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Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima

Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima

Lo scopo di questo studio del Notariato è verificare la necessità di predisporre una relazione giurata di stima all’atto dell’apporto, sulla scorta della regole sui conferimenti diversi dal denaro: trattasi infatti di un aspetto sul quale non constano specifici precedenti giurisprudenziali ed i molti Autori che lo hanno affrontato hanno sovente manifestato opinioni contrastanti. Articolo pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Segnalo l’ interessante Studio del Notariato n. 276-2015/I “Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima” Approvato dall’Area Scientifica il 26 novembre 2015 e dal CNN nella seduta del 12-13 gennaio 2016.

Lo studio esamina la disciplina degli apporti in natura non imputati a capitale, focalizzando l’attenzione sul particolare aspetto della necessità di una relazione giurata di stima.

Lo scopo di questo studio è verificare la necessità di predisporre una relazione giurata di stima all’atto dell’apporto, sulla scorta della regole sui conferimenti diversi dal denaro: trattasi infatti di un aspetto sul quale non constano specifici precedenti giurisprudenziali ed i molti Autori che lo hanno affrontato hanno sovente manifestato opinioni contrastanti.

L’apporto in società, sia esso in denaro o in natura, si caratterizza per una funzione economica analoga a quella del conferimento, in quanto rappresenta una delle forme attraverso cui i soci – anche se non necessariamente loro – dotano la società di risorse per svolgere la propria attività di impresa.

Gli apporti a patrimonio – siano essi in denaro o in natura – ove rappresentanti versamenti a fondo perduto/in conto capitale sono da considerare a tutti gli effetti parte del patrimonio netto della società ed in particolare una posta assimilabile alle riserve.

Pur appartenenti quindi all’ambito degli strumenti di raccolta, essi si distinguono nettamente dai conferimenti, in quanto il loro eventuale ingresso a titolo definitivo nel patrimonio sociale non implica necessariamente un’imputazione a capitale: essi rappresentano invece in tal caso riserve, come tali non soggette in alcun modo alle regole che sovrintendono alla formazione, incremento e riduzione del capitale.

Seguendo questo punto di vista punto di vista formale e letterale non si può non ricordare che tra le regole di formazione del capitale delle società di capitali vi sono quelle relative alla predisposizione della relazione giurata di stima in presenza di conferimenti in natura, delle quali potremmo quindi già affermare la non applicabilità tout court.

Il Notariato con questo Studio ritiene di motivare adeguatamente le ragioni della tendenziale superfluità della perizia di stima in sede di effettuazione di un apporto in natura.

Lo studio è anche interessante per l’ampia disamina delle operazioni per le quali è necessaria la predisposizione di una relazione giurata di stima e dei casi in cui è ritenuta superflua.

Per approfondire: Apporti in natura nelle società di capitali e relazione giurata di stima

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Le prossime date tra lezioni e convegni

Le prossime date tra lezioni e convegni

Sta prendendo forma il calendario dei prossimi eventi formativi, tra lezioni e convegni. La maggior parte dei quali avrà come tema principale la Valutazione di Azienda, una delle specializzazioni che più caratterizza il nostro Studio.

Motivo di particolare orgoglio è veder confermate anche questo anno le collaborazioni con le Università.

Nell’autunno dovrebbero aggiungersi ulteriori date su Perizie e valutazioni d’azienda nell’attesa di trovare il tempo per terminare la terza edizione del manuale.

Nella tabella trovate una sintesi delle prossime date.

DataSedeTipoArgomento
27/04/2016Studio LaScalaCorsoLa gestione professionale del credito
20/05/2016Università BicoccaLezioneValutazione finanziaria (Corso di Laurea Magistrale)
27/05/2016Università BicoccaLezioneValutazione finanziaria (Corso di Laurea Magistrale)
07/06/2016Università BocconiLezione SAFIl ruolo del sindaco nel controllo: i casi di incompatibilità e i criteri da seguire.
04/10/2016ODCEC di ComoCorsoLe perizie di stima e la valutazione d’azienda

 

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Professionisti: il low cost non lo si fa solo per strada

Professionisti: il low cost non lo si fa solo per strada

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

In questi giorni ho raccontato ad alcuni amici imprenditori  una ricerca dell’Università Bocconi di qualche anno fa su esempi eccellenti di sanità low cost che trovo estremamente interessante.

Parole come no profit e low cost che mi hanno sempre insospettito ma qui assumono un altro significato, presentando casi di marketing dei servizi davvero particolari, tanto da coinvolgere in un caso anche un fondo di investimenti.

I centri studiati hanno come obiettivo offrire servizi di qualità ad un prezzo di circa il 30% inferiore alla media dei prezzi per prestazioni di qualità medio alta.

Attenzione quindi, lo sconto non sul prezzo medio ma sul prezzo medio per prestazioni di qualità medio alta (non è poca cosa).

La comunicazione commerciale stessa si basa sull’alta qualità delle prestazioni e professionalità dei collaboratori più che sul prezzo basso. Alcune strutture hanno dichiarato ai ricercatori della Bocconi di essere addirittura spaventate del crescere di offerte low cost che tendono ad associare bassi prezzi a basso livello qualitativo.

In sostanza l’obiettivo di queste strutture è ridefinire il business model, tagliare i costi sugli acquisti, ottimizzare le procedure e tutte quelle attività di supporto (organizzazione, formazione, segreteria, marketing) per riuscire ad offrire un servizio percepito come elevato e di qualità.

Il modello di business degli operatori sanitari low cost ma di qualità

Il modello di business si fonda sui seguenti fattori di successo:

  • comunicazione trasparente sulle tariffe applicate alle diverse prestazioni sanitarie;
  • massima attenzione alle procedure di accesso e di prenotazione delle visite, queste ultime attivabili con l’ausilio di diversi canali remoti;
  • focalizzazione su alcune prestazioni sanitarie allo scopo di perseguire economie di scala necessarie per contenere i costi totali;
  • utilizzo di sistemi normati per garantire alti livelli di qualità (in alcuni casi virtuosi in collaborazione con le Università);
  • revisione delle procedure di acquisto di materiali e stipula di accordi di fornitura con aziende in una logica di partnernariato.

Un aspetto fondamentale e comune alle diverse esperienze di offerta di servizi sanitari low cost ma di qualità, è rintracciabile nel ruolo del passaparola come veicolo di comunicazione. Si tratta di sfruttare i vantaggi offerti dalla volontà del cliente di condividere con altri le esperienze positive, ottenute da un servizio che ha mantenuto le promesse. Affinché il passaparola sia efficace, occorre che il messaggio sia onesto ed eticamente corretto.

Monitorare i risultati, non solo con i pazienti.

Mi hanno colpito alcune cose in particolare:

  • grado di soddisfazione dei pazienti elevato e costantemente monitorato;
  • grado di soddisfazione dei professionisti costantemente monitorato (queste strutture riducono in parte i compensi di mercato offrendo in cambio retribuzioni costanti, organizzazione e garanzia della qualità della prestazione – in qualche modo sono quindi costrette a fornire servizi di qualità per non perdere i collaboratori che accettano una retribuzione non solo monetaria ma legata all’apprendimento ed al crescere con la struttura);
  • molti pazienti appartengono a classi sociali medio alte e alta scolarizzazione (quindi si presume attenti alla qualità, quanto meno alla qualità percepita).

Negli obiettivi viene posta grande attenzione, non solo alla qualità della visita, ma anche all’erogazione di servizi di orientamento e assistenza per accompagnare la persona nel percorso di cura, inclusa l’attivazione della rete di servizi sociosanitari pubblici e del privato sociale.

Non è un caso che contro queste strutture nessun ordine si sia mai sognato di aprire procedimenti disciplinari.

Assolowcost

Alcune di queste realtà aziendali sono associate ad Assolowcost

Assolowcost ha elaborato, attraverso il contributo di un Comitato Scientifico di elevato prestigio, i criteri classificatori del Low Cost di Qualità. Tali criteri individuano tre parametri fondamentali:

  • un parametro economico secondo il quale il prezzo medio dei prodotti/servizi commercializzati deve essere significativamente inferiore rispetto al prezzo medio di mercato nel corso dell’intero anno ed in relazione al settore d’appartenenza;
  • un parametro produttivo in base al quale viene analizzato in che modo l’azienda perviene ad un risparmio sui costi al fine di assicurare la massima trasparenza nei confronti del mercato;
  • un parametro etico basato sul rispetto del codice etico emanato dall’associazione che rappresenta una vera e propria guida deontologica al comportamento delle imprese associate.

Essere aziende associate ad Assolowcost significa dunque poter comunicare al mercato di aver avuto la capacità di ridurre i prezzi offrendo al contempo un elevato mix di valore all’intero mercato attraverso l’adozione di business model innovativi e nel pieno rispetto dei più elevati principi etici e di responsabilità sociale d’impresa.

Qualcuno forse  criticherà dicendo che questo non è low cost puro, del resto però neanche la professione è esattamente attività di impresa e questo sistema consente di salvaguardarne le peculiarità.


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