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La sfida ESG di Damodaran tra performance e cinismo

La sfida ESG di Damodaran tra performance e cinismo

Introdurre nel management aziendale progetti con un impatto positivo sull’ambiente o sui rapporti sociali ma fini a sé stessi non può essere considerato la soluzione alle nuove sfide ESG. Molto probabilmente un innesto “a freddo” porterebbe solo ad una redditività più bassa ed a una mera operazione di facciata.

La vera sfida, al di là delle mode, è invece rinnovare ed ottimizzare il modello di business creando un circolo virtuoso che possa portare nel lungo periodo (fuggendo anche in questo caso da facili illusioni) ad un circolo virtuoso tra profittabilità e pratiche ESG.

Non posso che fare mio il pensiero di Damodaran (tra i massimi esperti di valutazione d’azienda) che ci ricorda che il concetto di sostenibilità  ha poco a che fare con la bontà ma piuttosto deve essere uno strumento per garantire all’impresa maggiori flussi positivi e minori rischi in un orizzonte di lungo periodo. 

ESG tra gestione del rischio e performance

I parametri ESG vengono utilizzati per considerare la rischiosità dei diversi titoli, in funzione di eventuali comportamenti ‘negativi’ che potrebbero generare delle passività inattese. Gli investitori utilizzano gli score di ESG come una misura principale per apprezzare la performance globale di Sustainability di un’azienda, dal momento che contiene le pratiche ambientali, sociali e di corporate governance combina le performance di tali pratiche.

  • La performance ambientale di un’azienda indica lo sforzo dell’azienda per ridurre il consumo di risorse e le emissioni.
  • La performance sociale di un’azienda indica il rispetto dei diritti umani, la qualità dell’occupazione, la responsabilità del prodotto e le relazioni con la comunità.
  • La performance di corporate governance di un’azienda indica i diritti e le responsabilità della gestione di un’azienda (struttura di governance).

Il cinismo di Damodaran

Il già citato Damodaran libera il campo da facili entusiami e ci invita ad esplicitare le modalità di creazione di valore e gli impatti sul modello di business dell’applicazione delle buone pratiche ESG.

“In qualità di uomini d’affari, siate chiari sul modo in cui la bontà influisce sui modelli di business e sul valore della vostra azienda”

“Da un punto di vista personale, ho sempre trovato che le persone che ho conosciuto che fanno del bene, passano pochissimo tempo a parlare dell’essere buoni o a dare lezioni agli altri sulla bontà. Estenderei questa prospettiva anche alle aziende e ai fondi d’investimento.”

[…] Riservo il mio scetticismo a quelle aziende che che spendono centinaia di pagine dei loro documenti annuali per dirmi quanto “bene” fanno.

[…] Il più grande disservizio del movimento ESG è la sensazione che ha dato a coloro che sono combattuti tra moralità e denaro, di poter avere entrambe le cose.

[…] Man mano che la verità emergerà, emergerà anche il cinismo di tutti i soggetti coinvolti.

[…] La verità è che, la maggior parte delle volte, essere buoni vi costa e/o vi crea dei disagi (come aziende, investitori o dipendenti), e che scegliete di essere buoni, nonostante questa preoccupazione.”

Sintesi

Per quanto mi riguarda credo che i grandi cambiamenti che stiamo vivendo (crisi energetica, crisi demografica, scarsità dei fattori produttivi, ridefinizione delle catene del valore, difficoltà logistiche, ecc.) ci aiuteranno a ridisegnare i modelli di business secondo logiche più sostenibili e a tutto vantaggio della performance di lungo periodo. Certamente bisognerà far tesoro delle critiche di Damodaran sugli  eccessi di MKTG e lavorare seriamente sui fondamentali.

Per approfondire