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Carlo Mazzantini A cercar la bella morte

Essere liberale è dannatamente difficile.

Essere liberale è dannatamente difficile.

Quando ero ragazzino la cultura di sinistra imperversava e per loro tutto era fascista: Reagan, la Thatcher erano fascisti, Rocky IV era fascista, se volevi entrare a scuola eri un fascista e rischiavi le botte, le insegnanti ti interrogavano se non andavi in manifestazione, ti davano da leggere i libri di Vittorini e ti insegnavano a cantare l’internazionale socialista.
E ti veniva spontaneo domandarti se il fascismo fosse poi così male se quelli che lo combattevano rinnegavano la libertà  prendendo soldi da una dittatura e ricomprendevano nel fascismo tutto quello che era sano anticomunismo.
E per capire il fascismo finii per leggere gli articoli della Voce di Prezzolini (ed altri autori non pubblicati dagli editori di sinistra perché non conformi al pensiero dominante) scoprendo che molte voci “liberali” dell’epoca contenevano non so se per loro colpa o per cultura dell’epoca molti germi della futura dittatura.
Nella mia ricerca della parte giusta della storia venivo spinto a destra ogni volta che i rossi definivano ”non uomini” i fascisti.
Paradossalmente ho trovato la via giusta (o almeno quella che io reputo tale) leggendo i libri scritti da quelli che fascisti lo furono e con imbarazzo e rimpianto ne hanno descritto le dinamiche del consenso.
Comprai questo libro di Carlo Mazzantini (padre della più nota Margaret Mazzantini e radicale) perché in una trasmissione su Rai 3 il conduttore vicino al vecchio PCI in un eccesso di zelo totalitario decise di impedire all’autore di parlare.

Una strana forma di censura: impedire ad un ospite da te invitato di parlare, una censura molto teatrale quasi ad uso esclusivo del partito padrone della rete.
Ho sempre odiato la censura ed il giorno dopo ero in libreria.

È stato uno dei libri più importanti per la mia formazione politica. Un libro che mi ha aiutato ad essere antifascista. Un libro che mi ha mostrato quanto facile sia diventare fascista. E non credete a quelli che sanno tutto.

Le sue opere narrano dell’esperienza nella RSI e delle riflessioni storiche che ne scaturirono. Fu Giordano Bruno Guerri, allora direttore della narrativa italiana presso Arnoldo Mondadori Editore a far sì che venisse pubblicato il primo romanzo A cercar la bella morte (1986), pietra miliare nel panorama letterario italiano sulle esperienze dirette di quel periodo storico.

Nonostante la sua appartenenza alla “parte sbagliata”, vissuta senza nessuna vergogna o pentimento (come ebbe a dire lui stesso), Mazzantini è stato forse il primo o comunque fra i principali fautori della pacificazione nazionale. Fu iscritto prima come indipendente nelle liste del Partito Radicale di Marco Pannella – l’unico leader di sinistra che rispose a Mazzantini, una volta ricevuto il suo romanzo – nel 1986, e l’anno successivo si iscrisse al partito, da lui ritenuto «necessario alla Sinistra italiana».

Si cade nel fascismo per piccoli passi, per convenienza corporativa, per fare carriera come il giornalista di Rai 3, per opportunismo.
Per questo non amo la retorica partigiana spesso alimentata da chi il partigiano non l’ha fatto ma ascolto sempre con molto rispetto chi ha rischiato la vita, chi ricorda di aver avuto dannatamente paura prima di aver dimostrato di esser coraggioso, chi si è opposto avendo da perdere e non chi si è opposto per convenienza e guadagno.
Perché resistere significa spesso rinunciare e non è per nulla facile farlo quando molti si siedono al tavolo del banchetto.
Quanti professori universitari rinunciarono ad aderire al fascismo?
Ogni volta che mi sento dalla parte giusta mi faccio sempre quella domanda: io avrei avuto il coraggio negli anni del consenso di perdere la mia posizione, la cattedra, soldi e reputazione?

Ed ogni volta mi ripeto quanto sia difficile essere antifascista. Tremendamente difficile. Perché bisogna esserlo quando ancora sembra accettabile scendere a compromessi non quando la gravità è manifesta.