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Achille Castiglioni: umiltà, studio ed innovazione.

Achille Castiglioni: umiltà, studio ed innovazione.

Una straordinaria mostra alla Triennale di Milano ci racconta con affetto la vita e l’opera di un maestro del nostro design.

Gran parte degli oggetti esposti sono ancora in produzione ed attualissimi.

Paradossalmente lo stupore in qualche modo coglie nel ritrovare esposti oggetti del nostro quotidiano: la lampada Arco tanto cara a mia madre e protagonista delle nostre cene in famiglia, la Lampadina che nella versione arancione fa bella mostra di se’ al centro della sala riunioni di Studio Panato.

La mostra ci racconta una Italia che, rimboccandosi le maniche, sapeva unire genio e saper fare.

Una Italia in cui si studiava molto per creare oggetti straordinari con poco. Una Italia fatta di artigiani ma anche di imprese che investivano nel bello e ben fatto.

Forse dovremmo tutti ripartire da lì, valorizzando la nostra cultura che è fatta di storia ma anche di impresa e di contaminazione.

E’ fatta da professionisti affermati nel mondo che non temono di inginocchiarsi a terra per lavorare ad un progetto ed al suo modello.

Senza troppo aspettarsi dallo Stato e senza rimpiangere troppo le valli californiane.

Achille Castiglioni ci toglie gli alibi

Achille Castiglioni è un po’ più di un architetto. È stato un innovatore ed è per questo che abbiamo provato a fare un percorso insieme. È a lui che ci siamo ispirati per presentare il nostro #progetto1849 in Bocconi.

Se proviamo a rileggere quello che ci ha lasciato con un po’ di attenzione ritroveremo molti dei temi che affrontiamo oggi. Castiglioni però ci toglie gli alibi. Si può fare innovazione partendo da carta e penna ma bisogna studiare, osservare, ridisegnare. Ascoltando con molta umiltà.

Se non siete curiosi lasciate perdere

“Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi alla autoironia e all’autocritica. Liberatevi dall’ossessione di volere, ad ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della tendenza è del tipo o, peggio, del premio e del successo.”

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“Un buon progetto non nasce dall’ambizione di lasciare un segno, il segno del designer, ma dalla volontà di instaurare uno scambio anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da noi progettato.”

Incontro e confronto

L’innovazione nasce dall’incontro di competenze diverse, sulla linea di confine di settori diversi

“Un oggetto di design è il frutto dello sforzo comune di molte persone dalle diverse specifiche competenze tecniche, industriali, commerciali, estetiche. Il lavoro del designer è la sintesi espressiva di questo lavoro collettivo. Quello che caratterizza la progettazione è proprio il rapporto continuo tra parecchi operatori, dall’ imprenditore all’ultimo operaio.”

Trovare un componente principale

Per noi questa frase è stata preziosissima. Ci ha aiutato a capire meglio la nostra identità ed il servizio che vogliamo offrire. È maledettamente difficile cancellare il superfluo. Perché spesso il superfluo è un alibi.

“Cancellare, cancellare, cancellare e alla fine trovare un componente principale di progettazione; noi mentre progettavamo eravamo contro l’invadenza del disegno, eravamo alla ricerca del tratto minimo che serviva alla funzione; volevamo arrivare a dire: meno di così non si può fare.”

Conservare un po’ di tutto

Anche questo ci rappresenta molto, leggiamo di tutto cercando spunti, smontando e riassemblando in attesa di trovare la giusta sintesi. È un po’ il nostro “elogio del tempo perso” che alla fine ci aiuta a distinguerci dagli altri come persone e come professionisti. Diventando preziosissimo.

“Faccio raccolta di oggetti trovati, conservo un po’ di tutto, oggetti anonimi. Li tengo da parte ogni volta che capita un oggetto con una intelligente componente di progettazione.”

Ricercando l’oceano blu

“Serve liberarsi dall’ossessione di voler ad ogni costo inquadrare tutto, catalogare tutto, giudicare tutto con il metro della tendenza.”

“La strada, il cinema, la tv… sono i luoghi dove si impara a osservare criticamente i gesti ovvi, gli atteggiamenti conformisti, le forme scontate. Per scoprire cosa? Per scoprire che si può fare altro.”

Castiglioni, uno dei Pugni

Mi piacerebbe che una delle prime iniziative dell’Accademia dei Pugni fosse un incontro su questo straordinario architetto, magari una visita al suo studio in piazza Castello, alla sua fondazione.

Per approfondire

Per approfondire potete visitare il nostro profilo Instagram in cui raccoglieremo a breve diverse immagini della mostra

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

In questi ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’esperienza accumulata in quella che i più chiamano economia della cultura.

Da anni seguo per motivi professionali il mercato dell’editoria in cui sono stato e sono coinvolto a diversi livelli e più recentemente nel mondo del Teatro (come chi ha la pazienza di seguirmi sui principali social ben sa).

Un mondo in cui sono entrato con un certo scetticismo.

Nonostante la cultura per definizione aiuti ad aprire la mente per una serie di vecchi retaggi anche politici ed ideologici è in realtà un mondo molto chiuso ed autoreferenziale.

Detto questo lo affronto portandomi dietro (con tutti i limiti e le distorsioni del caso, sia chiaro) l’ottica del commercialista affascinato dal progetto e di chi fa impresa.

E devo ammettere di aver sottovalutato l’effetto dirompente dell’esperienza maturata in questi anni.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

Editoria e Teatro ti costringono:

  • a ragionare con risorse scarse;
  • ad essere flessile lavorando in settori in perenne crisi;
  • a cercare di valorizzare le competenze con nuovi prodotti/servizi perché la sola gestione ordinaria del core business non ti consente la sostenibilità del progetto;
  • a investire in piccole “scialuppe” (non oso definirle startup) per tentare nuovi approcci, nuovi business model, spesso con l’obiettivo di ridevinire l’organizzazione e intaccare centri di potere che ingessano la struttura impedendole di cambiare.

Uno straordinario modello di business

Solo oggi mi rendo conto di che straordinario modello di business possa diventare anche per imprese di altri settori. Per le imprese di servizi, per le imprese e le professioni basate sulla valorizzazione della conoscenza certamente.

Fare impresa oggi è una grande sfida. Si è sempre pensato che l’impresa dovesse, finanziando, aiutare la cultura (vero). Oggi forse è il momento di prendere consapevolezza che la cultura può diventare un grimaldello per rinnovare l’impresa.

Castiglioni aveva già capito tutto

Rubando le parole all’architetto Achille Castiglioni (che aveva già capito tutto):

“Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi alla autoironia e l’autocritica. Liberatevi dall’ossessione di volere, ad ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della tendenza è del tipo o, peggio, del premio ed è successo. Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da voi progettato.”

Studio Panato #perilteatro

Il questo contesto si inserisce il progetto “Studio Panato #perilteatro”, per questo proviamo su queste pagine a lanciare un sasso sperando che qualcuno più peparato di noi possa aiutarci ad alimentare il confronto e la discussione. Perché la cultura non deve elemosinare una sponsorizzazione ma pretendere di venir retribuita per il servizio che offre. Imparando però ad aprirsi alla società, uscendo dai circoli per iniziati e soprattutto facendo cultura veramente. Cosa che non è cosi scontata ed è forse la parte più sfidante di tutta la faccenda.

Per seguire un percorso

Questo ed altri miei articoli li trovate pubblicati su Econopoly del Sole24Ore (Numeri, idee e progetti per il futuro).

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