Articoli

Questo Paese non ha un buon rapporto con i giovani e nemmeno con le pmi.

Questo Paese non ha un buon rapporto con i giovani e nemmeno con le pmi.

Vengo da una serie di incontri e seminari, in parte per presentare il mio libro #restartup, in parte per tenere qualche giornata di lezione ai colleghi su #startup e #pmiinnovative.

A questi si è aggiunta la splendida esperienza a #chieti al convegno nazionale dell’ Unione e Fond CentroStudi Ungdc.

Devo dire che la presenza di giovani rende tutto più divertente e l’atmosfera più curiosa e partecipe. Realtà con età media elevata diventano autoreferenziali ed impermeabili.

Tutto ciò che è nuovo non è sempre buono. Nel nuovo però ogni tanto si trova del valore straordinario  che va colto. Chi ha 40/50/60 anni oggi dovrebbe responsabilizzarsi e creare valore, separare la fuffa da ciò che c’è di concreto e creare dei percorsi di crescita per valorizzarlo.

Spesso però non riusciamo ad avere un buon rapporto con i giovani: o li sopravvalutiamo come nativi digitali o li sottovalutiamo cercando di difendere rendite di posizione.

Qualche giorno fa, ospite all’evento di Valdagno per presentare Restartup, era evidente la differenza e la complessità dell’esperienza portata dagli imprenditori più maturi ma era altrettanto evidente che la curiosità e l’entusiasmo dei più giovani sono elemento necessario per crescere. E questo era ben chiaro agli imprenditori dinamici presenti costretti ogni giorno a mettersi in discussione e bisognosi di nuova linfa per le proprie aziende. Erano affamati di giovani talenti da inserire. È stato bellissimo ascoltarli.

Cosi come è stato bello incontrare la figlia di una imprenditrice raccontarmi orgogliosa della madre.

Il Paese ed i giornali però troppo spesso dimenticano che questo però implica una forte responsabilità verso i giovani, farli crescere, investire. E poi pretendere. Perché solo pretendendo tanto da loro li aiuti a crescere.

Saper usare l’iPhone meglio di me serve a poco… inutile vezzeggiarli ed illuderli.

Questo Paese è spesso vittima del racconto che fa di se stesso. Lo vediamo con le PMI, o le consoliamo illudendole “piccolo è bello” o le castriamo scoraggiandole ed inibendo la crescita “sotto i 100 ml di fatturato l’impresa non ha senso, meglio che chiuda”.

Facili e sbagliate entrambe le soluzioni. È farle crescere, accorparle, ecc la cosa difficile. Ma è quello che si deve fare. E bisogna dirlo e sostenerle in questo.

Investire sui giovani, non mitizzarli ne sottovalutarli. 

Dobbiamo tornare a fare cose difficili. E fare cultura. Anche d’impresa.