identità

Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità, questa parola da qualche tempo torna costantemente in ciò che leggo, nelle riflessioni con amici imprenditori, nel parlare di teatro: “È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E soprattutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Ho ripreso a giugno queste parole di Corrado d’Elia già in un articolo di qualche mese fa pubblicato su ilSole24Ore Identità, coerenza e altre cose difficili”. Scritte e riscritte più volte quasi a non volerle perdere.

Leggo di sfuggita due articoli su sue aziende in difficoltà condivise recentemente da un Professore del Politecnico:

Ed ancora una volta ciò che mi salta subito in mente è sempre e solo una parola: identità. Nel suo essere ciò che ci caratterizza e ciò che ci differenzia. Nel suo essere statica ma anche dinamica. Ed ancora un articolo (un pò facile e di cui salvo giusto il titolo che evidenzia un problema concreto) sul rapporto commercialisti e PMI “Il commercialista non basta più, Pmi alla ricerca di consulenza“. Stesse considerazioni: identità e ancora identità.

Sotto qualche appunto, come in un ideale zibaldone.

Identità (da Wikipedia)

Il concetto d’identità, nella sociologia, nelle scienze etnoantropologiche e nelle altre scienze sociali, riguarda la concezione che un individuo ha di se stesso nell’individuale e nella società, quindi l’identità è l’insieme di caratteristiche uniche che rende l’individuo unico e inconfondibile, e quindi ciò che ci rende diverso dall’altro. L’identità non è immutabile, ma si trasforma con la crescita e cambiamenti sociali.

Identità societaria (da Wikipedia)

L’identità societaria (dall’inglese corporate identity) si riferisce all’immagine che un’azienda ha, o cerca di procurarsi, presso il pubblico (più raramente si utilizza questa espressione per riferirsi all’immagine dell’azienda presso i propri dipendenti) in modo da distinguersi dai concorrenti.

Essa rappresenta la forma più profonda e spirituale del marchio. In essa si identifica il “core” dell’azienda, ossia il nucleo (core identity), il quale generato dai valori dei suoi fondatori, dà origine alla visione ed alla missione aziendale.

Missione aziendale (da Wikipedia)

La missione (o scopo) di un’organizzazione o impresa (la sua “dichiarazione di intenti”), è il suo scopo ultimo, la giustificazione stessa della sua esistenza, e al tempo stesso ciò che la contraddistingue da tutte le altre. Esempi di missione aziendale:

  • Ferrero – «Qualità elevatissima, cura artigianale, freschezza del prodotto, accurata selezione delle migliori materie prime, rispetto e considerazione del cliente: ecco le “parole chiave” e i valori Ferrero, che hanno reso note e apprezzate da milioni di consumatori le specialità dolciarie prodotte nel mondo. Prodotti frutto di idee innovative, quindi spesso inimitabili pur essendo di larghissima diffusione, entrati a far parte della storia del costume di molti paesi, dove sono a volte considerati autentiche icone.»
  • Ferrari – «costruire vetture sportive uniche, destinate a rappresentare, in pista come sulle strade, l’automobile italiana d’alta scuola. Simbolo di eccellenza e di sportività, Ferrari non ha bisogno di presentazioni»
  • Walt Disney – «Rendere felici le persone (“To make people happy”)»

Identità: prima di tutto una sfida culturale

Un estratto più ampio di quanto scritto da Corrado sul suo profilo facebook e ripreso nel mio articolo pubblicato su ilSole24Ore ”Identità, coerenza e altre cose difficili”.

Mi imbatto su una recente riflessione di Corrado d’Elia, attore e regista teatrale, e mi sorprendo per quanto possa applicarsi non solo al suo percorso professionale ma anche alle nostre imprese, ai nostri studi professionali, a noi stessi come persone.

“In un mondo che cambia sempre più velocemente, che spesso fatica a comprendere dove sta andando, cosa sta facendo, cos’è diventato, nella dimensione liquida nella quale siamo immersi, di facili approcci e difficili approfondimenti, di rapide scoperte e di 1000 tweet in un secondo, porre la questione dell’identità ci sembra un buon modo per continuare ad indagare da una parte il nostro tempo e dall’altra comprendere lo stato del nostro progetto. La mancanza di ‘confini’ che ci suggerisce il mondo che stiamo vivendo, ci porta, oltre che a sentirci più liberi e più veloci, anche e soprattutto a sentirci sempre più smarriti e perduti dentro i suoi ‘non confini’.

A ben pensarci, le declinazioni del concetto di identità sono le vere domande del nostro tempo: identità nazionale, identità culturale, identità sessuale, identità biologica, identità di genere. Oggi l’uomo vive un disperato bisogno di capire chi è e di trovare qualcosa in cui credere, di capire, di essere protagonista, di identificarsi e di appassionarsi.

La parola identità è quindi il vero specchio del nostro tempo, la chiave di volta: è l’affermazione e la domanda insieme, la madre e la figlia, è l’iperbole poliedrica che ci contraddistingue e i mille volti che ci appartengono, una parola allo specchio in cerca di identità, buona da intendersi e da declinarsi sia al plurale che al singolare.

È una parola che si può declinare, una parola dinamica, che racchiude in sé il concetto stesso dell’essere. È una parola social, #identità, una parola che racconta un percorso e insieme un continuo divenire. È straordinariamente concettuale. E sopratutto è contemporanea. Oggi continuamente ci chiediamo chi sono? Cosa so fare? Sappiamo fare tante cose e proprio per questo facciamo fatica a definire la nostra identità”.

Morale della favola

Ogni cambiamento passa da qui, dal definire la nostra identità o, meglio, dal non smarrirla. Dallo scoprire come declinarla al passare del tempo, nel saper ascoltare ed ascoltarci. Una bellissima sfida, è questo il nodo. Gli strumenti, le procedure, quelle vengono dopo. Le persone no, quelle invece vengono prima. Sempre.

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