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In silenzio, alzandosi presto la mattina e rimboccandosi le maniche

In silenzio, alzandosi presto la mattina e rimboccandosi le maniche

Sono sempre affascinato dalle storie di impresa in cui ritrovo spesso grandi verità, è una passione che ho fin da ragazzo e che ho la fortuna di coltivare grazie alla mia professione.

Sono andato a riprendere appunti ed articoli scritti in questi anni in cui si incrociano storie, racconti ed incontri di imprese che sanno raccontarsi e che soprattutto hanno costruito qualcosa da raccontare. Tutte hanno in comune l’ aver valorizzato le proprie competenze ed in silenzio, alzandosi presto la mattina e rimboccandosi le maniche hanno costruito la loro visione, il loro modo di fare impresa in un Paese che rema contro ed in un Mercato che non cresce.

Non dobbiamo piacere a tutti

Vi propongo una bella intervista all’attuale patron di Stone Island Carlo Rivetti “Stone Island, l’artigiano del vestire”. Per quelli della mia età Stone Island e CP Company restano marchi culto legati ai paninari, ai giubbotti tecnici con cui si andava in moto e ad uno strepitoso Massimo Osti.

Il testo che trovate in fondo all’intervista è un bel regalo su cui riflettere:

«Abbiamo sempre cercato di capire come rendere Stone qualcosa di unico, e devo dire che abbiamo sempre mantenuto un grande rigore. Ti faccio un esempio: negli ultimi anni andavano molto le maglie con le losanghe. Mi viene chiesto di fare delle maglie con le losanghe. Ma se ci sono già le maglie fatte così sul mercato, è inutile che io faccia altre maglie con le losanghe! Anche perché quello che fa le maglie con le losanghe le fa meglio di me. Noi facciamo solo le maglie che può fare Stone Island. Non dobbiamo piacere a tutti, di conseguenza non dobbiamo dire cose che piacciano per forza a tutti. Dobbiamo dire qualcosa che piaccia a noi e poi trovare qualcuno in giro per il mondo che apprezzi le cose che raccontiamo».

Il Gigante che diventa amico dell’artigiano

Il 28/10/2015 Google ha festeggiato i primi 15 anni di AdWords e tra le aziende italiane selezionate troviamo Berto Salotti:

“Oggi il fatturato e i dipendenti di Berto -segnala Google- sono quadruplicati e l’azienda ha vissuto un’eccezionale trasformazione”.

Grazie a AdWords, il modello di business è cambiato ed è cresciuto. È stato -commenta Filippo Berto- non solo il modo per entrare in contatto con nuova clientela ma, e soprattutto, il motivo che ci ha spinti a sviluppare un’offerta più strategica”.

Ho già raccontato la storia di Filippo ( un’analisi viziata dall’amicizia) ma qui fa riflettere la capacità di un artigiano di farsi notare da un gigante come Google. La tecnologia oggi consente anche alle PMI di poter pensare in grande, le difficoltà sono molte ma dobbiamo e possiamo tornare a sognare perdendo il complesso psicologico di essere piccoli: se Google chiama un artigiano molti alibi vengono meno e seppure con fatica si può provare a porci nuovi e più ambiziosi obiettivi.

La lezione del professore

Qualche tempo fa grazie ad Egea, ho avuto il privilegio di assistere ad una lezione riservata di Alberto Grando, Prorettore all’innovazione dell’Università Bocconi. Ha messo nero su bianco i macro trend dei prossimi anni e formalizzato intuizioni in parte già presenti nei miei articoli (ma dare struttura organica a singole intuizioni è sempre un grande aiuto):

  • Bisognerebbe mappare i settori in cui in Italia è possibile crescere e quelli in cui diventa “accanimento terapeutico” fare impresa;
  • Ormai è inutile focalizzarsi sulla riduzione dei costi (più di cosi è dura) è necessario focalizzarsi sul ridisegnare il business;
  • Sopravviveranno solo le imprese capaci di cambiare [radicalmente];
  • I giovani sono uno strumento potente per cambiare, una struttura vecchia anagraficamente difficilmente riuscirà a percepire tendenze e stimoli pianificando correttamente il medio periodo.

Mentre parlava pensavo a quanto sono cambiati in questi anni alcuni settori, un tempo una impresa di logistica vedeva il proprio valore nel numero di camion, oggi probabilmente lo vede nel software, un tempo una casa editrice nella qualità degli editor e nella capacità di distribuire i libri in maniera capillare e forte, oggi forse (e lo dico in maniera provocatoria e paradossale ma non troppo) nella webagency interna.

A margine dell’incontro ricordo la grande paura, quasi il terrore di imprenditori, manager e (aggiungo io) dei professionisti difronte alla crisi ed al cambiamento. La paura si vince solo aprendosi e conoscendo il nemico. Tema in qualche modo riproposto in una recente intervista da Andrea Guerra: “Il problema dell’Italia sono i capi”.

Il sugo di tutta la storia

Mi piace leggere una morale e dei punti in comune in queste storie e riflessioni per molti versi cosi distanti tra loro, punti che in qualche modo rivedo nell’operare di tutti quegli imprenditori grandi e piccoli che stanno costruendo il futuro delle loro imprese nonostante la crisi:

  • L’imprenditore: la persona, la sua storia, il suo sudore, la sua capacità di coagulare le risorse, di fare squadra, di trascinare e di disegnare una visione del futuro;
  • La squadra ed i giovani talenti: ancora una volta le persone, l’aver voglia di costruire e “tenere in piedi la baracca”. Saper selezionare e coltivare giovani talenti, dentro e fuori la propria impresa è fattore critico di successo;
  • Le alleanze ed il fare rete: sapere che la propria impresa non basta più, e questo conta sia per l’impresa artigiana sia per la grande corporate;
  • La Storia: vale per Stone Island come per Berto che costruisce l’azienda sulle capacità artigiane del padre e dello zio, due persone che sono e restano al centro della comunicazione e dei pensieri di Filippo;
  • Il saper raccontare la propria storia: che non è sempre facile, che non è la stessa cosa di avere una storia.
  • Il rapporto con l’Università: Se la grande impresa ha sempre utilizzato consulenti di nome tra cui molti professori, solo da poco le porte delle università si sono aperte alle PMI. In poche hanno saputo sfruttare,  alcune hanno avuto l’umiltà di ascoltare e la forza di apprendere non supinamente i modelli proposti ma di adattarli alla loro realtà creando un processo di osmosi e di apprendimento reciproco tra università ed impresa.
  • Il guardare oltre: oltre i propri confini nazionali prima di tutto (ormai il premine internazionalizzazione è abusato) ma anche oltre il proprio settore, oltre i sentieri già tracciati, rimetendosi in discussione.
  • Il made in Italy: valorizzare il proprio marchio associandolo alle qualità storiche del made in Italy.

Questo è un Paese in cui troppo spesso si raccontano storie invece di imparare a raccontare la propria Storia. Restiamo orgogliosi e curiosi, nonostante tutto.

Nel titolo di questo post “In silenzio, alzandosi presto la mattina e rimboccandosi le maniche” forse è anche un po scritta la nostra storia, la storia di Studio Panato.


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Ricordati di chi sei figlio.

Ricordati di chi sei figlio

Il passaggio generazionale di Studio Panato spiegato agli studenti della Università Bocconi

Oggi ho partecipato in qualità di ospite ad una lezione del corso piccole e medie imprese in Bocconi. Il Professor Federico Visconti, che ringrazio, mi ha offerto l’opportunità di portare la mia testimonianza agli studenti dell’ Università, provando a raccontare quello che è stato il mio percorso professionale, la storia e l’evoluzione di Studio Panato.

Una bellissima occasione per ripercorrere le tappe, le sfide e le paure di quando ho iniziato a lavorare fino ai primi successi ed alla consapevolezza di una professionalità più matura.

È sempre bello ritornare in Bocconi, ricordare quante amicizie sono nate tra quei banchi, quanto le devo per avermi fornito gli strumenti per superare le mille difficoltà che ognuno di noi incontra nella vita.

L’eterna sfida del cambiamento

Tema dell’incontro era affrontare, attraverso un’esperienza concreta, alcuni temi quali: passaggio generazionale, evoluzione della professione, startup e contaminazione delle attività tradizionali. Il tutto portando l’esempio di Studio Panato e di altre realtà che hanno saputo affrontare la crisi e che mi hanno fornito più di uno spunto di riflessione come Berto Salotti, Centro Medico SantAgostino, ed altri. Un’ultima parte era risevata all’avventura di MySolution | Post e al mondo dell’editoria.

Realtà spesso differenti tra loro ma caratterizzate dalla voglia di mettersi in gioco e ridisegnare il business model del settore in cui operano.

Un’esperienza davvero piacevole complice una classe attenta e stimolante.Raccontare di noi riserva sempre delle sorprese, dover mettere nero su bianco la nostra storia ci fa trovare nuove o spesso sottovalutate connessioni in un eterno gioco, da “unisci i puntini”.

Ricordati di chi sei figlio

Mi sono scoperto dedicare una parte importante della presentazione agli insegnamenti ricevuti da mio padre: frasi, racconti, sensazioni di cui, senza accorgermene e senza consapevolezza alcuna, ho fatto tesoro negli anni successivi.

Insegnamenti che non riguardavano direttamente la gestione dello Studio (ho perso mio padre a diciannove anni, era troppo presto per un confronto di quel tipo) ma che sicuramente hanno influenzato il mio modo di intendere la professione.

Qui ne riporto alcuni, per come sono stato capace di sintetizzarli:

  • L’importanza del nome;
  • Ciò che fai lo fai entro i quaranta anni, poi consolidi;
  • Saper delegare è importante;
  • Solo se sei bravo ti diverti in quello che fai;
  • Non basta esser bravo, devi farlo sapere.

Tra innovazione e tradizione

Non nascondo di aver provato una forte emozione nel rendermi conto che gran parte dell’innovazione che pensavo di aver portato in Studio altro non è che una riscoperta dei valori fondamentali, certo aggiornati, di una tradizione che nonostante una discontinuità traumatica è riuscita a tramandarsi di padre in figlio.

La consapevolezza di dovere molto a molti. Ma a qualcuno di più. 

Oggi è stata una giornata speciale, alla soddisfazione professionale di aver portato la nostra testimonianza in Università si è aggiunto il riaffiorare di ricordi personali molto importanti e la consapevolezza di dovere molto a molti. Ma a qualcuno di più. 

Berto Salotti – Case History

Berto Salotti – Case History

Il vero lavoro dell’imprenditore

Ho appena letto un bellissimo post in cui si racconta la storia di una famiglia, la storia di una azienda che in questi giorni festeggia i 40 anni di attività.

In rete potete trovare molto su Berto Salotti, sono un caso di eccellenza di web marketing applicato ad una PMI.

Ci sono libri, convegni, professori universitari che ne hanno studiato la case history.

Oggi però voglio raccontarvi un’altra storia, la storia di un imprenditore o meglio del perché Filippo Berto è un imprenditore.

Filippo ed io ci conosciamo da qualche anno, siamo amici, abbiamo vissuto i primi anni del web quando tutti ci dicevano che perdevamo solo del gran tempo, entrambi siamo diventati papà più o meno nello stesso periodo, entrambi abbiamo ereditato una attività ed abbiamo cercato di trasformarla per cucircela addosso.

Filippo ha intuito prima di altri che il web poteva diventare lo strumento con cui ridisegnare la sua impresa ed ha perseguito il progetto con indiscussa bravura.

Quello che però fa di lui un imprenditore è altro ed è forse la parte della storia meno raccontata. Forse quella che a me ha insegnato di più.

Pago oggi il mio debito di riconoscenza raccontandovela per come credo di averla compresa, per quello che credo di aver imparato.

Passaggio generazionale

E’ il momento più delicato nella storia di una impresa. Spesso se ne sottovaluta la portata. Si è tutti concentrati sulla formazione dell’erede, sul comprendere che ruolo avrà in famiglia ed in azienda (imprenditore, manager, socio, ecc).

Ci si dimentica spesso che, per superare questa sfida in una PMI, anche l’azienda deve cambiare.

Soprattutto in un momento caratterizzato da forti innovazioni come quello di oggi il passaggio generazionale deve diventare il momento in cui l’impresa si ripensa, in cui l’imprenditore si fida e lascia al figlio/a la possibilità di studiare e scoprire come l’impresa può evolvere, come può diventare più simile a lui.

Il passaggio generazionale ha successo se l’impresa viene ridisegnata e ripensata intorno all’erede.

Il padre di Filippo (figura complessa che meriterebbe molto più spazio in questa analisi) ci ha creduto, gli ha indicato la rotta (il web).

Filippo ha saputo dare concretezza ad una intuizione del padre fino a farla sua, fino a farla crescere a livelli che nessuno dei due avrebbe immaginato.

L’intuizione imprenditoriale

L’intuizione apparentemente è stata investire sul web o meglio investire in competenze interne sul web marketing. Su questo ne hanno scritto in molti.

In realtà, per come la vedo io, l’intuizione è stata smettere di pensare da terzista e diventare imprenditore.

Tutto quello che ha fatto Filippo è nato da lì. Un cambio coraggioso ed intelligente perché ha fatto tesoro e valorizzato la tradizione della sua azienda, il saper fare, il made in Italy o meglio il made in Brianza, ricostruendo e rinnovando un legame fortissimo con il territorio, con l’associazionismo, con il distretto.

Quanta tradizione nell’innovazione Berto.

Il bilancio delle competenze

Fare il bilancio delle competenze della propria azienda non è esercizio da poco. Ci vuole molta obiettività e la capacità di guardarsi allo specchio con sincerità. E’ necessario essere umili senza però soffrire di complessi di inferiorità. E’ importante osservare gli altri per conoscere, nelle differenze, noi stessi.

Berto ha individuato le caratteristiche e competenze distintive e ci ha investito con forza, cercando nel mercato e nella sua rete le capacità mancanti necessarie alla crescita ed allo sviluppo del suo business.

La sintesi  delle competenze è mia e spero non me ne vorrà:

  1. Lavoro artigiano (alta qualità e su misura)
  2. Comunicazione web (e solo web)
  3. Legame con il territorio e con la tradizione come motore per l’innovazione
  4. Umiltà di imparare dai grandi senza complessi di inferiorità

Costruire la squadra

La prima volta che sono passato in azienda è stato 4 o 5 anni fa. Non ho avvisato per non disturbare, Filippo era via ma abbiamo avuto una accoglienza che mi ha colpito molto. Sono passato con mia moglie ovviamente per cercare un divano.

L’incontro con il nostro architetto era durato più del previsto e siamo arrivati da Berto troppo tardi in piena chiusura per pranzo.

Maurizio (giusto render merito al collaboratore di Filippo), già in auto, ha intuito che fossimo potenziali clienti ed ha invertito la marcia aprendoci il negozio.

La cosa mi ha colpito molto. Un forte segno di attenzione al cliente ed alla costruzione della squadra.

I soldi si investono in azienda non in immobili

Negli anni l’azienda è cresciuta, ha aperto nuovi punti vendita e nei nostri incontri Filippo mi ha sempre raccontato la soddisfazione per i successi raggiunti senza mai nascondere la fatica ed i sacrifici che ne stavano alla base.

Quando hanno aperto a Roma gli chiesi se avessero pensato a comprar l’immobile (era ancora il periodo in cui l’immobiliare tirava e dragava il risparmio e gli investimenti). Illuminante la risposta di Filippo:

“I soldi mi servono per investire in azienda, in pubblicità, nel marchio, per farmi conoscere.” (sintesi mia) 

Costruire il radar e concretizzare le opportunità

L’unico modo di fare impresa oggi è attivare il radar, alzare le antenne, aprirsi ai mille stimoli del mercato.

Il radar si costruisce costruendo rapporti con le associazioni imprenditoriali, con le università, confrontandosi con realtà diverse dalle nostre.

Berto ha usato il proprio caso di successo per incrementare e costruire il proprio radar, moltiplicandone la potenza grazie al web.

Perché il web non è solo comunicazione e pubblicità. Il web significa, per chi è bravo, costruire rapporti ed aprire orizzonti.

E concretizzare le opportunità che è poi la capacità che fa la differenza, lavorando sui prototipi, sul design, sull’estero sia questo Russia o USA ( a puro titolo di esempio: #sofa4manhattan, #DIVANOXMANAGUA, ecc… iniziative che hanno contemporaneamente creato i presupposti per incrementare il fatturato ma anche per costruire nuove reti).

Investire nel web

Questa storia non sarebbe completa senza un breve cenno all’importanza che il web marketing ha avuto nel trasformare l’azienda. Non mi dilungherò, in rete molti ne hanno scritto e molti ne discuteranno. Mi preme però sottolineare che il web è stato usato come un accelleratore di competenze, ha valorizzato, focalizzato l’azienda.

Se agli inizi tutto era gestito in prima persona, ben presto Filippo ha sentito l’esigenza di rivolgersi a specialisti per farsi supportare. Oggi credo che abbia deciso di tornare ad nternalizzare gran parte delle competenze ad eccezione di quelle più tecniche ed operative. Perché la comunicazione on line è e deve restare una capacità distintiva dell’azienda.

Ma tutto questo è del tutto inutile se non sai chi sei se non conosci te stesso e la tua impresa.

Il vero lavoro dell’imprenditore, la vera intuizione è tutta lì. Il resto è sudore.

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