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Articoli

Valutare lo stato di salute finanziaria di un’azienda

5 Febbraio 2025/in Perizie di Stima, Restartup, Riflessioni/da Andrea Arrigo Panato

Valutare lo stato di salute finanziaria di un’azienda

Dall’approccio civilistico alla prospettiva dell’investitore

Nei giorni scorsi l’Organismo Italiano di Valutazione (OIV) ha pubblicato il Discussion paper n.1/2025 , dedicato alla valutazione delle aziende in crisi. Sebbene il documento non introduca nuovi principi di valutazione, propone alcune linee guida ispirate alle best practice adottate dagli esperti del settore, rientrando così nella cosiddetta non-authoritative literature.

Si tratta di un contributo di grande interesse e ricco di spunti (alcuni dei quali meriterebbero forse un maggiore approfondimento a favore del lettore meno esperto). Ho avuto modo di esaminarlo con particolare attenzione poiché, negli ultimi mesi dello scorso anno, sono stato invitato a partecipare al gruppo di studio congiunto delle commissioni Finanza e Risanamento dell’Ordine di Milano – insieme a colleghi di comprovata esperienza – per formulare osservazioni e integrazioni alla bozza preliminare resa disponibile alla comunità degli esperti.

Purtroppo, in questa circostanza i documenti di commento non sono stati divulgati, e ritengo che ciò rappresenti un’occasione mancata per ulteriori confronti e arricchimenti (nelle mie lezioni cito ancora, ad esempio, quelli del Prof. Bavagnoli sui PIV).

Uno dei punti fondamentali emersi fin da subito riguarda la divergenza di approccio tra “valutatori” e “concorsualisti” nei parametri di allerta utilizzati per misurare lo stato di salute dell’impresa.

Di seguito riporto alcune note rapide, consapevole che il lettore più esperto potrà trovare questo quadro sintetico forse troppo essenziale. In ogni caso, poiché mi rivolgo principalmente agli imprenditori, sono certo che sapranno integrare le mie considerazioni con le proprie esperienze specifiche.

 

Valutare lo stato di salute finanziaria di un'azienda, dall'approccio civilistico alla prospettiva dell'investitore. #valutazione #restartup Share on X

1. Premessa

Nella prassi aziendale e professionale, valutare lo “stato di salute” di un’impresa è spesso associato alla verifica della tutela del capitale sociale e dell’assenza di perdite significative. Tale impostazione, fortemente radicata nella cultura giuridico-contabile, tende a focalizzarsi sugli aspetti civilistici, rispondendo prevalentemente ai vincoli del Codice Civile e alle disposizioni in materia societaria.

Tuttavia, basarsi unicamente sui parametri civilistici può risultare limitativo. Una società può essere formalmente in equilibrio patrimoniale (nessun richiamo di capitale, nessuna perdita che incida sul capitale sociale) ma, allo stesso tempo, non essere in grado di garantire un rendimento del capitale investito adeguato ai tassi di mercato. Da un punto di vista squisitamente economico e finanziario, ciò si traduce in un’erosione reale della ricchezza dell’investitore, poiché il capitale non frutta quanto dovrebbe in base al rischio assunto.


2. Approccio al confronto

La tabella seguente riassume le principali differenze tra l’ Approccio Civilistico e l’ Approccio dell’Investitore .

Aspetto Approccio Civilistico Approccio dell’Investitore
Messa a fuoco – Integrità del capitale sociale
– Assenza di perdite civilistiche
– Adeguatezza del rendimento del capitale investito
– Confronto con i tassi di mercato
Indicatori principali – Risultato civilistico (utile/perdita)
– Patrimonio netto contabile
– Rendimento del capitale investito, ROI, ROE, ecc
– Confronto con il costo del capitale (WACC)
Logica di valutazione – Rispetto dei limiti legali per la salvaguardia del capitale
– Adempimento a obblighi di legge
– Massimizzazione del valore per gli azionisti
– Orientamento alla “creazione di valore” e alla crescita sostenibile
Obiettivo principale – Garantire la continuità formale dell’impresa
– Limitare i rischi di insolvenza
– Assicurare una remunerazione in linea (o superiore) al rischio assunto
– Attirare investimenti e migliorare la competitività
Rischi connessi – Sottovalutazione di potenziali inefficienze gestionali
– Concentrarsi solo sugli obblighi giuridici
– Possibile focalizzazione eccessiva sulla redditività di breve termine
– Rischio di trascurare aspetti qualitativi (es. ESG, reputazione) se l’enfasi è unicamente sul rendimento

L’importanza dell’approccio dell’Investitore

  1. Erosione del capitale reale
    Se un’impresa genera un rendimento inferiore al costo del capitale (ad esempio, un ROE del 2% a fronte di un costo del capitale del 5%), gli investitori subiscono una perdita di opportunità, poiché avrebbero potuto investire i loro fondi in meno rischiose o addirittura privati ​​di rischio (come i titoli di Stato) ottenendo un rendimento più elevato.
  2. Attrarre nuovi capitali
    Gli investitori – siano essi nuovi soci, fondi d’investimento o partner strategici – cercano rendimenti competitivi rispetto al mercato. Un’azienda che dimostra di creare valore, superando il proprio costo del capitale, è più attraente e potrà finanziare più facilmente la crescita o l’innovazione.
  3. Sostenere la crescita di lungo periodo
    La valutazione costante della redditività rispetto ai benchmark di mercato stimola scelte strategiche maggiormente orientate all’innovazione, al miglioramento dei margini e all’incremento della produttività, consentendo all’impresa di mantenere un vantaggio competitivo duraturo.

Differenze e punti di contatto con gli Adeguati Assetti e la Prevenzione della Crisi

La recente normativa in materia di prevenzione e gestione della crisi d’impresa ( D.Lgs. 14/2019 , cd Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza ) enfatizza l’adozione di “adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili” . Questi non si esauriscono nella mera salvaguardia del capitale sociale ma richiedono strumenti e procedure in grado di:

  • Monitorare la redditività : predisporre contabilità analitiche, sistemi di controllo di gestione e indicatori di performance (KPI) per valutare in modo tempestivo se il ritorno del capitale investito è adeguato.
  • Valutare il fabbisogno finanziario : analisi costanti sulla struttura finanziaria e sul costo del debito, confrontando il tasso effettivo pagato con le alternative di mercato e il costo opportunità.
  • Individuare tempestivamente inefficienze : l’approccio investor-orientato permette di evidenziare più rapidamente quei rami d’azienda o progetti non profittevoli, procedendo a ristrutturazioni mirate o dismissioni, al fine di riallocare le risorse sui segmenti più redditizi.
  • Promuovere la gestione “virtuosa” : il focus sulla creazione di valore non è più soltanto una forma di prevenzione della crisi, ma diventa un vero e proprio modello di governance improntato alla competitività sostenibile.

Implicazioni Strategiche

  1. Rimodulazione dei modelli di business
    Concentrarsi sui rendimenti e sui margini attesi spinge a rivedere il portafoglio prodotti/servizi, privilegiando quelli con più elevato potenziale di crescita e redditività.
  2. Scelta di fonti di finanziamento ottimali
    Un’azienda che monitora la propria redditività rispetto al costo del capitale saprà meglio orientarsi tra fonti di finanziamento (equity vs. debito), in quanto più consapevole del tasso di remunerazione richiesto dal mercato.
  3. Pianificazione di M&A e operazioni straordinarie
    In un’ottica da investitore, le operazioni di acquisizione o fusione vengono valutate sulla base del valore creato (o distrutto) per gli azionisti, calcolando sinergie e rendimenti attesi post-integrazione.
  4. Cultura aziendale e sistemi di incentivazione
    L’attenzione agli adeguati ritorni sul capitale può essere tradotta in un sistema di KPI e di incentivi manageriali allineati alla creazione di valore di lungo periodo, riducendo gli effetti distorsivi di una gestione focalizzata solo sul breve termine.

Conclusioni

Una visione focalizzata esclusivamente sui parametri civilistici, come la tutela formale del capitale sociale e l’assenza di perdite nominali, rischiando di fornire un quadro parziale dello stato di salute di un’azienda. L’ Approccio dell’Investitore , imperniato sul confronto tra rendimenti effettivi e costo del capitale, offre invece un giudizio più aderente alla realtà economico-finanziaria e al potenziale di creazione di valore.

Questo cambiamento di prospettiva – dal semplice adempimento normativo alla gestione virtuosa finalizzata alla massimizzazione del valore – rappresenta un passaggio cruciale per le imprese che vogliono rimanere con successo sul mercato. Inoltre, risulta perfettamente coerente con l’obiettivo di prevenire le crisi non solo attraverso il rispetto di obblighi legali, ma anche mediante un solido modello di business orientato alla redditività e alla competitività di lungo periodo.

Valutazione d’Azienda: Superare la Dimensione Statica e Comprendere la Dinamica Competitiva

23 Settembre 2023/in Perizie di Stima, Riflessioni, vita da consulente/da Perizie di Stima

Valutazione d’Azienda: Superare la Dimensione Statica e Comprendere la Dinamica Competitiva

La valutazione d’azienda è un campo in evoluzione, spesso criticato per il suo approccio statico e poco aderente alla complessità del mondo degli affari moderno.

Vorrei tornare ad approfondire un articolo di Mauro Bini pubblicato nel primo volume de “La valutazione d’azienda” del luglio 2019: “QUALI SONO LE SFIDE CHE LA VALUTAZIONE D’AZIENDA È CHIAMATA AD AFFRONTARE?”. E’ un articolo che cito spesso durante le mie lezioni ed i miei convegni ma che temo, nonostante sia ormai datato, continui ad essere sottovalutato dai cultori della materia.

Il pensiero di Mauro Bini

Il pensiero di Bini apre nuovi orizzonti, proponendo un approccio olistico che va oltre i modelli statici per includere dinamiche di risorse, rischi e crescita.

La valutazione d’azienda è oggi alla ricerca di un approccio olistico in grado di superare la dimensione statica dei precedenti modelli. In fondo il valore non può che essere funzione della capacità dell’impresa di competere, perché da tale capacità discendono anche le prospettive di crescita ed il rischio. Poiché la capacità dell’impresa di competere è funzione non solo delle risorse di cui dispone alla data della valutazione, ma anche della sua capacità di rigenerare le risorse necessarie e di attrarne di nuove, valutare un’azienda implica la capacità di mappare le risorse d’impresa e di rappresentarne la dinamica nel tempo.

Ogni impresa si caratterizza per una dinamica inerziale di progressivo consumo delle fonti di vantaggio competitivo, cui corrisponde una progressiva riduzione della capacità di reddito in atto cui si accompagna la ricerca di nuove fonti di vantaggio competitivo e di nuovo reddito (potenziale). Naturalmente “vecchie” e “nuove” fonti di reddito si caratterizzano per profili di rischio molto diversi che richiederebbero anche tassi di sconto molto diversi. Dentro ad ogni impresa occorrerebbe rappresentare quella parte di impresa destinata a morire e quella parte d’impresa destinata a sostituirla.

Questo articolo intende sviluppare ulteriormente queste intuizioni, discutendo come un quadro olistico possa fornire un modello di valutazione più realistico e utile per gli stakeholder.

QUALI SONO LE SFIDE CHE LA VALUTAZIONE D’AZIENDA È CHIAMATA AD AFFRONTARE? Share on X Valutazione d'Azienda : Superare la Dimensione Statica e Comprendere la Dinamica Competitiva Share on X

La tesi principale del testo è che l’analisi fondamentale dovrebbe rimanere al centro del processo di valutazione d’azienda, soprattutto in un contesto in cui la finanza e i tassi di sconto hanno acquisito un ruolo sempre più prominente, a scapito di una comprensione più profonda delle realtà aziendali.

Reddito Economico come Misura di Valore

Il concetto di “risultato economico integrato” o “permanent earnings”, introdotto da Luigi Guatri rappresenta una forma di reddito che tiene conto sia del rischio che della crescita, attraverso la variazione del valore degli intangibili aziendali. L’idea di fondo è che una volta identificata una misura di reddito che possa esprimere il valore dell’azienda, il grosso del lavoro valutativo è fatto.

In passato, l’analisi fondamentale era il fulcro dell’attività degli esperti di valutazione.

Spostamento da Analisi Fondamentale a Finanza

Tuttavia con il maggior utilizzo dei metodi finanziari, c’è stata una sorta di deresponsabilizzazione da parte degli esperti di valutazione riguardo all’analisi fondamentale. Questo è dovuto al fatto che la valutazione è diventata sempre più legata ai piani finanziari delle imprese, piuttosto che ai loro fondamentali. Gli esperti hanno quindi iniziato a considerare come dati i flussi di cassa proiettati nei piani e a concentrarsi sui tassi di sconto, a scapito di un’analisi più profonda delle fondamenta aziendali.

I criteri finanziari, hanno per certi versi deresponsabilizzato gli esperti di valutazione sul fronte dell’analisi fondamentale, nel senso che la valutazione ha finito per appoggiarsi ai piani delle imprese e gli esperti hanno iniziato a considerare come dati i flussi di cassa dei piani e ad interessarsi ai tassi di sconto, consapevoli che i piani potevano presentare gradi di incertezza e di aggressività che occorreva compensare con tassi di sconto crescenti.

Problemi con l’Enfasi sui Tassi di Sconto

Nel tentativo di compensare per le incertezze nei piani aziendali, l’attenzione si è spostata verso tassi di sconto sempre più elevati, spesso non supportati da dati di mercato. Questo ha portato a una perdita dei “punti di riferimento tradizionali” nell’analisi fondamentale.

Così nel tentativo di compensare l’aggressività dei piani si è finito per perdere i punti di riferimento tradizionali ed hanno iniziato a diffondersi misure di costo del capitale a due cifre prive di riscontri di mercato (storici o prospettici). Se in precedenza il fulcro della valutazione era il reddito normalizzato o integrato (dato il tasso di sconto) ora il fulcro della valutazione era diventato il tasso di sconto (dati i flussi di cassa del piano)

Il “False Friend” della costante capacità di produrre reddito

Bini inoltre ci avverte del pericolo dell’errata convinzione che un’azienda manterrà una capacità di produrre reddito costante nel tempo. Questa nozione è definita un “false friend” perché un’azienda può mantenere la sua attuale capacità di produrre reddito solo se riesce a mantenere il suo vantaggio competitivo nel tempo. Tuttavia, l’esperienza dimostra che le aziende tendono a erodere i loro vantaggi competitivi e solo alcune riescono a rigenerarli.

L’ipotesi (implicita nel modello valutativo) che l’impresa conservi nel tempo la sua capacità di reddito (su cui si fonda il valore steady state) è un “false friend”. La capacità di reddito corrente può essere conservata solo se l’impresa è in grado di mantenere il vantaggio competitivo nel tempo: ma l’esperienza mostra come le imprese consumino le fonti di vantaggio competitivo e solo alcune siano in grado di rigenerarle su basi nuove. Così non esiste un valore steady state cui sommare il valore delle future opportunità di crescita (un’impresa competitivamente ferma arretra), quanto piuttosto un valore destinato inerzialmente a consumarsi e solo in alcuni casi ad essere sostituito e superato da un valore di nuova formazione (comunque per sua natura molto più incerto).

In sintesi, mentre gli strumenti finanziari e i tassi di sconto sono importanti, non dovrebbero sostituire o marginalizzare l’analisi fondamentale, che rimane cruciale per una valutazione accurata e olistica delle aziende.

Il valore e capacità di competere

L’Importanza della Competitività

Come suggerisce Bini, il valore di un’impresa è intrinsecamente legato alla sua capacità di competere nel mercato. Da questa competenza discendono le prospettive di crescita e i livelli di rischio associati. Inoltre, ogni azienda possiede una “dinamica inerziale” che coinvolge il progressivo consumo delle sue fonti di vantaggio competitivo, con una conseguente riduzione della sua capacità di generare reddito.

Dinamica delle Risorse

Una valutazione olistica richiede una mappatura dettagliata delle risorse aziendali e della loro evoluzione nel tempo. Ciò include non solo le risorse tangibili, ma anche quelle intangibili come il capitale umano, la proprietà intellettuale, e la reputazione di mercato.

La Mappatura delle Risorse e la Dinamica Temporale

Vecchie e Nuove Fonti di Reddito

Un aspetto cruciale della dinamica aziendale è l’interazione tra vecchie e nuove fonti di reddito, ognuna con profili di rischio diversi. Ad esempio, un’impresa potrebbe avere un portafoglio di prodotti maturi che generano un flusso di cassa stabile, ma a rischio di obsolescenza. Allo stesso tempo, potrebbe essere impegnata nella R&D per nuovi prodotti che potrebbero aprire nuovi mercati, ma con un livello di rischio molto più elevato.

Tassi di Sconto Differenziati

La presenza di vecchie e nuove fonti di reddito implica che un unico tasso di sconto potrebbe non essere appropriato per tutte le attività aziendali. Invece, un modello di valutazione olistico dovrebbe utilizzare tassi di sconto differenziati per tener conto dei differenti profili di rischio associati alle diverse fonti di reddito.

Verso un Nuovo Modello di Valutazione

Metodologie Esistenti e i loro Limiti

Metodi tradizionali come il Discounted Cash Flow (DCF) e i multipli di mercato spesso falliscono nel catturare la complessità intrinseca alle dinamiche aziendali.

Componenti del Nuovo Modello

  1. Mappatura delle Risorse: Un inventario dettagliato delle risorse esistenti e future.
  2. Analisi della Competitività: Un’analisi SWOT o una mappatura delle 5 Forze di Porter per valutare la posizione competitiva.
  3. Profilo di Rischio e Crescita: Un modello che cattura sia i fattori di rischio che le prospettive di crescita, magari attraverso scenari di simulazione.
  4. Tassi di Sconto Differenziati: L’uso di diversi tassi di sconto per differenti segmenti dell’attività.

Conclusione

La valutazione d’azienda non può più permettersi di rimanere ancorata a modelli statici e unidimensionali. L’approccio olistico suggerito da Bini rappresenta un passo avanti verso una comprensione più completa e realistica del valore aziendale, e offre un quadro più accurato per la presa di decisioni strategiche.

Una buona valutazione è un matrimonio tra storie e numeri.

18 Ottobre 2022/in Perizie di Stima, Startup, Valutazione di azienda/da Perizie di Stima

Una buona valutazione è un matrimonio tra storie e numeri.

Per Damodaran ogni numero nella valutazione d’azienda deve avere una storia allegata. E ogni storia che racconti su un’azienda deve avere un numero allegato

Qualche giorno fa ho letto un interessante articolo sulla valutazione delle startup secondo Damodaran, professore di finanza, investitore ed uno dei principali esperti in valutazione d’azienda. Trovate i riferimenti in calce al presente articolo. Ho provato ad estrarre alcune riflessioni. Ho molto apprezzato il binomio storie e numeri che ridà uguale importanza alla parte qualitativa ed a quella quantitativa di una valutazione. Come ho apprezzato l’attenzione alla coerenza dei flussi e del piano industriale rispetto all’eccessiva focalizzazione sul tasso. Damodaran di dimostra come sempre ruvido e puntuale.

La sfida più grande nella valutazione delle aziende non è trovare metriche o modelli migliori. Ha a che fare con l’incertezza. E l’incertezza è sempre maggiore nelle aziende più giovani perché non solo hanno meno storia e più incognite, ma hanno anche un potenziale praticamente infinito.

Per valutare bene le aziende giovani, dobbiamo tenere conto dei diversi tipi di incertezza e dobbiamo gestire le nostre reazioni, spesso malsane, all’incertezza: paralisi, rifiuto, evitamento e esternalizzazione.

“Quando ti senti incerto, cosa fai? Chiami un consulente”, ha detto Damodaran. “Semplicemente non ti assumi la responsabilità di ciò che va storto.”

Damodaran crede che siamo diventati troppo dipendenti dai modelli finanziari, al punto da perdere la trama.

“Una buona valutazione è un matrimonio tra storie e numeri. Quando mi mostri la valutazione di un’azienda, ogni numero nella tua valutazione deve avere una storia allegata. E ogni storia che mi racconti su un’azienda deve avere un numero allegato”.

Aswath Damodaran, professore di finanza ed investitore esperto, sostiene che il potere della storia guida il valore aziendale, aggiungendo sostanza ai numeri e persuadendo anche gli investitori prudenti a correre dei rischi. Negli affari, ci sono i narratori che elaborano narrazioni avvincenti e gli sgranocchiatori di numeri che costruiscono modelli e resoconti significativi. Entrambi sono essenziali per il successo, ma solo combinando i due, sostiene Damodaran, un’azienda può fornire e sostenere valore.

Una buona valutazione è un matrimonio tra storie e numeri. Share on X Una buona valutazione è un matrimonio tra storie e numeri. Share on X Una buona valutazione è un matrimonio tra storie e numeri. #Damodaran Share on X

Valutare una Startup concentrati su 6 fattori

Damodaran consiglia di snellire le valutazioni puntando su alcune variabili essenziali, su sei fattori in particolare.

I primi tre si applicano al modello di business:

  • crescita dei ricavi,
  • margine operativo target (per catturare la redditività)
  • rapporto tra vendite e capitale investito (per riflettere l’efficienza con cui viene catturata la crescita).

Le altre tre metriche sono legate al rischio:

  • Costo dell’equity;
  • Costo del debito;
  • Costo del capitale.

Con una maggiore crescita e un maggiore reinvestimento, Damodaran si aspetta un rischio maggiore. Una valutazione che mostra una crescita elevata, un basso reinvestimento e un basso rischio dovrebbe sollevare dubbi.

Gli errori più comuni nella valutazione di una Startup

Uno degli errori più comuni è utilizzare un modello di crescita stabile e presumere che un’azienda possa crescere più velocemente dell’economia per sempre, il che è impossibile.

Per analizzare un’azienda giovane, dovremmo presumere che crescerà più lentamente dell’economia nel lungo termine e che l’azienda effettuerà un reinvestimento sufficiente per sostenere tale crescita.

Dovremmo anche abbandonare regole pratiche ingannevoli, come il valore terminale non superiore al 75% del valore intrinseco. Per le giovani aziende, il valore terminale può essere superiore al 100% del valore intrinseco di oggi.

Dobbiamo stimare alcuni numeri macro, inclusi i tassi privi di rischio e i premi per il rischio azionario. Ma non dovremmo perdere troppo tempo a cercare di capirli. Secondo Damodaran, questi sono proprio i tipi di numeri che dovrebbero essere esternalizzati al mercato.

Un altro numero su cui non dovremmo perdere troppo tempo: il tasso di sconto. Sebbene i tassi di sconto siano fondamentali per utilizzare il DCF per stimare il valore aziendale, Damodaran pensa che ne siamo ossessionati a scapito della concentrazione sui flussi di cassa.

Non perderti nel triangolo delle Bermuda

Le tre maggiori sfide nella valutazione costituiscono ciò che Damodaran chiama il Triangolo delle Bermuda: incertezza, complessità e pregiudizi. I primi due possono essere gestiti e mitigati, ma i pregiudizi sono inevitabili. La presunzione di obiettività è pericolosa e negare il pregiudizio peggiora tutto. Dovremmo ammettere i nostri pregiudizi ed essere aperti su di essi.

Le tre maggiori sfide nella valutazione per Damodaran: incertezza, complessità e pregiudizi. Dovremmo ammettere i nostri pregiudizi ed essere aperti su di essi. Share on X

Conclusione

Dobbiamo accettare l’incertezza invece di cercare di creare una falsa precisione.

Dobbiamo accettare l'incertezza invece di cercare di creare una falsa precisione. Share on X

Per approfondire

Tell Me a Story: Aswath Damodaran on Valuing Young Companies

 

Valutazione d’azienda e modelli di business

17 Luglio 2019/in Perizie di Stima, Valutazione di azienda/da Perizie di Stima

Valutazione d’azienda e modelli di business

Valutazione d’azienda e modelli di business. Nuova veste grafica e rilancio per “La valutazione delle aziende”, rivista fondata dal Prof. Luigi Guatri 25 anni or sono con lo specifico obiettivo di disporre di uno strumento di confronto e di aggiornamento sulle problematiche di maggiore rilievo nel campo della valutazione di aziende, di partecipazioni, di titoli azionari e di beni intangibili. Interessante la forte attenzione posta in campo valutativo sulla sostenibilità ed efficacia dei modelli di business dell’impresa.

Le sfide da affrontare

Bini nell’ editoriale ospitato nel primo numero ha individuato quattro principali aree nelle quali ritiene che la valutazione d’azienda abbia perso reference points:

  1. le tecniche valutative;
  2. i mercati finanziari;
  3. i modelli di business;
  4. i principi contabili e la regolamentazione.

L’attenzione posta sui modelli di business

Sono molto soddisfatto dell’attenzione posta su la valutazione d’azienda e modelli di business. Da tempo ormai, pur scontrandomi con lo scetticismo di molti colleghi, vado sostenendo che in momenti di forte cambiamento ed a maggior ragione in contesti competitivi particolarmente dinamici è necessario in primis focalizzare l’analisi sulla sostenibilità ed efficacia del business model dell’impresa e solo successivamente applicare le tecniche valutative che ben conosciamo.

L’analisi dei modelli di business è un’area dell’analisi fondamentale ancora nuova e priva di riferimenti consolidati. Tuttavia rappresenta una cornice indispensabile per far evolvere le tecniche valutative. La ragione va ricercata nel fatto che qualunque modello dinamico di valutazione deve essere in grado di rappresentare due diverse configurazioni di reddito: il reddito corrente normalizzato ed il reddito che l’impresa potrà esprimere nel futuro sulla base dell’evoluzione naturale del suo modello di business (declino, stabilizzazione o sviluppo).

Perchè è importante analizzare il business model?

Se il valore è funzione della capacità dell’impresa di mantenere la capacità competitiva nel tempo, assume rilievo l’analisi del modello di business.

il modello di business definisce le fasi della catena del valore che l’impresa presidia e finisce per condizionarne tanto la strategia (paradigma “strategia-struttura”) quanto l’efficacia della proposta competitiva;

Questo approccio consente di adottare una prospettiva di analisi allargata alla capacità dell’impresa di mantenere ed attrarre le risorse necessarie al suo mantenimento e sviluppo e soddisfare le esigenze degli stakeholders.

L’analisi del modello di business rappresenta dunque il punto di partenza di qualsiasi approccio olistico alla valutazione d’azienda.

La valutazione d’azienda nel Restartup

Proprio su questi concetti evidenziati da Bini ( valutazione d’azienda e modelli di business )  e più in generale sulla teoria della creazione del valore poggia il nostro nuovo servizio di consulenza dedicato alle PMI che vogliono tornare a crescere tornando a pensare come startup. Ridisegnando quindi il proprio modello di business valorizzando il DNA dell’impresa e quelli che spesso sono i valori familiari oltre che aziendali.

A settembre uscirà anche un nostro libro “Restartup” per EGEA la casa editrice dell’ Università Bocconi di Milano. Qui per essere aggiornati.

Non c'è nulla di straordinario nella valutazione d'azienda #restartup Share on X

La Valutazione delle Aziende, la rivista

“La valutazione delle aziende” è l’unica rivista in lingua italiana rivolta alla valutazione delle aziende che si prefissa come obiettivo quello di stimolare il confronto fra accademia e professione su temi nuovi.

Valutazione d’azienda e modelli di business Share on X

La rivista ospiterà articoli, tavole rotonde, dibattiti e confronti, privilegiando quei temi dove non si è ancora consolidata una best practice, svolgendo anche l’importante ruolo di segnalazione ad OIV dei temi che, da un lato, richiedono un approfondimento da svolgersi attraverso l’attivazione di gruppi di lavoro specifici e la pubblicazione di Discussion Paper e, dall’altro, non sono coperti dai principi di valutazione (PIV o IVS) e potrebbero richiederne l’ampliamento o la revisione. La rivista vuole dunque essere un momento di incontro tra gli esperti di valutazione del nostro Paese, cercando di attrarre le migliori competenze a confrontarsi, esponendo e discutendo di problemi che prassi e paradigmi consolidati non sono in grado di risolvere in forma soddisfacente.

La rivista intende contribuire ad accrescere la qualità delle valutazioni (“raise the bar”), promuovendo una maggiore attenzione alla sostanza piuttosto che alla forma delle valutazioni con la consapevolezza che buone valutazioni, vogliono innanzitutto una buona professione.

Per approfondire

La Valutazione delle Aziende è un e-journal liberamente scaricabile dal sito della Fondazione OIV.

Principi italiani di valutazione, osservazioni e criticità.

27 Luglio 2015/in Perizie di Stima/da Perizie di Stima

Principi italiani di valutazione, osservazioni e criticità.

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

Finalmente è stata pubblicata la versione definitiva dei Principi italiani di valutazione. Alcune critiche a suo tempo avanzate sono state parzialmente recepite (così quanto meno appare ad una prima e superficiale lettura) e bisogna dire che il testo riassume ed integra alcune delle migliori pratiche di settore, riunendo in un unico volume un insieme organico e ben strutturato di principi che lo faranno diventare una guida preziosa per l’esperto valutatore.

 

Finalmente è stata pubblicata la versione definitiva dei Principi italiani di valutazione. Sono il frutto del lavoro di tre anni da parte dell’ Organismo italiano di valutazione, due consultazioni pubbliche e il coinvolgimento di 15 referee tra cui: ASSIREVI , Aiaf, Andaf, Bocconi, Ordine dei Dottori Commercialisti e Borsa Italiana.

Le prime bozze, già qualche mese fa, sono passate di mano in mano tra i professionisti interessati con un misto di curiosità e scetticismo. Oggi che è disponibile, il testo definitivo per molti di noi rappresenterà uno dei libri da portare in vacanza per presentarsi preparati ai prossimi incontri di settembre.

Alcune critiche a suo tempo avanzate sono state parzialmente recepite (così quanto meno appare ad una prima e superficiale lettura) e bisogna dire che il testo riassume ed integra alcune delle migliore pratiche di settore, riunendo in un unico volume un insieme organico e ben strutturato di principi che lo faranno diventare una guida preziosa per l’esperto valutatore.

Osservazioni e criticità

Analogamente a quanto previsto per “L’applicazione dei principi di revisione internazionali alle imprese di dimensioni minori “si auspica l’individuazione di procedure snelle, pur coerenti con i PIV e IVS che rimangono il riferimento tecnico non sostituibile, e più facilmente applicabili nell’ambito della valutazione delle piccole e medie imprese.

Base informativa

Particolarmente delicato a mio parere il paragrafo relativo alla base informativa. Appare come un passo avanti e un primo recepimento di alcune critiche a suo tempo formulate l’inserimento dell’avverbio “ragionevolmente” che, senza nulla togliere all’importanza della base dati consente una certa discrezionalità all’esperto valutatore. 

PIV – bozza

La valutazione deve esprimere un giudizio informato. L’esperto deve dunque precisare la base informativa di cui ha fatto uso e le eventuali limitazioni rilevate.

La base informativa è costituita da dati (di natura privata o pubblica) e da ipotesi.

Un giudizio informato presuppone che l’esperto svolga un’analisi della base informativa a disposizione con il necessario spirito critico.

Un giudizio informato presuppone altresì che l’esperto non accetti incarichi per i quali sia prevista una remunerazione incompatibile con i costi necessari a garantire la necessaria completezza di base informativa.

 

PIV – versione definitiva

La valutazione deve esprimere un giudizio informato. L’esperto deve dunque precisare la base informativa di cui ha fatto uso e le eventuali limitazioni rilevate.

La base informativa deve risultare ragionevolmente obiettiva e completa.

Un giudizio informato presuppone che l’esperto svolga un’analisi della base informativa a disposizione con il necessario spirito critico (professional skepticism).

Un giudizio informato presuppone altresì che l’esperto non accetti incarichi per i quali sia prevista una remunerazione incompatibile con i costi necessari a garantire la necessaria completezza di base informativa.

Premi e sconti

Pur considerando corretto l’atteggiamento prudenziale suggerito dai PIV nell’uso di premi e sconti si ritiene opportuno sottolineare la maggior applicabilità degli stessi in caso di valutazione di imprese di piccole o medie dimensioni.

Valutazioni “speciali”

Si ritiene sia opportuno posporre l’emanazione di principi in tema di operazioni “speciali” cosi come si sarebbero dovute separatamente analizzate le operazioni straordinarie (oggi all’interno dei PIV), correttamente identificate nella sostanza.

Conclusioni

I Principi italiani di valutazione sono un testo di sicuro riferimento per il professionista interessato ad intraprendere una specializzazione che si trasformerà sempre più in una vera e propria nuova professione.

Scontano il fatto di esser stati predisposti da soggetti fin troppo legati al mondo delle grandi imprese e ci si augura che troveranno in futuro una declinazione più facilmente applicabile alle PMI.


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Valutazione di Azienda, nuovi scenari e prossimi convegni

20 Luglio 2015/in Fallimentare, Lezioni e convegni, Perizie di Stima, Societario, vita da consulente/da Andrea Arrigo Panato

Valutazione di Azienda, nuovi scenari e prossimi Convegni

Sta prendendo forma il calendario dei prossimi eventi formativi, tra lezioni e convegni. Tutti avranno come tema principale la Valutazione di Azienda, una delle specializzazioni che più caratterizza il nostro Studio.

Entro la fine dell’anno ci troveremo ad affrontare importanti cambiamenti dal punto di vista normativo ed entreranno in vigore nuove best practice in tema di valutazione di azienda. In particolare:

  • Riforma del diritto fallimentare ed in particolar modo del concordato preventivo con nuovi ruoli per Advisor ed Attestatori;
  • Presentazione dei Principi italiani di valutazione (PIV) che contribuiranno meglio a definire una attività in cui sarà sempre più necessaria una forte specializzazione.

Ci troveremo quindi ad affrontare una piccola rivoluzione che andrà a modificare in maniera sostanziale lo scenario in cui operiamo.

Principi italiani di valutazione (PIV)

Oggi sono stati pubblicati i PIV- Principi Italiani di valutazione sul sito della fondazione (www.fondazioneoiv.it).

I PIV coprono le tematiche di valutazione relative a diverse tipologie di attività (aziende, rami di azienda, strumenti finanziari, beni immateriali, immobili, impianti e macchinari) e di passività (passività finanziarie, passività senza attività corrispondenti, passività potenziali).

Oggi sono stati pubblicati i PIV- Principi Italiani di valutazione #PIV #PMI #Startup via @periziedistima Share on X

La struttura dei principi segue uno schema collaudato adottato da altri standard  (USPAP, RICS, ecc.) secondo cui i principi sono accompagnati da un commento. Solo i principi sono vincolanti, i commenti forniscono una guida interpretativa del principio.

I PIV contengono anche la traduzione in italiano del Codice Etico del valutatore professionale emesso dall’IVSC, la cui adesione è richiesta a chi intenda applicare i PIV nelle proprie valutazioni. I PIV entreranno in vigore il 1 gennaio 2016.

La sfida non è banale e spingerà verso una maggiore specializzazione dei professionisti, Dottori commercialisti ed Esperti contabili in primis. I principi italiani di valutazione (PIV) infatti rappresenteranno da una parte una maggiore tutela per l’esperto che ci si uniformerà ma i professionisti meno preparati si esporranno a maggiori rischi di responsabilità personale.

Importante, vista la derivazione dai principi internazionali, sarà verificarne l’applicabilità effettiva sulla valutazione delle PMI, principale oggetto di analisi dei professionisti italiani. Qualche criticità pare emergere dalle attuali bozze rilasciate per la pubblica consultazione.

Riforma del diritto fallimentare

La riforma del diritto fallimentare da un lato va a recepire la migliore giurisprudenza milanese, dall’altro pare andare a favorire in maniera sostanziale gli istituti di credito e rafforzare il controllo del Tribunale sulle procedure alternative al fallimento (concordato in primis). Attendiamo comunque di poter visionare la Legge Delega e i lavori della commissione Rordorf per formulare un giudizio più preciso.

Certamente sarà ripensato il ruolo delle principali figure operanti nel concordato preventivo: Advisor, asseveratore del piano e commissario.

Lezioni, corsi e convegni 2015/2016

Riportiamo l’elenco degli eventi che ci vedrà come docenti o relatori. Il calendario è piuttosto fitto e qualche data è ancora in forse ma la maggior parte è definitiva. Tutti i convegni hanno fatto domanda di accreditamento presso gli Ordini professionali (Commercialisti ed Avvocati) di competenza.

Il fitto calendario di eventi in tema sarà un’ottima occasione di approfondimento e confronto con i colleghi che vi parteciperanno.

Ente organizzatore Data Argomento
SAF – Università Bocconi 08-set-15 La valutazione d’azienda: principali metodi, DFC e metodi di controllo.
SAF – Università Bocconi 10-set-15 La valutazione d’azienda da parte del professionista, analisi di un caso.
La Scala – MySolution 13-ott-15 La gestione del conflitto tra soci nelle srl: recesso e valutazione della partecipazione
ODCEC Imperia e Sanremo 05-nov-15 Le perizie di stima e la valutazione d’azienda
Scuola per esperti in procedure concorsuali 19-nov-15 Turnaround mediante affitto e cessione d’azienda: analisi del piano e fattori critici.
Evento Alumni Bocconi e ODCEC Palermo 23-nov-15 Nuovi principi italiani di valutazione d’azienda nelle PMI
SAF – Corso per Attestatori 12-gen-16 Il giudizio di fattibilità. Verifica dei dati previsionali nel piano in continuità ex art. 186-bis L.F.
La Scala – MySolution 09-feb-16 La gestione della crisi d’impresa
Università Bicocca Marzo (da definire) La Valutazione di Azienda
Prossimi incontri: crisi di impresa e scuola attestatori a #Milano, Valutazione e PIV a #Palermo Share on X

Per approfondire

  • Principi italiani di valutazione: l’inizio di una nuova professione?
  • Principi di attestazione dei piani di risanamento
  • Recesso del socio e valutazione partecipazioni

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Principi italiani di valutazione: l’inizio di una nuova professione?

11 Gennaio 2015/in Perizie di Stima/da Perizie di Stima

Principi italiani di valutazione: l’inizio di una nuova professione?

Articolo pubblicato su Mysolution e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore

La domanda pare quasi una provocazione. Certamente l’importante lavoro che la Fondazione OIV sta predisponendo avrà impatti importanti sugli esperti di valutazione aziendale. La materia è indiscutibilmente affascinante e lo studio della prima bozza di documento fornisce ad un lettore attento costanti stimoli di approfondimento e ricerca.

Importante sarà verificarne effettiva applicabilità alla valutazione delle piccole medie imprese che hanno caratteristiche e criticità loro proprie.

Obiettivo dichiarato della Fondazione OIV è ridurre in maniera significativa le discrezionalità di valutazione, per quanto ragionevolmente possibile, e di supportare l’esperto nell’attività peritale.

“Il nuovo contesto economico-finanziario rappresenta una grande sfida per la professione degli esperti di valutazione. In un contesto più incerto, l’errore è sempre in agguato. Per questa ragione in tutto il mondo si è cercato di rispondere alla crisi emanando oltre che principi di valutazione anche documenti in grado di fungere da linee guida (best practices) per l’esperto di valutazione.”

E ancora… “La valutazione richiede che l’esperto formuli un giudizio (di necessità soggettivo); tuttavia la soggettività va disciplinata, deve cioè essere esercitata nell’ambito di un percorso razionale, trasparente e completo.”

Mauro Bini docente di Finanza aziendale in Bocconi, presidente del Consiglio di gestione della Fondazione Oiv e membro del Professional Board dell’IVSC.

 La sfida non è banale e spingerà verso una maggiore specializzazione dei professionisti, Dottori commercialisti ed Esperti contabili in primis. I principi italiani di valutazione (PIV) infatti rappresenteranno da una parte una maggiore tutela per l’esperto che ci si uniformerà ma i professionisti meno preparati si esporranno a maggiori rischi di responsabilità personale.

Importante, vista la derivazione dai principi internazionali, sarà verificarne l’applicabilità effettiva sulla valutazione delle PMI, principale oggetto di analisi dei professionisti italiani.

La valutazione

La valutazione richiede l’esercizio di un giudizio. Affinché tale giudizio sia fondato su basi solide è indispensabile che l’esperto disponga di adeguate competenze tecniche, di una buona esperienza professionale e delle necessarie conoscenze in merito all’oggetto della valutazione, all’eventuale settore o mercato di riferimento ed alle caratteristiche della valutazione medesima.

Le valutazioni costituiscono un importante supporto per assumere decisioni e per assolvere disposizioni di  legge, regolamenti o principi contabili.

La missione dell’OIV

“La missione dell’OIV consiste nel promuovere la qualità delle  valutazioni e per questa via di accrescere la fiducia dell’utilizzatore finale delle valutazioni (che normalmente non è il committente). In questo ruolo l’OIV organizza diversi tipi di iniziative: le best practices sono incontri volti ad approfondire particolari esigenze per la comunità di esperti di valutazione domestica, le conferenze internazionali sono incontri volti ad un confronto con le pratiche più evolute a livello internazionale”,  spiega in una recente intervista Mauro Bini docente di Finanza aziendale in Bocconi, presidente del Consiglio di gestione della Fondazione Oiv e membro del Professional Board dell’IVSC.

La struttura dei principi italiani di valutazione (PIV)

Il piano approvato dal Consiglio dei garanti dell’OIV prevede che i PIV si compongano di quattro parti:

  • Parte Prima. La rete concettuale di base (conceptual framework), che comprende il glossario;
  • Parte Seconda. I principi generali di valutazione relativi all’incarico e al processo valutativo;
  • Parte Terza. I principi per la valutazione di specifiche attività/passività ( beni immateriali, beni reali, strumenti finanziari, rapporti giuridici, passività finanziarie e potenziali, ecc.) nonché di complessi aziendali in funzionamento e delle interessenze partecipative nei medesimi;
  • Parte quarta. I principi per applicazioni specifiche (particolari aziende e particolari contesti (tra cui 122 le valutazioni di bilancio).

I PIV entreranno in vigore – per una eventuale volontaria adesione – solo con la pubblicazione dell’intero corpo dei principi.

 

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