L’impresa smarrita, l’imprenditore sopito e neanche il commercialista si sente troppo bene.

L’impresa smarrita, l’imprenditore sopito e neanche il commercialista si sente troppo bene.

L’impresa smarrita, l’imprenditore sopito e neanche il commercialista si sente troppo bene.

Sintesi del mio intervento alla tavola rotonda finale del Convegno Nazionale UNGDCEC – Chieti, 3-4-5 Ottobre 2019: “ll Dottore Commercialista tra continuità aziendale e risoluzione della crisi: nuove opportunità alla luce della Riforma“.

Alcuni colleghi me le hanno richieste e mi fa piacere renderle pubbliche. Purtroppo temo che il lettore non presente alla relazione ne possa trarre uno spunto limitato. Sintetizzo in breve qualche riflessione:

  1. Qualche critica sulla riforma della Crisi d’impresa ( diplomaticamente mi limito a riportare quanto già affermato da Banca d’Italia, Assonime, Studi legali internazionali oltre a qualche mia breve osservazione su nomina dell’organo di controllo ecc.).
  2. La crisi la si previene intervenendo sulle cause che spesso sono rappresentate dalle dimensioni ridotte delle nostre PMI e dalla scarsa produttività.
  3. Pongo un tema della scarsa produttività non solo delle PMI ma anche dei servizi (servizi professionali compresi). Fonte ISTAT. I nostri studi devono crescere ed oggi mancano strumenti chiari per farlo.
  4. Provo ad individuare quello che secondo me dovrebbe essere il ruolo sociale del commercialista (sicuramente rappresenta il nostro progetto di Studio per i prossimi anni). Ovviamente è una proposta che ha come scopo principale quello di aprire il dibattito.
  5. Sintetizzo quelli che secondo me potrebbero essere i vantaggi da costruire e le opportunità da cogliere dai nuovi obblighi sul controllo dell’impresa. Per non subirli passivamente.

Devo ringraziare gli organizzatori, in particolare Daniele Virgillito (Presidente nazionale) e Raffaella Messina (Presidente Centro Studi), per l’invito. Le mie tesi solitamente non trovano facile consenso nella categoria. A Chieti ho trovato colleghi (molti, davvero tanti, quasi 1.600 persone) preparati e curiosi. Soprattutto aperti al confronto ed al dibattito. Uno spirito che mi ha molto colpito. Un laboratorio.

PS alcuni spunti sono ripresi da Restartup, le scelte imprenditoriali non più rimandabili che contiene un’analisi sia della situazione imprenditoriale del nostro Paese sia del settore della consulenza che spesso vive criticità simili o comunque speculari.