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Articoli

Perché le startup iniziano a diventare interessanti.

24 Giugno 2015/in Articoli, Case History, Impresa, Riflessioni, Startup/da Riflessioni

Perché le startup iniziano a diventare interessanti.

Un estratto dell’articolo pubblicato su Econopoly de IlSole24Ore on line

Da sempre osservo con curiosità e, lo ammetto senza pudori, incredulità il fenomeno startup. La normativa di vantaggio, pur lodevole negli obiettivi e per gli strumenti messi a disposizione delle imprese, si scontra con le inefficienze di un sistema Paese che fa estrema fatica ad attrarre risorse e talenti.

Le stesse startup molto spesso si sono rivelate strutture un po’ ingenue ed effimere all’interno di una bolla gonfiata da consulenti, incubatori e grandi imprese in cerca più che altro di migliorare la propria reputazione sul mercato. Spesso il racconto giornalistico ed economico ha confuso tra freelance e imprese innovative, tra incubatori e coworking.

Differente invece, e ben più considerevole, l’impatto culturale del fenomeno startup. In un Paese come il nostro, in cui l’impresa è stata spesso vittima di ideologie politiche superate e di numerosi preconcetti, parlare di startup ha consentito a molti di avere un alibi per ricredersi e affrontare in maniera propositiva il tema del fare impresa.

Oggi, a differenza di qualche anno fa, osserviamo una serie di fattori che stanno facendo crescere il fenomeno startup verso una nuova maturazione, rendendolo estremamente più interessante…

Continua a leggere su ECONOPOLY…


NB: Econopoly è il nuovo progetto editoriale de IlSole24Ore che vuole parlare di economia in maniera seria e documentata, come è nello stile de IlSole24Ore, e che vuole fornire un contributo di idee e proposte per il futuro da spiegare, anche e soprattutto, con la forza dei numeri.

Continua a leggere

DISRUPTIVE INNOVATION

6 Giugno 2015/in Case History, Impresa, Riflessioni/da Andrea Arrigo Panato

DISRUPTIVE INNOVATION

LECTIO MAGISTRALIS di UMBERTO BERTELÈ

 

Vi propongo una interessante lectio magistralis sul tema di DISRUPTIVE INNOVATION  tenutasi il 24 marzo 2015 nell’aula “Carlo De Carli” del Politecnico di Milano.

La lectio è stata dedicata a un tema molto sentito a livello internazionale, ma entrato da poco nel dibattito del nostro Paese: la rivoluzione che l’ultima ondata di innovazioni digitali sta provocando nel sistema delle imprese, con la crescita vorticosa di alcuni soggetti e la caduta precipitosa di altri.

Molti punti interessanti non sono stati approfonditi ma credo possa offrire comunque un interessante spunto di riflessione sia per la panoramica dei cambiamenti in atto in molti settori economici, sia come efficace promemoria nel farci percepire l’urgenza di provare a ripensare quello che è il nostro modo di porci nell’arena competitiva del settore in cui operiamo.

Business model alternativi

Un fenomeno dilagante nell’economia, che mettendo in pista business model alternativi può portare alla sparizione di interi settori o comunque stravolgerne le logiche competitive. Un fenomeno così a macchia d’olio e ramificato da far sostenere ad alcuni autori che ogni attività economica può essere oggetto di riconcezione alla luce delle potenzialità offerte dall’ultima ondata di tecnologie digitali e dalle trasformazioni negli stili di vita da esse indotte.

Per approfondire:

Video: lectio magistralis sul tema di DISRUPTIVE INNOVATION 
Articolo: Le opportunità della disruptive innovation

Un Paese di terzisti che si credevano imprenditori

24 Marzo 2015/in Case History, Impresa, Riflessioni, vita da consulente/da Riflessioni

Un Paese di terzisti che si credevano imprenditori

Riproponiamo un articolo di qualche anno fa ma ancora attuale.

Credo che sia venuto il momento di riflettere sulle cause di questa crisi che sembra essere senza via d’uscita. Purtroppo per anni ci siamo vantati di essere un Paese ad imprenditorialità diffusa. Grandi talenti, gran voglia di lavorare, gran voglia di farcela mettendosi in proprio, questi i vanti delle italiche genti cantate da menestrelli, ISTAT e professori universitari. In parte è vero, il genio italico ha fatto molto, ma se vogliamo dircela tutta molti fattori spingevano verso l’apertura di nuove imprese (non a caso spesso incentivate dal vecchio datore di lavoro):

  • il limite dei 15 dipendenti;
  • il fatto che aprire una partita iva o esser socio di società costasse meno (soprattutto in passato) in termini contributivi rispetto ad esser lavoratore dipendente;
  • ricordiamo poi che imprenditori e partite iva fatturano a prodotto/servizio e non a ore (chi lavora in proprio provi velocemente a fare il conto dei propri straordinari…);
  • la possibilità di evadere il fisco;
  • certamente la voglia di fare e di costruire la propria impresa.

Nulla contava di più del saper lavorare in fabbrica

Per molti anni ciò che veniva richiesto ad un imprenditore era di saper produrre.  Finanza, mktg, lingue straniere… nulla contava di più del saper lavorare in fabbrica e delle ore che passavi con i tuoi operai.

Poi improvvisamente l’euro, la Cina, internet e ancora gli arabi, Dubai, l’innovazione.

Ma non era cosi grave, certo le imprese non andavano più come un tempo ma gli immobili volavano, la borsa tirava e la famiglia di certo non si impoveriva. E se in azienda si iniziava ad avere il fiato corto, be nessun problema, un giorno si e l’altro pure le banche chiamavano per offrire soldi a tassi bassi. In fin dei conti aumentano i debiti ma la cassa è sempre piena, la crisi prima o poi passerà e se le banche son le prime a credere nella mia impresa che problema c’è?

Tutto bene signor comandante!

Tutto bene fino alla crisi finanziaria, le banche si svegliano, tirano i cordoni della borsa ed improvvisamente tutto quello che non funziona emerge immediatamente. In pochi anni pretendiamo dal nostro imprenditore che conosca le lingue, che capisca che internazionalizzazione è cosa diversa che esportare, che si confronti con ottimi prodotti provenienti dall’estero a prezzi più bassi, molto piu bassi… Improvvisamente si sommano diversi fattori:

  • le imprese sono vecchie e fuori mercato
  • stretta del credito
  • debiti derivanti da anni di perdite subite senza mai cambiare (tanto c’è la banca)
  • immobili crollano e non si vendono più (neanche le banche li vogliono, eppure li amavano tanto…)
  • lo Stato ha fame.

E si, lo Stato ha fame.

Perchè se non fai utili, non paghi le tasse, e lo Stato ha fame, sempre più fame. Ora che immobili e borsa non rendono più come prima (anche se la borsa continua ad illudersi e ad illuderci) ci tocca lavorare per vivere e scopriamo che non ci sono infrastrutture, che manca la banda, che i treni sono lenti, che il sud è irraggiungibile, che Trieste patria delle Generali è irraggiungibile!

Troppi discorsi da bar sul made in Italy

Ed in Italia si smette di comprare o comunque si è più attenti, troppi discorsi da bar sul made in Italy, che se non si trasforma in qualità percepita non serve a nulla, freghi solo i russi e temo ancora per poco. E nessuno prova a riflettere su cosa sia davvero il made in Italy, che non è solo produrre in Italia a prezzo doppio. Il caro non sempre è lusso. E se non si trasforma in margini poi …

Per placar gli animi per fortuna che ci son le startup

Che poi in molti casi non sono altro che le vecchie partite iva. E’ un fenomeno importante ma che va depurato da illusioni, interessi particolari di sponsor e consulenti, ecc. Hanno tutti criticato Briatore per il suo intervento in Bocconi ma nessuno ha sottolineato una grande verità che è stata detta.

Una impresa deve far utili.

E a dirlo non è solo Briatore. Ricordo, ancora studiavo, una domanda fatta a Henry Kissinger ad un convegno sempre in Bocconi. Ai tempi andava molto di moda il tema della responsabilità sociale dell’impresa.  Lui rispose molto secco: il primo dovere di una impresa è quello di far utili, pagare gli stipendi ai dipendenti e remunerare gli azionisti.  Ma non voglio chiudere queste riflessioni senza una nota di ottimismo, proviamo a capir le cause, smettiamo di combattere finti problemi, questo Paese ha energie e risorse per risollevarsi, la cultura imprenditoriale sta crescendo molto (merito anche del fenomeno startup e dei mille convegni), alto artigianato, turismo, eccellenze industriali sono ciò che dobbiamo valorizzare per ripartire. E poi le università, si sono finalmente aperte alle imprese, molto devono ancora fare per aiutarci a far sistema e diffondere innovazione ma questa apertura è una risorsa straordinaria che va incoraggiata, sviluppata. Incontro tutti i giorni imprenditori che stan crescendo, che sopportano mille fatiche, che han dovuto ribaltare completamente la loro impresa ma che stan crescendo. Io continuo ad aver fiducia ma il primo passo per risolvere un problema è conoscerne le cause e su questo il dibattito è ancora molto latente.

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Servono ingegneri non comunicatori

23 Novembre 2014/in Impresa, Riflessioni, Startup/da Riflessioni

Serve un sistema che supporti gli investimenti e l’innovazione

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

In Italia, come troppo spesso accade, invece di rimboccarci le maniche e provare a costruire il futuro cerchiamo le più intriganti scorciatoie cosi ricche di soddisfazioni nel breve periodo ed altrettanto aride nel lungo. Si indica la comunicazione on line come futuro per le nostre PMI dimenticando che in un mercato maturo serve innovazione di prodotto e di processo.

Rubo ad un recente tweet di Edoardo Natuzzi, imprenditore ed opinionista su diversi quotidiani, il titolo a questo post. In Italia, come troppo spesso accade, invece di rimboccarci le maniche e provare a costruire il futuro cerchiamo le più intriganti scorciatoie cosi ricche di soddisfazioni nel breve periodo ed altrettanto aride nel lungo.

Assistiamo ad una ampia campagna stampa, supportata dalla comunicazione governativa, che si concentra su incubatori, startup, comunicazione on line.

Troppo spesso ci sentiamo dire che il nuovo mercato delle nostre PMI deve essere il mondo e che il mondo si raggiunge con Internet, con l’e-commerce, con social media.

Purtroppo ci si dimentica che oltre a questo innovazione ed internet stessa ormai devono avere alla base attività di ricerca, di sviluppo di nuovi processi organizzativi, innovazioni produttive e competenze economiche non banali.

In sintesi ci stiamo comportando come se il mercato fosse ancora in fase pionieristica sottovalutando che le principali aziende sul mercato hanno smesso di frequentare i garage da parecchio tempo.

Google ed Apple studiano e lavorano su progetti in ambito biomedicale. Perché ai nostri ragazzi non lo spieghiamo? Non è più esser su facebook il futuro, non lo è più da tempo.

Riporto da Wikipedia una definizione pomposa e forse fin troppo ambiziosa:

L’ingegnere è un professionista qualificato in ingegneria, ossia quella vasta disciplina che sfrutta le conoscenze matematiche, fisiche e chimiche per applicarle alla tecnica utilizzata in tutti gli stadi di progettazione, realizzazione e gestione di dispositivi, macchine, strutture, sistemi e impianti finalizzati allo sviluppo del genere umano e della società.

In sintesi: si cresce se si studia, se si fa fatica, se si investe.

Se confrontiamo i dati Unioncamere con la Ricerca Pmi Zurich 2014 presentata nelle scorse settimane scopriamo che le nostre piccole e piccolissime imprese, pur mediamente più ricche di quelle degli altri Paesi investono poco su nuove strategie per espandersi e crescere, applicando soprattutto strategie difensive e conservative.

  • solo il 22,5% del campione italiano vede tra le principali opportunità di questa fase la ricerca e la conquista di «nuovi segmenti di clientela.
  • l’attenzione maggiore è nel mettere a punto strategie di tagli di costi. Considerando che la crisi dura ormai da anni temo che ci sia rimasto davvero poco da tagliare.

La ricerca evidenzia inoltre che le PMI italiano sono sotto la media europea in:

  • «diversificazione di prodotti e servizi (14% noi, contro la media Ue di 18,5%),
  • «nuovi canali commerciali»,come il Web (13% a 18%);
  • adozione di «nuove tecnologie» (10% a 13%);
  • «espansione in mercati esteri» (10,5% a 12,1%).

Dalla ricerca emerge inoltre che nessun Paese europeo ha una quota di Pmi online minore della nostra.

Siamo però sicuri che il problema sia solo avere un sito? Siamo sicuri che non sia necessario avere strutture di ricerca (università, ecc..) maggiormente meritocratiche? Siamo sicuri che, rimprendendo il tweet di Edoardo Natuzzi, non servano più ingegneri? Siamo sicuri che internet sia solo uno strumento, potentissimo sia chiaro, ma che dietro ad un sito non sia tutta l’organizzazione aziendale a dover cambiare?

Perché un sito in realtà non è altro che un business plan. I nostri artigiani vendono on line solo se hanno prodotti di qualità da offrire. Perché il Made in Italy deve tornare ad essere qualcosa di più di un prodotto costoso prodotto in Italia.

Questo Paese, complici pesanti conflitti di interessi, rischia di essere troppo indulgente con se stesso ed ingannare i propri ragazzi che devono invece rappresentare una risorsa importante su cui investire.

Ogni iniziativa utile ad aprire nuovi orizzonti ad imprese e professionisti è bene accetta ma prima definiamo bene gli obiettivi. Se sbagliamo quelli sbagliamo tutto.

Startup, un corso gratuito dall’Università di Stanford

4 Novembre 2014/in Impresa, Startup/da Riflessioni

Startup, un corso gratuito dall’Università di Stanford

L’Università di Stanford, in collaborazione con Y-Combinator, ha lanciato quest’anno un corso dal titolo “How to Start a Startup”. Un mix di lezioni dal vivo, letture da fare a casa e discussioni online per chiunque voglia avviare una startup o l’ha già fatto. 

Il tema Startup è di gran moda ma spesso ci si dimentica che le logiche e i processi tipici delle startup si stanno dimostrando efficaci ad accelerare lo sviluppo di realtà aziendali già esistenti, attraverso l’introduzione di tecnologie disruptive, con l’introduzione di modelli di business che guardano a nuovi mercati o di nuovi prodotti che cambiano profondamente il posizionamento dell’ impresa stessa.

Il corso che vi segnaliamo può essere quindi di interesse sia per il neo imprenditore, sia per chi sta ridisegnando la propria impresa a seguito di un passaggio generazionale o per riposizionarsi sul mercato.

L’ Università di Stanford offre gratuitamente un corso on line la cui particolarità è che le lezioni sono tenute da imprenditori di successo. 

Il corso ha un sito ufficiale nel quale è possibile vedere l’elenco delle lezioni e i topic coperti. Io però vi consiglio di affiancargli il sito non ufficiale che forse è organizzato un po’ meglio.

Per le discussioni e l’invio dei propri progetti è stato creato sia un gruppo facebook che un canale reddit ad-hoc.

Per approfondire: Dall’università di Stanford un corso per lanciare una startup

 

 

Guida alla costituzione di una SRL

14 Ottobre 2014/in Fisco e Società, Societario, Startup/da Fisco e societa

Guida alla costituzione di una SRL

La guida alla costituzione di una SRL è divenuta necessaria per fare il punto delle recenti novità normative, spesso contrastanti tra loro.

La dottrina è concorde nell’identificare la nuova società a responsabilità limitata come modello autonomo rispetto alla società per azioni, con caratteri di “accentuata duttilità e fortemente imperniato sull’elemento personale”, dotato di un proprio sistema di norme omogeneo per quanto riguarda la costituzione, l’organizzazione ed il funzionamento dell’ente societario, che era peraltro “l’obiettivo di fondo” della riforma del 2003, ossia “di accentuare il distacco della srl dalla s.p.a. e di farne un modello societario particolarmente elastico, che consenta di valorizzare i profili di carattere personale presenti soprattutto nelle piccole e medie imprese”.

In breve, di realizzare l’idea di srl come tipo di società di capitali che si presta meglio della società per azioni per l’organizzazione di imprese di modeste dimensioni, a base familiare e comunque con compagine societaria ristretta ed attiva.

Numerosi e recenti interventi normativi suggeriscono di fare il punto sulle novità per sfruttare al meglio i nuovi strumenti che il legislatore ha voluto fornire all’ impresa.

Segnaliamo la nuova guida dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma: LE VARIE FORME DI COSTITUZIONE DELLE SRL che affronta in particolare:

  • la riforma della SRL
  • SRL unipersonale
  • SRL semplificata
  • SRL a capitale ridotto (abolita)
  • SRL tra professionisti (Stp)

 Leggi il documento: LE VARIE FORME DI COSTITUZIONE DELLE SRL

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Startup innovativa

15 Febbraio 2014/in Fisco e Società, Startup/da Fisco e societa

Breve guida alla Startup innovativa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 16/E dell’11 giugno 2014, fornisce i primi chiarimenti interpretativi e, ripercorrendo le norme, offre un quadro organico delle agevolazioni che riguardano le Startup innovative. La trasposizione della stessa in lingua inglese è volta ad informare un pubblico più vasto sull’ambito di applicazione degli sconti fiscali introdotti dal decreto legge 179/2012, volti a favorire la nascita e crescita di nuove imprese innovative, mediante investimenti agevolati nel capitale, ad aumentare l’impiego di personale altamente qualificato e attrarre capitali esteri in Italia.

Il 31 gennaio 2014, dopo aver ricevuto il via libera europeo, il decreto interministeriale MISE-MEF recante la disciplina di dettaglio sugli incentivi fiscali per gli investimenti in startup innovative effettuati da aziende e privati, è stato firmato dai ministri competenti, Fabrizio Saccomanni e Flavio Zanonato.

Chi può godere delle agevolazioni

Investitori privati e società che investono in startup innovative possono beneficiare delle agevolazioni fiscali in esame. Ovviamente per via indiretta i preincipali beneficiari saranno proprio le startup che troveranno più semplice rivolgersi al mercato per cercare nuovi capitali.

Definizione di Startup innovativa

Le start-up innovative possono essere società per azioni, a responsabilità limitata, in accomandita per azioni, cooperative, societas europaea residenti in Italia, ovvero società non residenti in possesso degli stessi requisiti di quelle residenti, a condizione che le stesse siano residenti in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo ed esercitino in Italia un’attività di impresa mediante una stabile organizzazione.

Periodi agevolati

Godono delle agevolazioni fiscali per gli investimenti in startup innovative effettuati da aziende e privati negli anni fiscali 2013, 2014, 2015 e – a seguito dell’estensione compiuta con la L. 99/2013 di conversione del DL Lavoro – 2016

Agevolati gli investimenti sia diretti sia indiretti

Gli incentivi a sostegno delle startup innovative (ex art. 29 della L. 221/2012 di conversione del Decreto Crescita 2.0) prevedono i seguenti casi:

  • investimenti diretti effettuati dal soggetto sia esso persona fisica o impresa in startup innovative;
  • investimenti indiretti effettuati dal soggetto sia esso persona fisica o impresa in organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società di capitali che investono prevalentemente in startup.

La misura delle agevolazioni

Ai sensi della norma, le persone fisiche e giuridiche che investono in startup innovative possono beneficiare delle seguenti agevolazioni fiscali:

  • Investitori privati (e altri soggetti IRPEF): i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 500.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta;
  • Società di capitali: i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (Ires) possono dedurre dal proprio reddito un importo pari al 20% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 1.800.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta.

Incentivi più interessanti per startup sociali ed energy green

Maggiori gli incentivi previsti per gli investimenti in due particolari tipologie di startup:

  • startup a vocazione sociale
  • startup che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico

Il decreto interministeriale prevede infatti le seguenti maggiorazioni:

  • soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche: una detrazione pari al 25% della somma investita;
  • soggetti passivi sul reddito delle società: una deduzione pari al 27% della somma investita.

Vincoli all’investimento

L’investimento per il quale si è fruito dell’agevolazione deve essere mantenuto per almeno due anni, pena la decadenza del beneficio fiscale.

Per approfondire le guide in italiano ed inglese

La circolare 16/E dell’11 giugno fornisce i primi chiarimenti interpretativi e, ripercorrendo le norme, offre un quadro organico dell’agevolazione.

È on line inoltre la versione per un pubblico internazionale della circolare n. 16/E dell’11 giugno scorso, con la trasposizione in lingua inglese di quanto chiarito sull’ambito di applicazione degli sconti fiscali introdotti dal decreto legge 179/2012, volti a favorire la nascita e crescita di nuove imprese innovative, mediante investimenti agevolati nel capitale, ad aumentare l’impiego di personale altamente qualificato e attrarre capitali esteri in Italia.

 

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