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Tag Archivio per: Sarà davvero disruptive? Una riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul modello di business

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Sarà davvero disruptive?

3 Ottobre 2024/in Restartup, Riflessioni/da Riflessioni

Sarà davvero disruptive?

Una riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul modello di business

Da tempo ci interroghiamo sull’impatto della Intelligenza Artificiale sulla nostra professione e sul modello di business dei nostri clienti.
La rete spesso si divide tra i due opposti fanatismi, tra gli ottimisti ad oltranza ed i pessimisti disperati. Due approcci poco utili.
Oggi ospitiamo la riflessione “MA ALLA FINE SARÀ DISRUPTIVE O DI SOSTEGNO?” di un amico che ci è parsa particolarmente interessante per le conclusioni (che restano per definizione mutabili all’evolversi della tecnologia) ma soprattutto per l’approccio, il metodo e le domande che si e ci pone.
♦ Stefano Schiavo è fondatore e partner di Sharazad Consulting, azienda specializzata in marketing strategico e innovazione aziendale.

Sarà davvero disruptive? Una riflessione sull'impatto dell'intelligenza artificiale sul modello di business Share on X

Tecnologia disruptive

Ce l’ha insegnato Clayton Christensen. Non basta che una tecnologia sia radicalmente innovativa per sconvolgere l’economia. Perché anche se introduce qualcosa di completamente nuovo, non è detto che spiazzi i modelli di business delle aziende leader… In quel caso anzi la tecnologia sostiene il loro business aumentando ancora di più il loro vantaggio sugli altri. Una tecnologia che riesce a modificare gli equilibri di mercato viene chiamata invece disruptive. La domanda che nasce e che si pone ARK Invest è se l’AI sia davvero disruptive o se sarà fagocitata dalle Tech. Vediamo la risposta…
Ark ha rilevato che il costo per operare modelli AI di pari qualità si dimezza ogni quattro mesi, rispetto ai 18-24 mesi previsti dalla legge di Moore per i semiconduttori. Questo significa che ciò che richiedeva un decennio per essere sviluppato in passato, ora può avvenire in meno di due anni. Un esempio chiave è la previsione che modelli avanzati come GPT-4 potranno essere eseguiti su smartphone di fascia alta entro il 2026, mentre nel 2020, per raggiungere lo stesso risultato, sarebbe stato necessario un supercomputer da 6 miliardi di dollari.

I tre criteri fondamentali

Una tecnologia è considerata “disruptive” se soddisfa tre criteri fondamentali:
  1. presenta una forte riduzione dei costi che migliora le prestazioni senza costi aggiuntivi
  2. taglia trasversalmente diversi settori e penetra in nuovi mercati spesso ignorati o sottovalutati dagli incumbent
  3. diventa una piattaforma per ulteriori innovazioni.
Beh… L’AI risponde a ciascuno di questi criteri!
  1. Riduzione dei costi. L’AI sta calando nei costi più velocemente di qualsiasi altra tecnologia nella storia. Il costo di inferenza per modelli AI come GPT-4, che è calato di più del 90% tra il 2020 e il 2023, e si prevede che questa tendenza continui per tutto il decennio. Nel 2020, addestrare un modello GPT-4 avrebbe richiesto circa 100 milioni di dollari; oggi, questo costo si è ridotto a poche frazioni di quella cifra. Questi cali rendono obsoleto il classico modello di business degli incumbent, che premia strategie a breve termine, poiché i concorrenti con meno risorse possono innovare a costi molto inferiori.
  2. Attraversa i settori. L’AI non è confinata al settore tecnologico. Sta già trasformando la sanità, la finanza, la manifattura e persino l’intrattenimento. Ad esempio, nella sanità, il 7% di tutte le ricerche su Google è legato a temi sanitari. L’AI sta già superando l’uomo in alcune competenze: i modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM) hanno superato gli esami di licenza medica e aziende come Tempus Health stanno integrando l’AI per rispondere in modo più accurato e personalizzato alle domande dei pazienti, mettendo in discussione il dominio di “Dr. Google”. Nel settore finanziario, le aziende stanno implementando agenti AI per offrire consulenze su misura e gestire i portafogli, rappresentando una sfida diretta agli istituti bancari tradizionali.
  3. Piattaforma per innovazione. L’AI non solo è una tecnologia disruptive di per sé, ma sta diventando una piattaforma per una gamma sempre più ampia di innovazioni. Ad esempio, Tesla sta utilizzando l’AI per trasformare il settore automobilistico con la sua flotta di robotaxi. Secondo le previsioni, i veicoli Tesla produrranno più di 300 quadrilioni di token di dati entro la fine del decennio, dati che non solo permetteranno il miglioramento dei sistemi di guida autonoma, ma anche lo sviluppo di robot umanoidi per servizi fisici e digitali. Inoltre, il numero di aziende che menziona l’AI durante le chiamate sugli utili è aumentato drasticamente, con il 25% delle aziende che ne parla attivamente nel 2024, rispetto al 10% di qualche anno fa.

La strategia del “first follower”.

Queste le evidenze. l giganti tecnologici come Google e Apple sembrano però aver adottato una strategia di attesa, lasciando alle startup il compito di dimostrare la fattibilità dei nuovi modelli di business prima di intervenire. Google ha lanciato un grande modello di linguaggio solo tre anni dopo OpenAI, e Apple, pur integrando l’AI nei suoi prodotti, è rimasta indietro rispetto a concorrenti come Meta e Anthropic.
“Questo ritardo potrebbe sembrare una strategia valida, ma il rapido calo dei costi dell’AI e l’evoluzione accelerata della tecnologia” rendono sempre meno efficace la strategia del “first follower”. Per esempio, ARK Invest ha rilevato che nel 2023 i modelli di Google erano mediamente il 46% più costosi rispetto a quelli di OpenAI, a parità di prestazioni.
Quindi , l’AI sarà veramente disruptive per i leader di mercato? A prima vista, la risposta sembra no: con il loro accesso a dati, distribuzione e risorse finanziarie, i colossi tecnologici come Google e Apple sembrano ben posizionati per mantenere il loro dominio. Però la natura stessa delle tecnologie disruptive racconta una storia diversa.
L’AI non è solo una tecnologia che riduce i costi o migliora la performance, ma una piattaforma che genera innovazioni e nuove opportunità. Nel 2024, oltre il 40% dei finanziamenti di venture capital negli Stati Uniti è stato destinato a startup AI, il che dimostra l’enorme fiducia nel potenziale disruptive dell’AI. Se i leader del mercato non riescono a capitalizzare su questa rivoluzione tecnologica, potrebbero vedere emergere nuovi concorrenti più agili e innovativi che cambieranno definitivamente il panorama del settore.

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