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E voi, perchè mi avete creduto?

E voi, perchè mi avete creduto?

Il 25 aprile è da sempre una data difficile in Italia. Fatta di opposte manifestazioni: da una parte i nostalgici della dittatura, dall’altra i “sinceri democratici” figli di chi inneggiava la dittatura del proletariato e rifiuta di sfilare con la brigata ebraica. In mezzo, spesso silenziosi, quelli che, seppur di differenti orientamenti, realmente si opposero (quando il fascismo era sostenuto da ampio favore popolare) mettendo a rischio ciò che avevano, la propria libertà, la propria posizione sociale, la vita dei loro cari.
Eppure dovrebbe essere una occasione per riflettere in silenzio sul fascismo che è dentro di noi, sui pericoli di ricaderci.
Provando a fare i conti con quella domanda che Don Benedetto ci butta in faccia come fosse un guanto di sfida e a cui ogni buon liberale dovrebbe provare a dar risposta: “E voi, perchè mi avete creduto?“.
In questi ultimi anni gli italiani hanno creduto troppo a troppi. Perchè il fascismo non è solo il saluto romano ma è fatto dei piccoli compromessi di ogni giorno. Del voto in cambio di qualche vantaggio a discapito del proprio Paese, dell’articolo di giornale partigiano, del sostegno in cambio dell’ avanzamento di carriera. L’anti fascismo deve essere un esercizio soprattutto individuale. Essere liberali è tremendamente faticoso.
“Anche a me di rado sale dal petto un impeto contro di lui al pensiero della rovina a cui ha portato l’Italia e della corrutela profonda che lascia nella vita pubblica (…)
Ma pure rifletto talvolta che ben potrà darsi il caso che i miei colleghi in istoriografia… fors’anche lo esalteranno.
Perciò mentalmente m’indirizzo a loro, colà, in quel futuro mondo che sarà il loro, per avvertirli che lascino stare, che resistano alla seduzione delle tesi paradossali e ingegnose e ‘brillanti’, perchè l’uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante, di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola e gesto, sempre tra il pacchiano e l’arrogante.
Chiamato a rispondere del danno e dell’onta in cui ha gettato l’Italia, con le sue parole e la sua azione e con tutte le sue arti di sopraffazione e di corruzione, potrebbe rispondere agli italiani come quello sciagurato capopolo di Firenze, di cui ci parla Giovanni Villani, rispose ai suoi compagni di esilio che gli rinfacciavano di averli condotti al disastro di Montaperti: “E voi, perchè mi avete creduto?”
Benedetto Croce, Diari, 2 dicembre 1943