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La valutazione delle piccole imprese

La valutazione delle piccole imprese

La qualità della base informativa nelle PMI.

L’esperto può essere chiamato a svolgere valutazioni che riguardano un ampio spettro di aziende per dimensioni e complessità. Ai due estremi si collocano, da un lato, aziende grandi e complesse, per le quali è necessario disporre di un’ampia base informativa e, dall’altro, realtà dimensionalmente ed operativamente più semplici, per le quali l’informativa ottenibile non è estesa ma le possibilità di comprensione sono più immediate. Fra gli estremi si interpongono numerose posizioni intermedie.

Le analisi sin qui descritte sono presentate – com’è naturale che sia – nella loro massima articolazione, ma la scelta del percorso in concreto da seguire in un particolare caso può prevedere una modulazione dei criteri applicativi in coerenza con la realtà aziendale da valutare.

Ciò che conta è che le eventuali semplificazioni di percorso adottate vengano assicurando in ogni caso il raggiungimento dell’obiettivo di ragionevolezza dell’informazione utilizzata.

La qualità della base informativa nelle PMI.

Ai fini dell’individuazione delle modalità attuative possono tuttavia essere utili le considerazioni che seguono, riferite per chiarezza alla valutazione di un’azienda di ridotte dimensioni.

  • 1) l’adeguatezza della base informativa deve essere valutata dall’esperto, trattandosi di una condizione di base per assicurare la bontà delle sue stime. Il giudizio, in ultima analisi, deve tenere conto di due dimensioni:
    • (1) la materiale disponibilità di informazioni rilevanti;
    • (2) l’idoneità degli elementi raccolti a sostenere fondatamente le stime. L’obiettivo può dirsi raggiunto se l’esperto può attestare l’indisponibilità di altre fonti informative rilevanti, ottenibili da un ricercatore diligente, e dichiara che ritiene idonea alla formulazione delle sue stime la base informativa raccolta.
  • 2) l’analisi fondamentale ha in sostanza l’obiettivo di trarre (dalle prospettive generali, dalla dinamica competitiva e dalla storia dell’azienda) gli elementi necessari alla stima o alla verifica dei risultati prospettici. L’esperto può anche seguire percorsi di analisi semplificata, ma deve essere in grado di stabilire quanto meno:
    • (1) se l’azienda è in fase stazionaria, oppure in crescita, oppure di declino;
    • (2) quali sono i driver che caratterizzano tale condizione (dinamica dei risultati e degli investimenti; dati tendenziali di lungo periodo, necessari per la stima del valore terminale).
  • 3) la selezione delle metodologie da applicare deve sempre avvenire in coerenza con le analisi che precedono. Ad esempio, quando mancano segnali che indichino un’evoluzione tendenziale dei risultati dell’azienda, l’esperto può formulare un’ipotesi di stazionarietà e quindi appoggiare le stime ad una normalizzazione dei risultati del recente passato. Oppure, in presenza di risultati la cui sostenibilità nel lungo periodo appare dubbia, può limitare ad alcuni anni il calcolo di un goodwill, con il tradizionale metodo patrimoniale-reddituale. Lo stesso può dirsi, simmetricamente, in presenza di un arretramento temporaneo per il quale può essere stimato un

Le valutazioni comparative di mercato

Le valutazioni comparative di mercato possono essere difficili nel caso delle aziende di minori dimensioni. L’esperto potrà tuttavia sempre verificare come i valori di mercato si posizionino rispetto ai valori intrinseci, nel caso di aziende in qualche modo accostabili a quella in esame.

Per approfondire

DP n. 1/ 2021: L’uso di informazione finanziaria prospettica nella valutazione d’azienda (disponibile CLICCANDO QUI);