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Linee guida per la valutazione di aziende in crisi

Linee guida per la valutazione di aziende in crisi

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha licenziato insieme alla Società Italiana dei Docenti di Ragioneria e di Economia Aziendale (SIDREA) il documento “Linee guida per la valutazione di aziende in crisi”.

Il contributo è volto a supportare l’attività del professionista nell’espletamento degli incarichi di valutazione delle aziende in crisi, qualora questa sia reversibile o irreversibile. In questa prospettiva, il contributo rappresenta uno strumento di agevole consultazione laddove sia, per esempio, richiesta una valutazione d’azienda per supportare decisioni in merito all’opportunità di proseguire l’attività anziché di liquidare oppure per gestire la crisi e le relative procedure concorsuali.

In prospettiva credo sarà auspicabile un maggior coordinamento con l’Organismo Italiano di Valutazione per evitare un sovrapporsi di documenti emanati dal CNDCEC in tema di valutazione di azienda.

Articolo pubblicato su Mysolution| Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

L’attendibilità della base informativa

Come più volte scritto su questa rubrica uno dei momenti più delicati per il professionista è rappresentato dalla valutazione dell’attendibilità della base informativa. Criticità evidenziata anche dai Principi Italiani di Valutaizone (PIV).

L’apprezzamento dell’attendibilità della base informativa è fase propedeutica all’esecuzione dell’incarico di valutazione, mirata a evitare che l’utilizzo di dati e informazioni rilevanti che presentino evidenti sintomi d’inattendibilità possano distorcere la stima, conducendo il professionista a una valutazione non corretta e gravemente inattendibile. Un dato o un’informazione inattendibile sono rilevanti quando il loro effetto sulla valutazione è idoneo ad alterare, anche solo potenzialmente, le decisioni degli utilizzatori della stima.

In presenza di rilevanti sintomi d’inattendibilità della base informativa, pertanto, il professionista deve riconoscere una limitazione che preclude lo svolgimento dell’incarico. Ove tale limitazione non sia rimossa mediante adeguamento della base informativa a cura del committente o tramite rettifiche effettuabili dal professionista, quest’ultimo deve rinunciare all’esecuzione dell’incarico.

Discontinuità tra i valori economico-finanziari

Il processo di valutazione riferito ad un contesto aziendale che versa in uno stato di disequilibrio economico ed in crisi reversibile si differenzia dal contesto valutativo liquidatorio perché, pur potendosi ragionevolmente presupporre la continuazione dell’attività aziendale, l’elemento fondamentale che caratterizza la valutazione può essere rinvenuto in una significativa discontinuità tra i valori economico-finanziari attuali e quelli che ci si attende che l’azienda otterrà dopo il superamento del disequilibrio economico.

Tempi di ripristino delle condizioni di equilibrio economico

Il professionista dovrà, innanzitutto, disporre di dati prospettici il più possibile analitici ed articolati sotto il profilo temporale in modo da poter identificare chiaramente il momento e le modalità con cui si ritiene che le condizioni di equilibrio economico (ma anche finanziario e patrimoniale) verranno ripristinate. Tali elementi dovranno, inoltre, consentire al professionista di verificare l’effettiva attendibilità delle stime, nonché il grado di realizzabilità degli effetti economico-finanziari attesi dall’operazione di risanamento avviata o in corso.

La verifica di ragionevolezza delle ipotesi e dei dati previsionali

Nella valutazione delle aziende in crisi reversibile o dei relativi rami di azienda e, comunque, per tutte le entità oggetto di valutazione che provengono da aziende in crisi per le quali si presuppone la prosecuzione dell’attività in base ai dati contenuti nel piano di risanamento, la maggior difficoltà che il professionista può rinvenire nell’espletamento del suo incarico attiene alla necessità di dovere basare la sua valutazione su dati previsionali che, quanto più l’operazione di risanamento è incisiva, presentano delle discontinuità, a volte anche profonde, con i dati consuntivi.

La vera criticità della valutazione dell’azienda in crisi

La vera criticità della valutazione dell’azienda in crisi è spesso rappresentata dall’impossibilità di disporre del tempo adeguato a massimizzare il valore di realizzo. In questo caso, il professionista deve applicare normalmente un significativo sconto per mancanza di liquidità del titolo.

Per approfondire

Scarica il documento “Linee guida per la valutazione di aziende in crisi

 

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Guida al piano industriale

Guida al piano industriale

 Articolo Guida al piano industriale pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

 

Il piano industriale è il documento nel quale vengono illustrate le azioni che saranno realizzate per il raggiungimento degli obiettivi strategici. La formulazione delle ipotesi rappresenta una delle fasi più importanti dell’intero processo di elaborazione dei preventivi economico-finanziari. Le guide di Borsa italiana alla redazione del piano e alla valutazione di azienda offrono ottimi spunti di approfondimento al cultore della materia.

Il piano industriale può essere definito come il documento nel quale, a partire dalla presentazione delle strategie competitive di fatto operanti a livello aziendale e dall’eventuale fabbisogno o opportunità di rinnovamento esistente, vengono illustrate le azioni che saranno realizzate per il raggiungimento degli obiettivi strategici.

Il principale obiettivo di un piano industriale è di consentire al management di definire in che modo l’azienda intende accrescere il valore creato per gli azionisti.

I requisiti minimi di un piano industriale sono principalmente tre:

  1. la Sostenibilità finanziaria;
  2. la Coerenza, vale a dire l’assenza di “fattori di incoerenza” nei piani;
  3. l’Attendibilità delle ipotesi su cui si fonda il piano.

Il piano industriale deve pertanto contenere un insieme di prospetti economico-patrimoniali-finanziari redatti in coerenza con le scelte strategiche e con le ipotesi assunte.

Una volta individuate le alternative percorribili, identificate le risorse necessarie per realizzare la crescita (finanziarie, umane, tecnologiche, ecc.) e precisate le modalità attraverso cui reperirle, è opportuno che nel piano industriale venga indicato se la crescita si baserà:

  • sull’acquisizione di nuovi clienti;
  • attraverso l’ampliamento della gamma di prodotti, servizi e/o brand;
  • entrando in altre aree geografiche;
  • utilizzando nuovi canali distributivi.

Tali scelte strategiche dovranno poi essere declinate in azioni precise, stabilendo per ciascuna di esse gli investimenti correlati, la tempistica, i manager responsabili, le condizioni/vincoli e l’impatto economico-finanziario.

La attendibilità delle ipotesi

La formulazione delle ipotesi rappresenta una delle fasi più importanti dell’intero processo di elaborazione del business plan, la qualità delle stime elaborate dipende dalla correttezza delle assunzioni fatte. L’elaborazione delle ipotesi di piano generalmente si basa sull’analisi dei dati storici relativi agli ultimi tre esercizi per poi svilupparsi in ottica prospettica.

L’orizzonte temporale del piano

L’orizzonte temporale del piano può variare ragionevolmente dai 3 a 5 anni, secondo la prevalente dottrina, senza perdere di significatività.

Analisi di sensitività

Il processo di pianificazione che porta alla costruzione di un piano industriale si basa su una serie di assunzioni e quindi per sua natura si svolge in condizioni di incertezza.

Obiettivo del piano è ridurre o comunque dare un peso a tale incertezza per consentire di individuare scenari ragionevolmente prevedibili.

È necessario, per quanto ragionevolmente possibile, presentare un’analisi di sensitività rispetto alle principali variabili qualitative e quantitative, che possono incidere in maniera sostanziale sulla creazione di valore, ipotizzando scenari diversi cui dovrebbero essere associati dei tassi di probabilità.

La struttura del piano industriale

Di seguito viene riportato lo schema standard proposto dalla Guida di Borsa italiana, la struttura offre un interessante best practice che potrà essere sviluppata o semplificata a seconda degli obiettivi e delle dimensioni dell’azienda:

  • Executive Summary
    1. Il progetto strategico proposto
    1. Le principali azioni realizzative
    1. Sintesi dei principali dati finanziari attesi
  • La strategia realizzata
    1. La strategia competitiva corporate
    2. La strategia competitiva delle singole SBU
    3. Evoluzione dei principali dati finanziari storici per SBU
  • Le intenzioni strategiche
    1. Necessità e opportunità di un rinnovamento strategico
    2. Le intenzioni strategiche a livello corporate
    3. Le intenzioni strategiche a livello di SBU
  • L’Action Plan
    1. Azioni, tempistica, manager responsabili
    2. Impatto economico-finanziario delle azioni
    3. Investimenti e modalità di finanziamento
    4. Impatto organizzativo
    5. Condizioni e vincoli all’implementazione
  • Le ipotesi e i dati finanziari prospettici
    1. Modello economico
    2. Le ipotesi alla base delle previsioni economicopatrimoniali-finanziarie
    3. I dati previsionali a confronto con i dati storici
    4. Le direttrici di analisi dei risultati gestionali
    5. Andamento dei key value driver
    6. Analisi di sensitività
    7. Aspetti critici da evidenziare

Per approfondire

Le guide alla valutazione ed alla redazione del piano industriale predisposte da Borsa Italiana sono documenti che riteniamo utile segnalare a chi voglia approfondire l’argomento in quanto rivolte agli imprenditori e alle società coinvolte nella valutazione d’azienda, anche in vista di una possibile quotazione.