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Impairment test ai sensi dello IAS 36.

Impairment test ai sensi dello IAS 36.

Linee guida per gli organi di amministrazione e di controllo, il management e l’esperto di valutazione (interno o esterno). Documento Nedcommunity – OIV.

La finalità di questo documento consiste nel fornire linee guida a quattro delle cinque categorie di soggetti coinvolti nel complesso processo di impairment test, tenendo conto dei rispettivi ruoli e competenze:

  1. organo di amministrazione (supportato, ove costituito dal comitato controllo e rischi);
  2. organo di controllo;
  3. management (e, in particolare, dirigente preposto)
  4. esperti di valutazione;
  5. con la sola eccezione delle società di revisione, la cui attività – disciplinata dal principio di revisione internazionale (ISA Italia) 540 “Revisione delle stime contabili, incluse le stime contabili del fair value, e della relativa informativa” – è esclusa dal perimetro di approfondimento in esame.

Processo di impairment test

Il termine “processo di impairment test” si riferisce a tutte quelle attività che precedono, disciplinano e seguono la stima del valore recuperabile e dalle quali dipende il risultato e la rendicontazione della verifica dell’eventuale perdita di valore delle attività.

Quattro fasi principali

In particolare, questo documento si occupa di tutte quelle attività che precedono, disciplinano e seguono la stima del valore recuperabile e che, a fini illustrativi, sono scomposte in quattro fasi principali, temporalmente successive:

  1. la fase delle analisi che precedono la definizione della procedura;
  2. la fase della definizione della procedura;
  3. la fase dell’informazione prospettica e della stima del valore recuperabile;
  4. la fase dell’analisi dei risultati e della disclosure di bilancio.

Il fine primario di queste linee guida

Il fine primario di queste linee guida è quello di fornire alle diverse categorie di soggetti coinvolti:

  1. consapevolezza dell’importanza delle attività di loro competenza, e
  2. criteri ed indicazioni in merito a quale e quanta attività dovrebbe essere svolta (da chi e con quale ruolo) e come dovrebbe esserlo, con quale grado di documentazione, di competenze e di evidenze.

L’adozione delle linee guida dovrebbe mitigare rischi di 130 verifiche di perdita di valore non conformi al dettato dello IAS 36 a causa di analisi insufficienti, di supporti inadeguati, di basi informative incomplete o più semplicemente per effetto di un processo disordinato
caratterizzato contemporaneamente da duplicazioni e da vuoti di ruoli ed attività.

Rimando al Discussion Paper di OIV

Si premette che questo documento non affronta le tematiche di teoria e di tecnica valutativa connesse alla stima del valore recuperabile (le quali sono affrontate in un Discussion Paper di OIV dedicato specificamente agli esperti di valutazione intitolato “Impairment test dell’avviamento in contesti in cui è rilevante e/o critico. Linee Guida”).

I rischi di errore più frequente negli impairment test

I rischi di errore più frequente negli impairment test sono generalmente ricondotti a:

  1. l’identificazione della CGU o del gruppo di CGU cui è allocato l’avviamento ad un livello troppo alto;
  2. stime di fair value non attendibili in quanto non riflettono le condizioni di mercato correnti;
  3. l’esclusione dei corporate asset dalle attività della/e CGU o dai costi della/e CGU;
  4. l’attribuzione di un peso ridotto alle evidenze contrarie al risultato dell’impairment test (prime fra tutte una capitalizzazione di borsa inferiore al patrimonio netto);
  5. l’inadeguata identificazione dei triggering event che richiedono la ripetizione in corso d’anno dell’impairment test (in caso di intangibili a vita indefinita, avviamento e attività non disponibili all’uso) o l’effettuazione dell’impairment test (per le attività a vita definita);
  6. l’uso di informazione prospettica per la stima del valore d’uso non fondata su assunzioni ragionevoli e supportabili;
  7. la mancata sterilizzazione dei flussi di cassa considerati per la stima del valore d’uso dagli effetti di azioni di ristrutturazione e/o di incremento o rafforzamento della/e CGU;
  8. l’uso di tassi di sconto che non riflettono i rischi operativi della/e CGU, ma piuttosto quelli dell’impresa nel suo complesso;
  9. la non corrispondenza fra valore recuperabile e carrying amount di confronto (per via del fatto che sono considerate in detrazione del carrying amount passività che andrebbero escluse – come il trattamento di fine rapporto – o, viceversa, sono escluse attività che andrebbero considerate – come le attività corporate quando è possibile il pushing down);
  10. il calcolo del grossing up dell’avviamento per esprimere l’avviamento delle minoranze non iscritto in bilancio;
  11. disclosure di bilancio carenti, lacunose e ripetitive del mero disposto del principio (boilerplate).

Governance e qualità dell’ impairment test

L’importanza di questo documento, in sintesi, nasce dalla convinzione, che trova per altro riscontro in letteratura, che meccanismi di governance più robusti possano migliorare la qualità dell’impairment test. Con il termine qualità dell’impairment test si intende un maggiore allineamento fra i risultati dell’impairment test e le effettive condizioni economiche dell’impresa. Allineamento che trova fondamento in un processo ben documentato e ben ragionato.

Documento in consultazione

Il documento (attualmente ancora non definitivo ed in consultazione), predisposto da Nedcommunity e OIV –  Organismo Italiano di Valutazione – si propone di fornire linee guida agli organi aziendali, al management e agli esperti coinvolti nella valutazione criteri ed indicazioni in merito alle attività da svolgere ai fini di una piena conformità al dettato dello IAS 36 e risponde ad una esigenza di miglioramento del processo, rilevata da autorità di regolamentazione internazionali e dallo IASB.

Per approfondire