Cose da uomini

Cose da uomini

… e siamo ancora qui su questa panchina, per fare una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima.

 

E siamo ancora qui su questa panchina, per fare una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima.

Ci siamo svegliati presto oggi, è una giornata particolare, tutti in piedi dalle 6, grande fermento in casa. La mamma deve andare a Bologna per un convegno e mio figlio ha deciso che toccherà a me portarlo all’ asilo. Oggi vuole consegnare un regalino ad una bimba e tutto deve essere perfetto. Ci prepariamo con accuratezza, laviamo i dentini con il dentifricio del Kung Fu Panda, la maglietta dei supereroi, quelle scarpette che ha scelto da solo e lo fanno sentire importante.

Poi tocca a me, il vestito quello bello, la cravatta la sceglie lui perché ” papà devi essere elegante, è importante!” e cosi mi ritrovo ad abbandonare il Casual Friday e ad uscire di casa in abito scuro con una cravatta anni 80 dimenticata nell’armadio dai tempi dell’università che piacerebbe tanto a quelli che lavorano in finanza e che son tornati da Londra credendo che assomigliare ad un paggio della Regina Vittoria rappresenti il non plus ultra dell’eleganza maschile.

Tutto ciò imbarazza non poco il professionista che è in me ma è evidente che il dettaglio appare poco importante per il Panatino.

Ed eccoci ancora una volta mano nella mano a camminare lenti ed un poco ondeggianti verso l’asilo.

Questa volta però è lui che mi indica sicuro la strada, che mi racconta dei suoi amichetti e che mi mostra fiero la vetrina in cui troneggia la bicicletta, scelta con la nonna, che sarà il suo regalo di compleanno, con tanto di clacson a forma di pesciolino nemo.

Come è cresciuto, un ometto sicuro e deciso che stringe forte il regalo da consegnare.

L’emozione è forte, siamo in anticipo (un’ ora esatta per la verità) e non resta che tornare a sederci sulla nostra panchina. Vediamo le persone passare, i genitori che corrono nervosi già in ritardo per il lavoro, ma noi lo sappiamo che noi oggi dobbiamo fare una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima.

Parliamo nell’attesa, parliamo da uomo a uomo, e mi sorprendo a rivivere le stesse emozioni del primo amore, del primo bacio, quel bisogno di essere accettati… su cui un sano pudore mi impedisce di soffermarmi, confidando nella comprensione e complicità del lettore ( non della mamma a cui, già lo so, dovrò raccontare tutto). 

Ed eccola arrivare, bionda e con gli occhi azzurri come nelle migliori sceneggiature, accompagnata dal suo papà con quello sguardo un po’ così che subito mi risuona in mente quella vecchia canzone del Trio Lescano nella versione di Nicola Arigliano:

Ma il papà della pinguina
esce con la scopa in man:
“Lascia star la mia bambina!
Via di qua, o marran!”

La consegna del piccolo pensiero è veloce, quasi distratta, premiata da un piccolo bacio.

Il Panatino non è del tutto convinto della buona riuscita dell’operazione, temo si aspettasse una cosa alla Hello Spank con corse incontro e cuoricini ovunque. Forse questo papà non è stato molto bravo come cupido ma la sua maestra non è ancora arrivata e noi possiamo rubare qualche minuto per noi sedendoci in disparte a leggere felici un libro di mostri e di draghi.

Me lo leggi papà?

Non credo ci sia nulla di più bello di vedere un bambino assorto ad ascoltare una storia. Non la pensa cosi evidentemente la bidella che mi sgrida con tono burocratico dicendo che i papà non possono stare lì, che è da un’ora che aspetto, ecc…

Fortuna che arriva la sua maestra che lo avvolge in un bell’abbraccio mentre a noi due scappa un sorriso complice, di chi sa di averla combinata grossa ma che in fondo è bello cosi.

E mi allontano sorridendo, grato per quel fiume di emozioni che mi ha fatto rivivere, perché quell’ora sulla panchina è stata davvero una cosa speciale, la cosa più speciale di tutte, una cosa specialissima. 

 

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