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Piano attestato ed incertezza Covid

Piano attestato ed incertezza Covid

L’importanza dell’analisi per scenari differenti a fronte della situazione di incertezza derivante dall’emergenza sanitaria

In data 14 ottobre 2020, il CNDCEC ha approvato una nuova versione dei principi di attestazione dei piani di risanamento emanati nel 2014, al fine di fornire, con riferimento alla migliore prassi professionale, un adeguato apparato di regole e un supporto all’attività del professionista chiamato dalla legge fallimentare a rilasciare l’attestazione.

Sono risultate imprescindibili alcune importanti revisioni a fronte della particolare situazione venutasi a creare nel nostro Paese a causa della pandemia Covid-19 e del notevole impatto sulle imprese, producendo una forte contrazione dell’attività economica e un rilevante incremento dell’indebitamento delle imprese. In particolare, al paragrafo 6.9 del documento approvato dal CNDCEC, trovano spazio le indicazioni sull’attestazione da rilasciare durante il periodo di emergenza Covid-19.

Emergenza sanitaria Covid-19 e l’incertezza nella formulazione delle previsioni

La pandemia indotta dal Covid-19 ha inciso in modo rilevante sull’economia e rende molto difficile per le aziende formulare previsioni attendibili.

Gli effetti appaiono di particolare rilevo cui costumi dei consumatori, con un rilevante impatto sulla struttura e livello di domanda, quanto meno nel breve-medio termine. In molti settori infatti, le imprese dovranno riadattare i cicli produttivi e modelli di business. Allo stato non è ancora possibile comprendere l’intensità, l’ampiezza e la durata dei fenomeni, al punto che le stime più autorevoli presentano rilevanti discordanze sulle dinamiche future e sui tempi di normalizzazione della domanda.

Ruolo dell’attestatore e supplemento di indagine

In tale situazione, si suggerisce all’Attestatore che è chiamato a esprimersi sulla fattibilità dei piani di imprese operanti in business colpiti significativamente dagli effetti della pandemia, di attenersi alle seguenti tutele:

  • Accertarsi che le previsioni della domanda derivino da studi di settore emessi da soggetti autorevoli, dando prevalenza a quelli più recenti e specifici per i business di riferimento;
  • Verificare che il piano consideri le eventuali limitazioni alla capacità produttiva derivanti dalle prescrizioni igienico-sanitarie connesse alla pandemia;
  • Valutare la completezza del piano con riferimento alla presenza di scenari alternativi rispetto a quello preso a base;
  • Suffragare lo/gli scenari assunti dal debitore con l’andamento corrente, attingendo a informazioni aggiornate;
  • Ove l’impresa abbia considerato il lasso temporale prevedibilmente necessario per la cessazione delle circostanze eccezionali, l’Attestatore valuta se tale lasso (ove ecceda il consueto orizzonte di 3-5 anni) presenti sufficienti elementi di coerenza con le previsioni del Piano.

L’importanza della valutazione di scenari alternativi

In contesti di straordinaria incertezza come quello sopracitato, anche le analisi di sensitività possono presentare una variabilità troppo ampia da verificare. Può essere quindi necessario sostituire l’analisi con l’esame di diversi scenari alternativi possibili a livello microeconomico, andando a individuare delle previsioni che potrebbero rendere inammissibile l’attestazione di fattibilità.

L’esistenza di scenari alternativi può dipendere sia dalla forte incertezza circa l’evoluzione della domanda di mercato, sia delle ipotesi relative alla evoluzione della pandemia. In tali casi, tra gli scenari presentati dal redattore del piano, l’Attestatore può assumere come scenario di riferimento quello ritenuto più probabile o, quantomeno, meno improbabile, senza estendere l’analisi a tutti gli scenari possibili.

Con l’impiego degli scenari, è opportuno che l’Attestatore individui gli indicatori chiave di performance che consentano di intercettare gli scostamenti rispetto al Piano, nonché il livello (punto di rottura), violato il quale, in una valutazione ex-ante, viene meno il risanamento dell’esposizione debitoria ed il raggiungimento dell’equilibrio finanziario.

Il monitoraggio di tali indicatori, da parte della Direzione aziendale nella fase di esecuzione del Piano, consentirà di attivare con tempestività “le iniziative da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi pianificati e quelli raggiunti” previste dal Codice della Crisi (artt. 56, lett. e) e 87, co.2, lett. e).

Possibili iniziative da mettere in atto in caso di scostamenti tra gli obiettivi pianificati e quelli raggiunti

Si tratta di iniziative che potranno consistere, in via graduata in relazione alla gravità della deriva rispetto al Piano:

  • In azioni alternative, in tutto o in parte eventualmente già individuate;
  • In un cambio della strategia;
  • Nella modifica del modello di business;
  • Nei casi più gravi, nel ricorso ad un diverso o ulteriore strumento di composizione della crisi rispetto a quello già adottato (come ulteriori accordi con i creditori, anche in sede di esecuzione di concordati preventivi in continuità, ovvero nuove soluzioni concordatarie o, addirittura, una istanza di fallimento eventualmente accompagnata dalla proposta di un esercizio provvisorio o l’accesso a procedure di amministrazione straordinaria).

Per approfondire

Scarica i Principi di attestazione dei piani di risanamento.

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Dalle nostre competenze in valutazione di azienda ed operazioni straordinarie è nato il nostro servizio di advisory per aiutare le PMI a crescere affrontando i momenti di discontinuità strategica (M&A, nuovo business model, innovazione, ecc) e familiare (passaggio generazionale). Il libro “Restartup, le scelte imprenditoriali non più rimandabili” pubblicato da Egea, casa editrice dell’Università Bocconi, sintetizza la nostra visione ed il nostro metodo.

Doppio credito d’imposta per gli aumenti di capitale

Doppio credito d’imposta per gli aumenti di capitale

L’art. 26 del DL Rilancio, alla luce del Decreto attuativo Mef del 10 agosto 2020, introduce la possibilità di deliberare e versare integralmente aumenti di capitale a pagamento entro il 31 dicembre 2020 riconoscendo un credito d’imposta in capo alla società e al soggetto conferente. Si tratta di una misura di sostegno alle Pmi che hanno subito un calo di fatturato per l’emergenza epidemiologica da Covid-19. I crediti d’imposta sono, quindi, funzionali ad incentivarne la ricapitalizzazione.

I crediti d’imposta

Il DM del Mef emanato il 10 agosto 2020 chiarisce l’ambito di applicazione e le condizioni di accesso all’agevolazione disposta dall’art. 26 del DL Rilancio. Tale articolo ha introdotto delle misure a sostegno della patrimonializzazione delle imprese di piccole e medie dimensioni con riferimento agli aumenti di capitale deliberati a partire dal 20 maggio 2020 e che siano stati integralmente versati entro il 31 dicembre 2020. L’art. 2 del suddetto DM descrive il credito d’imposta a carico del conferente come:

“un credito d’imposta in misura pari al 20 per cento dell’ammontare del conferimento medesimo. Il conferimento massimo su cui calcolare il credito d’imposta non può eccedere l’importo di euro 2.000.000.”

La partecipazione deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023.

La misura introdotta dal Decreto Rilancio è, però, intesa come un “doppio credito d’imposta” in quanto anche la società conferitaria può accedere ad una misura dedicata. È così che ai sensi dell’art. 5 del Decreto Mef:

“è riconosciuto, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, un credito d’imposta pari al 50 per cento delle perdite eccedenti il 10 per cento del patrimonio netto, al lordo delle perdite stesse, fino a concorrenza del 30 per cento dell’aumento di capitale”

Non devono essere distribuite riserve fino al 31 dicembre 2023.

I beneficiari

Beneficiari delle misure sono i soci conferenti in società di capitali, cooperative e società europee che abbiano la sede legale e amministrativa sul territorio dello Stato italiano e siano regolarmente iscritte al Registro delle Imprese. Non sono ammesse le società di partecipazione, gli intermediari finanziarie e le società assicurative.

È importante, inoltre, che al 31 dicembre 2019 né la società, se media impresa, che effettua l’aumento di capitale né gli eventuali soci soggetti giuridici fossero considerati imprese in difficoltà. Si ritengono non ammissibili anche quei soci soggetti giuridici che abbiano relazioni di dipendenza dalla conferitaria in quanto controllante, controllata, collegata o sottoposta a comune controllo. Nel caso il conferente sia una persona giuridica è necessario che sia certificato ai sensi dell’art. 3 del DM del 10 agosto 2020 che il credito d’imposta non abbia l’effetto di eccedere il limite di Euro 800.000 per le misure di Aiuto di Stato complessivamente fruite nell’ambito dell’emergenza da Covid-19. Inoltre, non sono ammissibili soggetti giuridici in procedura concorsuale.

È necessario che al contempo ricorrano le condizioni poste al primo comma dell’art. 26:

  1. La conferitaria deve presentare ricavi per l’esercizio d’imposta 2019 superiori a Euro 5 milioni e fino a Euro 50 milioni.
  2. La conferitaria ha subito un calo di fatturato connesso all’emergenza epidemiologica da Covid-19 nel bimestre di marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 pari ad almeno il 33%.

La società conferitaria deve, inoltre, trovarsi in una situazione di regolarità contributiva e fiscale nonché in regola con altre disposizioni come la disciplina del lavoro, urbanistica e di salvaguardia dell’ambiente.

Le modalità di accesso al credito d’imposta

Per accedere ai crediti d’imposta è fondamentale che i conferimenti, da effettuarsi entro il 31 dicembre 2020, siano direttamente riferibili all’aumento di capitale deliberato e sottoscritto a partire dal 20 maggio 2020. I conferimenti devono, inoltre, essere effettuati in denaro. Non è, quindi, possibile sottoscrivere l’aumento di capitale e accedere al credito d’imposta per il socio che conferisca un credito in compensazione.

Le istanze per la richiesta del credito d’imposta dovranno essere presentate nel 2021 secondo le modalità definite da apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. Sarà definito un click-day in quanto sono affidate alla misura risorse limitate a Euro 2 miliardi e l’ottenimento del credito d’imposta è condizionato all’ordine cronologico di ricezione delle domande. A 30 giorni dalla presentazione delle istanze, sia per i soci sia per la società, l’Agenzia delle Entrate comunicherà l’accoglimento o il rifiuto delle stesse previa verifica dei dati indicati nelle istanze e con contestuale indicazione del credito d’imposta spettante.

Per approfondimenti:

 

 

 

 

 

Report sui distretti industriali italiani

Report sui distretti industriali italiani

Il report sui distretti industriali di Intesa San Paolo evidenzia che nel 2016 le imprese distrettuali hanno registrato un nuovo aumento del fatturato, salito dell’1,8% a prezzi correnti.

Sono stati toccati livelli record: nei distretti la crescita tra il 2008 e il 2016 è stata pari al 10,2%, quattro punti percentuali in più rispetto alle aree non distrettuali.

Si è poi rafforzata la redditività complessiva (misurata dal ROE) che si è portata al 7,2%. Le stime indicano che nel 2017 la fase di ripresa dei distretti si è intensificata (+2,8%), interessando tutte le filiere distrettuali.

Le previsioni per il biennio 2018-19 restano positive, evidenziando un ritmo di crescita intorno al 2,9% in media d’anno.

I mercati esteri faranno da traino, mentre il mercato interno potrà dare un buon contributo, soprattutto alla filiera metalmeccanica.

Svettano alcuni distretti e, in particolare, l’occhialeria di Belluno, la gomma del Sebino Bergamasco e il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene.

Punti di forza dei distretti industriali

Più elementi portano a pensare che i distretti industriali possano continuare a essere un punto di forza dell’economia italiana:

  • la buona capacità di reazione alla crisi degli ultimi anni, che ha restituito un tessuto produttivo più forte e competitivo, con l’uscita dal mercato degli operatori più deboli e il rafforzamento della struttura dimensionale, accompagnati da una diffusione crescente di marchi registrati a livello internazionale, brevetti e certificazioni ambientali e di qualità.
  • L’elevata propensione a servire mercati esteri sempre più lontani e ad alto potenziale: la distanza media delle esportazioni distrettuali è aumentata in tutti i settori (+400 km circa a livello complessivo).
  • La crescente presenza all’estero con filiali produttive e commerciali da parte delle imprese leader distrettuali, con l’obiettivo di rafforzare la loro piattaforma distributiva e di ampliare la gamma produttiva.
  • Il ritorno in Italia di produzioni precedentemente esternalizzate e il buon interesse degli investitori esteri verso gli asset distrettuali italiani.
  • L’eccellenza di alcune filiere distrettuali italiane, in particolare agro-alimentare e meccanica, presenti nella classifica delle migliori aree distrettuali con 6 e 7 distretti rispettivamente.
  • La dinamicità dei distretti agro-alimentari, che sfruttano il know how e la forza commerciale delle produzioni DOP e IGP italiane (all’interno dei distretti il 72% delle aziende appartiene a un’area a Indicazione Geografica).
  • La capacità delle imprese della meccanica, spesso localizzate nei distretti, di offrire macchinari avanzati. La quota di imprese italiane della meccanica che produce macchinari 4.0 è pari al 69%; la concorrenza estera non è molto distante (74%).
  • Il forte legame tra filiera ICT e imprese della meccanica: il 60% delle imprese della meccanica nell’ultimo anno ha fatto acquisti di tecnologia ICT da fornitori localizzati in Italia, con punte dell’80% tra le imprese di dimensioni medio-grandi.
  • Lo sviluppo in prossimità dei territori distrettuali di poli ICT, altamente dinamici e in grado di fornire tecnologia. Nei poli ICT di Milano, del Veneto e di Bologna e Modena la distanza media degli scambi tra fornitori e acquirenti di tecnologia è bassa, mostrando così relazioni molto strette fra attori appartenenti alla stessa area.
  • La presenza nei distretti di imprese giovanili in forte crescita e in grado di garantire un ricambio generazionale. Un’impresa su dieci è giovanile, con punte del 15,5% nel Mezzogiorno e intorno al 20% nella metalmeccanica e nel sistema moda.
  • La nascita di nuove specializzazioni “distrettuali”. E’ questo il caso della cosmesi, concentrata in alcune province lombarde e competitiva grazie a un mix di fattori: qualità, creatività, design e vicinanza a fornitori di packaging, essenze e macchinari.

Per approfondire

Scarica le monografie di Intesa SanPaolo sui distretti industriali italiani