Blog - Ultime notizie
Perché il Processo di Valutazione Determina l'Affidabilità del Valore. Sintesi dal Perspectives Paper IVSC, maggio 2025

Perché il Processo di Valutazione Determina l’Affidabilità del Valore

Perché il Processo di Valutazione Determina l’Affidabilità del Valore

Sintesi dal Perspectives Paper IVSC, maggio 2025

Nel maggio 2025, lo International Valuation Standards Council (IVSC) ha pubblicato un documento di riflessione che affronta una delle questioni più sottovalutate dell’intera professione valutativa: non cosa vale un asset, ma quanto è affidabile il processo che ha prodotto quella valutazione. Il titolo del paper, Getting the Process Right: Exploring Valuation Risk under IVS, sintetizza con precisione la tesi in base alla quale il rischio non risiede soltanto nell’asset valutato, ma nel metodo, nelle assunzioni e nel giudizio professionale del valutatore stesso.

Questa prospettiva ribalta la logica convenzionale con cui mercati, regolatori e consigli di amministrazione si confrontano con le perizie. Troppo spesso il valore finale viene accettato come un dato oggettivo, quasi inevitabile. Il paper dello IVSC — prodotto da un gruppo di lavoro internazionale composto da esperti provenienti da Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Australia, Singapore, India e altri paesi — dimostra invece che il valore è sempre il risultato di scelte processuali, e che quelle scelte possono essere sbagliate in modo sistematico.

Quando il risultato di una perizia è sbagliato, l'errore molto spesso risiede nel processo. Lo IVSC propone un framework per identificare, misurare e contenere il rischio insito nell'attività valutativa. Sintesi dal… Share on X

Quando il risultato di una perizia è sbagliato, l’errore molto spesso risiede nel processo.

Lo IVSC propone un framework per identificare, misurare e contenere il rischio insito nell’attività valutativa.

Sintesi dal Perspectives Paper IVSC del maggio 2025 che affronta una delle questioni più sottovalutate dell'intera professione valutativa: non cosa vale un asset, ma quanto è affidabile il processo che ha prodotto… Share on X

Una Distinzione Fondamentale: Rischio di Valutazione vs. Incertezza del Valore

Il primo contributo teorico del documento è di natura definitoria, e merita attenzione proprio perché la chiarezza concettuale è spesso il presupposto di qualsiasi azione manageriale efficace.

Lo IVSC distingue con nettezza tra rischio di valutazione — la possibilità che il valore prodotto non sia appropriato per la destinazione d’uso prevista — e incertezza del valore, che attiene invece all’output stesso, cioè all’ampiezza dell’intervallo entro cui il valore teorico potrebbe collocarsi. Il presente paper si concentra sul primo concetto; un secondo documento in programma approfondirà il secondo.

Questa distinzione non è accademica: una valutazione può essere tecnicamente precisa nella sua stima numerica e tuttavia risultare profondamente errata se costruita su un processo inadeguato rispetto allo scopo per cui è stata commissionata. Una perizia redatta per finalità di bilancio, ad esempio, non è necessariamente idonea a supportare decisioni di M&A o controversie legali — anche se i numeri sono identici.

“Il valore è basato sull’interpretazione del perito sull’uso previsto e sul giudizio professionale esercitato lungo l’intero processo valutativo.”

 

Dove si Annida il Rischio: Quattro Categorie di Errore

Il paper identifica con precisione chirurgica le fonti del rischio di valutazione, classificandole in quattro categorie che ogni CFO, audit committee e risk manager dovrebbe conoscere.

Errori di calcolo. Sono i più evidenti ma non i più frequenti. Appartengono a questa categoria la determinazione errata dei flussi di cassa liberi, l’attualizzazione scorretta dei flussi futuri o una stima difettosa del valore residuale in una perizia DCF. La loro rilevabilità li rende — paradossalmente — i meno pericolosi.

Inconsistenze nelle assunzioni. Questa è la categoria più insidiosa. Esempi tipici: proiettare una crescita dei ricavi senza un corrispondente aumento del capitale investito necessario a sostenerla; utilizzare flussi di cassa al lordo delle imposte con un tasso di sconto al netto delle imposte; applicare un tasso di crescita a lungo termine elevato senza prevedere il reinvestimento adeguato a mantenere l’asset o il capitale investito. Tali inconsistenze non emergono da singoli errori, ma da una mancata integrazione sistemica delle assunzioni.

Adeguata motivazione delle assunzioni. Una valutazione che proietta una crescita elevata in un mercato maturo senza indicare le ragioni sottostanti per l’attesa espansione di quota di mercato è formalmente corretta ma sostanzialmente inaffidabile. Il problema non è il numero: è l’assenza di un ragionamento verificabile che lo supporti.

Errori di giudizio professionale. Questa categoria riguarda le scelte metodologiche: l’adozione di un modello valutativo inadeguato rispetto alla complessità dell’asset, o la semplificazione eccessiva di una struttura finanziaria articolata. Il giudizio del professionista è il cuore del processo valutativo, e la sua qualità non è standardizzabile.

 

Le Quattro Sfide dell’IVS Compliance

Lo IVSC non si limita a diagnosticare il problema: analizza le cause profonde della difficoltà a produrre valutazioni conformi agli International Valuation Standards, identificando quattro aree critiche.

Competenza ed etica. La prima sfida è anche la più ovvia: il valutatore deve possedere la preparazione tecnica e l’integrità professionale necessarie per affrontare la complessità dell’asset in esame. Una valutazione di un’infrastruttura complessa affidata a un professionista che non comprende i meccanismi di allocazione del rischio o la struttura dei cash flow è intrinsecamente a rischio, indipendentemente dalla diligenza formale dimostrata.

Esecuzione. La seconda sfida riguarda la qualità operativa del processo. Lo IVSC sottolinea il ruolo cruciale dei controlli interni: il quality control — inteso come il processo per garantire accuratezza, coerenza e affidabilità dei risultati — non è un optional burocratico, ma una condizione necessaria per minimizzare il rischio di valutazione. Procedure di revisione a più livelli, audit del modello, cross-check con metriche di mercato: questi strumenti trasformano un’opinione individuale in un giudizio istituzionalmente robusto.

Giudizio professionale. La terza sfida tocca il cuore della professione: la capacità di esercitare un giudizio discrezionale calibrato rispetto al contesto. Lo IVS richiede che il valutatore documenti e giustifichi ogni scelta metodologica. Il giudizio professionale non è sinonimo di arbitrio: è il risultato di un’analisi strutturata che considera l’uso previsto del valore, le caratteristiche dell’asset e la complessità del contesto.

Comunicazione trasparente. La quarta sfida è spesso trascurata, ma le sue conseguenze sono enormi. Il disallineamento tra le aspettative del committente e le conclusioni del valutatore — quando non viene risolto in fase di mandato — si traduce inevitabilmente in contestazioni, contenziosi e perdita di fiducia. Lo IVSC raccomanda una comunicazione proattiva sulle assunzioni, sui limiti del modello e sul livello di rischio di valutazione associato alle conclusioni.

 

Non Tutte le Valutazioni Sono Uguali

Uno degli elementi più utili del paper è la rappresentazione del rischio di valutazione come un continuum, non come una variabile binaria. Il rischio varia in funzione di almeno tre dimensioni: la complessità dell’asset, la disponibilità di dati di mercato comparabili e il numero di assunzioni discrezionali richieste dal modello.

Le valutazioni DCF di grandi infrastrutture — con proiezioni su orizzonti decennali, strutture di cash flow multi-ente e ipotesi di crescita condizionate a scenari regolatori — si collocano nella fascia di rischio più elevato. In questi casi, lo IVSC osserva che anche un processo pienamente conforme agli IVS non elimina il rischio: lo riduce, lo rende trasparente e lo rende gestibile. Ma non lo azzera.

Questa onestà intellettuale è una delle qualità più preziose del documento: riconosce che la valutazione è, per sua natura, un’attività soggetta a incertezza, e che la conformità agli standard è una condizione necessaria ma non sempre sufficiente per garantire l’idoneità del risultato.

“Eseguendo una valutazione IVS-compliant, il valutatore dovrebbe poter concludere che il livello di rischio di valutazione è appropriato dato l’uso previsto e la complessità dell’asset.”

 

Le Leve per Contenere il Rischio

Il paper si chiude con indicazioni operative che traducono l’analisi teorica in comportamenti gestionali concreti. Quattro sono le leve principali.

Documentazione e controllo interno. Ogni assunzione, ogni scelta metodologica e ogni processo di controllo deve essere documentato. Non si tratta di burocrazia: è la base su cui si costruisce la difendibilità di una valutazione in caso di contestazione o revisione.

Investimento nelle competenze. Il valutatore — o il team di valutazione — deve possedere una conoscenza tecnica sufficiente per comprendere l’asset nel suo contesto, sfidare le assunzioni e valutare la ragionevolezza del modello. Laddove questa competenza non sia disponibile internamente, lo IVSC raccomanda esplicitamente il ricorso a specialisti esterni.

Scetticismo professionale strutturato. Le organizzazioni dovrebbero istituzionalizzare pratiche di revisione critica: confronti di valutazione tra periodi, analisi dei multipli impliciti, bridge analysis, cross-check con benchmark di mercato. Lo scetticismo non è sfiducia nel valutatore: è un meccanismo di qualità.

Audit del modello. Per valutazioni complesse o di importo significativo, la revisione indipendente del modello — affidata a una funzione interna o a un soggetto esterno — è la misura di controllo più efficace. Identifica errori di calcolo, inconsistenze logiche e lacune nella documentazione prima che queste si trasformino in rischi reputazionali o legali.

 

Implicazioni per i consigli di amministrazione e gli audit committee

Le implicazioni di questo framework vanno ben oltre la comunità dei valutatori professionisti. Per i CEO e i CFO, il messaggio è chiaro: richiedere una valutazione conforme agli IVS non è sufficiente. È necessario comprendere il processo che ha generato quel numero, le assunzioni su cui si fonda e i controlli che ne garantiscono la robustezza.

Per i consigli di amministrazione e gli audit committee, il paper offre una checklist implicita: quali procedure di controllo ha adottato il valutatore? Le assunzioni sono documentate e sostanziate? Il professionista possiede le competenze adeguate per l’asset in esame? Il report comunica in modo trasparente i limiti e il livello di rischio associato alla valutazione?

Per i regolatori e i professionisti del diritto, il framework dello IVSC fornisce un linguaggio condiviso per valutare la qualità di una perizia: non soltanto la correttezza numerica del risultato, ma l’integrità e la completezza del processo che lo ha generato.

 

PUNTI CHIAVE 

  1. Il rischio di valutazione è un rischio di processo, non solo di mercato. Un valore numericamente preciso può essere inadeguato rispetto allo scopo per cui è stato prodotto.
  2. Le quattro categorie di errore — calcolo, inconsistenza, adeguata motivazione delle assunzioni, giudizio — richiedono presidi specifici e non si correggono con più dati, ma con processi migliori.
  3. La conformità agli IVS riduce il rischio ma non lo elimina: la complessità dell’asset e la discrezionalità del modello determinano un residuo irreducibile che deve essere comunicato con trasparenza.
  4. L’investimento in competenze, documentazione, scetticismo professionale e audit del modello non è un costo: è una forma di gestione del rischio strategica.