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Guida al regime forfettario 2016

Guida al regime forfettario 2016

Check list regime forfettario

La legge di Stabilità per il 2016 (legge 28/12/2015 n.208 ) ha nuovamente modificato il regime agevolato rivolto alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arte o professioni in forma individuale. In sintesi, il regime (naturale per chi possiede i requisiti di ingresso) si sostanzia nella determinazione forfetaria del reddito, che viene poi tassato con un’imposta del 15% o del 5% (in presenza di determinati requisiti), sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap. Vantaggi sono previsti anche sul versante adempimenti, che sono fortemente semplificati, nonché per il regime contributivo. In attesa di una circolare che ne chiarisca meglio i contorni normativi, anche in rapporto con il regime dei minimi, forniamo una breve e non esaustiva scheda di sintesi.

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Requisiti d’accesso e permanenza (art.1 c.54 L. 109/2014):

Possono aderire al nuovo regime le persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti o professione che nell’anno solare precedente:

  • Abbiano conseguito ricavi/compensi non superiori a determinate soglie, indicate nell’allegato della legge di stabilità 2016, variabili a seconda del codice ATECO di riferimento dell’attività esercitata;
  • Abbiano sostenuto spese per il personale non superiori a 5.000 € lordi;
  • Il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali non superiore a 20.000 € al 31/12 (i beni promiscui si considerano nella misura del 50%). Su tale limite non vanno considerati:
    • I beni immobili comunque acquisiti ed utilizzati;
    • I beni di costo unitario non superiore a €516,46;
    • Per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente. Per i beni in locazione o in comodato si considera il valore normale.

I soggetti che iniziano l’attività possono adottare l’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni, a condizione che:

  • non abbiano esercitato nei 3 anni precedenti attività di impresa, arte o professione;
  • l’attività non sia la mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta, a meno che non rientri nella pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.

Per aderire al regime è irrilevante l’età e non è previsto alcun limite di durata.

Esclusioni (art.1, c.57 L. 109/2014):

Il regime forfettario non può essere adottato dai soggetti:

  • che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari ai fini della determinazione del reddito (cessione di generi di monopolio, agriturismo, ecc…). L’esercizio di tali attività è incompatibile con il regime agevolato soltanto in vigenza del regime stesso: in sostanza, l’aver esercitato una delle predette attività nell’anno precedente all’ingresso del regime, consente invece l’adozione del regime forfetario;
  • non residenti ( applicabile dai soggetti residenti in uno Stato UE o aderente allo SEE (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e che producano almeno il 75% del loro reddito in Italia;);
  • che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati/porzioni di fabbricato, di terreni edificabili ex art. 10, comma 1, n. 8, DPR n. 633/72 ovvero di mezzi di trasporto nuovi nei confronti di soggetti UE;
  • che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano a società di persone o associazioni professionali o Srl trasparenti;
  • che abbiano conseguito, nell’anno antecedente a quello in cui intendono avvalersi del regime agevolato, redditi di lavoro dipendente o assimilato ex artt. 49 e 50 TUIR (compreso il reddito da pensione), eccedenti la soglia di €30.000 (il rispetto di tale limite non rileva se il rapporto di lavoro risulta cessato).

Semplificazioni (art.1, c.58-60 L.109/2014):

Semplificazioni ai fini Iva:

  • sono esonerati, in generale, dal versamento dell’Iva;
  • sono esonerati dall’obbligo della:
    • registrazione di fatture emesse/corrispettivi;
    • registrazione degli acquisti;
    • tenuta e conservazione dei registri e dei documenti, ad eccezione delle fatture di acquisto e le bollette doganali;
    • dichiarazione e comunicazione annuale Iva;
    • comunicazione spesometro;
    • comunicazione black-list;
    • comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute;
  • sono obbligati:
    • a presentare gli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie;
    • a versare l’Iva in relazione agli acquisti di beni intra UE di importo annuo superiore a 10.000€ e ai servizi ricevuti da non residenti con applicazione del reverse change;

Semplificazioni ai fini delle imposte sui redditi:

  • sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
  • determinano il reddito in maniera semplificata, applicando ai ricavi/compensi percepiti un coefficiente di redditività (determinato dal decreto ministeriale), e scomputando da tale ammontare i contributi previdenziali obbligatori versati; il reddito, quindi, non viene più calcolato come differenza tra componenti positive e negative;
  • sono obbligati alla conservazione dei documenti ricevuti ed emessi;
  • sono esonerati dalla presentazione degli studi di settore;

Determinazione del reddito ed aliquote (art.1, c.64-65 L.109/2014):

Il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività, differenziato in base al codice ATECO  dell’attività esercitata,  senza tener conto delle spese sostenute nell’anno. Una volta determinato il reddito imponibile, vengono dedotti i contributi previdenziali versati in base alla legge.  Il reddito così determinato è soggetto ad un’imposta pari al 15%, sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’IRAP.

Codice attività ATECO 2007SettoreLimiti compensiCoeff. redditività
VecchiNuovi
(10 – 11)Industrie alimentari e delle bevande35.00045.00040%
45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9Commercio all’ingrosso e al

dettaglio

40.00050.00040%
47.81Commercio ambulante e di

prodotti alimentari e bevande

30.00040.00040%
47.82 – 47.89Commercio ambulante di altri

prodotti

20.00030.00054%
(41 – 42 – 43) – (68)Costruzioni e attività immobiliari15.00025.00086%
46.1Intermediari del commercio15.00025.00062%
(55 – 56)Attività dei servizi di alloggio e di

ristorazione

40.00050.00040%
(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88)Attività professionali, scientifiche,

tecniche, sanitarie, di istruzione,

servizi finanziari ed assicurativi

15.00030.00078%
(01 – 02 – 03) – (05 – 06 – 07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84) – (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99)Altre attività economiche20.00030.00067%

Definiti requisiti d’accesso, regole di determinazione del reddito, esclusioni e semplificazioni, il regime forfettario ipotizza due diversi livelli impositivi:

  • uno ordinario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15%;
  • uno agevolato per chi inizia l’attività, con un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, a condizione che:
    • il contribuente non abbia esercitato nei 3 anni precedenti attività di impresa, arte o professione;
    • l’attività non sia la mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta, a meno che non rientri nella pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
    • qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.

Regime previdenziale (art.1, c76-84 L.109/2014):

Il regime forfettario prevede che i contributi INPS siano calcolati sul reddito determinato a forfait in base ai criteri fiscali:

  • Per le ditte individuali è stata prevista una riduzione del 35% sui contributi minimi dovuti dagli iscritti alla gestione INPS artigiani e commercianti; l’aliquota prevista per il 2016 per gli artigiani è del 23,10%(se di età superiore a 21 anni, altrimenti è del 20,10%), mentre l’aliquota per i commercianti è del 23,19% (se di età inferiore a 21 anni è del 20,19%);
  • Per i lavoratori autonomi non iscritti ad alcun albo professionale e titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata INPS l’aliquota contributiva rimane del 27,72%;
  • Per i soggetti titolari di pensione o già assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria l’aliquota contributiva passa al 24%.

Check list regime forfettario

Strumento operativo di controllo a supporto dell’attività svolta dai collaboratori negli studi professionali, predisposto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti liberamente scaricabile: Check list regime forfettario


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Perché continuiamo ad entusiasmarci per le PMI

Perché continuiamo ad entusiasmarci per le PMI

… e perché dovreste tornare a farlo anche voi

Da qualche anno ormai le care vecchie PMI sono un po’ ai margini del dibattito culturale e politico del nostro Paese. I motivi sono vari: sono piccole, spesso in crisi e poi diciamoci la verità, secondo la vulgata imperante, tremendamente meno sexy ed affascinanti delle più giovani ed intriganti startup. Eppure queste sono conclusioni a cui può giungere solo la pigrizia dell’osservatore.

L’articolo che segue è pubblicato su Mysolution|Post e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore.

Tornare ad entusiasmarsi parlando di PMI

Qualche giorno fa ho tenuto una lezione per la Scuola di Alta Formazione della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano all’interno di un bel corso per esperti attestatori di piani di risanamento. Al termine ho proseguito il confronto con uno dei relatori ed alcuni partecipanti al più classico aperitivo milanese.

Ci siamo scoperti ad entusiasmarci raccontando le rispettive esperienze con alcune PMI che seppur piccole ed oggetto di profondi piani di risanamento rappresentano delle eccellenze nel loro settore.

Fortemente provate dalla crisi, le PMI hanno saputo trovare la forza di rialzarsi e di tornare a crescere, soprattutto quando presidiano nicchie di eccellenza sul mercato.

“In Italia in base ai dati 2014 forniti da AIDAF si stima che le aziende familiari siano circa 784.000 – pari ad oltre l’85% del totale aziende- e pesino in termini di occupazione circa il 70%. Sotto il profilo dell’incidenza delle aziende familiari, il contesto italiano risulta essere in linea con quello delle principali economie europee quali Francia (80%), Germania (90%), Spagna (83%) e UK (80%), mentre l’elemento differenziante rispetto a questi paesi è rappresentato dal minor ricorso a manager esterni da parte delle famiglie imprenditoriali: il 66%   delle aziende familiari italiane ha tutto il management composto da componenti della famiglia, mentre in Francia questa situazione si riscontra nel 26% delle aziende familiari ed in UK solo nel 10%.”

Le criticità da superare

Alle tipiche difficoltà del sistema Italia si sommano molto spesso alcune criticità che tutti ben conosciamo e che ritroviamo in molti interventi su questo tema:

  • Piccola dimensione;
  • Scarsa attenzione ai margini;
  • Eccessivo ruolo del fondatore che finisce per deresponsabilizzare i pochi manager presenti in azienda;
  • Sistemi di controllo e di analisi del rischio scarsamente strutturati;
  • Scarsa presenza di consulenza di qualità (si, in parte la colpa è anche nostra, poca attenzione all’analisi del mercato, alla strategia, alla valutazione dell’impresa);
  • Scarsa pianificazione del passaggio generazionale.

Tutti problemi in realtà non cosi irrisolvibili soprattutto se confrontati con i risultati del Paese in alcuni settori a livello internazionale.

Il Made in Italy è ancora una carta vincente

Secondo l’International Trade Centre nel 2014 l’Italia ha consolidato la sua posizione nell’indice di competitività del commercio mondiale. Tre sono i settori in cui l’Italia si conferma come il Paese più competitivo (grazie al design e all’alto di gamma):

  • Tessile;
  • Abbigliamento;
  • prodotti in cuoio.

In altri 5 settori il nostro Paese conserva un lusinghiero secondo posto (superati solo dalla Germania):

  • manufatti di base (metalli e prodotti in metallo, ceramiche, ecc.);
  • meccanica non elettronica;
  • apparecchi elettrici;
  • mezzi di trasporto e manufatti diversi (tra cui occhiali, articoli in plastica, gioielleria).

L’Italia conquista inoltre il sesto posto negli alimentari trasformati.

Cambiare la consulenza per cambiare le imprese

Certamente resta sempre più ampio il divario tra imprese ben gestite ed imprese che faticano a trovare una via di uscita dalla crisi. Organizzazione e strategia sono diventate componenti essenziali per il consolidamento e la crescita di qualsiasi azienda che dovrà affrontare un cambiamento radicale nel modo di percepire se stessa e la propria formula imprenditoriale. L’evoluzione del mercato che tende a prediligere gli estremi (low cost o eccellenza) a discapito della produzione di fascia media non può far altro che portare ad accellerare questi processi.

Le soluzioni? Probabilmente sono diverse e devono essere specifiche per ogni impresa, nessuna bacchetta magica. Sicuramente tra le alternative da valutare in alcuni casi c’è l’apertura del capitale a soci esterni o l’assunzione di nuovi manager. Sicuramente la consulenza deve imparare a dedicare meno tempo alle slide e tornare a sporcarsi di più le mani di grasso.

Deve riappropriarsi delle competenze che le sono proprie e fornire all’impresa quella cassetta per gli attrezzi necessaria a competere in mercati in trasformazione:

  • analisi del settore e degli scenari competitivi;
  • sviluppare sistemi di controllo di gestione adeguati (anche non complessi ma che forniscano le informazioni utili per monitorare le chiavi strategiche);
  • capacità di sviluppare strategie in base a scenari differenti;
  • ecc.

Aprire CdA e collegi sindacali a professionisti esperti

Spesso si sottovaluta la più semplice e meno invasiva nomina in CdA o nel Collegio sindacale di professionisti esperti e di fiducia della famiglia. Del resto il ruolo principe dell’Amministratore indipendente e del Sindaco dovrebbe proprio essere il confronto critico sulle strategie di impresa nonostante oggi sia troppo spesso derubricato a controlli formali a basso costo.

L’impresa di famiglia in questo modo evita la tanto temuta perdita di identità ma inizia un percorso per rendersi più autonoma e strutturata rispetto alla famiglia stessa.

Una nota personale

In questi giorni ricordiamo un amico che non c’è più, che incarnava bene la figura del consulente che sa essere palestra di confronto, anche severo, senza impedirti di credere in un progetto ed a cui MySolution|Post deve molto.

Ci sono consulenti che diventano amici, che ti fan sentire meno solo, che sai che stanno lavorando per te e con te e non per vendere un progetto. Persone rare e preziosissime capaci di grandi generosità, di regalare insegnamenti preziosi ma anche di impartire “severe” lezioni.

Perché un buon professionista altro non è che una persona capace di difendere i sogni trasformandoli in progetti.


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