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Principi guida per la redazione del Business Plan

Principi guida per la redazione del Business Plan

Principi guida per la redazione del Business Plan sono stati da poco pubblicati a cura dell’ Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano

La Pandemia Covid-19 ha imposto alle imprese una nuova proposizione strategica laddove la sopravvivenza aziendale impone più che mai la necessità di svolgere attività di PIANIFICAZIONE e CONTROLLO con rigoroso pragmatismo. Un Big Bang che impone la creazione di una nuova cultura aziendale per affrontare le sfide del futuro, una strada obbligata che fonda i presupposti su due strumenti noti e forse non sempre utilizzati dalle PMI: business plan e risk management. Due leve centrali per la gestione di qualsiasi attività imprenditoriale che utilizzati come booster per la crescita e lo sviluppo, assicurano continuità aziendale, reputazione e sostenibilità.

Un imprenditore più evoluto avvezzo a fare impresa coi numeri

E se è vero che il detto “di necessità, virtù” rimane un consiglio di buon senso sempre valido per ogni tempo ma soprattutto in periodi non sempre favorevoli, la convergenza normativa ante Covid-19 suggella in via definitiva la necessità della creazione di un imprenditore più evoluto, quantitativo e razionalmente avvezzo a fare impresa attraverso una serie di valutazioni statistico-numeriche di attività/risorse/eventi come opportunità per perseguire gli obiettivi aziendali attraverso modelli organizzativi che trovano nel business plan, la più importante base informativa da e verso il mercato. Un paradigma, dunque, che porta la figura del commercialista a sviluppare e adottare nuove competenze sempre più specialistiche, a trazione attuariale e di mediazione culturale tra il mondo imprenditoriale e l’industria finanziaria e bancaria.

Convergere verso linee guida univoche

Quindi l’imperdibile occasione di convergere verso linee guida univoche, condivise dall’intera categoria professionale con l’adozione dei principi dettati da EBA attraverso le direttive enunciate nel documento “Loan Origination and Monitoring” (EBA/CP/2019/04). Un approccio che finalmente può allineare interessi e visioni di tutti gli attori attraverso l’adozione di framework metodologici convergenti verso un obiettivo comune: accesso facilitato al Credito grazie all’uso di tecnologia, pragmatismo e controllo preventivo.

La pubblicazione dei Principi Guida al Business Plan

Con la pubblicazione dei Principi Guida al Business Plan, l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano vuole mettere a disposizione di tutti i Colleghi uno strumento semplice ed aggiornato che riassume le precedenti pubblicazioni in materia, e le aggiorna con le ultime modifiche normative, prima tra tutte il Dlgs 175/2019 Codice Crisi d’impresa e Insolvenza, oltre alle nuove esigenze della crisi COVID. Questi principi sono strutturati in una serie di fasi che indirizzano la redazione del Piano, ciascuna redatta con sintesi e chiarezza e corredata di approfondimenti in nota o nelle Appendici, per consentire una analisi dell’argomento senza appesantire il testo.

Per approfondire

Scarica la guida: Principi guida per la redazione del Business Plan

Analisi del contesto competitivo e del modello di business

Analisi del contesto competitivo e del modello di business

E’ molto rilevante che il piano industriale contenga un’analisi adeguata del contesto competitivo e del modello di business dell’azienda oggetto di valutazione. Tali informazioni sono essenziali per l’esperto al fine di comprendere: il profilo di rischio intrinseco; i dati prospettici e per definire il corretto tasso di sconto. Inoltre, sono molto utili anche per stimare il tasso “g” utilizzato per calcolare il Valore Terminale.

L’esperto dalla lettura del piano o tramite delle apposite interviste al top management deve farsi un’idea del livello di competizione presente nel mercato di riferimento, dell’evoluzione delle quote di mercato, delle barriere all’ingresso e se ci sono dei fenomeni in essere che lasciano intendere un’intensificazione della competizione, quali ad esempio “guerre dei prezzi”, entrata di nuovi competitor già operanti in altri contesti geografici con politiche competitive “aggressive”, lancio di prodotti sostitutivi caratterizzati da un profilo prezzo/qualità tale da mettere a repentaglio le posizioni competitive della Società oggetto di valutazione.

Inoltre, deve valutare se la dimensione della società rispetto ai suoi competitor e in particolare ai leader di mercato possa rappresentare un fattore competitivo e quindi mettere a repentaglio la tenuta dei dati prospettici.

Per quanto riguarda la domanda di mercato, l’esperto deve analizzarne l’andamento nelle aree geografiche in cui opera o entrerà la Società, i driver che hanno o che potranno influenzare i trend in corso, la tipologia e il profilo di attrattività dei clienti presenti nel mercato rispetto a quelli serviti dalla società, l’eventuale presenza di switching cost, possibili cambiamenti delle esigenze in atto o eventuali tendenze in corso (ad esempio inerenti al “livello di servizio”) che se non adeguatamente presidiati dalla società possono influire sulla rischiosità dei dati prospettici.

L’esperto deve soffermarsi sul vantaggio competitivo di cui gode la società e sulla sua sostenibilità nel tempo. A tal fine deve analizzare il modello di business adottato dall’azienda, i punti di forza, i fattori critici di successo, attrattività dei brand in portafoglio, il portafoglio clienti (profilo dei clienti, concentrazione, durata delle relazioni commerciali, revenue model), le competenze distintive e le risorse disponibili (umane, organizzative, tecnologiche/brevettuali, produttive e distributive). A tal riguardo, l’intervista al top management è certamente un passaggio rilevante al fine svolgere al meglio questa analisi.

Per approfondire

DP n. 1/ 2021: L’uso di informazione finanziaria prospettica nella valutazione d’azienda (disponibile CLICCANDO QUI);

I 24 principi chiave per valutare aziende in crisi

I 24 principi chiave per valutare aziende in crisi

La valutazione d’azienda è competenza fondamentale nella gestione delle discontinuità strategiche dell’impresa. Lo è a maggior ragione nelle situazioni particolarmente complesse in cui è addirittura a rischio la continuità aziendale. La dottrina si arricchisce di un interessante articolo che segnalo ai cultori della materia. Vi si trovano spunti anche per la consulenza alla gestione ordinaria d’impresa se fornita adottando un approccio valutativo (peculiarità del nostro Studio).

Valutazione delle imprese a rischio di non sopravvivenza

Tecnicamente le imprese a rischio di non sopravvivenza sono imprese che presentano un valore economico dell’attivo pari o inferiore al valore nominale del debito. Sono imprese per le quali l’equity è at the money o out of the money. Sono dunque imprese dove l’imprenditore ha già perso il capitale, ma gestisce ancora l’impresa, spesso nell’ambito di accordi di ristrutturazione, concessi dai creditori che rischierebbero in una liquidazione atomistica della società perdite molto rilevanti.

L’imprenditore non rischia (ha già perso il capitale)

Sono imprese particolari, dove l’imprenditore non rischia (ha già perso il capitale) e può solo guadagnare e dove i creditori rischiano ed anch’essi non possono che guadagnare da uno scenario di continuità aziendale rispetto ad uno scenario di liquidazione atomistica.
La valutazione di queste imprese è resa complessa dall’esistenza di molti fattori ed elementi che normalmente non sono presenti nella valutazione delle aziende in condizioni normali.

La valutazione delle aziende (Volume 3)

Sull’argomento segnalo un articolo a firma di Mauro Bini pubblicato su “La valutazione delle aziende”, terzo volume edito dalla Fondazione OIV. L’articolo è dedicato ad identificare alcuni principi chiave cui è utile far riferimento nella valutazione delle aziende a rischio di non sopravvivenza ed a proporre una formula generale di valutazione che consideri tutti gli elementi che i principi chiave permettono di identificare come rilevanti.

I 24 principi chiave

L’articolo in particolare vuole offrire attraverso 24 principi chiave i criteri che dovrebbero presidiare la valutazione delle aziende a rischio di non sopravvivenza ed i claims (strumenti di debito, ibridi, di equity) scritti sull’attivo di queste aziende.
L’articolo ha proposto anche una formula valutativa generale in grado di esplicitare tutti gli addendi e minuendi che esplicitamente o implicitamente l’esperto dovrebbe considerare ai fini della valutazione dell’impresa a rischio di non sopravvivenza.
La formula permette di evitare l’errore, molto frequente nella pratica, di trascurare tutti gli effetti che si accompagnano allo stato di crisi dell’impresa quali a solo titolo di esempio: i costi diretti ed indiretti di dissesto, i costi di monitoring e di bonding, il risk shifting che l’imprenditore può promuovere, l’incapacità di realizzare nuove iniziative, ecc.

Un’azienda ha successo perché è progettata per avere successo.

Un’azienda ha successo perché è progettata per avere successo.

Il grande problema delle PMI italiane è relativo alla loro scarsa produttività per addetto.

Incrementare la produttività significa investire in proprietà intellettuale (marchi, brevetti, ecc), know-how, tecnologia e gestione dei talenti.

Un’azienda ha successo perché è progettata per avere successo. Un’azienda di successo consiste in un insieme di asset che sono stati sviluppati usati in modo efficiente: un insieme di proprietà intellettuali, capitale, cultura aziendale, talenti, leadership e innovazione.

Un’azienda ha bisogno di un insieme di asset che funzionino tutti a un livello eccellente perché generare il massimo valore. Tutto deve tendere ad un continuo miglioramento dei risultati.

Probabilmente sarà anche necessario alzare l’asticella un po’ più in là ed iniziare a ragionare non più solo in termini di impresa ma anche di ecosistema in cui l’azienda dovrà imparare a crescere e a collaborare. Di questo però parleremo in un prossimo articolo più diffusamente.

Quella pericolosa mentalità da conto economico

Uno dei principali errori delle PMI è quello di concentrarsi sull’incremento di fatturato e sulla riduzione dei costi in ottica di breve termine. Assumendo una mentalità da conto economico, prendendo in considerazione soltanto le entrate e le uscite senza pianificare a sufficienza e senza provare a ragionare in termini di creazione duratura di valore.

Difficilmente si mette in discussione l’attualità del progetto aziendale, si analizza il settore ed i suoi cambiamenti (opportunità e minacce). Soprattutto non ci si domanda se abbiamo gli asset giusti per competere.

Per questo la consulenza fornita da Studio Panato si concentra, a differenza di altre, sul valore dell’impresa. Non a caso gli strumenti che utilizziamo sono mutuati dalla valutazione di azienda, nostra competenza distintiva. Per chi fosse interessato trovate una sintesi del nostro approccio nel libro Restartup, le scelte imprenditoriali non più rimandabili. Libro recentemente pubblicato da EGEA, casa editrice dell’Università Bocconi di Milano.

Definizione di asset aziendale

Asset aziendale è qualunque cosa renda unica l’ azienda e sia capace di continuare a generare valore anche in assenza di una particolare persona. Un software o un ebook ad esempio sono un asset, si possono usare online, trasferire come un file e il costo per la loro riproduzione una volta che sono stati creati è irrisoria.

Differenza tra asset e strumenti

Gli strumenti da soli non faranno crescere le vostre aziende.

Gli asset aziendali devono essere unici ed esclusivi. Gli strumenti invece sono a disposizione di tutti. Un’azienda con asset importanti avrà successo anche utilizzando strumenti basici. Impossibile il contrario.

L’ossessione per gli strumenti.

Il principale rischio delle aziende in difficoltà è di essere ossessionate dagli strumenti.

Compito dell’imprenditore è quello di creare asset e solo dopo nel cercare degli strumenti per valorizzarli e comunicarli.

Pianificare per affrontare le sfide dei prossimi mesi

I prossimi mesi ci vedranno impegnati ad affrontare sfide difficili.

È necessario pianificare fin da subito ed implementare nuove strategie per ridisegnare e mettere in sicurezza l’impresa. Il dialogo tra l’imprenditore ed i suoi consulenti in questa fase sarà determinante.

La centralità del business plan

Il presupposto per intercettare con efficacia e tempestività la crisi è privilegiare le prospettive aziendali e pertanto la disponibilità di dati prognostici: disporre di un piano è il primo requisito della diligente conduzione dell’impresa poiché:

  • solo dal piano emerge in modo inequivocabile la continuità aziendale;
  • è solo il piano che permette di individuare con ragionevole certezza la sostenibilità del debito;
  • è il piano che fornisce all’organo amministrativo le informazioni che consentono ex ante di misurare il fabbisogno finanziario e le risorse disponibili per la sua copertura;
  • è solo il piano che consente di individuare le azioni da adottare per correggere tempestivamente la rotta.

Il piano costituisce insomma il più efficace assetto organizzativo di governo finanziario dell’impresa e di tempestiva rilevazione del rischio di crisi aziendale. Di modo che è opportuna l’introduzione di un controllo di gestione atto a consentire un ordinato ed efficace processo di redazione del piano per il monitoraggio dell’andamento aziendale e dei flussi finanziari; mentre per il monitoraggio degli aspetti finanziari (rendiconto) e dei flussi di cassa di breve periodo è utile l’impiego di budget con orizzonte temporale annuale e piani di tesoreria.

Monitorare le agevolazioni

L’imprenditore dovrebbe costantemente monitorare le agevolazioni previste dalla normativa su startup, innovazione e industry 4.0. A questo proposito ricordo che è stato recentemente pubblicato il decreto di riapertura dei bandi nazionali dedicati alla valorizzazione dei titoli di proprietà industriale, “Brevetti+”, “Marchi+”, “Disegni+”.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha stanziato 43 milioni a favore delle PMI, utilizzabili non solo per i costi vivi di registrazione e brevettazione, ma anche per il pagamento dell’assistenza legale necessaria.

Per un confronto

Sono sempre disponibile per confrontarmi con chi fa impresa. Puoi seguirmi su twitter @commercialista oppure contattarmi su LinkedIn

Fattori che rendono più difficile fare previsioni

Fattori che rendono più difficile fare previsioni

Fare previsioni è un mestiere complicato, in particolare in presenza di eventi che si manifestano con virulenza e hanno pochi o nessun precedente in storia. Nonostante la carenza di informazioni aggiornate circa gli effetti sull’attività produttiva della crisi sanitaria in corso, i dati disponibili sulla fiducia e le aspettative di famiglie e imprese e quelli relativi al mercato del lavoro segnalano chiaramente che i costi economici e sociali della pandemia di Covid-19 saranno enormi: il suo impatto sull’attività produttiva sarà paragonabile a quello delle più grandi crisi dell’ultimo secolo e coinvolgerà, sebbene con intensità diversa, tutte le economie mondiali, avanzate e no.

Fattori che rendono più difficile fare previsioni ai tempi del corona virus

Oltre alla mancanza di informazioni, che solo nei prossimi mesi si renderanno disponibili in misura sufficiente a fornire un quadro accurato delle conseguenze della crisi, sono almeno tre i fattori che rendono unica la fase ciclica in corso e riducono la capacità dei modelli econometrici e delle procedure di previsione tradizionali di formulare scenari affidabili sull’andamento futuro dell’attività economica:

  1. la dimensione, la durata e la diffusione geografica dello shock, che ha colpito paesi in tutti i continenti;
  2. la compresenza di ingenti shock di domanda e di offerta, da cui dipendono le relazioni tra le principali variabili economiche, in particolare crescita e inflazione, anomale rispetto a quelle prevalentemente osservate nel recente passato, in cui gli andamenti ciclici sono stati determinati prevalentemente da shock alla domanda aggregata;
  3. la molteplicità dei canali di trasmissione attraverso cui gli effetti della pandemia si trasmettono all’attività produttiva.

Impatti sui piani di impresa, sulla valutazione di azienda e sulla responsabilità degli amministratori.

A causa della virulenza del suo impatto sulla società e sull’economia, la pandemia di Covid-19 rappresenta una sfida per chi fa impresa e deve predisporre business plan sia per definire ed implementare una nuova strategia (Restartup) sia per fornire supporto ad eventuali ipotesi di ristrutturazione.

L’espressione “this time is different”2, in voga durante la Crisi Finanziaria Globale, pur se appropriata, è tuttavia inadeguata a descrivere la gravità e l’eccezionalità dell’emergenza in corso. La difficoltà di prefigurare quale sarà l’evoluzione del contagio, la carenza di informazioni statistiche affidabili, la presenza di canali di trasmissione nuovi attraverso i quali la crisi sanitaria colpisce l’economia, sono solo alcuni dei fattori che rendono oggi più complesso il mestiere di chi fa previsioni.

Tutto ciò avrà un impatto sia sulla qualità (ed in alcuni casi possibilità) di fare previsioni attendibili, sia sulle attenuanti di eventuali responsabilità degli amministratori.

Per approfondire

Articolo “Previsioni ai tempi del Coronavirus“, curato da ricercatori della Banca d’Italia.

Molto da apprendere ancora tu hai

Molto da apprendere ancora tu hai

Note a margine di un convegno sulla valutazione d’azienda.

Questa settimana si è tenuto un interessante convegno su ” La valutazione delle PMI nelle operazioni di M&A “ presso l’Ordine di Milano. Una bella occasione per ritrovare alcuni amici e discutere insieme a loro di argomenti che credo prenderanno sempre più spazio nella vita di imprese e professionisti nei prossimi anni.

Colgo l’occasione per ringraziare gli organizzatori per avermi chiamato tra i relatori ed i numerosi partecipanti per la presenza (non cosi scontata visto il periodo e l’argomento).

A margine abbiamo discusso sulla formazione, sui limiti e le difficoltà. Forse bisognerebbe sperimentare di più.

Riporto alcune osservazioni emerse a margine del convegno. Le riporto perchè nel condividerle abbiamo scoperto di non essere i soli, tra i relatori, ad auspicare un maggiore e più alto confronto professionale per rispondere alle sfide che il mercato pone e questo spero possa essere di conforto al lettore così come lo è stato per noi.

Perdonerete la citazione un po’ irriverente da Guerre Stellari.

Provo a sintetizzare alcuni punti che spesso rappresentano più esigenze insoddisfatte piuttosto che soluzioni preconfezionate.

Probabilmente sulle soluzioni bisognerà lavorare insieme.

  1. In Italia è necessario alzare il livello qualitativo delle valutazioni (nulla che non abbia già detto Bini anni fa);
  2. la valutazione delle PMI presenta delle criticità spesso sottovalutate o addirittura ignorate dagli attuali standard di riferimento. Questo comporta dei rischi potenziali anche a livello di responsabilità. La dottrina dovrebbe occuparsene. Ne scrivemmo, dovremmo farlo più spesso ed in maniera più coordinata con altri esperti;
  3. la formazione professionale sul tema è mediamente insufficiente ed andrebbe ripensata;
  4. Manca un percorso specialistico post universitario. Attendiamo da anni inutilmente l’avvio delle attività formative dell’OIV e anche le SAF (ad eccezione probabilmente di quella del triveneto) non paiono offrire alternative valide;
  5. bisognerebbe organizzare delle tavole rotonde (a cui dovrebbero seguire percorsi di studio più didattici) o workshop verticali riservati (un numero limitato di partecipanti con una preparazione ragionevolmente omogenea di buon livello).

workshopëkšop› s. ingl. [comp. di work «lavoro» e shop «bottega»] (pl. workshopsëkšops›), usato in ital. al masch. – Termine che significa propr. «laboratorio» e in senso fig. un gruppo di lavoro collettivo su uno specifico argomento (originariam. detto di laboratorî teatrali e artistici, poi usato estensivamente anche per seminarî di studio e convegni).

Il costo elevato delle banche dati resta inoltre una barriera all’entrata importante.

Potrebbe essere interessante organizzare dei momenti di confronto e di approfondimento informale tra cultori della materia (non necessariamente commercialisti) e tra quei professionisti che ritengono utile provare ad alzare l’asticella un po’ più in là.

Belli questi convegni che lasciano molti spunti su cui riflettere.

 

CONVEGNO OIV: New Challenges in Business Valuation

CONVEGNO OIV: New Challenges in Business Valuation

Il prossimo 4 Novembre 2019, ore 9.00 – 17.00 presso l’Aula Magna dell’ Università Bocconi in Via Gobbi 5 si terrà il VIII Convegno Internazionale OIV sulla Valutazione d’Azienda: “New Challenges in Business Valuation”.

Saranno presenti relatori di interesse internazionale

Ormai i convegni dell’OIV sono sempre più una occasione per incontrare amici e confrontarsi sulle tematiche della valutazione d’azienda e delle operazioni straordinarie. Stiamo lavorando molto sui temi che saranno affrontati e  anche questa volta parteciperò con molto interesse.

Per approfondire

SCARICA PROGRAMMA.

Si segnala inoltre che è previsto il rilascio di 8 crediti formativi agli iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (validi anche per i revisori legali iscritti ad un ODCEC).

 

Valutazione d’azienda e modelli di business

Valutazione d’azienda e modelli di business

Valutazione d’azienda e modelli di business. Nuova veste grafica e rilancio per “La valutazione delle aziende”, rivista fondata dal Prof. Luigi Guatri 25 anni or sono con lo specifico obiettivo di disporre di uno strumento di confronto e di aggiornamento sulle problematiche di maggiore rilievo nel campo della valutazione di aziende, di partecipazioni, di titoli azionari e di beni intangibili. Interessante la forte attenzione posta in campo valutativo sulla sostenibilità ed efficacia dei modelli di business dell’impresa.

Le sfide da affrontare

Bini nell’ editoriale ospitato nel primo numero ha individuato quattro principali aree nelle quali ritiene che la valutazione d’azienda abbia perso reference points:

  1. le tecniche valutative;
  2. i mercati finanziari;
  3. i modelli di business;
  4. i principi contabili e la regolamentazione.

L’attenzione posta sui modelli di business

Sono molto soddisfatto dell’attenzione posta su la valutazione d’azienda e modelli di business. Da tempo ormai, pur scontrandomi con lo scetticismo di molti colleghi, vado sostenendo che in momenti di forte cambiamento ed a maggior ragione in contesti competitivi particolarmente dinamici è necessario in primis focalizzare l’analisi sulla sostenibilità ed efficacia del business model dell’impresa e solo successivamente applicare le tecniche valutative che ben conosciamo.

L’analisi dei modelli di business è un’area dell’analisi fondamentale ancora nuova e priva di riferimenti consolidati. Tuttavia rappresenta una cornice indispensabile per far evolvere le tecniche valutative. La ragione va ricercata nel fatto che qualunque modello dinamico di valutazione deve essere in grado di rappresentare due diverse configurazioni di reddito: il reddito corrente normalizzato ed il reddito che l’impresa potrà esprimere nel futuro sulla base dell’evoluzione naturale del suo modello di business (declino, stabilizzazione o sviluppo).

Perchè è importante analizzare il business model?

Se il valore è funzione della capacità dell’impresa di mantenere la capacità competitiva nel tempo, assume rilievo l’analisi del modello di business.

il modello di business definisce le fasi della catena del valore che l’impresa presidia e finisce per condizionarne tanto la strategia (paradigma “strategia-struttura”) quanto l’efficacia della proposta competitiva;

Questo approccio consente di adottare una prospettiva di analisi allargata alla capacità dell’impresa di mantenere ed attrarre le risorse necessarie al suo mantenimento e sviluppo e soddisfare le esigenze degli stakeholders.

L’analisi del modello di business rappresenta dunque il punto di partenza di qualsiasi approccio olistico alla valutazione d’azienda.

La valutazione d’azienda nel Restartup

Proprio su questi concetti evidenziati da Bini ( valutazione d’azienda e modelli di business )  e più in generale sulla teoria della creazione del valore poggia il nostro nuovo servizio di consulenza dedicato alle PMI che vogliono tornare a crescere tornando a pensare come startup. Ridisegnando quindi il proprio modello di business valorizzando il DNA dell’impresa e quelli che spesso sono i valori familiari oltre che aziendali.

A settembre uscirà anche un nostro libro “Restartup” per EGEA la casa editrice dell’ Università Bocconi di Milano. Qui per essere aggiornati.

La Valutazione delle Aziende, la rivista

“La valutazione delle aziende” è l’unica rivista in lingua italiana rivolta alla valutazione delle aziende che si prefissa come obiettivo quello di stimolare il confronto fra accademia e professione su temi nuovi.

La rivista ospiterà articoli, tavole rotonde, dibattiti e confronti, privilegiando quei temi dove non si è ancora consolidata una best practice, svolgendo anche l’importante ruolo di segnalazione ad OIV dei temi che, da un lato, richiedono un approfondimento da svolgersi attraverso l’attivazione di gruppi di lavoro specifici e la pubblicazione di Discussion Paper e, dall’altro, non sono coperti dai principi di valutazione (PIV o IVS) e potrebbero richiederne l’ampliamento o la revisione. La rivista vuole dunque essere un momento di incontro tra gli esperti di valutazione del nostro Paese, cercando di attrarre le migliori competenze a confrontarsi, esponendo e discutendo di problemi che prassi e paradigmi consolidati non sono in grado di risolvere in forma soddisfacente.

La rivista intende contribuire ad accrescere la qualità delle valutazioni (“raise the bar”), promuovendo una maggiore attenzione alla sostanza piuttosto che alla forma delle valutazioni con la consapevolezza che buone valutazioni, vogliono innanzitutto una buona professione.

Per approfondire

La Valutazione delle Aziende è un e-journal liberamente scaricabile dal sito della Fondazione OIV.

I metodi di valutazione utilizzati nelle IPO e negli OPV e aumenti di capitale di soggetti non quotati.

I metodi di valutazione utilizzati nelle IPO e negli OPV e aumenti di capitale di soggetti non quotati.

OIV e CONSOB hanno approvato il testo definitivo del Discussion Paper DP. 01/2018 “Le informazioni di natura valutativa nei prospetti relativi alle operazioni di IPO, di OPV e di aumento di capitale da parte di società con titoli non scambiati in mercati regolamentati”

Metodica di mercato (market approach)

Particolarmente interessante è l’approfondimento sui metodi di valutazione utilizzati nelle IPO e negli OPV e aumenti di capitale di soggetti non quotati.

Il punto di partenza del processo di pricing di un’IPO consiste nel comparare le performances operative e finanziarie della società quotanda con quelle di società già quotate operanti nello stesso settore o in settori simili. Ciò sulla base del presupposto che gli investitori fondino la propria decisione se sottoscrivere o acquistare le azioni della società quotanda principalmente sulla base del confronto con società simili già quotate.

Sulla base della metodica di mercato (market approach), infatti, il valore di mercato di una qualsiasi attività può essere ricavato dal valore di attività simili, perché investitori razionali non sarebbero disposti a riconoscere per la specifica attività un prezzo significativamente diverso rispetto a quello che il mercato già riconosce per attività simili.

Lo strumento attraverso cui gli investitori effettuano questo confronto è rappresentato dai multipli di società comparabili (di seguito “i multipli”). Per questa ragione i multipli rappresentano, di norma, un parametro utile per gli investitori ai fini delle proprie considerazioni in merito all’investimento finanziario.

Analogo metodo è utilizzato, inoltre, nelle operazioni di OPV e di aumenti di capitale di società non ammesse alle negoziazioni in mercati regolamentati, nell’ambito delle quali, ai fini della comparazione, vengono prese in considerazioni società quotate o società non quotate, le cui informazioni, in quest’ultimo caso, sono tratte dalla documentazione societaria pubblicata (bilanci, verbali assembleare, ecc.).

Per approfondire

01/2018 “LE INFORMAZIONI DI NATURA VALUTATIVA NEI PROSPETTI RELATIVI ALLE OPERAZIONI DI IPO, DI OPV E DI AUMENTO DI CAPITALE DA PARTE DI SOCIETA’ CON TITOLI NON SCAMBIATI IN MERCATI REGOLAMENTATI”
Scarica il testo del Discussion Paper approvato da CONSOB

Società tra avvocati: perizia, trasformazione e regime fiscale

Società tra avvocati: perizia, trasformazione e regime fiscale

Ad inizio anno abbiamo assistito un noto studio legale milanese nella trasformazione da studio associato in società tra avvocati a responsabilità limitata.

L’ incertezza interpretativa in materia fiscale ci ha posto non pochi dubbi sia per il regime fiscale da applicare sia per gli effetti che questo ha nella predisposizione della perizia di trasformazione.

Ci consola che la nostra interpretazione sia stata recentemente suffragata da un parere dell’Agenzia delle Entrate e ne sintetizziamo in questo articolo le principali conclusioni.

Società tra avvocati

La professione forense è consentita in forma societaria a società di persone, di capitali o cooperative iscritte in apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società, nel rispetto delle seguenti condizioni:

a) i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere avvocati iscritti all’albo, ovvero avvocati iscritti all’albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni;

b) la maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve essere composta da soci avvocati;

c) i componenti dell’organo di gestione non possono essere estranei alla compagine sociale, i soci professionisti possono rivestire la carica di amministratori.

Responsabilità professionale nella società tra avvocati

Anche nel caso di esercizio della professione forense in forma societaria resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale. L’incarico può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente. La responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la specifica prestazione. La sospensione, cancellazione o radiazione del socio dall’albo nel quale è iscritto costituisce causa di esclusione dalla società.

Incertezza interpretativa sulla norma fiscale

Differenti prese di posizione interpretative dell’ Agenzia delle Entrate hanno portato ad una un’obiettiva incertezza interpretativa, chiede chiarimenti in merito alla natura del reddito prodotto dalle società tra avvocati nella forma di società per azioni.

Risoluzione 26 maggio 2003, n. 118/E

L’ Agenzia in relazione alle società costituite ai sensi dell’articolo 16 del D.L.gs 2 febbraio 2001, n. 96, per l’esercizio in forma associata della professione di avvocato, ha asserito che producono reddito di lavoro autonomo, in quanto, come precisato nella relazione governativa il richiamo alla normativa sulle Snc non va inteso nel senso che le società tra avvocati siano annoverabili fra le società commerciali.

Consulenza giuridica ADE

Con riferimento, invece, alle società tra professionisti, disciplinate dall’art. 10 della legge 12 novembre 2011, n. 183 e dal successivo decreto ministeriale 8 febbraio 2013, n. 34, la stessa Agenzia rispondendo ad una consulenza giuridica, ha sostenuto che il reddito prodotto da tali società che possono essere costituite ricorrendo ai tipi societari delle società di persone di capitali o cooperative, deve considerarsi reddito di impresa. Tutto ciò nel presupposto che non assume rilevanza l’esercizio dell’attività professionale, bensì la veste societaria sotto la quale operano.

Regime fiscale delle società tra avvocati STA

In assenza di una esplicita norma, l’esercizio della professione forense svolta in forma societaria costituisce attività d’impresa, in quanto, risulta determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria piuttosto che lo svolgimento di un’attività professionale.

Sul piano fiscale alle società tra avvocati costituite sotto forma di società di persone, di capitali o cooperative, si applicano le previsioni di cui agli articoli 6, ultimo comma, e 81 del TUIR, per effetto delle quali il reddito complessivo delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, delle società e degli enti commerciali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73, comma 1, lettere a) e b), da qualsiasi fonte provenga è considerato reddito d’impresa.

Una società per azioni costituita per l’esercizio dell’attività di avvocato ai sensi della legge 31 dicembre 2012, n. 247, come modificata dalla legge 4 agosto 2017, n. 124, deve adottare il regime fiscale previsto per le società di capitali. Conseguentemente deve assoggettare il proprio reddito ad IRES e il valore della produzione ad IRAP.

Per approfondire

Regime fiscale delle società tra avvocati: Natura del reddito prodotto dalle società tra avvocati STA – Art. 4-bis Legge 31 dicembre 2012, n. 247.