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Mercato Cloud italiano

4 Ottobre 2024/in Articoli/da Riflessioni

Mercato Cloud italiano

La corsa dell’intelligenza artificiale fa volare il mercato Cloud italiano che raggiunge quota 6,8 miliardi di euro (+24% rispetto al 2023)

Negli ultimi anni, il cloud si è affermato come un elemento chiave per la trasformazione digitale delle imprese, offrendo soluzioni scalabili, flessibili e convenienti per la gestione dei dati e delle applicazioni aziendali. L’adozione di servizi cloud, come Infrastructure as a Service (IaaS), Platform as a Service (PaaS) e Software as a Service (SaaS), sta aumentando significativamente, con un impatto rilevante sia sulle PMI che sui grandi gruppi industriali. Questo trend rispecchia una crescente esigenza di innovazione, efficienza operativa e agilità nel rispondere alle dinamiche di mercato, sostenendo lo sviluppo economico e la competitività delle imprese.

 

  • La componente Public & Hybrid Cloud, cioè l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici, privati e sistemi on premises, registra la dinamica di crescita più significativa, per una spesa di oltre 4,8 miliardi di euro (+30% sul 2023).
  • L’IA rappresenta la spinta principale di questa crescita, sottolineando ancora una volta come il cloud rappresenti la tecnologia abilitante per l’innovazione. In particolare, i servizi di infrastruttura hanno toccato il valore di 2,1 miliardi di euro (+42% sul 2023), posizionandosi per la prima volta come componente principale nel mix complessivo (44%).

L’intelligenza artificiale fa correre il mercato del Cloud italiano che cresce del +24% rispetto al 2023, con un valore di 6,8 miliardi di euro. Si tratta dell’incremento più alto registrato negli ultimi 6 anni, superiore anche al 2020 caratterizzato dai lockdown, quando aveva toccato il +20%. A farla da padrona nel 2024 è il Public & Hybrid Cloud, che evidenzia la dinamica di crescita più significativa, con una spesa di 4,8 miliardi di euro (+30% sul 2023). In questo comparto da rilevare lo storico sorpasso dei servizi infrastrutturali (Infrastructure As A Service – IaaS) sui servizi Software (SaaS), storicamente i più rilevanti nella spesa delle imprese.

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano*, giunto alla sua quattordicesima edizione, presentata oggi durante il convegno “Cloud nell’era della rivoluzione intelligente: cavalcare l’onda senza esserne travolti”. Uno degli oltre 50 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella pubblica amministrazione.

“All’interno delle grandi organizzazioni italiane l’87% delle soluzioni con funzionalità di AI sfrutta modelli di servizio in Cloud,” afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation “La nuvola si conferma dunque un pilastro imprescindibile per il percorso di digitalizzazione delle imprese del nostro Paese e consentirà di rispondere all’enorme domanda di servizi connessi all’intelligenza artificiale. Le organizzazioni devono quindi prepararsi ad accogliere l’impatto di questa trasformazione, cavalcando l’onda senza esserne travolte”.

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La spesa del Cloud in Italia

In continuità con gli scorsi anni, è la componente Public & Hybrid Cloud a registrare la dinamica di crescita più significativa, per una spesa di 4,8 miliardi di euro, +30% sul 2023. Tra le altre componenti della spesa complessiva Cloud, il Virtual & Hosted Private Cloud, cioè i servizi infrastrutturali residenti presso fornitori esterni, raggiunge 1,139 miliardi di euro (+10%) mentre la Data Center Automation, ossia la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, cresce del +9% per un totale di 817 milioni di euro.

In particolare, all’interno del Public & Hybrid Cloud, lo IaaS ha toccato il valore di 2,1 miliardi di euro (+42% sul 2023), posizionandosi per la prima volta come componente principale nel mix complessivo (44%). A guidare, sono i servizi infrastrutturali di computazione, con un forte incremento registrato nella spesa delle Virtual Machine per ambienti di sviluppo, test e produzione, che riflette come le aziende scelgano il cloud come infrastruttura su cui sperimentare e poi costruire le proprie applicazioni, soprattutto quelle più innovative.

Segno più anche per il Platform as Service (PaaS), che registra una crescita del +23% per un totale di 845 milioni di euro, spinto dall’utilizzo di componenti di IA quali per esempio gli LLM messi a disposizione tramite API. Crescita superiore alla media anche per la spesa in Serverless Computing per una maggiore efficienza nella gestione dei sistemi informativi.

Infine, il SaaS registra +21%, raggiungendo un valore totale di 1,8 miliardi di euro. Una dinamica di crescita ancora una volta legata alla possibilità di accedere a tecnologie di intelligenza artificiale: da un lato con l’acquisto di software pronti all’uso, dall’altro con l’integrazione di funzionalità di IA nelle piattaforme di gestione documentale e collaboration.

Nel 2024 meno investite dall’ “hype generativo” le piccole e medie imprese, come attestano anche i dati di adozione del Cloud che rimangono stabili rispetto all’anno precedente e pari al 67%. Le PMI che ormai adottano il Cloud continuano però a estenderne l’utilizzo: cresce infatti del +21% nel 2024 la spesa in Public e Hybrid Cloud di questo comparto, raggiungendo il valore di 581 milioni di euro.

 

La Cloud Transformation nelle imprese

L’84% delle grandi imprese dichiara di aver migrato in Cloud la totalità dei dati critici legati alle attività di core business (32%) o almeno una parte di essi (52%). Il livello di fiducia da parte delle aziende si evince dalla propensione pressoché nulla a far ricorso alla cosiddetta “repatriation” – cioè il trasferimento di dati e applicazioni dal cloud pubblico a sistemi on-premise o privati – limitata al 2% del campione.

“Le esperienze acquisite dalle aziende italiane hanno portato ad una crescente consapevolezza e maturità nell’adozione del Cloud, sia per lo sviluppo di nuovi servizi digitali che per la migrazione degli applicativi legacy. Il paradigma Cloud Native è sempre più diffuso. Scelte affrettate fatte in passato vengono riviste e corrette attraverso refactoring architetturali e, in casi limitati, anche con la ripatriation di alcuni servizi” dichiara Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Transformation. “Quello che osserviamo è un percorso di trasformazione ben avviato, ma non certamente concluso. Da una parte, ci sono strategie di migrazione del parco applicativo che devono essere portate a termine; dall’altra, la continua evoluzione dei servizi offerti dai Cloud Provider, in particolare legata all’espansione delle soluzioni SaaS e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, richiede una costante rivalutazione delle scelte e delle strategie adottate in passato.”

Sono il 58% le grandi organizzazioni che confermano di riscontrare difficoltà nel controllare e governare la spesa dei servizi. Resta centrale anche il tema delle competenze – con il 54% delle imprese che dichiara di non disporre di skill adeguate – e della gestione della sicurezza – un punto d’attrito evidenziato dal 43% del campione.

“Il Cloud è destinato nei prossimi anni a crescere ulteriormente per effetto innanzitutto dello sviluppo dell’Artificial Intelligence, a cui è doppiamente legato. Da un lato infatti il Cloud “abilita” l’AI in quanto rappresenta la piattaforma di gran lunga prevalente su cui questa viene non solo sperimentata, ma anche sviluppata e implementata dalle aziende più mature. Dall’altro lato, è l’AI che consente un’evoluzione nella gestione del Cloud in quanto fornisce strumenti preziosi per gestire la complessità della gestione e governance di un sistema Cloud evoluto. I tool basati sull’AI per il controllo della spesa, la Cybersecurity e lo sviluppo del software, consentono infatti di affrontare queste sfide a molte aziende che ad oggi erano vincolate dalla non disponibilità di competenze e professionalità specializzate” dichiara Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Transformation “L’ecosistema nazionale ed europeo deve accompagnare questa trasformazione, sviluppando politiche industriali comuni per rendere la filiera digitale più competitiva e resiliente e far evolvere modelli di innovazione, modalità di lavoro e competenze per cogliere le sfide di questa nuova fase competitiva”.

*L’edizione 2024-25 dell’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano è stata realizzata con il patrocinio di Anitec-Assinform, ASSINTEL Associazione Nazionale Imprese ICT, AssoSoftware e in collaborazione di: AlmavivA, Apptio, an IBM company, Aruba Cloud, CAST Italia, Deloitte, Devoteam-Netgroup, Engineering Ingegneria Informatica, EY, ICSC – IFAB, Storm Reply, Syneto, TIM Enterprise, Vodafone Business, Liquid Reply, PPS – Price Performance Solutions, Prometeia, Reti, SoftwareONE, SparkFabrik, HyperSet – Aegis Group, Reti, Teleconsul.

Capire i tempi dell’impresa

1 Luglio 2024/in Riflessioni, vita da consulente/da Riflessioni

Capire i Tempi dell’Impresa

Riflessioni (e lezioni apprese) durante un Weekend in Montagna

Durante un fine settimana trascorso in una località turistica cresciuta negli anni ’80 con il boom delle partite IVA, ho avuto l’opportunità di riflettere su come il ritmo e i tempi dell’impresa si siano evoluti. Milano, con la sua frenesia e dinamismo, può spesso apparire come una bolla che isola dal resto del Paese, rendendo difficile comprendere le realtà più periferiche. Tuttavia, rallentando e ascoltando, ho raccolto alcuni spunti significativi che rivelano una visione più ampia e profonda delle sfide attuali che le imprese italiane si trovano ad affrontare.

Capire i Tempi dell’Impresa. Riflessioni (e lezioni apprese) durante un Weekend in Montagna Share on X

Letture e Report

1. Innovazione senza strategia

Le aziende italiane dichiarano di dare priorità all’innovazione, ma spesso non sono effettivamente pronte per affrontarla. L’innovazione non è solo un processo tecnologico, ma una trasformazione culturale che richiede preparazione e adattamento continui. Molte imprese si trovano a innovare per necessità piuttosto che per strategia, risultando in cambiamenti superficiali piuttosto che in trasformazioni profonde.

2. Tensioni Geopolitiche e Incertezza Economica

Le tensioni geopolitiche, i tassi di interesse elevati e una fiducia dei consumatori in calo creano un ambiente instabile per le imprese. Questi fattori spingono le aziende a pensare a breve termine, focalizzando i loro sforzi sull’efficienza operativa e sulla riduzione dei costi, piuttosto che su una vera innovazione strategica.

3. Imprese Zombie

Molte aziende si comportano come “zombi”, reagendo passivamente ai cambiamenti dell’ambiente strategico piuttosto che anticiparli. Questo comportamento deriva dalla mancanza di una visione chiara e di una strategia a lungo termine integrata con gli sforzi di innovazione.

Questo paradosso, evidenziato da un rapporto del Boston Consulting Group (BCG), richiede un’analisi approfondita per capire le cause e le possibili soluzioni per rilanciare i sistemi di innovazione. Per chi volesse approfondire segnalo un articolo ad hoc.

Riflessioni su AI tra Entusiasmi e Paure

Ho incontrato una mia amica d’infanzia, spaventata dall’intelligenza artificiale (AI). Quando la sua azienda le ha proposto un corso sull’AI, inizialmente ha rifiutato, salvo poi sentirsi rassicurata dopo aver partecipato. Questo episodio evidenzia un problema diffuso: parliamo molto di AI, ma spesso in modo superficiale e senza fornire il supporto necessario per comprendere e affrontare le nuove tecnologie.

La tensione al cambiamento non può diventare terrore paralizzante. È fondamentale che le aziende creino ambienti di apprendimento continuo, dove l’AI e altre tecnologie emergenti siano viste come opportunità piuttosto che minacce.

La tensione al cambiamento non può diventare terrore paralizzante. Share on X

Lo Jo-Jo del Mercato del Design (ma non solo)

Durante una colazione con un’amica che gestisce una società di PR nel settore del design, è emersa la preoccupazione per la recente frenata del settore. Nonostante anni di boom, l’incertezza attuale genera ansia tra i clienti, che oscillano tra entusiasmo (degli ultimi anni) e preoccupazione (di oggi).

In P | DC, incoraggiamo i nostri clienti ad adottare una doppia strategia: una di breve termine per gestire le discontinuità e una di medio-lungo termine per affrontare i trend di crescita. Questo approccio permette di mitigare le oscillazioni del mercato e di mantenere una visione equilibrata e sostenibile sul lungo periodo.

Giovani e Mercato

Una negoziante di abbigliamento mi ha espresso la sua frustrazione per il cambiamento dei consumi dei giovani, che spendono meno in abiti e più in ristoranti e tecnologia. Questo cambiamento riflette una trasformazione nei valori e nelle priorità delle nuove generazioni, che preferiscono esperienze e tecnologia a beni materiali.

Per le imprese del Made in Italy, questo rappresenta una sfida significativa. È necessario ripensare il proprio modello di business per rimanere rilevanti e competitivi, rispondendo ai cambiamenti nei comportamenti dei consumatori.

I granchi e le citazioni di Giorgio

Infine, ricordiamo le parole di Giorgio:

“Se non esistono barriere di accesso al tuo business, stai costruendo il business di qualcun altro.”

Questa citazione sottolinea l’importanza di creare vantaggi competitivi sostenibili e di mantenere una continua innovazione per non essere superati dalla concorrenza.

Lezioni dal Weekend

  1. Visione strategica a lungo termine: Le aziende devono essere pronte ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti dell’ambiente esterno, mantenendo una visione strategica a lungo termine.
  2. Formazione Continua: L’educazione e la formazione continua sono cruciali per affrontare le nuove tecnologie senza paura.
  3. Doppia Strategia: Equilibrare una strategia di breve termine con una visione di medio-lungo termine è fondamentale per navigare attraverso le incertezze del mercato.
  4. Comprendere i Giovani: Le imprese devono comprendere e rispondere ai cambiamenti nei comportamenti dei consumatori, specialmente quelli delle nuove generazioni.

 

Un debito da pagare ed un aperitivo che non si farà più.

16 Gennaio 2015/in Riflessioni/da Riflessioni

Ci sono avventure che devono molto alle persone che hanno saputo immaginarle, sognarle forse prima ancora di progettarle.

Mysolution | Post ed io personalmente dobbiamo molto ad un amico (spero di poter usare questa parola) che ha sempre avuto una forte capacità non solo di sognare ma anche di difendere i suoi sogni per trasformarli in progetti.

Una persona schiva e per bene, di quella borghesia che non c’è più, ma con una grande capacità di visione, di scomporre e ricomporre la realtà, valutando nuovi scenari e possibili evoluzioni. Una persona contagiosa nella sua curiosità verso il nuovo.

Capace di immaginare il futuro, l’evoluzione della professione e dell’editoria, soprattutto capace di insegnare agli altri a sognare, con quella sua espressione da professore severo se non seguivi il filo logico del ragionamento,  ma anche capace di aprirsi in un sorriso caldo come un abbraccio per incoraggiarti.

Una persona per cui il silenzio non era assenza di pensiero ma, al contrario, riflessione e ragionamento.

Ho parlato spesso nei miei articoli di solitudine dell’imprenditore. Ci sono consulenti che diventano amici, che ti fan sentire meno solo, che sai che stanno lavorando per te e con te e non per venderti un progetto. Persone rare e preziosissime capaci di grandi generosità, di regalare insegnamenti ma anche di impartire “severe” lezioni.

È accaduto tutto cosi velocemente che ci ha trovati impreparati ed indifesi difronte a questo magma di sentimenti anche se a me ora resta in testa solo quell’ultimo aperitivo rimandato a dopo le feste che non si farà più.

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