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A gennaio in Ca Foscari Challenge School

A gennaio in Ca Foscari Challenge School

A gennaio in Ca Foscari Challenge School riparte il Master RIAF in Risk Management, Internal Audit & Fraud

Il 2021 è stato un anno particolarmente faticoso ma ci ha regalato anche qualche bella soddisfazione che mi accorgo solo ora di essermi dimenticato di comunicare su questo blog. A gennaio 2021 ho tenuto la mia prima lezione al Master RIAF in qualità di docente a contratto in Ca’ Foscari Challenge School, incarico confermato anche per il 2022.

Oggetto del mio intervento è la gestione del rischio come strumento di creazione di valore e come garanzia della continuità d’impresa, anche alla luce delle recenti riforme e della migliore dottrina.

Questa volta mi auguro, situazione sanitaria permettendo, di poter tornare a far lezione in presenza e cogliere l’occasione di riveder Venezia a cui, anche per ragioni familiari, sono molto legato.

Master in Risk Management, Internal Audit & Fraud

Il Master in Risk Management, Internal Audit & Fraud – RIAF mira a formare figure professionali che siano in grado di interpretare e gestire le più recenti dinamiche normative e di mercato attinenti alla corporate governance.

I rischi che le aziende devono gestire sono significativamente aumentati in numerosità e complessità nel corso degli anni, in conseguenza di innovazioni tecnologiche, evoluzioni normative ed eventi estremi, come ad esempio pandemie. In questo contesto, l’analisi dei rischi e la predisposizione di un efficace sistema di controllo interno sono fondamentali per la creazione di valore nel lungo termine. Fra gli altri, il rischio di frode è uno dei più insidiosi e, allo stesso tempo, sottovalutati: secondo autorevoli fonti, le aziende subiscono danni per frodi quantificabili in circa il 5% del fatturato. Solitamente, il livello di attenzione al risk management e all’internal auditing diminuisce con la dimensione aziendale. Il recente Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza implica invece un cambiamento culturale soprattutto nelle aziende di minori dimensioni, richiedendo loro una maggiore attenzione all’analisi dei rischi e all’implementazione del sistema di controllo interno.

Il Master RIAF, anche grazie all’utilizzo di casi aziendali, contestualizza i temi oggetto del corso in diverse realtà: dalle quotate alle banche, dalle grandi alle medie/piccole imprese.

Restartup libro di testo adottato dal Master Riaf

Ricordo inoltre, e ciò mi riempie di orgoglio, che “Restartup, le scelte imprenditoriali non più rimandabili” edito da Egea, casa editrice dell’Università Bocconi, è libro di testo adottato dal Master Riaf.

Ca’ Foscari Challenge School

Ca’ Foscari Challenge School supporta la crescita di professionisti del settore pubblico e privato e imprenditori che vogliono investire nello sviluppo delle proprie competenze e immaginare nuovi scenari per il loro futuro. 

I percorsi proposti da Ca’ Foscari Challenge School analizzano tutte quelle innovazioni e quei cambiamenti che organizzazioni e persone devono saper oggi governare. La comunità dei docenti e partner di Ca’ Foscari Challenge School permette l’incontro con talento, innovazione e tenacia, fondamentali per creare un’esperienza didattica assolutamente strategica per la propria carriera.

L’intera proposta formativa è struttura in quattro Schools: Environment, Government, Humanities, Management. Le aree di studio tradizionali di Ca’ Foscari trovano in Challenge School un potenziamento dinamico per affrontare preparati il mondo del lavoro.

Per approfondire

Master RIAF in Risk Management, Internal Audit & Fraud

La valutazione delle piccole imprese

La valutazione delle piccole imprese

La qualità della base informativa nelle PMI.

L’esperto può essere chiamato a svolgere valutazioni che riguardano un ampio spettro di aziende per dimensioni e complessità. Ai due estremi si collocano, da un lato, aziende grandi e complesse, per le quali è necessario disporre di un’ampia base informativa e, dall’altro, realtà dimensionalmente ed operativamente più semplici, per le quali l’informativa ottenibile non è estesa ma le possibilità di comprensione sono più immediate. Fra gli estremi si interpongono numerose posizioni intermedie.

Le analisi sin qui descritte sono presentate – com’è naturale che sia – nella loro massima articolazione, ma la scelta del percorso in concreto da seguire in un particolare caso può prevedere una modulazione dei criteri applicativi in coerenza con la realtà aziendale da valutare.

Ciò che conta è che le eventuali semplificazioni di percorso adottate vengano assicurando in ogni caso il raggiungimento dell’obiettivo di ragionevolezza dell’informazione utilizzata.

La qualità della base informativa nelle PMI.

Ai fini dell’individuazione delle modalità attuative possono tuttavia essere utili le considerazioni che seguono, riferite per chiarezza alla valutazione di un’azienda di ridotte dimensioni.

  • 1) l’adeguatezza della base informativa deve essere valutata dall’esperto, trattandosi di una condizione di base per assicurare la bontà delle sue stime. Il giudizio, in ultima analisi, deve tenere conto di due dimensioni:
    • (1) la materiale disponibilità di informazioni rilevanti;
    • (2) l’idoneità degli elementi raccolti a sostenere fondatamente le stime. L’obiettivo può dirsi raggiunto se l’esperto può attestare l’indisponibilità di altre fonti informative rilevanti, ottenibili da un ricercatore diligente, e dichiara che ritiene idonea alla formulazione delle sue stime la base informativa raccolta.
  • 2) l’analisi fondamentale ha in sostanza l’obiettivo di trarre (dalle prospettive generali, dalla dinamica competitiva e dalla storia dell’azienda) gli elementi necessari alla stima o alla verifica dei risultati prospettici. L’esperto può anche seguire percorsi di analisi semplificata, ma deve essere in grado di stabilire quanto meno:
    • (1) se l’azienda è in fase stazionaria, oppure in crescita, oppure di declino;
    • (2) quali sono i driver che caratterizzano tale condizione (dinamica dei risultati e degli investimenti; dati tendenziali di lungo periodo, necessari per la stima del valore terminale).
  • 3) la selezione delle metodologie da applicare deve sempre avvenire in coerenza con le analisi che precedono. Ad esempio, quando mancano segnali che indichino un’evoluzione tendenziale dei risultati dell’azienda, l’esperto può formulare un’ipotesi di stazionarietà e quindi appoggiare le stime ad una normalizzazione dei risultati del recente passato. Oppure, in presenza di risultati la cui sostenibilità nel lungo periodo appare dubbia, può limitare ad alcuni anni il calcolo di un goodwill, con il tradizionale metodo patrimoniale-reddituale. Lo stesso può dirsi, simmetricamente, in presenza di un arretramento temporaneo per il quale può essere stimato un

Le valutazioni comparative di mercato

Le valutazioni comparative di mercato possono essere difficili nel caso delle aziende di minori dimensioni. L’esperto potrà tuttavia sempre verificare come i valori di mercato si posizionino rispetto ai valori intrinseci, nel caso di aziende in qualche modo accostabili a quella in esame.

Per approfondire

DP n. 1/ 2021: L’uso di informazione finanziaria prospettica nella valutazione d’azienda (disponibile CLICCANDO QUI);

Gli incentivi per il lavoro

Gli incentivi per il lavoro

In questi mesi, lavorando sulla pianificazione di impresa, diventa necessario approfondire i temi giuslavoristici: dalla cassa integrazione ai nuovi incentivi per il lavoro. Riteniamo quindi utile condividere con gli imprenditori questo approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro anche al fine di un confronto informato con i clienti di Studio Panato.

Decreto “Agosto”: gli incentivi per il lavoro

L’approfondimento del 14 ottobre 2020 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza tutti gli incentivi e i sostegni previsti dal decreto anche alla luce della prevista procedura di autorizzazione della Commissione europea e in attesa delle indicazioni operative dell’Inps e del DPCM, da emanare entro il prossimo 30 novembre, che dovrà contenere modalità e indicatori per l’introduzione della “decontribuzione Sud”.

Il D.L. 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, ha previsto alcuni incentivi in materia di lavoro al fine di fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

  • Due di essi sono stati introdotti al fine di ridurre il costo del lavoro dei dipendenti già in forza presso i datori di lavoro per sostenere la prosecuzione delle attività e mantenere i livelli occupazionali.
  • Altri incentivi, invece, riguardano le nuove assunzioni effettuate nel 2020, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto, come ad esempio quello previsto in favore di tutti i datori di lavoro nel caso di assunzioni a tempo indeterminato o trasformazioni di contratti da tempo determinato in rapporti di lavoro stabili. Incentivo che si applica anche in caso di assunzioni a tempo determinato o con contratto di lavoro stagionale, nel settore turistico e degli stabilimenti termali.

Autorizzazioni e indicazioni operative INPS

Tutti gli incentivi, con esclusione di quello previsto dall’articolo 6 del decreto, prevedono un’autorizzazione della Commissione europea. Il 7
ottobre scorso, quest’ultima ha comunicato di aver autorizzato l’incentivo “Decontribuzione Sud”, previsto, come citato, dall’articolo 27 del decreto “Agosto”.
Sia l’esonero totale sulle nuove assunzioni, di cui all’articolo 6, che quello parziale per le aree svantaggiate, regolato dall’articolo 27, sono allo stato attuale non utilizzabili, in attesa delle indicazioni operative dell’Inps.

Per approfondire

Decreto “Agosto”, gli incentivi per il lavoro: scarica l’approfondimento del 14 ottobre 2020 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

I 24 principi chiave per valutare aziende in crisi

I 24 principi chiave per valutare aziende in crisi

La valutazione d’azienda è competenza fondamentale nella gestione delle discontinuità strategiche dell’impresa. Lo è a maggior ragione nelle situazioni particolarmente complesse in cui è addirittura a rischio la continuità aziendale. La dottrina si arricchisce di un interessante articolo che segnalo ai cultori della materia. Vi si trovano spunti anche per la consulenza alla gestione ordinaria d’impresa se fornita adottando un approccio valutativo (peculiarità del nostro Studio).

Valutazione delle imprese a rischio di non sopravvivenza

Tecnicamente le imprese a rischio di non sopravvivenza sono imprese che presentano un valore economico dell’attivo pari o inferiore al valore nominale del debito. Sono imprese per le quali l’equity è at the money o out of the money. Sono dunque imprese dove l’imprenditore ha già perso il capitale, ma gestisce ancora l’impresa, spesso nell’ambito di accordi di ristrutturazione, concessi dai creditori che rischierebbero in una liquidazione atomistica della società perdite molto rilevanti.

L’imprenditore non rischia (ha già perso il capitale)

Sono imprese particolari, dove l’imprenditore non rischia (ha già perso il capitale) e può solo guadagnare e dove i creditori rischiano ed anch’essi non possono che guadagnare da uno scenario di continuità aziendale rispetto ad uno scenario di liquidazione atomistica.
La valutazione di queste imprese è resa complessa dall’esistenza di molti fattori ed elementi che normalmente non sono presenti nella valutazione delle aziende in condizioni normali.

La valutazione delle aziende (Volume 3)

Sull’argomento segnalo un articolo a firma di Mauro Bini pubblicato su “La valutazione delle aziende”, terzo volume edito dalla Fondazione OIV. L’articolo è dedicato ad identificare alcuni principi chiave cui è utile far riferimento nella valutazione delle aziende a rischio di non sopravvivenza ed a proporre una formula generale di valutazione che consideri tutti gli elementi che i principi chiave permettono di identificare come rilevanti.

I 24 principi chiave

L’articolo in particolare vuole offrire attraverso 24 principi chiave i criteri che dovrebbero presidiare la valutazione delle aziende a rischio di non sopravvivenza ed i claims (strumenti di debito, ibridi, di equity) scritti sull’attivo di queste aziende.
L’articolo ha proposto anche una formula valutativa generale in grado di esplicitare tutti gli addendi e minuendi che esplicitamente o implicitamente l’esperto dovrebbe considerare ai fini della valutazione dell’impresa a rischio di non sopravvivenza.
La formula permette di evitare l’errore, molto frequente nella pratica, di trascurare tutti gli effetti che si accompagnano allo stato di crisi dell’impresa quali a solo titolo di esempio: i costi diretti ed indiretti di dissesto, i costi di monitoring e di bonding, il risk shifting che l’imprenditore può promuovere, l’incapacità di realizzare nuove iniziative, ecc.

Nuovo servizio Centrale dei rischi

Nuovo servizio Centrale dei rischi

Nuovo servizio online per ricevere mensilmente i dati della Centrale dei rischi

La Banca d’Italia ha introdotto un nuovo servizio per ricevere i dati della Centrale dei Rischi. Dal 2 ottobre le società iscritte nel Registro delle imprese presso le Camere di Commercio possono sottoscrivere un abbonamento annuale per ricevere al proprio indirizzo PEC, in automatico e con frequenza mensile, i dati della Centrale dei rischi.

L’abbonamento è gratuito, rinnovabile alla scadenza e può essere revocato in ogni momento. Il servizio può essere sottoscritto esclusivamente dal legale rappresentante della società munito di SPID o CNS.

Come accedere ai dati della Centrale Rischi

Si può accedere ai dati della CR presentando una specifica richiesta secondo due modalità:

  • utilizzando la piattaforma “Servizi online“, selezionando il box “Richiedi i dati”, oppure utilizzando il link diretto al servizio online CR. La piattaforma consente di richiedere i dati:
    1. identificarsi con SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) al fine di accedere a uno spazio personale dal quale si può compilare e inoltrare la richiesta di accesso ai dati e consultare e esportare le risposte,
    2. o, in alternativa, qualora non si disponga di SPID o CNS, compilando e inviando una richiesta insieme alla copia un documento di identità o di riconoscimento equipollente in corso di validità;
  • rivolgendosi a una delle Filiali della Banca d’Italia, per posta elettronica certificata (PEC), posta ordinaria oppure consegna a mano, utilizzando il modulo scaricabile da questa pagina e allegando copia leggibile di un documento di identità o di riconoscimento equipollente in corso di validità.

È utile sapere che

L’accesso ai dati della Centrale dei rischi della Banca d’Italia da parte dei diretti interessati è gratuito.

La Banca d’Italia fornisce, di norma, una risposta entro 30 giorni dalla data di ricezione della richiesta di accesso ai dati della Centrale dei rischi.

Nel caso di richieste di accesso presentate da un delegato per conto di persone giuridiche, la risposta verrà fornita entro 90 giorni dal ricevimento della richiesta e i dati verranno recapitati direttamente alla persona giuridica delegante.

Dal 2 ottobre 2020 le società possono sottoscrivere sulla piattaforma “Servizi online” un abbonamento per ricevere mensilmente i dati della CR al proprio indirizzo PEC.

L’abbonamento è gratuito e ha la durata di un anno; è rinnovabile alla scadenza e può essere revocato in ogni momento. Il servizio può essere sottoscritto esclusivamente dal legale rappresentante munito di SPID o CNS. Per avviare l’abbonamento il legale rappresentante deve richiedere i dati della società riferiti all’ultima data disponibile.

I dati della Centrale dei rischi sono riservati e coperti dal segreto d’ufficio. Non possono essere né divulgati, né comunicati a soggetti diversi dal diretto interessato o altro soggetto legittimato.
Le dichiarazioni false e mendaci rese nella compilazione della richiesta di accesso ai dati della Centrale dei rischi, come la dichiarazione di una qualifica che non si riveste, sono segnalate dalla Banca d’Italia all’autorità competente (denuncia Autorità Giudiziaria, segnalazione al Garante per la Protezione dei dati personali, ecc.)

Allegati

La rivalutazione fiscale delle partecipazioni 2020

La rivalutazione fiscale delle partecipazioni 2020

La rivalutazione quote è una possibilità interessante per chiunque abbia intenzione di effettuare nel corso dell’esercizio una cessione di quote sociali. La rivalutazione consente, infatti, di incrementare il valore della partecipazione riducendo così la plusvalenza tassabile in caso di cessione con conseguente risparmio fiscale.

Chi può rivalutare

La rivalutazione della partecipazione in vista di una successiva cessione è consentita a tutti coloro che dall’operazione realizzano redditi diversi secondo l’art. 67 del TUIR. Sono ricompresi in questa categoria soggettiva, perciò, le persone fisiche, le società semplici, gli enti non commerciali che realizzino redditi diversi non nell’ambito dell’attività d’impresa. La partecipazione non deve essere negoziata su mercati regolamentati.

Aliquota sostitutiva dell’11%

La rideterminazione del valore della partecipazione è possibile a patto che si corrisponda un’imposta sostitutiva dell’11% sull’intero valore rideterminato della partecipazione, indipendentemente dal fatto che la partecipazione sia qualificata o meno[1].

Perizia giurata

Il valore attribuito alla partecipazione sociale in sede di rivalutazione deve risultare da una perizia giurata predisposta da parte di soggetti iscritti all’albo dei Dottori Commercialisti ed esperti contabili, Revisori legali e, infine, periti iscritti alla Camera di commercio.

La scadenza del 30.06.2020

La perizia giurata, così come il versamento dell’imposta sostitutiva, devono avvenire entro il 30.06.2020, anche se è possibile che il versamento sia suddiviso in tre rate di cui la prima deve essere corrisposta entro la suddetta data.

Partecipazioni possedute in data 01.01.2020

Il processo di rivalutazione così descritto è possibile se il possesso delle partecipazioni considerate era già in essere in data 01.01.2020. Per quote acquisite successivamente, quindi, non sarà possibile la rideterminazione del valore in vista della cessione con il risultato che la partecipazione da alienare, ponendo che la cessione riguardi l’intera quota, sarà solo parzialmente rivalutata. In questo caso si considera come costo fiscale per le quote oggetto di rivalutazione il valore risultante dalla perizia giurata, mentre, per le restanti quote il valore non rideterminato. Anche nel caso in cui il corrispettivo percepito per la partecipazione fosse rateizzato, l’imputazione temporale dello stesso dovrebbe prevedere una ripartizione proporzionale su entrambe le tipologie di quote.

È possibile, però, che la cessione non riguardi la totalità delle partecipazioni, ma sia parziale. È la Circolare n. 12/E del 2002 dell’Agenzia delle Entrate a chiarire il caso in cui l’acquisto delle partecipazioni cedute parzialmente sia avvenuto in date differenti. In questo caso vale, come regola generale, il criterio LIFO per cui si considerano cedute per prime le ultime partecipazioni acquistate ed è, quindi, con riferimento al valore di queste ultime che sarà calcolata la plusvalenza.

La Circolare del 2002, inoltre, illustra la possibilità di rivalutazioni parziali anche quando la partecipazione sia totalmente posseduta alla data considerata: è consentito, perciò, che si proceda alla rideterminazione del valore solo per una quota parte della partecipazione posseduta.

Per Approfondire

Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 158/E del 17.04.2008

Circolare Agenzia delle Entrate n. 12/E del 31.01.2002

L’importanza di scrivere la parola fine.

L’importanza di scrivere la parola fine.

In questi giorni sto molto riflettendo sul futuro della professione e del fare impresa in Italia. Sento un grande bisogno di imparare, di confrontarmi. Vedo soprattutto negli imprenditori l’urgenza di raccontare la loro storia, i loro problemi, le loro sfide (in maniera costruttiva, sia chiaro, quella di chi cerca di capire).

Quanto sarebbe utile avere una scuola di impresa? La nostra piccola provocazione lanciata sui social è stata colta, ci hanno scritto e ci sono venuti a trovare in molti.

Niente mega teatri all’americana, niente corsi motivazionali. Solo sincero e severo confronto tra imprenditori. E non parlo di startup…

È vero che c’è ne sono già molte (come giustamente mi fanno notare) ma spesso il tema è la sincerità dell’offerta. Spesso virano in corsifici anche di successo e smettono di ascoltare le imprese ma pretendono di riempirle di concetti e modelli calati dall’alto.

Credo in qualche modo superato il modello up down nella formazione, nella consulenza. Dobbiamo diventare più intransigenti con noi stessi, delineando meglio il nostro progetto ed accelerare. Identità e coerenza come scritto nel libro Restartup.

Accademia dei Pugni

Stiamo pensando ad un nuovo incontro dell’ Accademia dei Pugni (l’idea pare non esser poi male se dopo il nostro evento in collaborazione con il Sole24Ore, il Corriere si è inventato il Ring delle Idee che sembrerebbe avere qualche leggera assonanza). In realtà stiamo pensando a come inserire stabilmente l’Accademia dei Pugni nel nostro percorso di Studio, come renderla un momento di crescita per noi, per i nostri amici, per i nostri clienti.

Lavorando sull’idea di creare una piccola comunità di pratica.

L’importanza di scrivere la parola fine.

Cercando una foto per accompagnare queste brevi riflessioni che avrebbero dovuto descrivere in maniera più ampia i nostri nuovi progetti mi sono imbattutto del tutto involontariamente in quella che vedete qui in basso. Mi ha subito catturato. Volendo parlare di nuovi progetti, di un nuovo inizio sono paradossalmente rimasto ipnotizzato dalla parola fine. Quasi mi sollecitasse severamente a prendere atto che alcune cose sono cambiate intorno a me.

Per iniziare, come la Fenice, bisogna trovare il coraggio di mettere fine ad alcune attività, preziose un tempo, ma ormai in qualche modo esaurite. Ho bisogno di un maggior controllo sulla qualità dei compagni di viaggio, provando a pensare ad una comunità di pratica.

Un percorso, più attento e curioso, da fare con chi avrà voglia di seguirci.

L’arte e la tecnica

E mentre scorrevo qualche citazione del fotografo Rodney Smith inciampo in queste poche righe di un altro fotografo che descrivono perfettamente quello che sento essere il nostro percorso dei prossimi anni: scoperta, tecnica, consapevolezza.

La fotografia non é una invenzione ma é una scoperta. Fotografare non appartiene alla scienza ma all’arte. Essa é, dunque, opinabile.

Tuttavia, la sua base tecnica e la sua realizzazione tecnologica non possono essere ignorate per una superficiale analisi puramente estetica dell’immagine. Imparare a fotografare non vuole affatto dire affermare di cogliere l’attimo come fossimo specchi ma comprendere quell’attimo e collocarlo in un istante permanente di emotivitá consapevole.

Sato (03/01/2017)

Unica bussola nel cambiamento è la creazione di valore

Ed ecco che appare più chiara l’importanza di scrivere la parola fine proprio nel momento in cui stiamo delineando meglio il nostro nuovo progetto, proprio prima di un nuovo inizio. Ridisegnando tutta la nostra attività formativa.

Lavorando nella nicchia. Con maggiore consapevolezza e controllo.

Perchè l’unica bussola nel cambiamento è la creazione di valore.

Master su perizie di stima e valutazione di azienda

Master su perizie di stima e valutazione di azienda

Torna la versione invernale del nostro storico Master su perizie di stima e valutazione di azienda. Questa volta all’edizione milanese di aggiunge per la prima volta quella nella città di Treviso. Sarà come sempre una interessante occasione per confrontarsi con i colleghi su una materia così varia e sull’evoluzione della nostra professione.

I PIV, la valutazione d’azienda e le operazioni di finanza straordinaria

Il percorso è indirizzato a quanti vogliono approfondire l’applicazione della valutazione d’azienda nelle principali operazioni di finanza straordinaria. I Principi Italiani di Valutazione hanno contribuito da una parte a rafforzare i confini di una specializzazione sempre più caratterizzante la nostra professione, dall’altra ad aumentare i rischi e le responsabilità per l’esperto. Per questo è necessaria una maggiore preparazione professionale come più volte sottolineato anche dal CNDCEC.  Durante il corso si farà frequente riferimento a casi pratici e a tecnicalità utilizzabili anche nell’assistenza ordinaria all’impresa.

Programma

I Incontro

  • Il nuovo scenario economico e normativo in cui opera il professionista, le operazioni di M&A e la creazione di valore per il cliente
  • L’ impatto dei PIV sulla valutazione di azienda, sul ruolo del perito ed i maggiori rischi professionali
  • La predisposizione dell’incarico professionale tra limitazione della responsabilità e doveri di trasparenza nei confronti del cliente
  • La valutazione sull’attendibilità della base informativa e l’attività di due diligence

II Incontro

  • L’individuazione e la definizione del perimetro delle aziende/rami da valutare
  • La scelta del metodo di valutazione
  • L’analisi dei principali metodi di valutazione di azienda
  • Le principali criticità valutative
  • La valutazione delle partecipazioni sociali
  • Analisi e commento di una perizia di stima (Caso pratico)

III Incontro

  • La valutazione di azienda nelle principali operazioni straordinarie, analisi della normativa civilistica
  • La valutazione di aziende in crisi ed analisi delle linee guida
  • La redazione e la verifica delle ipotesi alla base di un piano aziendale di risanamento (Caso pratico)
  • Cenni sulla responsabilità dell’esperto

Le nuove date

I NOVEMBRE 22 GIOVEDì MILANO LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
II DICEMBRE 3 LUNEDì MILANO LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
III DICEMBRE 10 LUNEDì MILANO LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
I NOVEMBRE 21 MERCOLEDì TREVISO LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
II DICEMBRE 5 MERCOLEDì TREVISO LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
III DICEMBRE 11 MARTEDì TREVISO LE PERIZIE DI STIMA E LA VALUTAZIONE D’AZIENDA NELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE

Per iscriversi

Euroconference: Le perizie di stima e la valutazione di azienda nelle operazioni straordinarie

Credito d’imposta formazione 4.0

Credito d’imposta formazione 4.0

Firmato il decreto attuativo sul credito d’imposta formazione 4.0 per incentivare l’acquisizione di competenze nel settore delle tecnologie da parte dei lavoratori dipendenti delle imprese italiane.

Spese agevolabili

Le spese che danno diritto al credito d’imposta sono quelle che le imprese sostengono nel corso del 2018 in attività di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie, pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali. Più precisamente, si deve trattare di attività formative svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale impresa 4.0, quali:

  • big data e analisi dei dati
  • cloud e fog computing
  • cyber security
  • sistemi cyber-fisici
  • prototipazione rapida
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata
  • robotica avanzata e collaborativa
  • interfaccia uomo macchina
  • manifattura additiva
  • internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Inoltre, ai fini del beneficio, le conoscenze oggetto delle attività formative agevolabili devono essere applicate negli ambiti elencati nell’allegato A alla legge di bilancio (vendita e marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione).

Spese sostenute nel 2018

Le spese che danno diritto al credito d’imposta sono quelle che le imprese sostengono nel corso del 2018.

Misura dell’agevolazione

Il credito d’imposta è attribuito nella misura del 40% delle spese relative al solo costo aziendale del personale dipendente per il periodo in cui è occupato nelle attività formative agevolabili.

Importo massimo

Il credito di imposta formazione 4.0 è riconosciuto fino a un importo massimo di 300mila euro per ciascuna impresa beneficiaria.

Limiti di utilizzo del credito di imposta

Il legislatore ha previsto una disciplina alquanto dettagliata del credito d’imposta, stabilendo che esso:

  • deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese agevolabili e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi fino a quando se ne conclude l’utilizzo;
  • non concorre alla formazione del reddito e della base imponibile Irap;
  • non concorre alla determinazione del rapporto rilevante per la deducibilità degli interessi passivi, delle spese e degli altri componenti negativi;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono sostenuti;
  • non soggiace ai limiti di utilizzabilità attualmente previsti (limite annuale di 250mila euro per l’utilizzo dei crediti d’imposta ex articolo 1, comma 53, legge 244/2007 e limite massimo di compensabilità di crediti di imposta e contributi, 700mila euro ex articolo 34, legge 388/2000);
  • si applica nel rispetto delle norme europee sulla compatibilità degli aiuti con il mercato interno.

Certificazione dei costi

Per essere ammessi a beneficiare del credito d’imposta è necessario che i costi sostenuti siano certificati dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio.

Regole particolari sono dettate per le imprese non soggette a revisione legale dei conti. Esse, infatti, devono comunque avvalersi delle prestazioni di un revisore legale o di una società di revisione. In tal caso, il revisore legale (o il professionista responsabile della revisione legale) che ha assunto l’incarico è tenuto a osservare i principi di indipendenza previsti dalla disciplina di settore.

Peraltro, per queste imprese, le spese sostenute per l’attività di certificazione contabile sono ammissibili al credito d’imposta entro il limite massimo di 5mila euro.

Non soggiacciono all’obbligo di certificazione le imprese con bilancio revisionato.

Report sui distretti industriali italiani

Report sui distretti industriali italiani

Il report sui distretti industriali di Intesa San Paolo evidenzia che nel 2016 le imprese distrettuali hanno registrato un nuovo aumento del fatturato, salito dell’1,8% a prezzi correnti.

Sono stati toccati livelli record: nei distretti la crescita tra il 2008 e il 2016 è stata pari al 10,2%, quattro punti percentuali in più rispetto alle aree non distrettuali.

Si è poi rafforzata la redditività complessiva (misurata dal ROE) che si è portata al 7,2%. Le stime indicano che nel 2017 la fase di ripresa dei distretti si è intensificata (+2,8%), interessando tutte le filiere distrettuali.

Le previsioni per il biennio 2018-19 restano positive, evidenziando un ritmo di crescita intorno al 2,9% in media d’anno.

I mercati esteri faranno da traino, mentre il mercato interno potrà dare un buon contributo, soprattutto alla filiera metalmeccanica.

Svettano alcuni distretti e, in particolare, l’occhialeria di Belluno, la gomma del Sebino Bergamasco e il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene.

Punti di forza dei distretti industriali

Più elementi portano a pensare che i distretti industriali possano continuare a essere un punto di forza dell’economia italiana:

  • la buona capacità di reazione alla crisi degli ultimi anni, che ha restituito un tessuto produttivo più forte e competitivo, con l’uscita dal mercato degli operatori più deboli e il rafforzamento della struttura dimensionale, accompagnati da una diffusione crescente di marchi registrati a livello internazionale, brevetti e certificazioni ambientali e di qualità.
  • L’elevata propensione a servire mercati esteri sempre più lontani e ad alto potenziale: la distanza media delle esportazioni distrettuali è aumentata in tutti i settori (+400 km circa a livello complessivo).
  • La crescente presenza all’estero con filiali produttive e commerciali da parte delle imprese leader distrettuali, con l’obiettivo di rafforzare la loro piattaforma distributiva e di ampliare la gamma produttiva.
  • Il ritorno in Italia di produzioni precedentemente esternalizzate e il buon interesse degli investitori esteri verso gli asset distrettuali italiani.
  • L’eccellenza di alcune filiere distrettuali italiane, in particolare agro-alimentare e meccanica, presenti nella classifica delle migliori aree distrettuali con 6 e 7 distretti rispettivamente.
  • La dinamicità dei distretti agro-alimentari, che sfruttano il know how e la forza commerciale delle produzioni DOP e IGP italiane (all’interno dei distretti il 72% delle aziende appartiene a un’area a Indicazione Geografica).
  • La capacità delle imprese della meccanica, spesso localizzate nei distretti, di offrire macchinari avanzati. La quota di imprese italiane della meccanica che produce macchinari 4.0 è pari al 69%; la concorrenza estera non è molto distante (74%).
  • Il forte legame tra filiera ICT e imprese della meccanica: il 60% delle imprese della meccanica nell’ultimo anno ha fatto acquisti di tecnologia ICT da fornitori localizzati in Italia, con punte dell’80% tra le imprese di dimensioni medio-grandi.
  • Lo sviluppo in prossimità dei territori distrettuali di poli ICT, altamente dinamici e in grado di fornire tecnologia. Nei poli ICT di Milano, del Veneto e di Bologna e Modena la distanza media degli scambi tra fornitori e acquirenti di tecnologia è bassa, mostrando così relazioni molto strette fra attori appartenenti alla stessa area.
  • La presenza nei distretti di imprese giovanili in forte crescita e in grado di garantire un ricambio generazionale. Un’impresa su dieci è giovanile, con punte del 15,5% nel Mezzogiorno e intorno al 20% nella metalmeccanica e nel sistema moda.
  • La nascita di nuove specializzazioni “distrettuali”. E’ questo il caso della cosmesi, concentrata in alcune province lombarde e competitiva grazie a un mix di fattori: qualità, creatività, design e vicinanza a fornitori di packaging, essenze e macchinari.

Per approfondire

Scarica le monografie di Intesa SanPaolo sui distretti industriali italiani