del debito;
  • è il piano che fornisce all’organo amministrativo le informazioni che consentono ex ante di misurare il fabbisogno finanziario e le risorse disponibili per la sua copertura;
  • è solo il piano che consente di individuare le azioni da adottare per correggere tempestivamente la rotta.

Il piano costituisce insomma il più efficace assetto organizzativo di governo finanziario dell’impresa e di tempestiva rilevazione del rischio di crisi aziendale. Di modo che è opportuna l’introduzione di un controllo di gestione atto a consentire un ordinato ed efficace processo di redazione del piano per il monitoraggio dell’andamento aziendale e dei flussi finanziari; mentre per il monitoraggio degli aspetti finanziari (rendiconto) e dei flussi di cassa di breve periodo è utile l’impiego di budget con orizzonte temporale annuale e piani di tesoreria.

Per approfondire:

Scarica: Programma di valutazione del rischio di crisi aziendale nelle società a partecipazione pubblica e indicatori di valutazione.

Seminario di specializzazione: il business plan: strumento di pianificazione strategica, valutazione aziendale e risanamento dell’impresa in crisi

 

Riorganizzazione aziendale tra scissione parziale e disciplina delle società non operative

Riorganizzazione aziendale tra scissione parziale e disciplina delle società non operative.

L’Agenzia delle entrate affronta un caso di riorganizzazione aziendale tra scissione e disciplina delle società non operative rispondendo a un’istanza di interpello presentata da una immobiliare che, a causa di situazioni oggettive, non potrà conseguire il reddito mimino presunto dalla disciplina delle società non operative (risposta n. 68/2019) .

Il caso concreto

A seguito di un’operazione di doppia scissione parziale proporzionale, l’istante risulterà assegnataria del patrimonio immobiliare delle società (…), che la stessa concederà in locazione commerciale a queste ultime. Tuttavia, i canoni di locazione che la società istante intende praticare, pur essendo in linea con i valori risultanti dalla banca dati delle quotazioni immobiliari, non sono sufficienti al superamento del c.d. “test di operatività” di cui al citato articolo 30 della Legge n. 724 del 1994.

In particolare:

  • l’applicazione della disciplina in materia di società di comodo comporta la sottoposizione a tassazione di un reddito minimo presunto e limitazioni all’ utilizzo dell’eccedenza di credito IVA risultante dalla dichiarazione annuale;
  • ai sensi del comma 4-bis dell’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, al verificarsi di situazioni oggettive che hanno determinato l’impossibilità di conseguire i ricavi, gli incrementi di rimanenze, i proventi e il reddito nelle misure minime previste dalla normativa, la società interessata può preventivamente interpellare l’Amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della Legge n. 212 del 2000;
  • la società istante non rientra in alcuna delle cause di esclusione automatica dalla disciplina in esame previste dall’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, né nelle ipotesi di disapplicazione della stessa;
  • gli immobili in corso di costruzione, iscritti in un’apposita sottovoce dell’attivo, così come quelli in fase di ristrutturazione e/o restauro, non suscettibili di produrre ricavi e proventi, sono automaticamente esclusi dall’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994;
  • gli ultimi risultati disponibili, registrati nella banca dati delle quotazioni immobiliari (OMI) relativi all’anno 2017 – Semestre 2 per la fascia/zona di ubicazione degli immobili in questione, evidenziano valori di locazione Euro/mq/mese, relativamente allo stato di conservazione, inferiori all’ammontare di ricavi che l’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994 prevede per gli asset immobiliari, così come individuati dal comma 1 dell’articolo citato, in base ai valori storici lordi che verranno assegnati alla data di effetto dell’operazione di doppia scissione;
  • sia le società conduttrici (le scisse) che la società locatrice (la beneficiaria) sono soggette all’attività di direzione e coordinamento da parte della società controllante;

Soluzione

Qualora le quotazioni OMI relative agli anni  non si discostino da quelle riportate nella presente istanza, sulla base delle dichiarazioni e delle affermazioni dell’istante, nonché dell’analisi del contenuto dell’istanza di interpello e dei suoi allegati e della documentazione integrativa, sinteticamente riportate nell’esposizione del quesito, la scrivente fornisce parere positivo per il periodo d’imposta 2019 alla disapplicazione dell’articolo 30 della legge n. 724 del 1994.

Nuova Sabatini 2019 al via le agevolazioni

Nuova Sabatini 2019 al via le agevolazioni

Riapre lo sportello online per la presentazione delle domande per accedere agli incentivi della “Nuova Sabatini”, che prevede lo stanziamento di 480 milioni di Euro.

La misura è destinata alle micro, piccole e medie imprese che intendono investire in beni strumentali. Ad esclusione di terreni e fabbricati, sono ammissibili gli investimenti per l’acquisto, anche in leasing, di impianti, macchinari, attrezzature industriali, attrezzature commerciali, hardware, software e tecnologie digitali compresi gli investimenti in big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D e radio frequency identification.

Le agevolazioni consistono, da una parte, nell’accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese a sostegno dei finanziamenti forniti da banche e intermediari finanziari (fino all’80% dell’ammontare dell’investimento), nonché di un contributo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti.

L’investimento, in particolare, può essere interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing). Per rientrare nell’agevolazione il finanziamento deve essere di durata non superiore a 5 anni, di importo compreso tra 20.000 Euro e 2 milioni di Euro e interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili.

Cos’è

  • La misura Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese
  • La misura sostiene gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali

A chi si rivolge

  • Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) che alla data di presentazione della domanda:
    • sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca
    • sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali
    • non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea
    • non si trovano in condizioni tali da risultare imprese in difficoltà
    • hanno sede in uno Stato Membro purché provvedano all’apertura di una sede operativa in Italia entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento

Settori ammessi

  • Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:
    • attività finanziarie e assicurative
    • attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione

Cosa finanzia

  • I beni devono essere nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per “impianti e macchinari”, “attrezzature industriali e commerciali” e “altri beni” ovvero spese classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC (Organismo italiano di contabilità), nonché a software e tecnologie digitali.  Non sono in ogni caso ammissibili le spese relative a terreni e fabbricati, relative a beni usati o rigenerati, nonché riferibili a “immobilizzazioni in corso e acconti”
  • Gli investimenti devono soddisfare i seguenti requisiti:
    • autonomia funzionale dei beni, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano tale requisito
    • correlazione dei beni oggetto dell’agevolazione all’attività produttiva svolta dall’impresa

Le agevolazioni

  • Consistono nella concessione da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese per sostenere gli investimenti previsti dalla misura, nonché di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti
  • L’investimento può essere interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing)
  • Il finanziamento, che può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso, deve essere:
    • di durata non superiore a 5 anni
    • di importo compreso tra 20.000 euro e 2 milioni di euro
    • interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili
  • Il contributo del Ministero dello sviluppo economico è un contributo il cui ammontare è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:
    • 2,75% per gli investimenti ordinari
    • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “industria 4.0”)
  •  I beni materiali e immateriali rientranti tra gli investimenti c.d. “industria 4.0” che possono beneficiare del contributo maggiorato del 30% previsto dalla legge 232 dell’11 dicembre 2016 (legge di bilancio 2017), sono individuati all’interno degli allegati 6/A e 6/B alla circolare 15 febbraio 2017 n.14036 e s.s.mm.ii. Alla luce delle novità introdotte dall’articolo 1, comma 32, legge 27 dicembre 2017 n. 205 (legge di bilancio 2018), con circolare n. 269210 del 3 agosto 2018 si è provveduto ad adeguare l’elenco dei beni immateriali (allegato 6/B) in relazione ai quali può essere riconosciuta la misura massima del contributo.
  • Per maggiori chiarimenti circa le caratteristiche tecniche e la riconducibilità dei beni per i quali si intende fruire del beneficio a quelli elencati negli allegati sopra citati, si invita a prendere visione delle linee guida tecniche contenute nella parte terza della Circolare Mise – Agenzia delle Entrate del 30 marzo 2017, n. 4/E
    Esclusivamente in merito alla riconducibilità dei beni fra quelli elencati negli allegati sopra citati è possibile acquisire autonomamente il parere tecnico da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
    La richiesta di parere va trasmessa all’indirizzo di posta PEC della Direzione Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI: dgpicpmi.dg@pec.mise.gov.it
    A riguardo, si invita preventivamente a prendere visione della sezione “Interpelli e pareri”

Come funziona

  • La PMI presenta alla banca o all’intermediario finanziario, unitamente alla richiesta di finanziamento, la domanda di accesso al contributo ministeriale, attestando il possesso dei requisiti e l’aderenza degli investimenti alle previsioni di legge. Le modalità di presentazione della domanda di accesso al contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Presentazione domande
  • La banca/intermediario finanziario verifica la regolarità formale e la completezza della documentazione trasmessa dalla PMI, nonché la sussistenza dei requisiti di natura soggettiva relativi alla dimensione di impresa e, sulla base delle domande pervenute, trasmette al Ministero richiesta di prenotazione delle risorse relative al contributo
  • La banca/intermediario finanziario, previa conferma da parte del Ministero della disponibilità, totale o parziale, delle risorse erariali da destinare al contributo, ha facoltà di concedere il finanziamento alla PMI mediante l’utilizzo della provvista costituita presso Cassa depositi e prestiti S.p.A., ovvero mediante diversa provvista
  • La banca/intermediario finanziario che decida di concedere il finanziamento alla PMI, adotta la relativa delibera e la trasmette al Ministero, unitamente alla documentazione inviata dalla stessa PMI in fase di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni
  • Il Ministero adotta il provvedimento di concessione del contributo, con l’indicazione dell’ammontare degli investimenti ammissibili, delle agevolazioni concedibili e del relativo piano di erogazione, nonché degli obblighi e degli impegni a carico dell’impresa beneficiaria e lo trasmette alla stessa e alla relativa banca/intermediario finanziario
  • La banca/intermediario finanziario si impegna a stipulare il contratto di finanziamento con la PMI e ad erogare alla stessa il finanziamento in un’unica soluzione ovvero, nel caso di leasing finanziario, al fornitore entro trenta giorni dalla data di consegna del bene ovvero alla data di collaudo se successiva. La stipula del contratto di finanziamento può avvenire anche prima della ricezione del decreto di concessione del contributo
  • La PMI, ad investimento ultimato, compila, in formato digitale ed esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma, la dichiarazione attestante l’avvenuta ultimazione, nonché, previo pagamento a saldo dei beni oggetto dell’investimento, la richiesta di erogazione della prima quota di contributo e le trasmette al Ministero, unitamente all’ulteriore documentazione richiesta. Le modalità per richiedere l’erogazione del contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Erogazione contributo
  • La PMI trasmette al Ministero, in formato digitale ed esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma, le richieste di quote di contributo successive alla prima, allegando alle stesse l’ulteriore documentazione richiesta. Le modalità per richiedere l’erogazione del contributo sono descritte nella sezione Beni strumentali (“Nuova Sabatini”) – Erogazione contributo

Per approfondire

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