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Verso il Big Bang delle libere professioni

Verso il Big Bang delle libere professioni

In questi giorni sono spesso in giro: presentazioni del libro Restartup, seminari su PMI innovative e startup, incontri dai clienti per supportarli nella pianificazione della loro azienda. Intenso è anche il confronto con i colleghi e gli imprenditori.

Molto sta cambiando nel mondo delle imprese e di conseguenza, anche se con meno consapevolezza, nel mondo delle professioni.

Professioni che forse avrebbero più di altri bisogno di ripensarsi e tornare a credere in se stesse.

Scrivo questo post non perchè possa offrire grandi soluzioni al lettore (quelle alla fine sono individuali e spettano a ciascuno di noi) ma perchè credo sia utile a tutti incentivare il confronto e dibattere sul tema. Inoltre, dialogando con molti amici, ritengo opportuno formalizzare qualche osservazione per facilitare il successivo confronto. Se preferite date la colpa alla deformazione professionale, lavorando quotidianamente sulla valutazione di azienda alla fine tendo ad essere iper attento ai molteplici segnali che manda il mercato per analizzare il settore e l’adeguatezza del business model.

Question mark

Il Big Bang non è facile da affrontare, farà sicuramente morti e feriti, potrebbe però diventare uno stimolante nuovo inizio.

“Grande è la confusione sotto il cielo.

La situazione, quindi, è eccellente.” (?)

Confucio

Questa massima di Confucio (da molti attribuita a Mao Zedong) mi sembra la più adatta a commentare lo “stato delle cose” in questi primi giorni di novembre. Anche se francamente devo ancora capire se sia opportuno o meno inserire un punto di domanda al termine della frase 😉.

Il grande Risiko

Provo a condividere alcune riflessioni che riguardano in particolare noi ed il mondo dei Commercialisti cercando poi di unire i puntini:

  1. E’ iniziato da tempo il risiko di M&A tra studi professionali. Devo dire però che il fenomeno ha mostrato una accelerata notevole. Siamo sempre stati abituati a ricevere proposte di collaborazione più o meno lasche (dal fare network alla fusione) ma negli ultimi mesi non solo è aumentato il numero (straordinariamente elevato, il che è un ottimo riscontro sul nostro progetto) ma anche la qualità delle proposte e la dimensione degli interlocutori. Osservo crescere quindi una maggiore consapevolezza anche se non sempre accompagnata da una visione chiara. Anche gli Studi più strutturati non riescono a capire esattamente dove si muoverà il mercato nei prossimi anni e soprattutto con che tempi.
  2. Proliferano reti, associazioni, ecc tra professionisti. Spesso sono governate da un “non professionista” che vende servizi, formazione, aggrega. Non sempre mi appaiono trasparenti nei fini e nella qualità dell’offerta. A volte si ha l’impressione che cerchino di creare una rete per poi rivenderla a breve a qualche realtà più grossa. Restano comunque un tentativo di aggregazione e fatemi dire di “trovare rifugio” in un mercato non facilmente decifrabile. Ne ho trovata solo una veramente interessante gestita da notai.
  3. Milano è vista non solo come piazza ricca ma anche come piazza che consente, presidiandola, di intercettare prima le tendenze di mercato future.
  4. Molte delle realtà che cercano di governare l’aggregazione sono vittime di un approccio politico che temo resti un vulnus ed allontani dalla soluzione.
  5. Nuovi competitor si affacciano sul mercato con l’obiettivo di gestire i big data (Fattura elettronica ed obbligo di pagamenti tracciati hanno dato il via alla corsa all’oro dei dati). In questo campo vedo sia strategie confuse, tipiche della grande impresa burocratizzata, sia in alcuni casi comportamenti poco trasparenti da parte di quelli che dovrebbero essere i fornitori privilegiati della nostra categoria. Grandi player lenti e confusi che potrebbero però abbattere la diga e travolgere l’attuale mercato. Molti colleghi a questi si appoggiano sperando in qualche modo di galleggiare.

AdE e demografia

In questi ultimi tempi noto sempre più forti due tendenze:

  1. La professione sta diventando vecchia, si iscrivono sempre meno praticanti e questo da una parte porterà più lavoro o almeno compenserà la moria delle micro imprese, dall’altra favorirà gli studi più dinamici e reattivi. Da non sottovalutare gli effetti sulla Cassa di Previdenza.
  2. Il lavoro non diminuirà ma sarà nella fase di passaggio verso la parziale automazione di alcune attività più caotico, faticoso e a bassi margini. Anche a causa della cattiva gestione della transizione da parte dell’ AdE. Come per molte realtà aziendali faccio sempre l’esempio dell’omino al casello autostradale, ancora in pochi hanno il telepass (incredibile). Sono però i più ricchi o innovatori ad averlo e prima o poi diventerà obbligatorio e verrà giù la diga. Bisogna prepararsi per tempo e devo dire che come Studio lo stiamo facendo e siamo soddisfatti del percorso.

Le reazioni della categoria

Le reazioni della categoria ad un mercato difficile appaiono ancora confuse e scomposte anche a causa di una normativa fiscale drammaticamente caotica che lascia ben poco spazio alla pianificazione e ancor meno tempo per riflettere sul futuro. Alcune tendenze:

  1. Molti Studi, soprattutto se di minori dimensioni o mono professionali, sono sopraffatti dai nuovi adempimenti, si lamentano e cercano nella politica di categoria una soluzione che difficilmente il CNDCEC potrà dare.
  2. Altri si dedicano all’inseguimento dell’efficienza grazie alle nuove tecnologie (tentativi apprezabili e necessari ma in cui nutro scarse speranze se non accompagnati ad un cambio radicale di modello di business. La tecnologia è una grande opportunità ma resta uno strumento).
  3. Altri ancora cavalcano novità normative che se da una parte ridanno un ruolo alla categoria ( o a parte di essa) dall’altra la allontanano ancora di più dal mercato. La riforma della Crisi di impresa rappresenta bene questa situazione in cui addirittura assistiamo alla nascita di un nuovo Albo che va a ridurre (o rende più difficile accedervi) le riserve di legge per molti professionisti. Comprendo l’entusiasmo dei concorsualisti che si rifugiano nella ridotta in valtellina ma mi chiedo che ne sarà della Professione e della Cassa di previdenza una volta completato il disegno dello smembramento in più albi. Perchè a questo punto mi aspetto la nascita di un albo dei valutatori (a cui mi iscriverò) ed il divieto di firmar perizie ai non iscritti. E così via.
  4. Alcuni cavalcano la trasformazione in revisiori o certificatori, tendenza che vediamo anche a livello internazionale. Dimenticando in parte che qualche revisore in giro c’è già. La speranza di questi è riposta nell’obbligo di legge.

I miei desiderata

Francamente non mi lamento, faccio un pò di fatica a decifrare le nuove tendenze ( o meglio i loro tempi di impatto dipendendo in parte da politica sia repubblicana sia di categoria) ma ormai credo di disporre di una buona bussola. Abbiamo chiaro il percorso da fare ed è da tempo che questo percorso è iniziato. Certo ha comportato molta fatica ed è risultato più lento del previsto ma ci sta già portando diverse soddisfazioni. Probabilmente inizio a pensare che Confucio abbia ragione anche se sono convinto ne sottovalutasse la fatica.

Provo però ad elencare che cosa vorrei per poter competere con maggiore serenità:

  1. Un libero mercato: meno leggi, meno burocrazia, meno dempimenti inutili per avvantaggiare realtà ormai da tempo fuori mercato e che hanno per noi il solo effetto di rallentare la nostra crescita;
  2. Mi piacerebbe maggiore trasparenza da parte di tutti gli attori in gioco. Troppo spesso, come in una sorta di insider trading da B movie, qualcuno si avvantaggia di informazioni riservate che poi così riservate non riescono nemmeno ad essere. Insomma nessun grande genio del male, più piccolo cabotaggio. Ugualmente fastidioso e scorretto.
  3. Una normativa che non penalizzi le aggregazioni tra Studi e ne agevoli la crescita dimensionale (neutralità fiscale come per le imprese). Oggi penalizziamo i piccoli, dovremmo invece incentivare chi vuole crescere. Un cambio di mentalità importante in una Italia ancora borbonica più vicina a Nottingham che ad un mederno Stato europeo.
  4. Agevolazioni per le professioniste, o meglio per tutte le lavoratrici, in maternità con asili, ecc.
  5. Una limitazione alla responsabilità professionale ad un multiplo del compenso come avviene per i revisori. Lo pongo da anni, solo da poco vedo che il tema è entrato timidamente in agenda. E’ un tema che incide profondamente anche sulla crescita dimensionale degli  Studi.

Esiste una via d’uscita?

Esiste sempre e resto positivo. Mi rendo purtroppo conto che è una via faticosa che si scontra spesso con ostacoli che la categoria è la prima a porre. C’è molto da fare, forse semplicemente tornando a fare i Commercialisti. Ripartendo dalla nostra storia e dalla nostra identità.

Purtroppo per fare questo, lo dico con rammarico, come Studio stiamo trovando risorse e soluzioni al di fuori di quelle proprie del mondo professionale in quel grande magma, in quel brodo primordiale composto da chi sta provando a ripensare se stesso e la professione. Come sempre le cose più interessanti si trovano sul confine tra i settori di mercato.

Credo che non esista una soluzione valida per tutti e di certo mi preparo ad affrontare i prossimi anni con entusiasmo ma anche con lo scetticismo tipico della professione. Importante resta rendere più frequente il confronto, alzare le antenne ed attivare i radar.

La nostra in fondo sta diventando quella che definisco (impropriamente) una startup di professionisti ed è abbastanza stimolante farne parte. Credo anche per le imprese che seguiamo.

Fortunatamente questo approccio un po’ sperimentale e tutto focalizzato sulle imprese sta premiando.

Mister Spock nell’ advisory board

Confesso però di avere un sogno nel cassetto. Non voglio rivelare tutto ed oggi siamo troppo piccoli e forse anche i tempi sono prematuri.

Non vi nascondo però che vorrei avere nel team, anche solo come componente dell’ advisory board, Mister Spock.

E credetemi non sto scherzando, ho già in testa un paio di nomi 😉.

 

Gli strumenti finanziari partecipativi

Gli strumenti finanziari partecipativi

La massima n. 164 del Consiglio Notarile di Milano sintetizza i diversi profili causali che possono essere sottesi all’emissione degli strumenti finanziari partecipativi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c. (s.f.p.).
Nel caso di presenza dell’obbligo di rimborso, l’operazione ha causa sostanzialmente riconducibile al finanziamento, secondo uno schema che non si differenzia – da questo punto di vista – dall’emissione obbligazionaria.
Nel caso di esclusione dell’obbligo di rimborso, la causa dell’operazione è dalla dottrina avvicinata, secondo indicazioni non univoche, a quella del contratto di società, ovvero di associazione in partecipazione, ovvero ancora di cointeressenza.

Obbligo di rimborso ed iscrizione a bilancio

Gli strumenti finanziari partecipativi emessi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c., possono prevedere o meno, a carico della società, l’obbligo di rimborso dell’apporto o del suo valore. Nel primo caso, l’obbligo di restituzione comporta l’iscrizione di una voce di debito nel passivo dello stato patrimoniale; nel secondo caso, invece, l’apporto comporta l’iscrizione di una riserva nel patrimonio netto della società nella misura in cui esso sia iscrivibile nell’attivo dello stato patrimoniale o nella misura della riduzione del passivo reale.

Diritti patrimoniali degli SFP

Agli strumenti finanziari partecipativi con o senza diritto al rimborso del valore dell’apporto possono essere attribuiti uno o più dei diritti patrimoniali spettanti alle azioni (diritto all’utile, diritto alla distribuzione delle riserve, diritto al riparto del residuo attivo di liquidazione) e/o altri diritti patrimoniali di diversa natura (ad esempio: interessi fissi o variabili, etc.). Salva diversa disposizione contenuta nello statuto o nel regolamento degli strumenti finanziari partecipativi allegato allo statuto, i diritti patrimoniali spettanti agli strumenti finanziari privi di diritto al rimborso del valore dell’apporto non dipendono dall’esistenza e dalla permanenza in essere della riserva costituitasi a fronte dell’apporto.

Diritti amministrativi degli SFP

Qualora gli strumenti finanziari partecipativi siano privi di diritti patrimoniali di natura partecipativa (diritto all’utile, diritto alla distribuzione delle riserve, diritto al riparto del residuo attivo di liquidazione), la loro qualificazione in termini di strumenti finanziari partecipativi ai sensi dell’art. 2346, comma 6, c.c., è subordinata alla attribuzione di uno o più diritti amministrativi di natura partecipativa (come ad esempio il diritto di nominare un componente degli organi di amministrazione e/o di controllo, ai sensi dell’art. 2351, comma 5, c.c.).

Per approfondire

Scarica la massima n. 164 del Consiglio Notarile di Milano

Le novità e gli ultimi chiarimenti sul regime forfetario

Le novità e gli ultimi chiarimenti sul regime forfetario

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto alcune rilevanti modifiche al regime forfetario di cui alla Legge 23 dicembre 2014, n. 190.

È stato, innanzitutto, innalzato e uniformato a 65.000 euro il limite massimo di ricavi/compensi per l’accesso al regime. Sono stati, inoltre, eliminati gli ulteriori requisiti di accesso relativi all’ammontare dei beni strumentali e al sostenimento di spese per personale dipendente o assimilato.

Sono state, poi, modificate talune cause ostative all’accesso al regime, che lasciano aperti ancora numerosi dubbi interpretativi. Gli aspetti più delicati riguardano, in particolare, la causa di esclusione relativa ai soggetti in possesso di quote di società a responsabilità limitata e la verifica della causa relativa ai rapporti di lavoro intrattenuti con l’attuale datore di lavoro o con quello dei due precedenti periodi d’imposta.

Principali novità

La Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (c.d. “Legge di Bilancio 2019”), con l’art. 1, commi da 9 a 11, ha ulteriormente modificato il regime, ampliando la platea dei contribuenti che possono accedervi. In particolare, le modifiche di maggior interesse riguardano:
  • l’innalzamento del limite dei ricavi o compensi a 65.000 euro, indipendentemente dall’attività svolta;
  • l’eliminazione di alcuni requisiti d’accesso al regime, come quello riferito alle spese per prestazioni lavorative e al costo dei beni strumentali;
  • la previsione di nuove cause ostative all’accesso al regime, come quella relativa al possesso di partecipazioni in società a responsabilità limitata

Per approfondire

Scarica il documentoLe novità e gli ultimi chiarimenti sul regime forfetario

La relazione unitaria del collegio sindacale

La relazione unitaria del collegio sindacale

Il Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha reso disponibile il documento “La relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti”.

Il documento, che fornisce la versione aggiornata del documento rilasciato nel marzo 2017, tiene conto dei molteplici cambiamenti intervenuti nel frattempo proprio nella disciplina della relazione di revisione.

Il testo aggiornato tiene conto anche della recente emanazione del documento “Approccio metodologico alla revisione legale dei conti da parte del collegio sindacale nelle imprese di dimensioni minori “, nel quale si è proposta una nuova versione della metodologia suggerita dal Consiglio nazionale dei commercialisti per rispondere, in linea con l’audit risk model, alle esigenze di miglioramento della qualità degli incarichi.

Il testo conserva la struttura delle precedenti edizioni, illustrando dapprima la struttura della relazione unitaria, quindi le novità derivanti dalla intervenuta riforma, i riferimenti alla vigilanza e alle osservazioni in merito al bilancio, infine uno schema-tipo di relazione.

Progetto 1849, la Bocconi, la vela ed il teatro

Progetto 1849, la Bocconi, la vela ed il teatro

Quel ritornare in fondo un po’ a casa

Oggi mi sono regalato un po’ di tempo per pensare al nostro futuro. Sono tornato a studiare in Bocconi. Non ero solo. Oltre al nostro team di Studio ( mio fratello Edoardo ed un amico avvocato che si unirà a noi dalla prossima lezione), abbiamo iniziato questo percorso che durerà quasi due anni con amici e clienti.

Bellissimo condividerlo, seppur in classi differenti, anche con mia moglie che partirà a breve con il suo studio dentistico in San Babila.

Una bella sensazione quella di tornare tra i banchi ( questa volta non da docente), incontrando volti nuovi provenienti da tutta Italia ( e non solo).

Riporto solo qualche veloce appunto:

  • Docente / Mentor di Accenture giovane ma professionale;
  • Tutor giovanissimi ma tutti con invidiabile CV internazionale. Il che improvvisamente sposta il termine del problema della fuga dei cervelli. I talenti non fuggono ma vanno naturalmente all’estero ed è giusto così. La battaglia non deve essere fatta per trattenerli ma per essere così attrattivi da farli tornare insieme a molti giovani di altre nazionalità.
  • Bellissima la costante attenzione alla verificabilità delle affermazioni. In fondo non molto diverso dallo scetticismo del revisore.
  • Non si fa impresa da soli ( non più) ed il team deve essere eterogeneo.
  • Il grosso del lavoro tocchera’ a noi ma ci aiuteranno ad applicare un metodo e a darci i tempi di implementazione del progetto.
  • Nulla di più complicato e contemporaneamente più utile di spiegare il tuo progetto a chi non sa nulla di te e del tuo settore.
  • Cambiare aria e farsi contaminare dagli imprenditori è stata una scelta corretta.
  • Innovazione e tradizione sono ancora più forti se camminano insieme. E questo probabilmente è vero anche nella composizione del team.

Oggi in qualche modo parte ufficialmente il restartup del nostro Studio professionale. La strada di una consulenza rimodulata sulle nuove esigenze delle PMI crediamo sia quella giusta ma bisogna lavorarci su senza alibi e preventive assoluzioni.

La giornata di sole ci ha regalato anche la possibilità di tornare a mangiare un panino all’aperto come ai tempi dell’università. Perché in fondo è sempre sabato ed un po’ di svago ce lo meritiamo.

Ps particolarmente ispirate le foto della Bocconi Art Gallery. Di buon auspicio quella che riporto più in alto tra mondo della vela e quinte teatrali. Due mie grandi passioni.

 

 

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

In questi ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’esperienza accumulata in quella che i più chiamano economia della cultura.

Da anni seguo per motivi professionali il mercato dell’editoria in cui sono stato e sono coinvolto a diversi livelli e più recentemente nel mondo del Teatro (come chi ha la pazienza di seguirmi sui principali social ben sa).

Un mondo in cui sono entrato con un certo scetticismo.

Nonostante la cultura per definizione aiuti ad aprire la mente per una serie di vecchi retaggi anche politici ed ideologici è in realtà un mondo molto chiuso ed autoreferenziale.

Detto questo lo affronto portandomi dietro (con tutti i limiti e le distorsioni del caso, sia chiaro) l’ottica del commercialista affascinato dal progetto e di chi fa impresa.

E devo ammettere di aver sottovalutato l’effetto dirompente dell’esperienza maturata in questi anni.

L’economia della cultura è una straordinaria palestra per la gestione dell’impresa che cambia.

Editoria e Teatro ti costringono:

  • a ragionare con risorse scarse;
  • ad essere flessile lavorando in settori in perenne crisi;
  • a cercare di valorizzare le competenze con nuovi prodotti/servizi perché la sola gestione ordinaria del core business non ti consente la sostenibilità del progetto;
  • a investire in piccole “scialuppe” (non oso definirle startup) per tentare nuovi approcci, nuovi business model, spesso con l’obiettivo di ridevinire l’organizzazione e intaccare centri di potere che ingessano la struttura impedendole di cambiare.

Uno straordinario modello di business

Solo oggi mi rendo conto di che straordinario modello di business possa diventare anche per imprese di altri settori. Per le imprese di servizi, per le imprese e le professioni basate sulla valorizzazione della conoscenza certamente.

Fare impresa oggi è una grande sfida. Si è sempre pensato che l’impresa dovesse, finanziando, aiutare la cultura (vero). Oggi forse è il momento di prendere consapevolezza che la cultura può diventare un grimaldello per rinnovare l’impresa.

Castiglioni aveva già capito tutto

Rubando le parole all’architetto Achille Castiglioni (che aveva già capito tutto):

“Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi alla autoironia e l’autocritica. Liberatevi dall’ossessione di volere, ad ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della tendenza è del tipo o, peggio, del premio ed è successo. Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da voi progettato.”

Studio Panato #perilteatro

Il questo contesto si inserisce il progetto “Studio Panato #perilteatro”, per questo proviamo su queste pagine a lanciare un sasso sperando che qualcuno più peparato di noi possa aiutarci ad alimentare il confronto e la discussione. Perché la cultura non deve elemosinare una sponsorizzazione ma pretendere di venir retribuita per il servizio che offre. Imparando però ad aprirsi alla società, uscendo dai circoli per iniziati e soprattutto facendo cultura veramente. Cosa che non è cosi scontata ed è forse la parte più sfidante di tutta la faccenda.

Per seguire un percorso

Questo ed altri miei articoli li trovate pubblicati su Econopoly del Sole24Ore (Numeri, idee e progetti per il futuro).

Per restare aggiornati potete iscrivervi alla nostra newsletter o seguirci sui nostri social network (li trovate il alto a sinistra sopra il logo del nostro Studio).

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

PMI oltre all’ equity crowdfunding c’è di più

L’ articolo 57 del Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 ha allargato alle PMI cosìdette “tradizionali” alcuni strumenti in precedenza riservati alle Startup innovative. Probabilmente gli impatti più interessanti si avranno in termini di piani di incentivazione:

  • L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  • In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali (equity crowdfunding) di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  • Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.

Riferimenti normativi

Art. 26 Deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio.

In vigore dal 24/04/2017, modificato da: Decreto-legge del 24/04/2017 n. 50 Articolo 57

  1. Nelle start-up innovative il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo stabilito dagli articoli 2446, comma secondo, e 2482-bis, comma quarto, del codice civile, e’ posticipato al secondo esercizio successivo. Nelle start-up innovative che si trovino nelle ipotesi previste dagli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile l’assemblea convocata senza indugio dagli amministratori, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento del medesimo a una cifra non inferiore al minimo legale, puo’ deliberare di rinviare tali decisioni alla chiusura dell’esercizio successivo. Fino alla chiusura di tale esercizio non opera la causa di scioglimento della societa’ per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo comma, punto n. 4), e 2545-duodecies del codice civile. Se entro l’esercizio successivo il capitale non risulta reintegrato al di sopra del minimo legale, l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio deve deliberare ai sensi degli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile.
  2. L’atto costitutivo della PMI costituita in forma di societa’ a responsabilita’ limitata puo’ creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, puo’ liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
  3. L’atto costitutivo della societa’ di cui al comma 2, anche in deroga dall’articolo 2479, quinto comma, del codice civile, puo’ creare categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.
  4. Alle start-up innovative di cui all’articolo 25 comma 2, non si applica la disciplina prevista per le societa’ di cui all’articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e all’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
  5. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali.
  6. Nelle PMI costituite in forma di societa’ a responsabilita’ limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.
  7. L’atto costitutivo delle societa’ di cui all’articolo 25, comma 2, e degli incubatori certificati di cui all’articolo 25 comma 5 puo’ altresi’ prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479-bis del codice civile.
  8. La start-up innovativa e l’incubatore certificato dal momento della loro iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25 comma 8, sono esonerati dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonche’ dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio. L’esenzione e’ dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e di incubatore certificato e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione. L’atto costitutivo della start-up innovativa, costituita ai sensi dell’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, nonche’ di quella costituita con atto pubblico, in caso di contestuale iscrizione nella citata sezione speciale di cui all’articolo 25, comma 8, e’ esente dal pagamento delle imposte di bollo e dei diritti di segreteria.

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AGCM E CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

AGCM E CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

RIVALUTATE LE SOGLIE DI FATTURATO IN MATERIA DI CONTROLLO PREVENTIVO SULLE CONCENTRAZIONI

L’art 16, 1° comma della legge 297 del 1990, prevede che le soglie di fatturato al di sopra delle quali diviene obbligatoria la comunicazione preventiva delle operazioni di concentrazione tra imprese sono rivalutate annualmente sulla base della variazione dell’indice del deflatore dei prezzi del prodotto interno lordo.

Negli ultimi vent’anni si è registrata una diminuzione dell’indice del deflatore dei prezzi del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato, in particolare si evidenzia un indice nel 2014 dello 0,96%, dello 0,67% nel 2015 e dello 0,75% nel 2016.

In virtù della legge 287 del 1990, in particolare dell’art. 16, e, considerato l’andamento dell’indice deflatore, l’AGCM, in data 14 marzo 2017, stabilisce che:

  • l’ammontare di “fatturato totale realizzato a livello nazionale dall’insieme delle imprese interessate” è fissato a 499 milioni di euro (precedentemente era 495 milioni di euro)
  • l’ammontare di “fatturato totale realizzato a livello nazionale dall’impresa di cui è prevista l’acquisizione” è confermato a 50 milioni di euro.

I nuovi importi stabiliti dall’AGCM saranno applicati dalla data di pubblicazione, ovvero il 27 marzo 2017.

Per approfondire

Scarica il documento: Bollettino ufficiale AGCM

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Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa

Il Sole24ore resta uno di casa. Lo confesso il mio primo vero giornale non è stato il Sole ma il Corriere dei Piccoli, o Corrierino come lo si chiamava con maggiore confidenza. Il Sole però era sempre lì, impilato nel piccolo Studio che mio padre aveva creato in casa per riuscire a vederci un po’ di più in quelle domeniche di maggio dedicate al lavoro. Ed io schieravo le truppe, i miei soldatini dell’Atlantic e gli ultimi numeri del quotidiano diventavano un fortino inespugnabile ai piedi della scrivania di papà.

In casa sono sempre entrati giornali strani: il Giornale nuovo di Montanelli ed il Sole24ore. Nessuno dei due adatti da portare a scuola per un bimbo nei primi anni 80 quando il PCI era ancora forte così come forte era il sentimento anticapitalista nel Paese. Ed allora di corsa in edicola a comprare il più ecumenico Corrierone per la lettura in classe come indicato dalla maestra.

Ed ancora il ricordo di quei week end ad accompagnare in Studio papà per avere la scusa di imparare ad andare sul Tuareg, nuovo fiammante, mentre papà mi precedeva con la sua Kawasaki. Che poi era una scusa per stare insieme. E finiti i compiti il Sole era sempre lì, con qualche articolo di storia economica da leggere in attesa che papà finisse di lavorare.

L’estate della maturità in Grecia con gli amici. Notti lunghissime a divertirci ma la mattina di corsa a recuperare la nostra copia del Sole per leggere le avventure di Gardini e del suo Moro di Venezia. Del resto ci saremmo iscritti in Bocconi e dovevamo darci un tono.

Il Sole24ore resta uno di casa

Ed il Sole è ancora oggi uno di casa anche se i libri non sono granché, anche se il software ci ha creato qualche problema. Il Sole resta uno di casa, uno che puoi criticare ma che puoi farlo solo tu e gli altri non si devono permettere. Perché è uno di casa.

E poi ho anche iniziato a scriverci seppur nella versione on line ( in fondo, in fondo su Econopoly) con Alberto che corregge, supporta, sprona e da un senso ai miei articoli ( che forse articoli non si può neanche dire perché non sono un giornalista). Scrivo ormai un po’ ovunque ma solo sul Sole mi correggono ed imparo. Perché qui nonostante tutto, nonostante le inchieste della magistratura ed i pasticci confindustriali, il giornalismo è una cosa seria.

Ed io ci tengo e dò fiducia, e lo scrivo in una serata un po’ così, io nonostante tutto resto abbonato e tifo. Perché il Sole24ore è uno di casa.

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A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

A lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento

Un week end passato a lezione dal Panatino tra lego e gestione del cambiamento. Ieri è tornato a casa tutto fiero con il mio regalo per la festa del papà. Doveva essere una sorpresa ma non ha resistito ed abbiamo anticipato i festeggiamenti.

Da sempre i regali per me sono giochi con cui giocare insieme e così le feste sono molto attese da entrambi.

Ultimamente abbiamo riscoperto una comune passione per i lego. Lui è ovviamente interessato alle bellissime scatole delle serie più pubblicizzate ( guerre stellari, ninjago, ecc.).

Io invece resto sempre un po’ perplesso da costruzioni così belle e complesse che ti disincentivano dal distruggere e ricostruire che poi è proprio il bello dei lego.

Così, complice il nuovo negozio vicino allo Studio, i regali che ricevo per me sono tutti pezzi di lego Classic ( insomma i classici mattoncini sciolti con cui tutti abbiamo giocato per anni).

All’inizio il panatino era un po’ perplesso ma per me era importante che lasciasse libera la fantasia e soprattutto imparasse a distruggere e ricostruire.

Oggi ci divertiamo molto complice anche un buon numero di soldati e di pirati con cui ingaggiamo battaglie per la conquista del tesoro.

Quello che mi ha più sorpreso in questo percorso per imparare insieme a sviluppare la fantasia sono state le mie reazioni.

Io che l’ho sempre incentivato a cambiare modo di giocare mi sono reso conto di quante resistenze ho provato quando ha scelto pezzi diversi dai mattoncini che scelgo io, quando si è messo a mischiare le armi tra soldati e pirati, quando ha davvero rotto ogni barriera per lasciare libera la fantasia.

Morale della favola, ho imparato che il cambiamento e l’innovazione sono un percorso e se pretendi di sapere già quando parti dove arriverai ti stai in qualche modo limitando. Non c’è vero cambiamento se non ti liberi da schemi e preconcetti. Si possono usare anche pezzi piccoli, si possono anche cambiare le armi e le teste agli omini. L’abbiamo imparato giocando in due.

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