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Soave, le quote rosa e la nostalgia di un mondo che sapeva sognare.

Soave, le quote rosa e la nostalgia di un mondo che sapeva sognare.

Ripropongo una breve riflessione di qualche tempo fa che il lettore più attento ricorderà essere già apparsa sul vecchio blog. Oggi la ripubblico qui dopo aver ricevuto una telefonata di una laureanda che sta facendo una tesi su Casa Panato e sulla mia famiglia. Questa ed altre storie sono raccolte in un piccolo libro che ho scritto per mio figlio “E cosi da uomo a uomo cresciamo in due“.

 

Ieri un sovrapporsi di immagini e ricordi. La mia famiglia è originaria di Soave, piccolo centro medioevale vicino a Verona. Lì tutto gira intorno al vino. Leggo che l’alluvione di questi giorni non l’ha risparmiata, che Zaia ha scelto di allagare i campi per salvare la città dalle acque.

In quei campi da piccolo mi portavano per controllare la vendemmia. Alle preoccupazioni di mia madre che ripeteva il più classico “Non sporcarti” rispondeva una vecchia zia, custode delle tradizioni familiari, con un perentorio “non è sbagliato che si sporchi di terra perchè questa terra è sua.”.

C’era ancora la mezzadria e mia zia, una delle poche donne laureate della sua generazione, viveva ancora in un mondo fermo a cavallo tra l’ottocento ed il novecento.

Per lei non c’era bisogno delle quote rosa. Lei era una Panato e la sua gerarchia personale era più o meno:

  • Dio (che era l’inizio e la fine di tutto ma che ovviamente era poco presente negli affari terreni. unica certezza il suo infinito amore per la nostra famiglia e solo in seconda battuta per il resto del genere umano).
  • Il Re (che qualche onore ci aveva concesso in passato ed in nome del quale nonno Edoardo aveva amministrato Soave ed il tribunale militare delle tre Venezie, amico di quel D’Annunziobellissima la costituzione del carnaro– a cui perdonò in nome dell’Italia l’insubordinazione del Regio Esercito) ormai in esilio.
  • Gli uomini di casa Panato della sua generazione, il padre ed il fratello adorati ma ormai scomparsi
  • LEI (che solo per modestia si considerava quarta nella linea di comando, essendo sostanzialmente assenti i primi tre).
  • gli eredi di casa Panato (in cui io rivestivo in qualche modo un ruolo importante per quanto, giunto all’età di 4 anni senza saper scrivere e tenere una forbita corrispondenza epistolare con lei, avevo in qualche modo deluso le sue speranze nei miei confronti)
  • Parenti che non portano il nostro cognome ma che hanno l’onore di averci come consanguinei
  • il sacerdote che veniva penultimo perchè da noi “libera chiesa in libero Stato”.
  • il resto del mondo civilizzato e no.

Ora quello che ho scritto fa sorridere ma era una donna eccezionale che ha saputo tenere unita la famiglia ed i beni della famiglia superando due guerre mondiali, diventando una delle poche donne laureate della sua generazione ed una delle prime donne presidi di liceo.

Trincerata nei suoi valori borghesi visse l’ascesa del fascismo come affronto al RE, il pericolo comunista come attentato ai suoi valori più intimi, sopportò il comando tedesco che occupò casa Panato e successivamente nascose un ufficiale polacco tra mille rischi e pericoli e di cui si pensa fosse segretamente innamorata.

Affrontò portando il lutto l’avvento della Repubblica, ma in tutto questo difese sempre e comunque la famiglia ed il nome che portava.

 
Per far tutto questo in un mondo prettamente maschilista si trincerò dietro quella scala gerarchica iper conservatrice che nel rispetto della forma le consenti sostanzialmente di regnare indisturbata su tutti noi.
 

Più volte ho ricordato la sua figura in parallelo con la maestra Cristina (stesso nome oltre tutto) dei film di Don Camillo e Peppone. Il video ha un inizio un pò lento, saltate i titoli ma vale la pena rivederlo.

Stesse nostalgie dei tempi civili e stessa fissazione per l’italiano, per l’ortografia, per la bella calligrafia in cui non sono mai riuscito ad eccellere.

Il mondo era un pò quello li, quello di un piccolo paese contadino, un mondo di grandi fazioni che si incontravano a messa (“Dio ti benedica figlio mio anche se sei bolscevico”) e facevano pace al bar…. dove il sacerdote non poteva saperne più di Dio e le donne venivano ubbidite in quanto donne e non per la parità.

 
 

 

E guardando le foto di Soave e delle sue vigne allagate, leggendo le paginate de IlSole24Ore sulla confusa e tentennante riforma Letta sull’IMU, un pò di nostalgia per un mondo che nel bene e nel male sapeva sognare mi viene. 

Mi chiedo se riuscirò a consegnare a mio figlio quella capacità e la possibilità di sognare come altri hanno fatto con me.


PS La Carta del Carnaro: “Tre sono le credenze religiose collocate sopra tutte le altre nella universalità dei comuni giurati:  la vita è bella e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intiero nella libertà;  l’uomo intiero colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virtù, per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo”.

PS2 corsi e ricorsi:

  • Mia madre è parente (ma questa è un’altra storia) di quell’Eleonora Duse  che di D’Annunzio fu amante e musa
  • Oggi Giordano Bruno Guerri è presidente del Vittoriale, ieri dirigeva l’Indipendente che ha chiuso con  un mio intervento in ultima pagina di saluto ai lettori.

Roba minima

Roba minima

Lasa sta che l’e’ roba de barbon

 Ripropongo un articolo già pubblicato nel vecchio blog ma a cui sono molto affezionato.

….anca mi mi go avu il mio grande amore
roba minima, s’intend, s’intend roba da barbon…

El purtava i scarp de tennis, el g’aveva du occ de bun

l’era il prim a mena via, perche’ l’era un barbon.
L’an truva’ sota a un muc de carton l’an guarda’ che ‘l pareva nisun

l’an tuca che ‘l pareva che’l durmiva

lasa sta che l’e’ roba de barbon.

Jannacci

 

Succedono tante cose in questi giorni, la crisi a volte è impietosa, imprenditori che fan di tutto ma non riescono a salvar l’azienda, operai lasciati a casa, qualcuno più fortunato, il Billionaire di Briatore che chiude e Marchionne che lotta con le leggi italiane.

Molte cose, molta confusione, pure troppa ed allora tutto sembra banale e scontato. inevitabile.

Poi leggi – l’angelo invisibile di Milano che aiuta chi è rimasto indietro – che c’è qualcuno che segue la sua via, che non ascolta il rumore di sottofondo, che fa qualcosa e lo fa come lo si faceva a Milano.

E un pò ti senti inadeguato perche tu quelle cose non le fai, perchè sei talmente assuefatto che non riesci più ad isolarti dal rumore di fondo. E ti ricordi che una educazione borghese l’hai avuta, di quella borghesia silenziosa, tutta milanese, capace di far le cose senza urlare.

E ti rivedi bambino, una mattina di sole, vestito bene, pronto per un matrimonio.

A spasso con papà per lasciare alla mamma il tempo di prepararsi con calma senza esser disturbata da noi bimbi. Tutte quelle raccomandazioni: ” non sporcarti, non correre, non rovinare la giacca”.

E per strada c’è una barbona, puzza, è sporca e trascina un enorme carrello del super pieno di tutto ciò che possiede, di tutto ciò che tu butti.

Attraversa la strada, non riesce a fare salire il carrello sul marciapiede (non c’erano ancora gli scivoli per passeggini e disabili in prossimità delle strisce pedonali). E’ anziana e si sforza, ma il carrello non sale.

Ci riprova, si vergogna, non chiede aiuto, è una barbona e non se lo aspetta.

E tu sei li, che non sai che fare. Non puoi sporcarti, poi in fondo è una barbona, non ti riguarda, però ti hanno insegnato… non sai. Sono quei momenti in cui ti rendi conto che devi scegliere, che stai crescendo, che non è facile….

E papà ti sorride, vede il tuo imbarazzo, ti senti piccolo.

Si avvicina e le chiede se può aiutarla con il carrello. Un sorriso dolce e lei si riscopre una persona. Io scopro che è una persona.

Papà mi guarda dando poco peso alla cosa (che per me è un macigno) e sorridendo dice ” Andrea, un cavaliere deve sempre aiutare una signora, andiamo a prendere la mamma che se no è tardi”.

Non ne abbiamo più parlato, è bastato l’esempio. Una volta a Milano c’era la borghesia, ora forse restano i suv.

Mi rendo conto ad un tratto che è un po’ anche colpa mia.

Scopro leggendo il corriere ( Articolo: l’angelo invisibile di Milano che aiuta chi è rimasto indietro ) che c’è qualcuno più bravo di me che non ha dimenticato l’educazione che ha avuto ed è la stessa che vuol lasciare ai suoi figli.

E mentre leggo l’articolo ritrovo quel senso di vergogna che è sempre li, che troppo spesso dimentico di aiutare una signora.

Che in fondo non è solo questione di soldi, ma di sorrisi.