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Aiutare qualcuno a fare, da pari a pari, con rispetto reciproco.

Aiutare qualcuno a fare, da pari a pari, con rispetto reciproco.

L’immagine della nostra professione spesso oscilla in maniera indeterminata e pericolosa tra quella del consulente della multinazionale americana e quella dell’ impiegato pubblico. Perdendo in qualche modo quelli che sono i nostri punti di forza e quella che è la nostra storia e la nostra identità: professionalità, deontologia e riservatezza.

FotoDa bambino non riuscivo a capire bene che lavoro facesse mio padre, anche lui commercialista, e ricordo che mi colpì molto una pubblicità istituzionale dell’allora CNDC di cui sono riuscito a recuperare anni fa solo una vecchia immagine un po’ rovinata, che mi piace conservare e riproprorvi (scusandomi della pessima qualità ma in rete non ho trovato nulla di più definito). Mi fu subito chiaro che mio padre “aiutava qualcuno a fare”, da pari a pari, con rispetto reciproco. Non riuscivo a capire molto di più, ma compresi che era una bella professione. Una professione libera (mio padre ci teneva molto a sottolinearlo anche se allora non ne comprendevo bene il perché).

In questi giorni un po’ convulsi la mia mente è subito riandata a quella foto su un vecchio giornale e mi ha strappato un sorriso perché la mia immagine della professione in fondo è ancora quella, dell’imprenditore e del commercialista che dopo una giornata di lavoro sono ancora lì, a tarda sera, a lavorare su un progetto. Insieme.

Le imprese oggi hanno difronte sfide importanti, crescita dimensionale, marketing e finanza, devono conoscere il loro settore ed internazionalizzarsi. Noi professionisti dobbiamo riscoprire il nostro ruolo (probabilmente ritrovando e rinnovando valori antichi) per accompagnarle in questo percorso e dobbiamo farlo in fretta. Le energie di tutti devono essere focalizzate su innovazione e rinnovamento. Non su altro.

Abbiamo di fronte una grande opportunità per riflettere sul nostro ruolo di professionisti, se non dimenticheremo la grande capacità di sintesi e di visione dell’impresa a 360 gradi che da sempre accompagna la nostra professione.

Non possiamo più permetterci di perdere tempo in interpretazioni fiscali ad orologeria, nel seguire orientamenti contrastanti in giurisprudenza su argomenti spesso di scarsa rilevanza e che trovano la loro complessità solo nella pigrizia del legislatore nel fare chiarezza. Lo Stato deve tornare ad essere al servizio del contribuente e non viceversa.

Non dobbiamo aggiungere burocrazia a burocrazia, dobbiamo pretendere il rispetto dello statuto del contribuente ed una forte semplificazione della normativa per essere messi nelle condizioni di poter “aiutare qualcuno a FARE, da pari a pari, con rispetto reciproco”.

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