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L’importanza di scrivere la parola fine.

L’importanza di scrivere la parola fine.

In questi giorni sto molto riflettendo sul futuro della professione e del fare impresa in Italia. Sento un grande bisogno di imparare, di confrontarmi. Vedo soprattutto negli imprenditori l’urgenza di raccontare la loro storia, i loro problemi, le loro sfide (in maniera costruttiva, sia chiaro, quella di chi cerca di capire).

Quanto sarebbe utile avere una scuola di impresa? La nostra piccola provocazione lanciata sui social è stata colta, ci hanno scritto e ci sono venuti a trovare in molti.

Niente mega teatri all’americana, niente corsi motivazionali. Solo sincero e severo confronto tra imprenditori. E non parlo di startup…

È vero che c’è ne sono già molte (come giustamente mi fanno notare) ma spesso il tema è la sincerità dell’offerta. Spesso virano in corsifici anche di successo e smettono di ascoltare le imprese ma pretendono di riempirle di concetti e modelli calati dall’alto.

Credo in qualche modo superato il modello up down nella formazione, nella consulenza. Dobbiamo diventare più intransigenti con noi stessi, delineando meglio il nostro progetto ed accelerare. Identità e coerenza come scritto nel libro Restartup.

Accademia dei Pugni

Stiamo pensando ad un nuovo incontro dell’ Accademia dei Pugni (l’idea pare non esser poi male se dopo il nostro evento in collaborazione con il Sole24Ore, il Corriere si è inventato il Ring delle Idee che sembrerebbe avere qualche leggera assonanza). In realtà stiamo pensando a come inserire stabilmente l’Accademia dei Pugni nel nostro percorso di Studio, come renderla un momento di crescita per noi, per i nostri amici, per i nostri clienti.

Lavorando sull’idea di creare una piccola comunità di pratica.

L’importanza di scrivere la parola fine.

Cercando una foto per accompagnare queste brevi riflessioni che avrebbero dovuto descrivere in maniera più ampia i nostri nuovi progetti mi sono imbattutto del tutto involontariamente in quella che vedete qui in basso. Mi ha subito catturato. Volendo parlare di nuovi progetti, di un nuovo inizio sono paradossalmente rimasto ipnotizzato dalla parola fine. Quasi mi sollecitasse severamente a prendere atto che alcune cose sono cambiate intorno a me.

Per iniziare, come la Fenice, bisogna trovare il coraggio di mettere fine ad alcune attività, preziose un tempo, ma ormai in qualche modo esaurite. Ho bisogno di un maggior controllo sulla qualità dei compagni di viaggio, provando a pensare ad una comunità di pratica.

Un percorso, più attento e curioso, da fare con chi avrà voglia di seguirci.

L’arte e la tecnica

E mentre scorrevo qualche citazione del fotografo Rodney Smith inciampo in queste poche righe di un altro fotografo che descrivono perfettamente quello che sento essere il nostro percorso dei prossimi anni: scoperta, tecnica, consapevolezza.

La fotografia non é una invenzione ma é una scoperta. Fotografare non appartiene alla scienza ma all’arte. Essa é, dunque, opinabile.

Tuttavia, la sua base tecnica e la sua realizzazione tecnologica non possono essere ignorate per una superficiale analisi puramente estetica dell’immagine. Imparare a fotografare non vuole affatto dire affermare di cogliere l’attimo come fossimo specchi ma comprendere quell’attimo e collocarlo in un istante permanente di emotivitá consapevole.

Sato (03/01/2017)

Unica bussola nel cambiamento è la creazione di valore

Ed ecco che appare più chiara l’importanza di scrivere la parola fine proprio nel momento in cui stiamo delineando meglio il nostro nuovo progetto, proprio prima di un nuovo inizio. Ridisegnando tutta la nostra attività formativa.

Lavorando nella nicchia. Con maggiore consapevolezza e controllo.

Perchè l’unica bussola nel cambiamento è la creazione di valore.

Giovani pirati, l’isola del tesoro ed una flottiglia di pedalò

Giovani pirati, l’isola del tesoro ed una flottiglia di pedalò

Ovvero le vacanze oziose di un ozioso, il nostro augurio di una buona vacanza.

Mancano pochi giorni alle tanto sospirate vacanze. E’ terminato un altro anno (scolastico). Un anno fatto di progetti, incontri, storie ma soprattutto persone. La tradizione vorrebbe che vi parlassi di noi, di #progetto1849, di quello che tutti insieme abbiamo costruito e di quello che abbiamo in progetto di costruire.

Era tutto già pronto ma ieri ho ricevuto una telefonata fatta di emozioni e di urgenza di raccontare e condividere. E tutto mi è parso improvvisamente noioso.

Vi parlerò quindi dei progetti di un bimbo, dell’invasione di un isola, di una decina di pirati dai 3 ai 10 anni di età e di una piccola flottiglia di pedalò.

Pare che #panatino abbia convinto la mamma ad organizzare una spedizione in flottiglia ( almeno 4 o 5 pedalò, sembra requisiti in questi giorni dalle spiagge limitrofe) per raggiungere con i suoi amichetti l’isola dei pirati ( praticamente difronte ai nostri bagni).

Sogni, progetti ed emozioni ben più intensi di quelli di noi adulti che finalmente in estate riescono più facilmente a contagiarci guadagnandosi la priorità su tutto. Regalandoci un sorriso e tutta l’invidia di non essere li a condividere l’impresa.

Credo che questo sia il modo migliore di augurarvi ed augurarci buone vacanze, quelle che da sempre preferisco, “le vacanze oziose di un ozioso” rubando il titolo ad un delizioso libretto di Jerome K. Jerome che come ogni estate farà parte delle mie letture (o riletture) estive.

Buone vacanze a tutti.