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Intelligenza artificiale e formazione dei giovani professionisti

Intelligenza artificiale e formazione dei giovani professionisti

Intelligenza artificiale e formazione dei giovani professionisti

Provando ad aprire il confronto su un tema sfidante.

Negli ultimi mesi si leggono con sempre maggiore frequenza analisi e commenti che esprimono una preoccupazione diffusa: l’intelligenza artificiale ridurrà le opportunità di ingresso per i profili junior, rendendo più difficile il tradizionale percorso di apprendimento “sul campo” che caratterizza molte professioni intellettuali.

Il timore non è infondato. In molti settori, le attività più ripetitive e standardizzabili – proprio quelle che storicamente venivano affidate ai collaboratori più giovani – sono tra le prime a essere automatizzate.

Tuttavia, l’esperienza concreta di questi mesi suggerisce una lettura più articolata del fenomeno.

Nel nostro lavoro stiamo sperimentando una modalità operativa che, almeno per alcune tipologie di pratiche, si sta rivelando particolarmente efficace.

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Un nuovo modello di lavoro: AI come “prima bozza”

Il processo è relativamente semplice.

  • Il professionista senior predispone una prima bozza con il supporto dell’intelligenza artificiale. Il risultato è spesso un documento di buon livello, strutturato in modo ordinato e coerente, ma inevitabilmente standard. Inoltre spesso sono indicate aree da approfondire, intuizioni da esplorare, normative da verificare.
  • La bozza diventa la base di lavoro del praticante.Al collaboratore junior viene affidato il compito di:
  1. verificare la correttezza delle informazioni;
  2. approfondire i riferimenti normativi o tecnici;
  3. integrare il documento con elementi specifici del caso concreto e derivanti dall’approfondimento teorico effettuato;
  4. correggere eventuali semplificazioni o imprecisioni.
  • Il lavoro torna poi al professionista senior per un confronto ragionato e la revisione finale.

In questa logica, l’intelligenza artificiale non sostituisce il percorso formativo, ma ne modifica la natura.

Il praticante non parte più da una pagina bianca – spesso riempiendola con attività a basso valore aggiunto – ma si confronta subito con una struttura di ragionamento che deve analizzare, verificare e migliorare.


Non una scorciatoia, ma uno strumento per alzare la qualità

È importante chiarire un punto che spesso viene frainteso.

L’obiettivo di questo approccio non è velocizzare il lavoro. Al contrario, in molti casi il tempo complessivo dedicato alla pratica può addirittura aumentare.

La funzione della prima bozza generata con l’AI è piuttosto quella di creare una base di partenza strutturata, che permetta al giovane professionista di concentrarsi sulle attività realmente formative:

  • comprendere il problema tecnico o giuridico sottostante;
  • verificare la correttezza delle argomentazioni;
  • approfondire le fonti normative, dottrinali o di prassi;
  • collegare il caso concreto ai principi generali della materia.

In questo modo il praticante non si limita a “scrivere un testo”, ma è chiamato a studiare il tema con maggiore profondità, sviluppando quella capacità di analisi critica che rappresenta il vero patrimonio di ogni professione intellettuale.

L’AI diventa quindi uno strumento che alza l’asticella qualitativa del lavoro, sia per il professionista senior sia per chi è in fase di formazione.


Ruoli chiari: governo dell’AI al senior, verifica allo junior

Un aspetto centrale di questo modello riguarda la chiara separazione dei ruoli all’interno del team professionale.

La gestione dell’intelligenza artificiale – cioè la definizione delle domande, dell’impostazione del lavoro e dell’utilizzo dello strumento – resta in capo al professionista senior.

Questo passaggio non è secondario. L’AI, infatti, non è uno strumento neutrale: la qualità delle risposte dipende fortemente dalla qualità delle domande, dalla capacità di contestualizzare il problema e dall’esperienza nel riconoscere ciò che è plausibile da ciò che non lo è.

Al collaboratore junior viene invece affidata una fase altrettanto importante del processo:

  • verifica delle informazioni prodotte;
  • integrazione con fonti normative e tecniche;
  • approfondimento degli aspetti specifici del caso concreto;
  • miglioramento della qualità complessiva del lavoro.

In questo modo il lavoro non si riduce a una sequenza meccanica, ma diventa un processo di confronto professionale.

Le osservazioni del praticante, le verifiche effettuate e gli eventuali dubbi sollevati diventano occasione di dialogo con il professionista senior. È proprio in questo passaggio che avviene la vera formazione: non nella mera esecuzione di un compito, ma nella discussione critica delle scelte e delle argomentazioni.

L’intelligenza artificiale, paradossalmente, può quindi favorire un dialogo professionale più intenso e strutturato tra senior e junior.


Dal lavoro esecutivo al lavoro critico

Questo passaggio ha un effetto interessante anche sul piano formativo.

Il tradizionale percorso di apprendistato professionale prevedeva spesso una sequenza abbastanza prevedibile:

  • raccolta documenti
  • compilazione di schemi standard
  • redazione di bozze preliminari
  • revisione da parte del senior

Con l’AI, la sequenza si modifica.

Modello tradizionale Modello assistito da AI
Il junior produce una prima bozza L’AI produce una prima bozza
Il senior corregge Il junior verifica, integra e approfondisce
Il junior impara osservando le correzioni Il junior impara smontando e ricostruendo il ragionamento

Paradossalmente, il livello di stimolo intellettuale può diventare più elevato.

Il praticante non deve solo “scrivere”, ma soprattutto capire se ciò che è stato scritto ha senso.

Questo implica:

  • studio più approfondito delle fonti;
  • maggiore attenzione alla coerenza logica;
  • capacità di individuare errori o semplificazioni.

Un potente strumento di selezione naturale

C’è poi un aspetto meno discusso ma molto rilevante. Questo modello funziona solo se chi lo utilizza è curioso, attento e preciso. In poche parole se adotta quel metodo dell’ esperto così come descritto nei PIV. Se il praticante svolge il lavoro con metodo:

  • controlla le fonti;
  • verifica i riferimenti normativi;
  • approfondisce i punti deboli della bozza e ne ricostruisce il ragionamento logico rigoroso;

l’intelligenza artificiale diventa uno straordinario acceleratore di apprendimento.

Se invece il lavoro viene svolto in modo superficiale – limitandosi ad accettare passivamente ciò che l’AI ha prodotto – il risultato finale evidenzia immediatamente la mancanza di spirito critico.

In questo senso, l’AI diventa una sorta di cartina di tornasole professionale.

Non tanto della capacità di usare uno strumento tecnologico, quanto della qualità più importante in qualsiasi professione intellettuale: la disciplina nel verificare ciò che sembra plausibile.


Il vero cambiamento: cosa significa essere junior

Probabilmente il punto non è se l’intelligenza artificiale ridurrà o meno le opportunità per i giovani professionisti. Il punto è che cambierà il tipo di competenze richieste fin dall’inizio della carriera.

Sempre meno spazio per attività meramente esecutive. Sempre più spazio per:

  • capacità di analisi critica;
  • verifica delle fonti;
  • comprensione del contesto economico e giuridico;
  • qualità del ragionamento.

In altre parole, l’AI riduce il valore del lavoro meccanico ma aumenta il valore del pensiero strutturato.

Per chi si forma oggi nelle professioni della consulenza – dalla valutazione d’azienda alla consulenza strategica – questa non è necessariamente una cattiva notizia.

È semplicemente una palestra diversa. Forse anche più esigente. Sicuramente più formativa.